Frasario ragionato di slang bolognese

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Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli, cantava Guccini. Avendo già vissuto a Reggio e Parma, nel venire ad abitare nel capoluogo quasi tre anni or sono, me ne sono accostato con deferenza e timore, convinto e quasi terrorizzato di abitare per la prima volta nella mia vita in una grande città del nord.
Ma manco per niente. Per mia grande fortuna, io che sono un provinciale nell’anima, Bologna è un grosso paesone lungo e stretto tra i colli e l’autostrada, che conserva dentro di sè un’anima abbastanza semplice.
Prova ne è che i bolognesi a volte parlano una lingua parallela, che non è dialetto ma che italiano non è certamente, e che mette in grossa difficoltà l’avventore che non sia nato tra Borgo Panigale e San Lazzaro, e che dà vita, come vedrete, a situazioni al limite del surreale. Eh si che 15 anni di Emilia mi avevano preparato bene: “Non c’è pezza”, “Non ne voglio mezza”, già le sapevo. Ma evidentemente non bastava.
Ecco dunque un breve frasario ragionato ad uso e consumo di studenti e lavoratori che siano in procinto di trasferirsi a Bologna e che probabilmente sentiranno pronunciare spesso questi vocaboli e frasi oscuri e incomprensibili.

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1) “Mi dai il tiro”?

Sono a casa, suona il campanello.
– Chi è?
– Salve, posta, mi dà il tiro?
– ….Eh?
– Mi dà il tiro?
– ….Mi scusi ma lei chi è?
– Il postino, chi vuole che sia, mi dà il tiro per piacere?
– Scusi ma non ho capito cosa le devo dare??
– Il tiro, diobono, il tiro!!!
– Ma che è sto tiro, che cosa vuole??
– Mi dà il tiro, mi apre per favore, in che lingua glielo devo chiedere?
– E ALLORA PERCHE’ CAZZO NON MI CHIEDE SEMPLICEMENTE DI APRIRLE, MA CHE CAZZO DI LINGUA PARLA??
Sento distintamente il postino mandarmi a cagare e, forse, anche il rumore della posta strappata.

Dare il tiro significa aprire il portone, dunque. Scemo io che non ci sono arrivato subito. E si che dovevo capirlo quando capitavo in quei condomini dove all’ingresso, accanto al pulsante “Luce” c’era un incomprensibile pulsante “Tiro”. Beh, era la porta. In cento anni di vita non ci sarei mai arrivato.

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2) “La cicles”

Sono a lavoro, e il collega di fronte ad un certo punto fa:
– Mi dai una cicles?
– …..Eh?
– Una cicles.
– Oh, beh, non saprei…ma sicuro che ce l’ho io?
– Come sarebbe a dire se ce l’hai tu? Ma se ne hai tirata una fuori dal cassetto dieci minuti fa!
– …..davvero? Io ho tirato fuori una cicles?
– Sei scemo?
– SCUSA MA CHE CAZZO E’ UNA CICLES!!!!????
– Una cicles, cavolo, una gomma da masticare, che cosa c’è di complicato?
– C’E’ CHE SI CHIAMA GOMMA DA MASTICARE, SE PROPRIO NON LA VUOI CHIAMARE CINGOMMA COME NOI TERRONI, O CHEWINGUM COME GLI AMERICANI!!
– Senti tienitela pure va, chi cazzo ti chiede più niente!

La cicles dunque è la gomma da masticare. Forse a questa potevo anche arrivarci, con un po’ più di attenzione.

3) “Serve altro?” “Altro”.

Sono al supermercato, banco salumi e formaggi. Prima di me si susseguono altri clienti, che ordinano questo e quello. Solitamente non ascolto nulla di quello che dicono o di quello che comprano, ma stranamente le conversazioni con il salumaio attirano la mia attenzione, perchè non ne comprendo il senso.
Cliente 1: Prendo anche 100 grammi di mortadella.
Salumaio: Ok, ecco fatto, serve altro?
Cliente 1: Altro.
Salumaio: Grazie e arrivederci.
E il cliente 1 se ne va.

Cliente 2: Mi dà quel pezzo di ricotta lì?
Salumaio: Tenga, serve altro?
Cliente 2 che scuote la testa: Altro, grazie.
E se ne va.

Dentro la testa mi frulla la domanda: ma com’è che il salumaio chiede se serve altro, e il cliente dice “altro”, e poi se ne va pure? Che cavolo significa? Vuole altro ma poi se ne va? Chi cazzo li capisce a questi.
Tocca a me. Confesso che sono un po’ teso.
– Si, ehm, prendo 100 grammi di cotto in offerta, grazie.
– Ecco fatto, serve altro?
– …..
– Serve altro?
Lo guardo sudando dalla fronte.
– So..sono a posto così, grazie.
Il salumaio mi guarda perplesso.
Io cerco di spiegargli la mia faccia da merluzzo.
– Mi scusi, ma qua devo capire, ai clienti precedenti lei hai chiesto se volevano altro..
– E che c’è di strano?
– Che i clienti rispondevano “altro” ma poi se ne andavano.
– E che c’è di strano? Non volevano nient’altro e se ne sono andati.
– …Cioè, “altro” significa “nient’altro?”
– Cosa vuole che significhi?
– MAGARI CHE VOLEVANO QUALCOS’ALTRO, NO? TRA “NIENT’ALTRO” E “ALTRO” CI SARA’ UNA CAVOLO DIFFERENZA O NO? ANZI, NON SIGNIFICA L’ESATTO OPPOSTO? E VOI ALTRI CHE AVETE DA GUARDARE?
Una piccola folla si sta gustando il siparietto e ridacchia.
Il salumaio non mi degna più di attenzione e chiama il numero successivo.

Il cliente che dice “altro” non vuole “nient’altro”. Questa non ha alcun senso, bolognesi. Nessun senso.

4) “Il fontaniere”.
Squilla il telefono di casa.
– Pronto?
– Salve sono il fontaniere, allora posso venire domattina alle 9?
– Chi è lei, scusi?
– Il fontaniere, chiedevo conferma dell’appuntamento di domani.
– Conferma, appuntamento? Mi sa che ha sbagliato numero…
– Ma se ho parlato con sua moglie dieci minuti fa!
– Con mia moglie? Mi scusi ma lei chi è?
– Come chi sono, gliel’ho detto, sono il fontaniere.
– E che cosa vuole da me, deve chiamare l’amministratore, il giardino non è competenza degli inquilini.
– Ma quale giardino, io devo venire a casa sua per quella riparazione.
– Guardi che ha sbagliato proprio numero, non c’ho manco mezzo giardino, figuriamoci una fontana, mò le pare che posso tenere una fontana? E che tengo la villa di Berlusconi che faccio riparare pure fontane? Mi scusi ma ha davvero sbagl…
– Clic.
Arriva mia moglie.
– Chi era?
– Boh, un pazzo, dice che era il fontaniere e che aveva parlato con te..
– Boh, ha sbagliato numero, con me non ha parlat….no, NO, SI CHE CI HO PARLATO!
– Con il fontaniere??? E che cacchio ci frega di un fontaniere?
– Il fontaniere è l’idraulico!!!
– L’idraulico?
– Si, a Bologna lo chiamano così.
– IL FONTANIERE? MA CHE CAZZO DI NOME E’ DA DARE ALL’IDRAULICO? ED IO DOVREI CAPIRE CHE MI HA CHIAMATO UN IDRAULICO E NON UN MALATO DI MENTE GRANDE E GROSSO? E MO CHI CAZZO LO RICHIAMA A QUESTO PER FARGLI VENIRE A RIPARARE IL RUBINETTO????

Il fontaniere è l’idraulico. Qui penso che sia il caso di un semplice termine desueto in italiano ma rimasto nel gergo bolognese. Immagino che ci sia una storia dietro. Ma non voglio saperla, vista la bella figura di merda che ci ho rimediato sopra.

Amici bolognesi, avete qualche altra perla che non conosco? Qualche altro inghippo lessicale in cui incapperò come un idiota? Qualche altra figuraccia da rimediare in pubblico?
Quanto a voi, futuri emigrati a Bologna, quando vi suonerà alla porta un fontaniere che vi chiederà di dargli il tiro, saprete come regolarvi. E quando sarà in casa, offritegli una cicles e, quando avrà finito e vi chiederà se avete bisogno di qualcos’altro, rispondetegli orgogliosi: “ALTRO”.

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5 risposte a Frasario ragionato di slang bolognese

  1. Joker lo scherzoso ha detto:

    Ah beh, ce ne sono anche a Milano…
    sai cos’è la spicciola?
    E un zanza?
    E un maranza?
    E com’è una mezza biotta?
    Che s’intende per “far ballare l’occhio”?

    E perchè quando qualcuno dice a un milanese di andare a Lambrate, quello si tocca i gioielli di famiglia?

    Che differenza c’è tra un bauscia e un cacciavite?
    Che vuol dire quando uno ti dà un’asciugata?
    E quando ti dicono che un luogo è pettinato?

    Ce ne ho messo di tempo, ma ora le so tutte.

    (potevo occupare meglio il mio tempo, lo so)

  2. l'australiana ha detto:

    hahha Ho vissuto a Bologna per un anno, il tiro mi ha creato non pochi turbamenti!

  3. fed ha detto:

    ‘ccialamisera che vita difficile a Bologna!

  4. LadyLindy ha detto:

    ahahahah bellissimo il nostro gergo visto dall’esterno!
    Mi sono resa conto che la storia del dare il tiro mette tutti in crisi. “Altro” dal salumiere lo dice sempre anche mio padre e da piccola turbava pure me.
    Comunque non hai analizzato uno dei grandi classici, il *rusco*. Portare giù il rusco, gettare nel rusco, buttare il rusco.
    Poi c’è il dialettale “putèna” che se lo dici a una di fuori si offende perché sembra strano voglia dire semplicemente “ragazza”. E assolutamente bisogna evitare di descrivere il cibo con la parola “sciavdo” (o “scevd” in dialetto stretto) perché si sa che le cose insipide a Bologna non piacciono. Menzione d’onore per l’intercalare “soccmèl” / “soccia” e “a tal dègh!” che tanto inquieta i non pratici del bolognese.

  5. dr kildare ha detto:

    figurati a Roma:
    te do na pizza= uno schiaffo, non aspettarti una prosciutto e funghi
    ce sta a sformà= ci rimane male
    me batte i pezzi=mi fa la corte

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