Don Vito Paperoga

24 marzo 2009

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Quando più di dieci anni fa prese forma la mia emigrazione dal fetente paesone pugliese al grande Nord emiliano, arrivai in questa enorme landa (che allora non sapevo essere tanto desolata) con mille aspettative. Aspettative nei confronti dei settentrionali, da me terrone ipercritico della mia gente ritenuti una sorta di razza superiore in quanto a civismo e rispetto del bene pubblico. Aspettative nei confronti del Nord, inteso come country of opportunity, in contrapposizione a quella selvaggia madre che sbrana i suoi figli e che di nome fa Meridione d’Italia.

Sapevo di essere un terrone, e dei probabili pregiudizi settentrionali su questo mio dna che associa tra le altre cose fancazzismo e lassismo, aggressività e permalosità, scusazionismo e piagnisteo. Sapevo anche dell’associazione di idee tra sud e criminalità organizzata, che crea nella mente di chi non è avvezzo alle terrone cose l’idea che dietro ogni meridionale si nascondano chissà quali agganci, anche indiretti, con qualche sottomandamento mafioso.

Ma ero ottimista e ben disposto, e devo dire che le mie origini meridionali questa terra emiliana non me le ha mai fatte pesare manco lontanamente, manco di striscio, a volte solo per puro sfottò, i miei amici sapendomi uno strano meridionale privo di qualsiasi orgoglio fallace dell’esserlo, lontano da permalosità o isterie da tardo brigante.

Una volta però, ed è l’eccezione che conferma la regola, le mie origini meridionali mi sono state fatte pesare e sentire nella gola e anche nel naso, come le caramelle balsamiche Victors. E devo dire che, ne converrete anche voi, nonostante sia stato oggetto di un episodio dirazzismo stupido, sono stato io quello che ci ha guadagnato dalla storia che vi sto per raccontare.

Ero in Emilia da qualche mese appena. Avevo traslocato con una Fiat Uno Van, con targa terrona, di quelle con le grate che non hanno i sedili dietro, macchine per solo uso aziendale, e che io avevo avuto in prestito. Già nelle settimane precedenti avevo avuto delle difficoltà per via della macchina. Un giorno, mi ero ritrovato un adesivo della Lega Nord attaccato vicino alla targa, ma non avevo avuto difficoltà a staccarlo. Più difficile trovare qualcuno che officiasse un rito di purificazione dopo cotanto sfregio, ma alla fine tutto si risolse. Qualche giorno dopo ero fermo ad un semaforo in città, quando mi affianca un signore, che mi chiede se sono un muratore, se mi può chiamare per dei lavori, che voi calabresi siete i muratori migliori, altro che gli emiliani, tutto questo prima che potessi dirgli che no, non ero un muratore, e di imparare bene le targhe automobilistiche, visto che la mia era evidentemente pugliese. Leggi il seguito di questo post »


Grosso guaio a Paperoga (parte I)

16 gennaio 2009

Confesso, non sono poi tanto aperto di mente su molte cose.

Ad esempio ho paura degli immigrati.

Beh, questa è troppo forte. Diciamo di alcuni immigrati.

Diciamo di alcuni immigrati che guidano la macchina.

Diciamo dei tre immigrati con i quali ho fatto gli unici incidenti stradali della mia vita.

Per carità, non si fa di tutta l’erba un fascio. Ma dopo avere fatto tre incidenti con tre ghanesi , a poca distanza di tempo e di luogo, diciamo che quando guido e scorgo immigrati di colore (potessi capire che sono ghanesi, farei meglio la cernita, ma non sono così esperto da distinguerli non so, da un ivoriamo o un togolese) insomma diciamo che mi tengo a distanza di sicurezza.

Non voglio però parlarvi delle mie remore razziste nei confronti dei guidatori ghanesi (che poi sono le stesse che ho nei confronti delle donne caucasiche, quindi non mi si può certo tacciare di antiafricanismo).

Bensì, vi parlerò delle mie remore nei confronti dei guidatori cinesi. Una volta ho avuto un incidente a dir poco curioso con un cinese  e mi è ritornato alla mente mentre osservavo, un paio di giorni fa,  la constatazione poco amichevole tra un italiano e un cinese che si erano appena inculati con la macchina.

Mattina. Parcheggio per un attimo la macchina sotto casa mia. Attraverso la strada, apro il portone, e nel frattempo noto sopraggiungere un furgone Ducato guidato da nessuno. Avete presente il film Duel di Spielberg? Ecco, in quel furgone non c’era nessuno. Lo guardo arrivare ad una velocità normale e me lo vedo passare davanti, e mi pare in effetti di vedere una sagoma al volante…ma in quello stesso istante sento un rumore di lamiere, di robe che si staccano e si rompono, il furgone sbanda leggermente e finisce sul marciapiede. Guardo la mia macchina, e perdio è monca di uno specchietto laterale, tagliato via di netto.  Cazzo, c’è una strisciata sulla fiancata, anche se non devastante.

Guardo il Ducato. Nessun segnale di vita. Ma dopo dieci secondi lo sportello si apre e dal furgone esce il genialoide. Un cinesino lungo lungo e magro come un chiodo,  che se si mette di profilo pare una linea retta, mi guarda confuso anche se non impaurito.  Baffettini da adolescente, capelli corti e nerissimi, non so mica se c’ha 18 anni. Di sicuro non pesa più di 40 kg scarpe tamarre comprese. Non si è fatto niente, la dinamica è stata molto soft, ma mi assicuro che stia bene. Prima di fargli il culo. Dai primi tentativi capisco che di italiano ne sa poco o nulla. Gli mostro i danni alla macchina, gli chiedo se ha i documenti, ma nulla, non capisce. Poi dico, bello, io qua devo chiamare la polizia per i rilievi, se non mi aiuti. Appena sente “polizia”, minchia si agita e all’improvviso l’italiano lo parla meglio di me, o quasi: “No polizia, io chiamo, io chiamo.”

Rimango incerto col telefonino in mano, guardo sul parabrezza del Ducato e comincia un dialogo tra la mia coscienza buona e quella cattiva: Leggi il seguito di questo post »