Un papàraccontastorie in libreria

22 settembre 2015

GALLINEVOLANTI_TRASPARENTE1-300x77

Come a volte mi capita oggi sono ospite chissà quanto gradito delle vulcaniche e reggianissime amiche di Galline Volanti, per una serissima riflessione sulla passata e presente offerta libraria per i più piccoli.

Annunci

Le cinque variazioni

29 marzo 2013
160529885-de467058-1e82-4de7-a462-a6830c5e41d1
Sei mesi e più fa nasceva la nostra bimba, mia e di Sunofyork, intendo.

In questi sei mesi la mia atavica pigrizia nello scrivere è divenuta blocco totale. L’assorbimento pressochè totale nella cura della piccola Godzilla non mi ha lasciato il tempo mentale per continuare a scrivere le minchiate che mi piacciono tanto.
Nei ritagli di tempo che la cura di questo piccolo uragano mi concede, come ogni padre responsabile gioco disperatamente ai videogiochi. 

Capirete e perdonerete dunque questa assenza secolare.

Quando è nata la piccola Attila, io e Sunofyork avevamo un progetto preciso su come educarla nei primi mesi. C’eravamo preparati nei nove mesi precedenti e il protocollo educativo era stato steso, firmato, protocollato e incorniciato al muro. Un papiello di 5 articoli, sapientemente formulati, cesellati, pensati e ripensati. Una tempesta di cervelli per produrre un’agile normativa che ci avrebbero invidiato i più rinomati psicologi dell’età infantile.

Il nostro codice babilonese, le nostre dodici tavole, i nostri sacri comandamenti. Ve ne diamo gentilmente omaggio, perchè ne facciate uso e lo diffondiate urbi et orbi.

Prima regola o dell’igiene.

Nostra figlia sarà costantemente pulita.

I suoi vestiti saranno cambiati ogni giorno.

Prima di toccare nostra figlia tutti si lavano le mani.

La casa dovrà essere costantemente pulita e igienizzata.

Biberon e stoviglie e ciucciotto saranno quotidianamente sterilizzati.

Seconda regola o della televisione.

Nostra figlia non vedrà mai la televisione accesa prima dei sei mesi.

La televisione verrà accesa dopo i sei mesi e solo per alcuni momenti al giorno.

Nostra figlia comincerà a guardare selezionatissimi cartoni animati attorno all’anno di vita.

Terza regola o dei pannolini lavabili.

Investito un rene per comprare 20 pannolini lavabili, in casa si useranno solo questi.

Fuori casa si useranno pannolini usa e getta, possibilmente ecologici.

Quarta regola o dei giocattoli.

Nostra figlia avrà giocattoli intelligenti, radical-chic, niente plastica, niente disney, possibilmente costruiti dal padre, nell’ambito di un progetto pedagogico ben preciso.

Quinta regola o delle parolacce.

Non si dicono parolacce in presenza di nostra figlia. Men che meno si dicono parolacce rivolte “a” nostra figlia.

Eravamo irremovibili, ben intenzionati, motivatissimi. Eppure, passati i primi giorni, le prime settimane, in cui l’applicazione del protocollo è stata attentissima, col passar del tempo abbiamo cominciato ad essere più elastici, a creare piccole deroghe, particolarissime eccezioni, che nel corso del tempo hanno cominciato a minacciare, e infine e a sostituire quasi totalmente, le regole che tanta pena ci eravamo dati di creare. Gli esempi sono sotto i nostri occhi, la degradazione della sacra legge in sacra anarchia è ormai plateale e a noi, mamma e papà, non resta che accettare queste cinque variazioni, accomunate tra di loro da un mostruorso climax discendente dpvuto ad un rapido decadimento di forze mentali e fisiche, e alla necessità impellente di semplificare al massimo una vita che il piccolo pacco-bomba ha reso meravigliosamente complicata.

1 Variazione o dell’igiene da osteria messicana.
Nostra figlia viene lavata una volta a settimana, se va grassa.
Se non ci si può lavare le mani prima di toccarla, va bene anche sciacquarle velocemente, o anche sputarsi sulle mani e strofinarle. O anche niente, va.
I suoi vestiti vengono cambiati solo quando la pappa di riso si è sedimentata sulla tutina con un effetto splatter anni 80.
La casa si pulisce quando abbiamo tempo, tra bestemmie e maledizioni.
Il fottuto sterilizzatore è tornato in cantina dopo un mese, stoviglie biberon e ciuccio si sciacquano velocemente chè non c’abbiamo tanti cazzi per la testa.
2) Seconda variazione o della televisione a tutte l’ore.
La televisione è un’amica preziosa, distoglie la bimba dalle richieste di continua e vampiresca attenzione e costituisce un ottimo succedaneo affettivo.
La bimba può guardare i cartoni di disney channel, topolino jake e l’isola dei pirati, peppa pig e la dottoresse peluche, ma anche sex and the city con la mamma e il wrestling con il papà, se capita, con probabili complicazioni legate a futuri scoppi di violenza teatrale alternati a turbinii di ninfomania che un giorno probabilmente racconterà ad un bravo psichiatra.
3) Terza variazione o dei pannolini lavabili intonsi.
Ci venga un colpo a noi e a quando ci siamo comprati quella costosa fricchettonata che accumula polvere dal secondo giorno di nascita della bimba.
4) Quarta variazione o dei giocattoli qualunque essi siano.
Va bene qualunque giocattolo sempre che non sia pericoloso. Plastica o legno, nuovo o trovato vicino al cassonetto, parlante o muto, che dica parolacce o mimi atti di violenza, chissenefrega. L’importante è che bruci le calorie mentali a questo micidiale transformer in tutina.
5) Quinta variazione o del turpiloquio a go-go.
Le parolacce sono un formidabile sfogo contro la tensione e nostra figlia farà bene ad abituarsi al fatto che chi sveglia senza motivo alle 4 di mattina due oneste persone che dormono profondamente con imperiosi pianti inconsolabili merita, oltre all’ovvia consolazione genitoriale, anche qualche poderoso vaffanculo di sfuggita.
Cosa ci aspettano i prossimi 6 mesi? Un ritorno alle 5 regole o uno sfondamento ancor più indecoroso delle 5 variazioni? La nostra famiglia sarà l’esempio perfetto dell’armonia nazista o la bimba vagherà per la casa con il pannolino marrone e le tutine incrostate a tutto spiano con la televisione accesa al massimo volume su un film horror di bambole assassine  mentre gioca con enormi bambole dai vestiti discinti e raccoglie un ciuccio dalla ciotola di latte del gatto (che ancora non abbiamo) e lo mette in bocca e attorno a lei io e sua madre che litighiamo a tutto spiano sporconando in modo ignobile e tirandoci addosso i sacchetti di pannolini lavabili ancora incellofanati?

a F.S.

3 gennaio 2013

Credevamo che questa fosse la nostra età dell’oro.

Credevamo che esistesse, forse per malintesi ricordi d’infanzia, una zona franca di una durata imprecisata, una decina d’anni  scarsa, mettiamo, dove sperimentare una serenità compiuta.

Credevamo che questa fosse la cresta dell’onda della nostra vita, in cui creare focolari ed allevare figli, scoprirsi padri e madri a cospetto dei propri padri e delle proprie madri.
Credevamo che ci fosse un momento nella vita in cui il dolore è alle spalle oppure ci attende a distanza. Un momento di pausa, di equilibri accettabili, di momenti da accumulare e trasformare nei ricordi crudeli della vecchiaia.
Credevamo ci fosse un piccolo momento nella vita in cui stiamo tutti bene, e tutto va bene. Un tempo per accumulare giorni e sere, forse anche intere stagioni di serenità, in attesa del dolore futuro, dei primi acciacchi, dei primi imprevisti, dei primi lutti tra i tanti che un domani ci decimeranno.
Credevamo ci fosse un momento, nella vita, questo momento per la precisione, in cui ci sarebbe stato risparmiato tutto questo.
E invece continuiamo a raccogliere i nostri morti, a farci schiaffeggiare a sorpresa dalla vita e a farci sbalordire dal dolore. Non ci sono soste, non ci sono pause. Non c’è alcuna pietà, non c’è alcuna carità. Non c’è alcuna difesa. C’è anzi una crudeltà manifesta, un sadismo della casualità, come se una morte di per sè non bastasse. Con una mano facciamo giocare i nostri figli, e con l’altra seppelliamo i nostri padri. Sorridiamo ai nostri figli e piangiamo per i nostri padri, contemporaneamente.
Tutto quello che possiamo fare è nascondere l’assurdo ai nostri figli, finchè possiamo. Mistificare l’orrore, addolcire quel piccolo inferno di dolore a caso che lastricherà le nostre e le loro vite. Questo e poco altro ci è concesso di fare. Perchè neppure di proteggere i nostri figli possiamo essere capaci. Solo mentire, nasconderci sotto le coperte, sentire scorrere fortissimo il tempo dentro e fuori di noi, e poi rinunciare a capire.
Credevamo che questa fosse la nostra cresta dell’onda, e invece i nostri padri vengono via via mietuti, e le nostre vite ci appaiono giovani ma giovani non sono.
Credevamo che la nostra vita fosse appena iniziata, e invece siamo già i prossimi.

20 Settembre 2012

22 settembre 2012

Quando ti ho vista per la prima volta, e ti ho osservato come dietro ad un oblò per una decina di interminabili minuti, mi sono sentito leggero come mai nella vita. Non so quello che accadrà, ma la sensazione di nuotare in piena notte fin dentro ad un mare profondo ma calmo e inoffensivo, non la proverò mai più.

Benvenuta da papà.


Incontri ravvicinati con il marmocchio tipo

30 agosto 2012

Quando la tua compagna aspetta un figlio e nel frattempo cerchi di comprare una casa, e nel frattempo tra l’altra capita di dover lavorare, fare la spesa, ordinare casa e farti un po’ di ferie, beh, per pigro del cazzo come me, scrivere post su un blog è l’ultima cosa che mi viene in mente.

In questi mesi mi è capitato di fare più attenzione ai bimbi, sì insomma  quelle strane creaturine sotto il metro e venti, sbavazzanti e scacazzanti, dal tono di voce teatrale con cui emettono linguaggi incomprensibili. Solitamente non me li sono mai filati troppo, ma si dà il caso che tra quattro settimane ne avrò un rappresentante in braccio, e una maggiore curiosità al riguardo mi pareva giustificata.
Due incontri ravvicinati in particolare mi hanno fatto riflettere, sotto due distinti punti di vista, sul mio mio personale rapporto storico con i marmocchi:
1) La finale di Champions League passata a fare il baby sitter;
2) La semifinale degli Europei di calcio con divieto di bestemmia.

Partiamo dalla prima. La sera della finale di Champions vengo invitato a cena da amici, i quali con altri amici presenti in questi anni non hanno fatto che figliare come lepri. Per un totale di 6 adulti c’erano un totale di 8 bambini, di età non inferiore ai due e non superiore ai sette anni.
Si mangia assieme, si parla del più e del meno, e alle nove meno un quarto, come un vero maleducato, mi alzo dalla tavola e mi posiziono nella stanza della televisione, pronto a gustarmi la partita.
Nel giro di cinque minuti cominciano a far capolino i bambini. Nel giro di dieci occupano la stanza. Uno di questi mi si siede accanto e mi chiede per che squadra tifo. Poi comincia ad informarmi sulle partite di calcio che fanno all’asilo, sulla sua maglietta preferita e su montagne di altre storielle insulse che a me fregano cazzi già normalmente, figuriamoci mentre sono intento a guardare la finale di champions. Il fratello del primo ciarliero ometto non è un fanatico del dialogo, mi salta direttamente addosso e comincia a rotolarsi sul mio addome come un maiale nel fango, ed io comincio a districarmi tra braccia e gambe per vedere uno straccio di azione alla tv. Nel frantunque, mentre sono impegnato a fingere attenzione sui racconti del primo e mi divincolo dalle mosse tarantolate del secondo, arriva un altro bimbo con una spada di legno in mano, mi chiede se mi piace e poi me la rovescia di forza sul ginocchio. Trattenendo plastiche bestemmie mi sforzo di non tirargli il collo come ad un’oca, e mi limito a sottrargli la spada e a riporla dove non potrà prenderla. Nel frattempo il loquace parla parla e parla, mentre il tarantolato cerca di prendermi a capate le parti intime, come un ariete. Il mio amore per il calcio però prevale, e tutto sommato riesco a vedermi la partita. Il bimbo parlante mi sta elencando tutti i suoi compagni di scuola, ed io sarei tentato di dirgli che non me ne fotte un cazzo e che è un logorroico sfigato che avrebbe già bisogno di alcune sedute di analisi, mentre all’esagitato che cerca di percuotermi rispondo sollevandolo di peso a testa in giù, e bloccandolo in questa posizione senza che possa nuocermi la visione. Mentre ho trovato un perfetto equilibrio, arriva una bimba di due anni, fino a quel momento aggirantesi tranquilla per la casa. Si è abbassata il vestitino ed è rimasta con il pannolino. A sentire la puzza di zolfo che fuoriesce, il pannolino deve essere intriso della stessa materia con cui è fatto l’inferno.
“Se credi che sia io a cambiarti quel pannolino, ha sbagliato di grosso, bellezza”. Chiamo ad alta voce la madre e la prego di allontanarmi da quella visione. Nel frattempo il bimbo ciarliero ha finalmente capito che non lo caco di pezza, e se ne lamenta. Vorrei dirgli che è un bimbo noioso e che anche da grande non piacerà a nessuno, ma mi trattengo e rifingo attenzione. Il bimbo esagitato meriterebbe del cloroformio a pieni polmoni, oppure un bel calcio nel culo profondamente educativo, ma mi limito paziente a farlo rigirare come un orango tra le braccia.
Alla fine della serata (e quella cacchio di partita è pure finita ai rigori dopo tre interminabili ore) sono spossato, anchilosito, rincoglionito da parole e testate nelle palle.
E la morale della favola è questa: io vivo da 25 anni almeno in un mondo di adulti, razionali, con cui parlo, discuto, litigo, sulla base di concetti più o meno complessi e più o meno argomentati. Vivo di parole adulte, di sarcasmo e di cinismo. Di fronte a inutili e ingenue ciarle da infante o giochi fisici insensati, o a bisogni elementari e disgustosi, non so come comportarmi. Non posso essere cinico o sarcastico, perchè rischierei di infliggere alla psiche del bimbo colpi devastanti, e neppure posso insultarlo se noioso o menarlo se violento o ridicolizzarlo se bisognoso di cambi al pannolino. Tutta la mia cinica sicumera, davanti a un bimbo, diviene impaccio. Per disabitudine o carattere, questo non lo so. Leggi il seguito di questo post »


Il pianeta delle Tonalità di Colore

14 gennaio 2012

Ho sempre avuto un rapporto semplificato con i colori. La vista del mondo me ne ha sempre restituito, dacchè son nato, una ristretta tavolozza di colori: il nero, il bianco, il rosso, il blu, il giallo, il viola, il verde, il marrone, a volte l’arancione e il rosa. Questo elenco striminzito non vuol dire che io abbia problemi a riconoscerli ma, semplicemente, che la mia proverbiale pigrizia incasella qualsiasi cosa io veda all’interno di quella ossuta griglia.
Ecco dunque che per me non esiste l’azzurro o il celeste, ma è tutto blu. Non solo, ma il blu vero e proprio, e in generale tutti i colori tendenti allo scuro, spesso vengono fagocitati dal nero. Quando qualcuno sgrana gli occhi e mi dice “ma come cazzo fai a dire che è nero, non vedi che è blu?” io impassibile replico che si tratta solamente di un nero più chiaro.
Il grigio, se scuro, per me è marrone. Se è chiaro, è semplicemente bianco. L’arancione, quando non è impresso su un’arancia siciliana, ondeggia nella mia testa tra il giallo e il rosso.
Se dunque questo è il punto di partenza, capirete quanto io rimanga disarmato di fronte a quello sconfinato e incomprensibile Pianeta delle Tonalità di Colore.
Un mondo artatamente inventato, tenacemente scolpito, costantemente cesellato e continuamente aggiornato, mutato e diversificato dall’attività incessante del cervello FEMMINILE.
Per uno come me, per cui blu e nero sono parenti stretti, il grigio è un concetto indimostrato e il marrone ingloba quasi la metà dei colori, sentir parlare di verde acqua o blu cobalto mi ha sempre lasciato irretito, da una parte perchè l’acqua a casa mia scorre per fortuna trasparente, e dall’altra perchè non so minimamente che cazzo sia il cobalto.
Alcuni misteri, poi, rimangono insoluti. Cosa è il beige non l’ho ancora capito, il turchese men che meno, e l’ocra poi? E’ un pianeta, un animale da cortile, una malattia cardiaca o cosa? E poi il lilla è rosa, non ci sono cazzi. E dannazione, che motivo c’è per distinguere il blu “oltremare” dal blu “notte”? Sono entrambi neri, è evidente. Leggi il seguito di questo post »


Somewhere, in Africa

21 febbraio 2011