Veloci appunti su Germania Brasile

11 luglio 2014

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Quando Germania e Brasile mi si sono presentate davanti allo schermo ero ancora indeciso per chi tifare. Partendo dal presupposto che in una qualunque partita di qualunque sport devo tifare per qualcuno, anche se timidamente, speravo che prima del fischio iniziale mi sarei deciso.
La Germania. Beh, per come gioca e per la bellezza calcistica di moltissimi dei suoi calciatori, un amante del calcio non avrebbe che potuto tifare per loro. Ma non c’era in ballo solo il calcio e lo sport, ma anche questioni nazionali. Non mi farebbe neanche troppo schifo che i tedeschi si prendessero le loro soddisfazioni calcistiche, se non fosse per taluni loro eccessi, ben riassunti dai titoloni della loro rivista popolare per eccellenza, la Bild.
Si, proprio loro, quelli che rappresentavano l’Italia con una pizza e infarcivano i loro articoli belligeranti del 2006 con luoghi comuni e razzismi striscianti.

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Salvo poi perdere la semifinale a Dortmund e ritirarsi umiliati ed offesi.
Ecco, non posso accettare un altro titolo trionfale della Bild, mi dicevo.
Però dall’altra parte c’era il Brasile. Una squadretta trista trista arrivata in semifinale grazie all’unico giocatore di classe e qualche botta di culo, assieme a moltissima mediocrità tecnica e tattica.
E co sti giocatori che prima e dopo la partita si mettono a pregare che manco le carmelitane scalze invocando iddio al loro servizio. E co sti tifosi che sentono sempre dio dalla loro parte, come pervasi da una missione evangelizzatrice.
Almeno i tedeschi se ne sbattono, urlano, bevono, ruttano, ma non si riducono a quelle sceneggiate.
Che fare, per chi tifare? Alla fine mi sono risolto a tifare Brasile, ma per un motivo particolare: mi sarebbe piaciuto vedere una finale Brasile-Argentina al Maracanà, con una tensione a mille in campo e fuori e due paesi che si odiano tenuti appesi al filo dell’infarto per 90 minuti.
Quindi che vada il Brasile.
Poi però comincia la partita e sappiamo tutti cosa sia successo nella prima mezz’ora. Il tifo per questo o per quello lascia spazio ad altri pensieri. Anzitutto, la Germania sta così nettamente meritando che non c’è storia, giusto così, ben venga il titolone nazionalpopolare di Bild.
Poi, mi concentro sulle reazioni dei brasiliani. In campo vedo undici cenci che si fanno prendere a ceffoni come manichini. Sguardi spauriti, già lacrimanti. Ma è nulla in confronto a quello che accade sugli spalti. Lacrime napulitane, visi orrorifici come in preda a coliche renali, bambini che piangono come vitelli, tifose il cui trucco si scioglie in viso in un’espressione di stupore paralizzante.
Se fossimo stati in Italia e gli azzurri avessero preso 5 gol in mezz’ora, a parte che metà degli spalti si sarebbero già svuotati, perchè noi italiani siamo maestri nell’andarcene dal campo quando la nostra squadra perde. Ma quelli che fossero rimasti, altro che lacrime o visi paralizzanti, sarebbe stato un profluvio di gestacci osceni, di cori di scherno, di vaffanculi e porcozio costanti. Altro che tragedia, tutto si sarebbe trasformato in un mercato, nel solito mercato italiano.
I brasiliani no, rimangono tutti nello stadio, e i più tacciono e continuano a guardare la partita attoniti.
Quando il Brasile segna il suo primo gol è il 90°. 7-1. Se rivedete il gol di Oscar vedrete una buona metà della curva dietro la porta esultare a pugni stretti per quel gol. Ovvero, molti brasiliani hanno esultato al gol di Oscar.

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Noi italiani avremmo approfittato della sua vicinanza agli spalti per tirargli una scarpa in faccia. Invece no, loro esultano. E ci scommetto un braccio che qualcuno di loro ha anche pensato che ce la si poteva ancora fare.E non so se questa è più ingenuità, presunzione o fede in questo famoso dio del pallone che protegge i brasiliani.

Ma quando la partita è finita, c’è stato un momento in cui sono stato realmente contento che avesse vinto la Germania. Quando ho visto Luis Gustavo e David Luiz inginocchiarsi e pregare. Cosa? Coosa? Preghi? E che ti preghi? E che gli stai dicendo? Grazie signore per questa bella figura di mmerda che mi hai fatto fare? Qui siamo al fanatismo. Invece di crollare a terra miseramente e bestemmiare chiunque perchè questo 7-1 lo racconteranno ai nostri pronipoti e noi siamo segnati per sempre, prego dio e probabilmente gli sto chiedendo pure scusa.

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E allora forza Germania. Mi è piaciuto il loro atteggiamento, nello sport bisogna sempre infierire sul più debole, è l’unico modo per rispettare i principi della competizione. Il modo con cui hanno aggredito i resti dei giocatori del Brasile è animalesco ma sublime.
Mi ha ricordato un Milano Juve 1-6 del 1997, quando Vieri spolpò quel poco che restava del grande e ormai vecchio Baresi, ridicolizzandolo proprio sul finire della sua carriera. E con la Juve che ad ogni gol continuava ad esultare. Così si fa!
Forza Germania. Anche se per la finale tifo Argentina. E non per i suoi tifosi, altra bella manica di esaltati. Ma perchè il miglior giocatore degli ultimi 15 anni si merita un Mondiale. Punto e basta.


Appunti a Mondiale in corso

4 luglio 2014

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Questo Mondiale di calcio sta scorrendo in un’atmosfera in parte surreale. Il periferico eremo bolognese in cui viviamo fa sì che la visione delle partite, di solito massimo momento di convivialità alcolica con fratelli ed amici, sia stata da me fruita nella più completa solitudine.
Italia Inghilterra, complice l’orario notturno, è stata vista con Sunofyork a volume basso e rigorosamente seduti sul divano, perchè la bimba dormiva e non potevamo interrompere un miracolo come quello. Io sono abituato a vedere le partite della Nazionale e della Juve in piedi, zompando, smoccolando, ruttando, scattando verso il televisore o mimando il gesto atletico che il giocatore avrebbe dovuto fare, producendomi in beceri insulti razzisti o in cori ultrà pieni di parolacce rimate.
Vedere la partita seduto e composto ha fatto sì che io dovessi sfogare la mia ansia in altri modi, accanendomi sulla consorte al mio fianco, oggetto di calcetti, pizzicotti, strette al braccio al limite della frattura, e frasi sconnesse, isteriche, urlate nel silenzio. Ai due gol dell’Italia, non potendo seguire una fragorosa esultanza, mi sono fiondato insensatamente a mordere il braccio mogliesco come si fosse una costina alla brace.
Le due successive partite, giocate in pieno pomeriggio, vedevano presente anche l’erede che, noncurante dell’importanza dell’evento televisivo nazionale, reclamava attenzioni che solo in parte le venivano assicurate. La tristezza delle due sconfitte e la noia mortale dello spettacolo offerto ha mitigato la stizza del dover vedere la partita inseguendo la bimba nelle sue peregrinazioni a caccia di un serio infortunio domestico, costruendo torri con le costruzioni alla cieca, con gli occhi a palla sullo schermo, o cantando canzoni dello zecchino senza poter sfogare l’istinto barbaro e primordiale che solo il calcio richiama dal subconscio. Leggi il seguito di questo post »


Trekking vegan style

24 giugno 2014

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Nostalgici dei bei tempi andati che furono, quando adolescenti con foulard al collo zompettavamo per le montagne zaino in spalla, ricapita ogni tanto che noi amici di sempre ci ritroviamo possibilmente una volta l’anno, per camminare in montagna giusto il tempo di un week end.
Il tempo ci ha portato in dote figli ed impegni lavorativi, oppure si è divertito a sballottarci chi qua e chi là, e qualcuno addirittura si ritrovano esiliato oltre oceano, ma anche quest’anno siamo riusciti a ritagliarci una due giorni di salite, aria buona e schiena a pezzi.
Certo, persi per strada Il Merda, disperso nel contado di Washington DC, e Il Dottor Kildare, impegnato in un massacrante turno di segaggio ossa in pronto soccorso, siamo rimasti in tre: il sottoscritto, Gastone e Vlad.
Sobbarcatami l’organizzazione logistica, ovvero il dove si va, quando si va, come ci si arriva e quando si torna, ho lasciato a Gastone la restante parte inerente il recupero di una tenda e la spesa per la cena davanti al fuoco della sera. E qui mal me ne incolse.
Perchè il buon Gastone, per per quasi quarantanni della sua vita ha divorato carne di qualunque specie animale commestibile, protetta o non protetta che fosse, addentando bancali di costate di manzo ogni volta come se fosse l’ultima, ripulendo le ossa delle braciole o dei fusi di pollo come manco i cani, sprofondando le ganasce fin dentro le pentole di carne di cavallo dal sugo riemergendone sporco, felice e mai del tutto sazio, beh, quest’uomo qui è diventato vegetariano, con spiccata tendenza al veganesimo.
Ora, quando di solito si fanno scelte epocali come queste, c’è normalmente di mezzo una donna. E siccome le uniche scelte epocali di Gastone, nella sua gattesca esistenza, sono sempre uscite fuori dalla sovrana influenza che nella sua vita hanno avuto le donne che si voleva fare, o che si è fatto, o che si è fatto più volte, o con cui si è fidanzato, o con cui si è sposato, o con cui ha avuto dei figli, è stato abbastanza facile riconoscere lo stampino di sua moglie nella sua scelta di rinunciare a mangiare carne.
La Milanese, è di lei che stiamo parlando, lentamente ha abbandonato molteplici fonti di alimentazione animali, e probabilmente mentre sto scrivendo è arrivata fino alla variante in cui si filtra persino l’acqua per evitare di mangiare microorganismi.
Il suo fido marito l’ha seguita, in più maturando con gli anni tutta una serie di fastidi alimentari che rendono oggi Gastone, uno che pochi anni fa si mangiava persino la carta delle merendine, un personaggio difficile da rifocillare, se lo si ospita a casa propria.
E’ in questo quadro di cose che Gastone assieme a Vlad si presenta a casa mia una sera bolognese di inizio giugno, proveniente da Milano. La spesa, dice, l’ha fatta lui, mangeremo davanti al fuoco solo verdure grigliate, fagioli, con gran finale di pannocchie. Io e Vlad ci guardiamo in faccia, e già presentiamo i morsi della fame in aperta montagna.
Per la serata bolognese ho preparato una cena fredda, rigorosamente senza carne, per chi volesse approfittarne. Gastone ha fame, e si fionda sulla pasta alla crudaiola che ho preparato, ma scartando minuziosamente tutti i pomodori.
– Perchè non li mangi?
– Perchè la sera non riesco a digerirli.
– Ah. Vabè, vuoi un po’ di vino?
– No, non bevo vino da due anni.
– Come!! E da dove salta fuori sta storia? Ma se prima bevevi direttamente dalla bottiglia come i clochard.
– Mi fa venire la gastrite.
– Andiamo bene. Va be, per domattina ti ho preso il latte per colazione, ci sono anche le Macine.
– No, non bevo più latte da tempo.
– Ziocane, ma se prima bevevi un litro di latte a colazione assieme a mezzo chilo di biscotti dentro, e ingollavi sto preparato che pareva calcina a presa rapida!!
– Non lo digerisco, se hai dei cereali mangio quelli.
– Da soli?
– No ci metto del caffè e dell’acqua in una tazza.
– Dell’acqua?
– Si.
– Cristosanto.

L’indomani si parte in macchina alla volta della località appenninica in cui andremo a camminare.
– Preso tutto?
– Si, Vlad, prendi la busta con dentro la spesa per stasera.
– Quale busta, Gastone? L’hai presa tu la busta.
– No, io ho preso lo zaino, la busta col cibo che era in treno sul bagagliaio..
– ….
– Non dirmi che abbiamo dimenticato in treno la busta con dentro 40 euro di spesa biologica!! No, puttana eva, no!!
Gastone sarà pure diventato vegetariano, ma non ha perso il gusto per la profanazione divina, considerato che, nella mezz’ora seguita alla terribile scoperta di essersi fumato una spesa bio-vegan delle bellezza di 40 euro, masticherà macrobiotiche bestemmie come fossero chewingum. Leggi il seguito di questo post »


Nove mondiali di calcio

1 giugno 2014

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Premessa: non bazzico questi lidi da molto, mi pare, e a quei quattro lettori cui sia rimasto inavvertitamente attivato l’alert sui miei nuovi post, chiedo scusa in ginocchio (per essere mancato o per essere tornato, a seconda dei gusti). E’ un periodo pieno di cose da fare nella vita reale, e mi manca tanto il tempo materiale quanto la forza mentale di scrivere cazzate su un blog. Mi sono ripromesso di scrivere almeno un post al mese. Vedremo se ce la farò.

Per molti di noi (e “per molti di noi” intendo maschi nati all’incirca tra il 1970 e il 1985, tifosi di calcio e inclini al passatismo) i Mondiali di calcio rappresentano un’unità di misura temporale seria ed affidabile, come possono esserlo gli anni per gli uomini o i cerchi sui tronchi per le sequoie.
Ogni 4 anni, la storia della nostra vita viene scandita con precisione assoluta da questo mesetto scarso in cui si succedono come un turbine una sessantina di partite di pallone tra una trentina di nazionali del mondo.
Per noi malati di pallone, quando arriva, il Mondiale ci fotografa in un momento esatto della nostra vita, di modo che, quando ce ne ricorderemo tra qualche anno, potremo identificare con precisione dove eravamo e cosa facevamo.
Alla luce di questa premessa, nella mia personale sequoia (non fate i maiali)  ci sono ben 9 cerchi vissuti. La mia storia si incrocia con 9 edizioni della Coppa del mondo, e sono momenti facilmente riconoscibili, che ricordo quasi tutti alla perfezione. E devo ammettere come la cosa mi faccia effetto, e non sempre un effetto piacevole.  Sarò pure cresciuto, i calciatori avranno anche perso ormai totalmente il loro appeal di supereroi, il mio stesso sentimento nazionale sarà anche costantemente messo alla prova dal profondo disprezzo che nutro nei confronti dei miei connazionali, ma, chiamatemi pure minchia, il fascino di questo carrozzone per me è lo stesso che per su un bambino esercita Babbo Natale.

Vediamola, allora, questa carrellata della mia vita a suon di Mondiali.

1) Mondiali 1978. Un po’ presto per emozionarsi.

Il primo mondiale lo possiamo anche scartare, perchè avevo solo 3 anni e non ho alcun ricordo nemmeno subliminale. Ex post, con le informazioni ottenute, posso dire di essermi perso poco, sia per la formula astrusa creata per far vincere il mondiale ai generali fascio-golpisti, sia per la pochezza di squadre presenti (solo 16). Erano tempi tristi, parlo del 1978, e pare che quel Mondiale, pur giocato da una squadra italiana divertente da vedersi, non sollevò di molto le italiche genti alla prese con terrorismo e crisi economica.

Coinvolgimento emotivo: 0

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 0%.

Mole di semolino ingurgitata in quel mese: 3 kg.

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: probabilmente il carillon con le api sopra la culla di mio fratello Pfaff.

2) Mondiali 1982. Come mi prese la malattia del calcio.

Nella torrida estate 1982 avevo 7 anni, reduce dalla seconda elementare (facevo gli esami tutti i dannati anni perchè andavo dalle suore), e prima di quel giugno di calcio non mi ero mai interessato. Non tifavo per nessuna squadra, e forse manco avevo mai preso un pallone in mano. Ero dunque l’uomo perfetto per quella che sarebbe diventata mia moglie. Peccato che quell’estate tutto era destinato a cambiare, e per sempre.
Non ricordo come mai ma cominciai a vedere tutte le partite dell’Italia, anche quelle dalla fase eliminatoria in cui pareggiammo circa ottomila volte persino con la nazionale cantanti. Non solo, nei pomeriggi da 40 gradi ottenebrato dall’afa salentina e lontano dal mare (il mio paese distava ben 11 km dalla spiaggia, e per le medie salentine era come essere in Baviera) cominciai a guardare anche altre partite, e sarà il fascino delle nazionali che si sfidavano, la bellezza degli inni nazionali (mi piaceva quello sovietico, ma il mio preferito degli anni ’80 rimane quello della Germania est) o anche solo il fatto che la noia pomeridiana lontana dal mare permeava ogni mio poro, guardavo con avidità ogni partita che mi capitasse a tiro.
La storia di quei mondiali la conoscono tutti: li vincemmo battendo le nazionali più forti e scatenando un delirio nazionale che ancora oggi un po’ mi commuove, perchè quella povera Italia in jeans maglietta e baffi usciva da anni abbastanza crudeli, e non gli capitava da tempo di gioire foss’anche per l’effimera vittoria di un torneo di calcio. Ho il ricordo un po’ virato seppia ma comunque nitido dell’attesa per quella finale, che si respirava nelle vie di una Lecce ancora priva di turisti, una fornace silenziosa in cui sbucavano bandiere italiane persino dai tubi delle grondaie. Ho il ricordo del rigore sbagliato di Cabrini, e di mio papà che mi consola a fine primo tempo dicendo che avremmo vinto sicuramente. E ricordo il caldo, le zanzare, l’odore di birra Raffo delle lattine svuotate dagli adulti, le tre reti, la vittoria, le braccia alzate di Pertini, i caroselli impazziti nelle vie del mio paesucolo, e il sigillo posto su quell’amore spassionato per il gioco del calcio che da quel momento mi avrebbe deviato mentalmente.

Coinvolgimento emotivo: 8

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 13%

Quantità di ghiaccioli al limone leccata in quel mese: 25

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: Un’estate al mare di G. Russo, ma mi ricordo anche della roba oggi agghiacciante di Miguel Bosè.

3) Mondiali 1986. Tanto lo sapevo che non lo vincevamo di nuovo.

Nel giugno 1986 avevo 11 anni e stavo prendendo la licenza elementare, e per il quinto anno consecutivo passavo giugno a fare esami, porcaccio cane.
Aspettavo i Mondiali con enorme ansia, comprai persino l’album delle figurine Panini, mania solitamente riservata solo ai campionati della serie A. Ma nonostante l’illusione di quell’età e l’enorme attesa, in cuor mio sapevo che non avremmo vinto di nuovo. Sia perchè venivamo da 4 anni di sberle prese praticamente da chiunque, sia perchè quel Mondiale in cui metà delle partite si giocavano dalla mezzanotte in poi, tagliandomi fuori da qualsiasi possibilità di vederle, mi stava un po’ sul cazzo sin dall’inizio. Poi durante il mondiale, più o meno quando venemmo sbattuti fuori dalla Francia agli ottavi di finale, morì mio nonno, e quel pezzo di estate divenne strana, con la famiglia tutta riunita fino a quasi metà luglio per far fronte al lutto nella immensa magione della casa dei nonni, in cui alla tristezza di fondo si univano i rumori delle telecronache delle partite del mondiale e di sotto, nel cortile interno, le partite a pallone tra cuginetti in cui giocavamo a fare Maradona.

Coinvolgimento emotivo: 6

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 12%

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: mi pare Easy Lady di Ivana Spagna

Numero di Calippo al limone seccati in quel mese: 17

4) Mondiali 1990: l’apoteosi irrisolta della prima giovinezza.

I mondiali 90 si tenevano in Italia. Questo già bastava ad attenderli ferocemente. Aggiungiamoci anche che tra il 1986 e il 1990  passai 4 anni di totale rincoglionimento per il gioco del calcio con punte di delirio mai più raggiunte. Aggiungiamoci infine che la Juve, la mia squadra del cuore, dopo 4 anni di mazzolate aveva rivinto qualcosa e al mondiale presentavano un congruo pacchetto di giocatori della mia squadra del cuore.
Avevo 15 anni ed avevo appena finito il IV ginnasio, un anno di una difficoltà massacrante, sia perchè l’apparire del greco e del latino nella mia vita mi aveva provato non poco, sia perchè in casa nostra era arrivato il Nintendo 8 bit e ciò rendeva difficile il ritagliarsi una vita sociale che potesse in qualche modo dirsi decente.
Ad ogni modo giugno venne, io ero libero da qualsiasi impegno scolastico già a fine maggio, e quella sarebbe stata una delle estati più lunghe e godute della mia vita.
Sin dai primi giorni del mondiale cominciai a comprare ogni giorno la Gazzetta e ritagliare articoli, statistiche e quant’altro potesse interessare un malato di mente o un serial killer, e le incollavo in un quadernone a quadretti andato sicuramente al macero nei mesi successivi dopo uno dei tanti raid nazisti di mia madre.
Non posso dire che le guardai tutte, ma quasi. Vivevo respirando un’atmosfera di illogica e fremente attesa di un successo che non poteva sfuggirci.
L’Italia era forte, giocava bene, giocava in casa. L’esplosione di Schillaci, mio idolo già con la maglia della Juve, rese il tutto ancora più bello. Una cavalcata trionfale al suono di quelle Notti Magiche cantate da Nannini e Bennato, che non era possibile far terminare altro con la vittoria della coppa. Arriviamo il semifinale, ed è la sera del 3 luglio. Nella nostra casa di mare, tutto è pronto per un’altra notte magica. Segna Schillaci, siamo in vantaggio, tutto procede come previsto. Poi tutto però rallenta e s’incarta. Siamo sempre più stanchi, e lasciamo la palla agli avversari. La nuca di Caniggia. L’uscita a farfalle di Zenga. Il pareggio. E’ il primo gol subito in tutto in Mondiale. Ma basterà. Perchè andiamo ai rigori e la perdiamo. Io quei rigori non li ho visti, ero dietro un mobile e sentivo solo le urla di gioia o le imprecazioni. Poi sbaglia Serena e cala un silenzio che durò giorni. La finale del mondiale manco la vidi. Se devo essere sincero, è una delusione che stento ancora oggi, dopo 24 anni, a digerire. E sono sicuro che per molti freschi quarantenni sia la stessa cosa. Traslando esageratamente quel momento nella storia di questo paese, probabilmente quel 3 luglio 1990 terminò definitivamente quell’onda lunga di ottimismo e (finto) benessere che i drogati anni ’80 ci trasmisero illudendoci tutti quanti. Quel giorno ci svegliammo nella realtà di un declino iniziato anni prima ma percepito solo quel giorno.

Coinvolgimento emotivo: 10 (non sarò mai più preso da un evento sportivo con lo stesso trasporto).

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 80%

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: Notti Magiche di Bennato e Nannini, ovviamente.

Quantità di Cuccioloni Algida pieni di barzellette da sganasciarsi smozzicati in quel mese : 19 Leggi il seguito di questo post »


Fenomenologia di Peppa Pig

21 dicembre 2013
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In questo anno e passa di vita della bimba, ho riscoperto la televisione per bambini dopo averla abbandonata 25 anni or sono. Nuovi e vecchi cartoni animati mi si sono stampati in testa e nelle orecchie (al netto di ore ed ore di canzoni dello zecchino d’oro..)

Essendo la televisione una dei pochi blandi sedativi alla brama di potere e distruzione della piccola peste, io e Sunofyork abbiamo presto abbandonato, come scrissi a suo tempo, ogni velleità ideologico/pedagogica di proibire la televisione ad una bimba così piccola.

E fu così dunque che, qualche mese fa, apparve Peppa Pig.

Ora so che l’argomento provocherà orticaria in molti di voi, visto l’incredibile assalto di merchandising che ultimamente ha invaso ogni negozio di giocattoli, cartoleria, autogrill, benzinaio o pornoshop del pianeta. Era dai tempi di hello kitty che non si vedeva una tale spudorata marchetta di un prodotto smerciato in mille forme. Esistono le bambole di peppa pig, i trenini di peppa pig, i puzzle di peppa pig, le costruzioni di peppa pig, il burro cacao di peppa pig, e credo che da qualche parte esista anche il diesel di peppa pig, i collant di peppa pig, e il test di gravidanza di peppa pig.
Tornando a noi, rispetto ai tempi della mia infanzia, la televisione per bambini si è parecchio diversificata, e sopratutto si è molto interessata all’intrattenimento dei bimbi più piccoli in età prescolare.

Ai miei tempi non c’era molto da sottilizzare per fasce d’età: chi aveva 3 anni non aveva che da guardare quello che vedevano i bambini di 12, eccezion fatta per alcuni cartoni come Barbapapà e la Pimpa, forse.

Oggi ci sono interi canali tematici pieni di cartoni animati per piccolissimi di cui Peppa Pig non è che l’esempio più ampio e perfetto. Ma in cosa consiste una puntata di Peppa Pig?

Cominciamo col dire che in qualsiasi puntata di Peppa Pig non succede un cazzo di niente. Non c’è una trama, ma solo un canovaccio esilissimo su cui si impostano le barbose vicissitudini di questa famiglia di maiali picassiani. Le puntate inoltre durano si e no 4 minuti, roba che se ti distrai è già bella che finita.

Trama di una puntata di Peppa Pig.

1) Sigla: Peppa pig ci tiene a dirti più volte che lei è Peppa Pig: ti viene da scagliare il telecomando sul televisore per centrarle il muso.

2) Peppa Pig inizia la puntata facendo una cosa assieme alla famiglia o al fratellino George, una cosa il più delle volte noiosa.

3) La famiglia si reca in macchina da qualche parte, percorrendo pendii del 70% che manco un gatto delle nevi potrebbe scalare, o che a scalarli a piedi ci vorrebbe corda e picozza. Il mondo di peppa Pig è fatto tutto di pianure e improvvise colline irtissime.

4) Peppa Pig o il fratellino George con in mano sempre quel cazzo di dinosauro giocattolo combinano qualche casino/non riescono a fare qualcosa. Peppa Pig ha l’abitudine di coglionare il fratello o ridicolizzarlo, e puntualmente il fratellino George scoppia in lacrime che manco la madonna di civitavecchia.

5) Intervento maledestro di quel babbeo di Papà Pig, che viene ridicolizzato da tutti, in particolare da quella stronza della figlia.

6) Soluzione del problema mediante l’aiuto della cazzutissima  madre, o comunque con il reciproco aiuto dei membri della famiglia o degli amici (fatta eccezione quel lobotomizzato mezzo cecato di Papa Pig)

7) Occasionale salto nelle pozzanghere di fango.

8) Convulsioni finali. Tutti i personaggi di Peppa Pig  si gettano per terra dalle risate in una sorta di isteria da gas nervino. Leggi il seguito di questo post »


Tre buone ragioni per non rimpiangere gli anni ’80

7 dicembre 2013
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I revival dei decenni passati sono una condanna che sconteremo per l’eternità. Non c’è niente da fare, passati 15-20 anni dalla fine di un decennio, si alza sempre un pirla che sente il bisogno di rimpiangere i tempi andati, che quegli anni sì che erano tempi felici”, “altro che sta merda di presente che viviamo”.

E di seguito a quel pirla vanno centinaia, migliaia, milioni di altri pirla. E così nasce dal nulla la nostalgia per come ci si vestiva, per quello che si faceva, per la musica e il cinema di quegli anni, per i gadget dell’epoca, e mille altre minchiate.

Da un po’ di anni a questa parte, con uno zelo degno di miglior causa, sulla cresta dell’onda della nostalgia ci sono i famigerati anni ’80.

Chi porta avanti questa operazione nostalgia sono solitamente freschi quarantenni non cresciuti, o cresciuti male (proprio per colpa degli anni ’80, che vissuti da adolescenti credo abbiano mietuto generazioni di neuroni), che ci baloccano con le meraviglie di quegli anni, solitamente citando una serie di luoghi comuni: la nascita della tecnologia domestica per come la intendiamo oggi, la musica pop, Maradona e Platini, l’esplosione della tv commerciale, il mini-boom economico, l’uscita dai lugubri anni di piombo, la Milano da bere, il Drive-in, ecc. ecc.

Stupisce poi, ma mica tanto, che tra i fedeli adepti di questa operazione rimpianto ci sia anche gente che trentanni ce li ha appena e a volte manco, ovvero gente nata a metà degli anni ’80, che di quegli anni non può che avere ricordi sparuti e più che altro associati ad indimenticabili momenti come imparare a fare cacca nel vasino.

A questa gente che si sente intimamente cresciuta negli anni ’80 pur avendo vissuto coscientemente solo il decennio successivo chiedo con forza: ma perchè? Ma chi ve lo fa fare a sentirvi figli degli anni ’80? Perchè lo considerate un decennio così fico da volervene appropriare facendo a botte con la vostra carta di identità? Cosa c’è di così indimenticabile in quegli anni?

Ve lo dico col cuore, come uno che ha vissuto gli anni ’80 in piena faccia, dai 5 ai 14 anni. Degli anni ’80 c’è da rimpiangere ben poco, forse una cosa sola o forse due, e ve le dirò alla fine. Ma nel frattempo vi dirò 3 buone ragioni per preferire qualunque altro decennio.

1 Motivo: l’incubo nucleare. Leggi il seguito di questo post »


L’esercito del selfie

5 dicembre 2013
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Se c’è una cosa che Internet ha senza dubbio peggiorato nella vita dell’uomo, è che qualsiasi stronzata di moda oggi si propaga alla velocità della luce, divenendo una stronzata collettiva nel giro di qualche giorno, dagli Appennini alle Ande,dal Manzanarre al Reno

Una volta le mode, i vezzi, le puttanate facevano un lungo giro di passa parola, e l’unico mezzo di massa che ne aiutava la proliferazione virale era la televisione, che però, pure lei, era profondamente provinciale, e ci metteva un po’ a collegare i vari pezzi di mondo.

Con Internet, e in particolare con quegli immondezzai che sono diventati ben presto i social network, le mode dilagano, si moltiplicano, inondano il mondo. Da una parte Internet è come al solito il fedele e neutro specchio dell’idiozia umana. Facebook e twitter sono meno neutri, perchè sono nati e fanno soldi proprio grazie ai cumuli di stronzate che nella rete girano e girano e girano.

Anche per me, che sono fuori da Facebook da sempre e fuori da Twitter da qualche mese, è ben difficile non essere letteralmente sommerso dal ciclico vagare delle social-stronzate.

Potrei citare casi su casi, ma quello che mi viene in mente oggi è il dilagare di questa moda del “selfie”, ovvero del farsi un autoscatto con lo smartphone alla minima stronzata.

Anche prima capitava, anche ad avere una comune macchina fotografica, che si fotografasse un qualche evento che interrompeva la routine della nostra quotidianità. Che ne so, i romantici fotografavano un tramonto particolarmente bello o una coppia di vecchietti abbracciati su una panchina, gli amanti del pulp un tamponamento in tangenziale, i voyeurs una coppia che limona duro in spiaggia. Poi la tecnologia ha concesso di filmare video senza telecamere ingombranti, ed è iniziata la produzione di contenuti vari, di cui internet e youtube in particolare sono stati i recettori principali. Poi, con il delirio dello smarphone, non se n’è capito più niente. Leggi il seguito di questo post »