L’acquisto di un Dylan Dog (o del desiderio di ciclicità)

18 febbraio 2009

grand-guignol

Ho comprato il mio primo Dylan Dog nell’aprile del 1989. Eravamo a Perugia, durante la gita di terza media.

Tra parentesi, una gita della madonna. Uno di quei ricordi rispetto ai quali il resto della tua vita scolora. Ricordo che mi presi una cotta assurda per una stangona di un’altra classe, alta e bionda, ed incredibilmente ero ricambiato. Passavamo le ore nel pulmann a confabulare fitto fitto, due cape bionde vicine vicine  che si dicevano una marea di stronzate per avvicinarsi pian piano. Il risultato fu che se la limonò un altro, porcatroia potevo anche spicciarmi prima. Ma ero un idiota senza tempismo anche allora. Vabbè chiusa parentesi, che mi girano le palle se proprio devo dirlo.

Ricordo che eravamo a Perugia, vagavamo scomposti durante un’oretta di libertà,  canticchiando Domino Dancing dei Pet Shop Boys e storpiandola mettendoci dentro un sacco di parolacce, insomma ad un certo punto una manciata di compagni disse che era uscito il “Dailan Dog”. Si fiondarono in edicola e presero sto fumetto. Sono sempre stato restìo alle mode, fare il replicante non è mai stato il mio forte. Fare il replicante poi dei miei compagni di scuola, che non brillavano  certo per gusto, era proprio da idioti. Spendevano centinaia di mila lire per pesanti fibbioni El Charro da veri tamarroni da combattimento, o si vestivano spiritosi con quei giubbotti di plastica Henry Lloyd a cui, nel fiore dei caleidoscopici e daltonici anni ’80, si poteva abbinare di tutto. I Levis 501 nel 1989 costavano quanto un rene, e chi provava a mettersi come me i Wampum o i Carrera, era deriso e oggetto di bullismo. Inoltre, preferivo i Beatles a Patsy Kensit, che era certo di molto bona, ma diosanto che schifo di canzoni.

Quindi, pensavo, sarà un’altra pacchianata di questi pseudo-paninari di provincia.  Però la copertina era accattivante, una testa mozzata, un fantasma,  e poi sopratutto dentro si diceva che c’erano scene di sesso, quindi per me poteva bastare: sganciai 1600 lire, mi pare, ed acquistai l’albo “Grand Guignol”, il n. 31.  Un grande albo, non c’è che dire, ancora oggi il mio preferito.Ho imparato che si diceva Dilan e non Dailan solo tre anni dopo.

Sono passati esattamente 20 anni ed io alla fine di ogni mese, cadesse il cielo, compro il mio Dylan Dog. Sia ben chiaro, non certo perchè mi piace ancora come un tempo. Anzi, diciamola tutta, Dylan Dog è scaduto di brutto, roba da salvare un albo su dieci. Ma non importa. E’ il gesto prima di tutto. Anzi, è la ripetizione di un gesto.

Sapete, io ho qualche problema con il tempo che passa, qualche problema di accettazione. Ma non perchè si invecchia e poi si muore, quello no. Francamente, io a questa storia che morirò non ci credo tanto, anzi sono pronto a scommettere che non accadrà. Cioè, ditemi un motivo perchè dovrei morire. E’ chiaro che è una balla. Leggi il seguito di questo post »

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