Lezioni di piano

L’amore non corrisposto è una tematica ricorrente nell’arte di ogni tempo, ed è facile capire il perchè. A pelle, è uno dei risultati più crudeli del complicato dedalo delle relazioni umane, secondo forse solo alla guerra e a L’Isola dei famosi. Al pari delle catastrofi naturali in terre già segnate dalla povertà, delle pestilenze in regioni già devastate dalla fame, o dell’accanirsi del fato sulle persone sofferenti, l’amore non corrisposto è una delle più evidenti prove dell’inesistenza di qualsiasi giustizia terrena, (ed è a parer mio anche un plastico indizio della già dubbia esistenza di dio).

L’ingiustizia, la crudeltà, l’ineluttabile efferatezza di un simile incrocio sentimentale, che nei romanzi come nella vita reale condanna le persone a giorni, mesi o anni di sofferenza inaudita, è un tema a suo modo appassionante, che trova nell’arte innumerevoli esempi o prototipi, non proprio tutti riusciti.

Ma se voglio cercare l’archetipo di questo incrocio crudele di umane pulsioni, non posso che ammettere a me stesso che la ricerca non si conclude tra le pagine dell’Eneide o dell’Idiota, ma nelle nuvole parlanti di un fumetto. Perchè non c’è amore più crudelmente non corrisposto di quello di Lucy per Schroeder nelle strisce dei Peanuts.
Come per numerose altre tematiche universali (la solitudine, l’incapacità di vivere, lo sforzo di essere felici, l’amaro calice della sconfitta, la casualità e potenza del genio, la salvezza nella fantasia, la cattiveria) Schultz ha raccontato per decenni un sussidiario illustrato, semplice, profondo, completo, mai didascalico (in una parola, classico) di cosa sia l’amore non corrisposto. Un abbecedario di sentimenti, maschere, equilibri, percorsi, strategie e reazioni che si instaurano quando l’uno ama l’altro alla follia, a senso unico.

Schroeder è il bambino più bello e ambito. Ha il genio di Linus senza averne l’insicurezza, possiede il senso della dedizione caparbia alla causa di Charlie Brown senza essere un inadeguato condannato alla costante sconfitta. A differenza dei due, per lui l’universo femminile non esiste, non ha alcuna pulsione sentimentale. A differenza dei due, che coltivano plurime passioni ed hobbies con risultati alterni, Scrhoeder è un monomaniaco alienato. Il suo unico amore è Beethoven, la sua unica passione la musica classica, il suo unico slancio di sentimenti è nei confronti di un pianoforte giocattolo che ha imparato a suonare ancor prima di iniziare a parlare. E’ la sua alienazione a renderlo irraggiungibile, è il suo disinteresse implicito per tutto ciò che non sia musica il vero muro invalicabile che lo separa da Lucy.
Schroeder, prima ancora che contrariato o infastidito, è profondamente disinteressato da quello che fa o dice Lucy. Il suo sguardo è chino sul pianoforte giocattolo, e non tradisce alcuna emozione o vicinanza di fronte agli sproloqui febbrili (Lucy: “Adesso che fra noi due è finita, Schroeder, ti restituisco tutti i regali che avevo intenzione di farti..” Schroeder: “Grazie.” Lucy: “Questo non aveva neanche senso.”) così come ai romanticismi disperati (Lucy: Oggi ho imparato una cosa sulle mani. Schroeder: Che cosa?
Lucy: che è bello tenersele..“).

Schroeder è impassibile, glaciale, e a volte, indispettito, diviene crudele e insensibile. Forse sa di esercitare un potere, una supremazia, o forse è solo un bambino incapace di filtri. Qualunque sia il suo grado di coscienza, il risultato è identico:

Lucy: “Se ti dico che quando ti ho detto che era finita non lo pensavo, è finita lo stesso?”

Schroeder: “Se ti dico che in un modo o nell’altro non me ne importa niente, è finita lo stesso?”

Solo un argomento riesce a scuoterlo e a fargli sollevare il biondo capo: Beethoven. Lucy comprende il punto debole, e ci si infila, se ne fa a volte maldestra sostenitrice appassionata, mentre a volte esasperata ci si scaglia addosso con la gelosia e la perfidia che si riserva solo al rivale in amore.

Schroeder, per Lucy non è solo un capriccio, l’unico che la sua prepotenza non riesce a soddisfare, e la sua ostinazione non è solo il frutto del super-ego frustrato della bimba. Basta guardarla distesa come una Salomè di otto anni, poggiata sul pianoforte giocattolo. Gambe accavallate, gomiti sul pianoforte, sguardo perso nel volto dell’amato, oppure di spalle, persa nei suoi pensieri di eterna rifiutata. In quel momento, la tormentatrice di Charlie Brown, la causa della ansie perenni del fratello minore, si rivela per quel che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si ritrova ad essere: un impotente ostinato disperato speranzoso irrazionale innamorato, privo di difese e corazze pudore, e a volte anche di amor proprio.

Adagiata così, involontariamente ed ingenuamente sensualissima, sguardo fisso e adorante sull’emblema stesso dell’indifferenza, anche Lucy diviene arrendevole, indifesa, idiota, commovente. Anche lei, proiettandosi fisicamente in quel modo su Schroeder, diviene”l’innamorata ansante, china sul suo amato“, quella che per Baudelaire “pare un moribondo che accarezza la tomba“.

 

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19 Responses to Lezioni di piano

  1. prefe ha detto:

    Come sei tenero.
    Un peluche leguleio.

  2. LorenZo ha detto:

    Stai attraversando un periodo florido. Complimenti papero! Sfrutta il filone d’oro.
    Il post è proprio bello. Mi è sempre piaciuta la striscia di Shroeder e Lucy.

    Concordo sulle analisi. L’amore non corrisposto è semplicemente una presbiopia dell’amante. L’amata vede prima (o meglio) dell’amante che mancano i presupposti per una storia d’amore con lui, quindi si nega. L’amante non vede che l’amata non è fatta per lui, quindi insiste. Allora, per vederci meglio bisogna prendere le “distanze” dall’oggetto amato, osservarlo da lontano e da diversi punti di vista, ed inevitabilmente ci si accorge che l’amata, aveva ragione: si trattava di un errore. Poi, va detto, ci sono amanti che hanno bisogno di vivere nell’errore, come coloro che vanno in cerca, invano, della verità assoluta, “errando” per sempre in cerca del nulla, perché è del nulla che vogliono nutrirsi. E sentirsi giustificati dall’eterno rifiuto dell’amata: «Ma io l’amo!»
    🙂

  3. LadyLindy ha detto:

    hai mai guardato bene il mio avatar, caro papero poeta? 😉

  4. sunofyork ha detto:

    certo che io non capisco proprio come sia possibile che una donna come lucy, volitiva, ironica, brillante, piena di slanci, si sia andata a innamorare di un biondino alienato, cioè dico io, è assurdo!! certe donne proprio non sanno scegliere!!

    sun

  5. Zoe ha detto:

    Ho scoperto questo post su Paperblog e decisamente merita lo spazio di Post del giorno: complimenti! 🙂

  6. Stefi ha detto:

    Ricordo una striscia in cui lei ammirava la scriminatura dei capelli di Schroeder, al solito chino sul suo piano.
    Chapeau, papero!
    Stefi

  7. vincenzo007 ha detto:

    I tuoi post sono sempre interessantissimi.

  8. Paperoga ha detto:

    vincenzo007, stefi, zoe: molte grazie, diamine, non fatemi arrossire.
    sunofyork: dimentichi che lui è un musicista! le donne perdono la testa per una rockstar, anche se in erba e con il moccio al naso.
    prefe: ed io che ti davo per annegato..
    ladylindy: lucy van pelt in persona??
    lorenZo: ammazza quanta saggezza! io non so partorire pensieri così profondi.al massimo leggere un po’ di fumetti.

  9. fed ha detto:

    eh povera Lucy, questa faccenda del suo amore per Schroeder l’ho sempre presa come una sorta di punizione divina per i tormenti che infligge a Linus e Charlie Brown!

  10. LorenZo ha detto:

    @paperoga
    ma mi prendi in giro? Il tuo post è molto + profondo del mio commento. Però è vero, ci sono gli eterni sconfitti d’amore. Una coazione a ripetere, una nevrosi. Ed in quel caso la domanda sta altrove. Dove? Vediamo. Ricordo sempre l’esempio (letto non ricordo dove) del bambino che piange davanti al negozio di giocattoli chiuso perché vuole un giocattolo. Lui sa benissimo che non può averlo perché il negozio è chiuso ed il genitore non può aprirlo – ma non lo dice, anzi fa finta di non capire, giustificandosi dietro la tenera età. Ma continua a piangere e a reclamare il suo balocco. Ecco, evidentemente vuole qualcos’altro. Vuole mettere in pena il genitore. Forse per qualcosa successa in precedenza. O forse vuole semplicemente piangere, ed il giocattolo impossibile è una scusa perfetta.

  11. punzy ha detto:

    Concordo con Sun
    a volte noi donne facciamo una finaccia…

  12. sunofyork ha detto:

    @punzy: grazie punzy, sapevo di poter contare sulla tua solidarietà 😉

    @lorenzo: scusami lorenzo eh, ma magari uno/una insiste perché c’ha visto lungo e sa che vale la pena crederci. e chi ti dice che non abbia ragione?
    magari uno/una può aspettare cent’anni e poi dopo l’amato capisce cosa ha tra le mani e rinsavisce, e comunque aspettare quei cent’anni ne sarà valsa la pena. giuro, non è solo una forma di ottimismo isterico. è che l’amore vuole un sacco di cose, e per di più copresenti: vuole la i tempi giusti, la giusta condizione psicofisica di entrambe le parti, vuole la forza d’animo, ma soprattutto vuole una cosa: la santa pazienza. e in alcuni casi la santa pazienza paga.
    ecco, secondo me lucy la vedeva così.

  13. LorenZo ha detto:

    @sunofyork: si però noi non campiamo cent’anni, e se non vuoi spendere la vita sperando – mi viene in mente quella battuta del film Mediterraneo: «chi vive sperando…» – sarebbe meglio puntare su qualcosa di più concreto, su qualcuno che ti da un feedback. È vero, avere un ideale nella vita è fondamentale. Basta che non sia “fare le bolle di sapone”. Ecco, io non vorrei mai spendere la mia vita cercando di prendere la ghianda, come fa “Scrat” nel film “L’era glaciale”.

    Io glielo dico un paio di volte (alla ghianda), poi se non ottengo risposta mi do alle fragole, le ciliegie, le pesche… e poi mi pento pure di non averle assaggiate prima!
    🙂

  14. sunofyork ha detto:

    sì, lorenzo, “cent’anni” era un’iperbole 🙂
    il punto era un altro: tu fai passare qualsiasi innamorato non corrisposto per un bambino che punta i piedi davanti a un negozio, o comunque per uno che non si rende conto che le cose non vanno.
    ecco, bè, non è proprio così.
    io se voglio la ghianda, faccio il possibile e pure l’impossibile per avere la ghianda. non so che farmene di fragole ciliegie e pesche.
    non è infantile desiderio di possesso, è più voglia e bisogno di non avere nessuna mancanza da rimproverarsi, anche e soprattutto se le cose dovessero andar male.
    e ora datemi la dannata ghianda

  15. LorenZo ha detto:

    @sunOfYork invece secondo me è proprio cocciutaggine. Se il tipo non ti fila “pe gnente” – nonostante i tuoi approcci – vuol dire che non gli garbi, che non c’è risonanza tra voi. Insomma, ti trovi di fronte ad un piatto salato quando il tuo fisico reclama un piatto dolce – data per esempio la carenza di zuccheri. Non c’è risonanza. Il tuo è un monologo. Ecco perché sostengo che bisogna seguire le concordanze, il feedback positivo, le affinità elettive. È un terreno fertile, dove cresce tutto quello che pianti, dove la comprensione è reciproca, il sorriso contagioso, e la felicità monta monta monta, moltiplicata dallo specchio dell’altro, che – non dico che ti somigli, o ti completi – ti appartiene. In qualche modo.
    P.S.1 Ho letto il tuo blog. Sei una simpatica frana 🙂
    P.S.2 Eccoti la ghianda http://www.listolade.it/ghianda.jpg

  16. Sunofyork ha detto:

    niente, LorenZo, secondo me tra me e te non c’è risonanza 😛
    sarà che io sono per la filosofia del gutta cavat lapidem 🙂
    P.S. grazie, per entrambi i ps…

  17. LorenZo ha detto:

    vero: “gutta cavat lapidem”
    ma, aggiungo io
    “in secula seculorum”

  18. Paperoga ha detto:

    lorenZo: certo che te ti faresti cavare un dente pur di avere sempre l’ultima parola, eh?

  19. tariciola ha detto:

    grazie per il post…
    ora so di essere un po’ lucy e un po’ boudelaire

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