L’acquisto di un Dylan Dog (o del desiderio di ciclicità)

grand-guignol

Ho comprato il mio primo Dylan Dog nell’aprile del 1989. Eravamo a Perugia, durante la gita di terza media.

Tra parentesi, una gita della madonna. Uno di quei ricordi rispetto ai quali il resto della tua vita scolora. Ricordo che mi presi una cotta assurda per una stangona di un’altra classe, alta e bionda, ed incredibilmente ero ricambiato. Passavamo le ore nel pulmann a confabulare fitto fitto, due cape bionde vicine vicine  che si dicevano una marea di stronzate per avvicinarsi pian piano. Il risultato fu che se la limonò un altro, porcatroia potevo anche spicciarmi prima. Ma ero un idiota senza tempismo anche allora. Vabbè chiusa parentesi, che mi girano le palle se proprio devo dirlo.

Ricordo che eravamo a Perugia, vagavamo scomposti durante un’oretta di libertà,  canticchiando Domino Dancing dei Pet Shop Boys e storpiandola mettendoci dentro un sacco di parolacce, insomma ad un certo punto una manciata di compagni disse che era uscito il “Dailan Dog”. Si fiondarono in edicola e presero sto fumetto. Sono sempre stato restìo alle mode, fare il replicante non è mai stato il mio forte. Fare il replicante poi dei miei compagni di scuola, che non brillavano  certo per gusto, era proprio da idioti. Spendevano centinaia di mila lire per pesanti fibbioni El Charro da veri tamarroni da combattimento, o si vestivano spiritosi con quei giubbotti di plastica Henry Lloyd a cui, nel fiore dei caleidoscopici e daltonici anni ’80, si poteva abbinare di tutto. I Levis 501 nel 1989 costavano quanto un rene, e chi provava a mettersi come me i Wampum o i Carrera, era deriso e oggetto di bullismo. Inoltre, preferivo i Beatles a Patsy Kensit, che era certo di molto bona, ma diosanto che schifo di canzoni.

Quindi, pensavo, sarà un’altra pacchianata di questi pseudo-paninari di provincia.  Però la copertina era accattivante, una testa mozzata, un fantasma,  e poi sopratutto dentro si diceva che c’erano scene di sesso, quindi per me poteva bastare: sganciai 1600 lire, mi pare, ed acquistai l’albo “Grand Guignol”, il n. 31.  Un grande albo, non c’è che dire, ancora oggi il mio preferito.Ho imparato che si diceva Dilan e non Dailan solo tre anni dopo.

Sono passati esattamente 20 anni ed io alla fine di ogni mese, cadesse il cielo, compro il mio Dylan Dog. Sia ben chiaro, non certo perchè mi piace ancora come un tempo. Anzi, diciamola tutta, Dylan Dog è scaduto di brutto, roba da salvare un albo su dieci. Ma non importa. E’ il gesto prima di tutto. Anzi, è la ripetizione di un gesto.

Sapete, io ho qualche problema con il tempo che passa, qualche problema di accettazione. Ma non perchè si invecchia e poi si muore, quello no. Francamente, io a questa storia che morirò non ci credo tanto, anzi sono pronto a scommettere che non accadrà. Cioè, ditemi un motivo perchè dovrei morire. E’ chiaro che è una balla.

Però il passare del tempo mi è sempre stato un po’ sui coglioni, diciamocelo. Mi è sempre piaciuto guardarmi attorno e ritrovare le cose identiche, persone, luoghi, situazioni. Il loro ripetersi mi ha sempre tranquillizzato,  e fondamentalmente ho sempre cercato, nella vita, di ripetere ed uniformare ritmi, appuntamenti, abitudini per dare pace alla mia anima costantemente in pena. Lo so, penserete, che palle, la persona più noiosa del mondo.  Ma questi propositi sono rimasti tali, perchè a rendere ciclica la mia vita non ci sono riuscito manco per niente. A venti anni e passa sono emigrato, ho cambiato case, amicizie, luoghi, orari della cena, gusti musicali, quando torno al sud vedo persone invecchiate di brutto, case abbattute, nuovi quartieri dal nulla. Altro che il ripetersi ciclico, assisto ad una corsa alla decomposizione. E dunque apprezzo ancora gli ultimi scampoli di ciclicità che la vita mi concede. Non sono tradizioni da omaggiare, ma vere e proprie pietre angolari della mia tenuta mentale.

Assieme al Dylan Dog, forse ci sono solo i concerti di De Gregori. Non mi interessa più un granchè, il Principe, ma quando viene da qualche parte lo vado sempre a vedere, indipendentemente dal resto, e canto Bambini venite parvulos o La leva calcistica ancora con le lacrime agli occhi. E’ un rito ciclico anche questo, nonostante lui non sia più bello come il sole, e dimostri i suoi anni.

Ora che ci penso, sprazzi di ciclicità li ritrovo  anche nella sigla musicale di Prima Pagina del TG5, la striscia che comincia alle 6 di mattina, che è uguale dal 1990, da quando mio nonno mi svegliava aprendo la serranda ed io avevo 5 minuti per mangiare, lavarmi vestirmi e precipitarmi sulla vespa per andare a scuola per essere scuioato vivo nell’interrogazione di greco. Che quella stessa sigla si ripeta adesso che mi sveglio per andare a fare il leguleio, è una lieve consolazione alla indubbia brutta china che ha preso la mia vita.

E’ per questo posso scordarmi compleanni, appuntamenti, scadenze, impegni cruciali, ma alla fine del mese vengo telecomandato verso un’edicola a chiedere se è uscito il Dylan Dog. Perchè è un modo per illudermi, per un solo secondo, che nulla si sia spostato di una virgola da quell’età dell’oro in cui, biondo come il grano vagavo con la mia vespa in lungo e in largo, come un imprecisato dio greco. Che sia tutto lì, a portata di mano. E che debba solo tenderla, per riprendermi tutto quello che invece mi sembra inghiottito per sempre.

Lo so. Devo andare da uno psichiatra.

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7 Responses to L’acquisto di un Dylan Dog (o del desiderio di ciclicità)

  1. psicoanalista è meglio almeno non ti dà i farmaci che poi danno dipendenza, un po’ come dylan dog…

  2. Porzione ha detto:

    Uno psichiatra bravo, però. Comunque, avevo detto che avrei trovato del bono in te? Ebbene la mia predizione s’è avverata.

  3. punzy ha detto:

    sai? credo che nemmeno io morirò.
    voglio dire, perché dovrei?

  4. paperogaedintorni ha detto:

    farlocca: attendo la distinzione tra psicanalista, psichiatra e psicoterapeuta, ho sempre avuto questa curiosità. ovviamente, da bestia che sono, non li distinguo neppure dallo psicologo.
    porzione: di buono in me c’è che indossavo i jeans Carrera?
    punzy: vero? diamine, cacchio di morire io non cho proprio voglia, ho sempre detto a tutti che non ne ho alcuna intenzione.

  5. punzy ha detto:

    dev’essere una caratteristica comune a tutti gli ipocondriaci, indipendentemente dal ceppo

  6. uhmm qui dovrei farti un discorso serio… be’ diciamo che semplificando molto uno psichiatra per sua formazione, tenderà a risolvere farmacologicamente il tuo disagio e lo trovi alla ASL, uno psicanalista cercherà di farlo attraverso la parola vedendoti anche tre volte a settimana nel suo studio privato, uno psicoterapeuta userà mezzi assortiti (parola, teatro, tarocchi…) vedendoti una volta a settimana in luoghi anche improbabili 🙂

  7. prefe ha detto:

    anzitutto mi spiace dirvelo ma voi morirete, non come me che so come non morire.

    Comunque io da quando ho smesso di comprare topolino penso che non crederò sul serio in nulla. Quello era la mia religione. Poi è svanito.

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