In viaggio con i Langolieri (dal decollo all’atterraggio)

12 marzo 2009

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(continua da qui…)

Ho le mani che già mi sudano copiose, sono incollato rigido allo schienale, mi asciugo il sudore dei palmi sul maglione di tanto in tanto, e aspetto che il razzo parta. Si, perchè si sente distintamente il rombo di un motore assurdo, ti immagini il fuoco e il fumo sprigionato come quando decolla uno Shuttle.

Ci sono un mucchio di marmocchi che hanno la mia stessa sensazione di imminente disastro, e infatti cominciano a piangere all’unisono, facendomi il solito effetto di trapano da dentista. Cazzo i bimbi sull’aereo andrebbero messi in coma farmacologico per legge, neanche sedati, una bella iniezione e tenuti a bada per due ore dalle loro amorevoli mamme, altro che appesantire la mia angoscia con interminabili latrati cagneschi.

Ad ogni modo l’aereo parte sparato, le ruote si beccano tutte le buche della pista (adesso fora), l’aereo continua, infine pare timidamente decollare (adesso cade) sale ancora (mò cade, mò cade) e pare rimanere per miracolo in aria, contro ogni legge fisica. Ho perso i soliti due litri di sudore dalle mani, il collo è rigido e pulsante come quello di un toro, però sono ancora vivo. Sospeso senza apparente spiegazione scientifica a diecimilametri d’altezza, ma vivo. Provo dunque a rilassarmi leggendo un po’. Ma il vecchio accanto a me, da urbano vegliardo timido e inoffensivo, diventa uno spaccacazzi da antologia non appena sollevato il culo da terra per effetto del decollo.  Anzitutto, allarga i gomiti sul poggiabraccia come se fosse sulla sua poltrona di casa. Cerco di trovare uno spazio minimo, mi accontenterei di poco, ma manco per il cazzo, il vecchiaccio pare spaparanzato manco fosse Luigi sedici. Rinuncio alla lettura, e provo a dormire un poco rannicchiato su quel poco di posto che sua Maestà lo stronzo  mi concede di occupare. Ma i bambini continuano a piangere, le hostess si affannano a distribuire costosissime cibarie e bevande ai gonzi che non sanno stare un’ora e mezza senza strafogare nulla  a 5 euro il pezzo. E il vecchio, ça va sans dire, è il primo a comprare ogni sorta di schifezza, dal thè caldo alla brioche, tutto rigorosamente chimico, i crackers, l’acqua, il succo di frutta, e ci fa pure un pensierino sull’orologio in vendita sul catalogo, pacchiano come poche cose al mondo. In tutto questo, agita le mani, porge senza soluzione di continuità ogni sorta di rifiuto alle hostess che ormai svernano vicino al mio posto, e a 5 centimetri da me passa ogni cosa che al vecchio venga in mente di buttare. Io tradisco un po’ di insofferenza, ma questo proprio manco mi pensa, e allora prendo a guardarlo con compassione cristiana, armandomi di santa pazienza, mentre il mio volto assume esattamente lo stato d’animo delle parole che vorrei sussurrare soave: Ti ammazzo con le mie mani nude vecchio di merda.

E poi cominciano le turbolenze. Si saltella un po’, per circa un minuto, e a me basta per fare la conta dei miei beni e farne testamento muto e virtuale: dunque, 25 euro in banca, circa 500 in un libretto postale, una vespa che giace da inutilizzata da 10 anni in un garage, una collezione completa di dylandog, un centinaio di tex spaiati comprati senza un criterio, due plantari per la tallonite freschi di pressa. Minchia che tristezza. Leggi il seguito di questo post »


In viaggio con i Langolieri (dall’imbarco a prima del decollo)

10 marzo 2009

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Sono seduto sulla poltroncina davanti al gate. Non riesco a leggere, un bimbo che c’avrà manco un anno è lì alla mia destra che mi fissa sorridente, il che capirete mi imbarazza da sempre, in generale reggo poco gli sguardi, soprattutto quando sono così inspiegabilmente ammiranti.  La mia autostima in realtà sa che ha poco da gongolare. IL marmocchio guarda la mia barba nera da muezzin, incolta, quasi vaporosa, destinata ancora a crescere finchè non mi si annideranno le zecche. Il gioco di sguardi col bimbo riesce a distrarmi dalla tensione che pian piano monta.

Hanno aperto l’imbarco, ed io mi chiedo come ogni volta chi cazzo me l’ha fatta fare a prendere un aereo al posto del treno, visto che puntualmente ho come la premonizione nitida del momento esatto in cui mi schianterò al suolo polverizzandomi. Ormai prendo l’aereo più volte all’anno, eppure è sempre come se fosse la prima volta. Non mi capaciterò mai del come  quella bestia pesantissima faccia a sollevarsi in aria, riesca allegramente a rimanerci per poi atterrare senza grattuggiarsi sulla pista. Però intanto lo prendo, e mi sorbisco un paio d’ore di gratuita angoscia esistenziale, dato sì che non è mica il dottore a prescrivermelo, che il volo mi è costato uguale al treno, e che alla fine, tra spostamenti vari per arrivare all’aeroporto, ci metterò solo una schifosa ora e mezza in meno per arrivare in Terronia.

Questo cappello vi serva perchè capiate che il post snob e spocchioso e anche consapevolmente razzista che sto per scrivere è anche frutto delle mie percezioni distorte raccolte durante quell’autentica passione di cristo vissuta ben al di sopra del livello del mare.

Appena aprono l’imbarco, ecco la solita scena di cui non capirò mai il significato. La gente, quelli che ormai ho scolpito nella mia mente come i veri Langolieri,  si accalca, alcuni sono in piedi già da un quarto d’ora. Tutti rimarranno lì, inutilmente per minuti e minuti, anche se ognuno ha il posto già assegnato. Io, assieme a pochi altri, ho il tempo di poltrire ancora comodamente per un sacco di tempo, prima di alzarmi e mettermi in coda alla fila che si sta esaurendo. Mi chiedo se si vinca qualcosa, a salire per primi sull’aereo, se magari si abbia l’illusione di partire prima degli altri, o che ne so.

Di solito la gente si alza e fa la fila al gate, ordinatamente, davanti alla hostess di terra. Ma oggi l’aereo è stato prenotato da una allegra congrega di terronazzi che gravitano nella mia regione, che la fila non sanno manco come si scrive, dunque osservo come la procace hostess  venga letteralmente circondata, quasi come avvolta, da una coperta informe di Langolieri che si accalcano davanti a lei agitando carta di imbarco e documento. Leggi il seguito di questo post »