Vita bassa on the street e ricordi di pubertà

7 gennaio 2009

Mi sono già espresso sulla capacità dei giovani d’oggi di assorbire il freddo con le loro pance all’aria e non avere effetti collaterali intestinali. C’è un’altra questione che riguarda le ragazze in particolare, sulla quale brevemente ho riflettuto.

Premetto, non sono un bacchettone, anzi diciamola tutta e a questo punto anche con volgarità, sono un eterosessuale medio a cui piace la fica e che dio la benedica. Se dunque vedo esposta mercanzia per strada, al mio passaggio, non disprezzo ma compro (non nel senso che vado a prostitute, cazzavetecapito…). Da qualche anno, è un fatto, le donne per strada girano con sempre meno parti del corpo lasciate all’immaginazione. Se ai miei tempi si portava un jeans e una maglietta nei mesi caldi, e un jeans e un maglione d’inverno, oggi le ragazze esibiscono carne fresca e perizoma per 365 giorni all’anno. Sopratutto le ragazzine. Jeans a vita bassa, strascinati per le strada col fare ciondolante tipico di queste generazioni inneggianti alla scoliosi, si calano letteralmente quando queste signorine si siedono, mostrando tre quarti di culo a chiunque non sia cieco. Ora, è cosa buona  e giusta che un uomo guardi il culo ad una donna (oh, magari non c’è proprio scritto nella Bibbia, ma farlo con un  po’ di stile non ci condanna alla perdizione). E’ meno giusto che un uomo guardi il culo ad una dodicenne. Ovvero, senza volerlo, se lo trovi lì, a mezzo metro, magari accompagnato da tre quattro altri culi di ragazzette che non fanno 50 anni in 4. In quel momento, che fai? Se lo guardi anche solo per un secondo, se credi in Dio stai peccando, se credi nella psicopolizia orwelliana stai commettendo un reato. Se credi che  ci sia qualcosa di sbagliato, ovvero che a 12 anni una ragazzina non dovrebbe mostrare il culo se non al medico che la vaccina contro l’epatite B, ti senti a disagio, in colpa, eppure non stai facendo nulla. Se ci rimani due secondi, a fissare inebetito quella roba, se qualcuno ti becca passi pure per pedofilo. Cioè, non è questa piccola baldracca che mi sbatte in faccia all’improvviso le sue cavità nascoste, no, sono io che sono un pedofilo solo perchè non so riprendermi dallo schock in tempo….Ma non ce l’ho con lei, per carità. Almeno non più che con quel genio di genitore che la lascia uscire così, invece di prenderla per i capelli  e farla vestire a frustate come è d’uopo per una ragazzina uscita mò mò dall’infanzia.

Altro che pedofilia, per me ogni volta è un ritorno al passato, di quando, undicenne, ancora non sapevo niente del sesso, nè volevo saperne. Le ragazzine crescevano poppute e ti fissavano, fissavano e tu, quando non scappavi a tutto gas oppure le menavi, prendevi un crocefisso e glielo puntavi addosso sperando si disintegrassero in mille pezzi.

C’è poco da scherzare: ogni volta che i loro deretani mi si aprono di fronte mostrandomi tutta la loro iniziale pubertà, io mi imbarazzo come se avessi 11 anni. E, per chi avesse dubbi circa i miei gusti sessuali, posso certificare che la cosa mi azzera qualsiasi libido come se stessi guardando il culo di mia prozia di 90 anni, fosse ancora viva. Spaventato, corro sotto le gonne di mamma, almeno simbolicamente, a cercare di dimenticare quello che ho visto nel più breve tempo possibile.

E tornare a giocare con il mio Big-Jim.

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