Nove mondiali di calcio

albumond8_1982

Premessa: non bazzico questi lidi da molto, mi pare, e a quei quattro lettori cui sia rimasto inavvertitamente attivato l’alert sui miei nuovi post, chiedo scusa in ginocchio (per essere mancato o per essere tornato, a seconda dei gusti). E’ un periodo pieno di cose da fare nella vita reale, e mi manca tanto il tempo materiale quanto la forza mentale di scrivere cazzate su un blog. Mi sono ripromesso di scrivere almeno un post al mese. Vedremo se ce la farò.

Per molti di noi (e “per molti di noi” intendo maschi nati all’incirca tra il 1970 e il 1985, tifosi di calcio e inclini al passatismo) i Mondiali di calcio rappresentano un’unità di misura temporale seria ed affidabile, come possono esserlo gli anni per gli uomini o i cerchi sui tronchi per le sequoie.
Ogni 4 anni, la storia della nostra vita viene scandita con precisione assoluta da questo mesetto scarso in cui si succedono come un turbine una sessantina di partite di pallone tra una trentina di nazionali del mondo.
Per noi malati di pallone, quando arriva, il Mondiale ci fotografa in un momento esatto della nostra vita, di modo che, quando ce ne ricorderemo tra qualche anno, potremo identificare con precisione dove eravamo e cosa facevamo.
Alla luce di questa premessa, nella mia personale sequoia (non fate i maiali)  ci sono ben 9 cerchi vissuti. La mia storia si incrocia con 9 edizioni della Coppa del mondo, e sono momenti facilmente riconoscibili, che ricordo quasi tutti alla perfezione. E devo ammettere come la cosa mi faccia effetto, e non sempre un effetto piacevole.  Sarò pure cresciuto, i calciatori avranno anche perso ormai totalmente il loro appeal di supereroi, il mio stesso sentimento nazionale sarà anche costantemente messo alla prova dal profondo disprezzo che nutro nei confronti dei miei connazionali, ma, chiamatemi pure minchia, il fascino di questo carrozzone per me è lo stesso che per su un bambino esercita Babbo Natale.

Vediamola, allora, questa carrellata della mia vita a suon di Mondiali.

1) Mondiali 1978. Un po’ presto per emozionarsi.

Il primo mondiale lo possiamo anche scartare, perchè avevo solo 3 anni e non ho alcun ricordo nemmeno subliminale. Ex post, con le informazioni ottenute, posso dire di essermi perso poco, sia per la formula astrusa creata per far vincere il mondiale ai generali fascio-golpisti, sia per la pochezza di squadre presenti (solo 16). Erano tempi tristi, parlo del 1978, e pare che quel Mondiale, pur giocato da una squadra italiana divertente da vedersi, non sollevò di molto le italiche genti alla prese con terrorismo e crisi economica.

Coinvolgimento emotivo: 0

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 0%.

Mole di semolino ingurgitata in quel mese: 3 kg.

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: probabilmente il carillon con le api sopra la culla di mio fratello Pfaff.

2) Mondiali 1982. Come mi prese la malattia del calcio.

Nella torrida estate 1982 avevo 7 anni, reduce dalla seconda elementare (facevo gli esami tutti i dannati anni perchè andavo dalle suore), e prima di quel giugno di calcio non mi ero mai interessato. Non tifavo per nessuna squadra, e forse manco avevo mai preso un pallone in mano. Ero dunque l’uomo perfetto per quella che sarebbe diventata mia moglie. Peccato che quell’estate tutto era destinato a cambiare, e per sempre.
Non ricordo come mai ma cominciai a vedere tutte le partite dell’Italia, anche quelle dalla fase eliminatoria in cui pareggiammo circa ottomila volte persino con la nazionale cantanti. Non solo, nei pomeriggi da 40 gradi ottenebrato dall’afa salentina e lontano dal mare (il mio paese distava ben 11 km dalla spiaggia, e per le medie salentine era come essere in Baviera) cominciai a guardare anche altre partite, e sarà il fascino delle nazionali che si sfidavano, la bellezza degli inni nazionali (mi piaceva quello sovietico, ma il mio preferito degli anni ’80 rimane quello della Germania est) o anche solo il fatto che la noia pomeridiana lontana dal mare permeava ogni mio poro, guardavo con avidità ogni partita che mi capitasse a tiro.
La storia di quei mondiali la conoscono tutti: li vincemmo battendo le nazionali più forti e scatenando un delirio nazionale che ancora oggi un po’ mi commuove, perchè quella povera Italia in jeans maglietta e baffi usciva da anni abbastanza crudeli, e non gli capitava da tempo di gioire foss’anche per l’effimera vittoria di un torneo di calcio. Ho il ricordo un po’ virato seppia ma comunque nitido dell’attesa per quella finale, che si respirava nelle vie di una Lecce ancora priva di turisti, una fornace silenziosa in cui sbucavano bandiere italiane persino dai tubi delle grondaie. Ho il ricordo del rigore sbagliato di Cabrini, e di mio papà che mi consola a fine primo tempo dicendo che avremmo vinto sicuramente. E ricordo il caldo, le zanzare, l’odore di birra Raffo delle lattine svuotate dagli adulti, le tre reti, la vittoria, le braccia alzate di Pertini, i caroselli impazziti nelle vie del mio paesucolo, e il sigillo posto su quell’amore spassionato per il gioco del calcio che da quel momento mi avrebbe deviato mentalmente.

Coinvolgimento emotivo: 8

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 13%

Quantità di ghiaccioli al limone leccata in quel mese: 25

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: Un’estate al mare di G. Russo, ma mi ricordo anche della roba oggi agghiacciante di Miguel Bosè.

3) Mondiali 1986. Tanto lo sapevo che non lo vincevamo di nuovo.

Nel giugno 1986 avevo 11 anni e stavo prendendo la licenza elementare, e per il quinto anno consecutivo passavo giugno a fare esami, porcaccio cane.
Aspettavo i Mondiali con enorme ansia, comprai persino l’album delle figurine Panini, mania solitamente riservata solo ai campionati della serie A. Ma nonostante l’illusione di quell’età e l’enorme attesa, in cuor mio sapevo che non avremmo vinto di nuovo. Sia perchè venivamo da 4 anni di sberle prese praticamente da chiunque, sia perchè quel Mondiale in cui metà delle partite si giocavano dalla mezzanotte in poi, tagliandomi fuori da qualsiasi possibilità di vederle, mi stava un po’ sul cazzo sin dall’inizio. Poi durante il mondiale, più o meno quando venemmo sbattuti fuori dalla Francia agli ottavi di finale, morì mio nonno, e quel pezzo di estate divenne strana, con la famiglia tutta riunita fino a quasi metà luglio per far fronte al lutto nella immensa magione della casa dei nonni, in cui alla tristezza di fondo si univano i rumori delle telecronache delle partite del mondiale e di sotto, nel cortile interno, le partite a pallone tra cuginetti in cui giocavamo a fare Maradona.

Coinvolgimento emotivo: 6

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 12%

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: mi pare Easy Lady di Ivana Spagna

Numero di Calippo al limone seccati in quel mese: 17

4) Mondiali 1990: l’apoteosi irrisolta della prima giovinezza.

I mondiali 90 si tenevano in Italia. Questo già bastava ad attenderli ferocemente. Aggiungiamoci anche che tra il 1986 e il 1990  passai 4 anni di totale rincoglionimento per il gioco del calcio con punte di delirio mai più raggiunte. Aggiungiamoci infine che la Juve, la mia squadra del cuore, dopo 4 anni di mazzolate aveva rivinto qualcosa e al mondiale presentavano un congruo pacchetto di giocatori della mia squadra del cuore.
Avevo 15 anni ed avevo appena finito il IV ginnasio, un anno di una difficoltà massacrante, sia perchè l’apparire del greco e del latino nella mia vita mi aveva provato non poco, sia perchè in casa nostra era arrivato il Nintendo 8 bit e ciò rendeva difficile il ritagliarsi una vita sociale che potesse in qualche modo dirsi decente.
Ad ogni modo giugno venne, io ero libero da qualsiasi impegno scolastico già a fine maggio, e quella sarebbe stata una delle estati più lunghe e godute della mia vita.
Sin dai primi giorni del mondiale cominciai a comprare ogni giorno la Gazzetta e ritagliare articoli, statistiche e quant’altro potesse interessare un malato di mente o un serial killer, e le incollavo in un quadernone a quadretti andato sicuramente al macero nei mesi successivi dopo uno dei tanti raid nazisti di mia madre.
Non posso dire che le guardai tutte, ma quasi. Vivevo respirando un’atmosfera di illogica e fremente attesa di un successo che non poteva sfuggirci.
L’Italia era forte, giocava bene, giocava in casa. L’esplosione di Schillaci, mio idolo già con la maglia della Juve, rese il tutto ancora più bello. Una cavalcata trionfale al suono di quelle Notti Magiche cantate da Nannini e Bennato, che non era possibile far terminare altro con la vittoria della coppa. Arriviamo il semifinale, ed è la sera del 3 luglio. Nella nostra casa di mare, tutto è pronto per un’altra notte magica. Segna Schillaci, siamo in vantaggio, tutto procede come previsto. Poi tutto però rallenta e s’incarta. Siamo sempre più stanchi, e lasciamo la palla agli avversari. La nuca di Caniggia. L’uscita a farfalle di Zenga. Il pareggio. E’ il primo gol subito in tutto in Mondiale. Ma basterà. Perchè andiamo ai rigori e la perdiamo. Io quei rigori non li ho visti, ero dietro un mobile e sentivo solo le urla di gioia o le imprecazioni. Poi sbaglia Serena e cala un silenzio che durò giorni. La finale del mondiale manco la vidi. Se devo essere sincero, è una delusione che stento ancora oggi, dopo 24 anni, a digerire. E sono sicuro che per molti freschi quarantenni sia la stessa cosa. Traslando esageratamente quel momento nella storia di questo paese, probabilmente quel 3 luglio 1990 terminò definitivamente quell’onda lunga di ottimismo e (finto) benessere che i drogati anni ’80 ci trasmisero illudendoci tutti quanti. Quel giorno ci svegliammo nella realtà di un declino iniziato anni prima ma percepito solo quel giorno.

Coinvolgimento emotivo: 10 (non sarò mai più preso da un evento sportivo con lo stesso trasporto).

Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 80%

Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: Notti Magiche di Bennato e Nannini, ovviamente.

Quantità di Cuccioloni Algida pieni di barzellette da sganasciarsi smozzicati in quel mese : 19

5) Mondiali 1994: tra Baggio e la Maturità

Nel giugno 1994 affronto la maturità. Ho 18 anni e sto per uscire dal liceo. Studio come un dannato, e sudo come un maiale. La mia famiglia è tutta già al mare, nel paesucolo rimango io da solo in casa, con mia nonna che vive di fronte a farmi da mangiare e a darmi da dormire. Non posso seguire la coppa come vorrei, complice anche il fuso orario, ma ci do dentro in maniera sufficiente. Con il gruppo di amici storici organizziamo nelle case di città ridotte a fornaci accampamenti a base di pizze da asporto, birre e sacchi a peli scout. l’Italia comincia male, ma poi arriva Baggio e nessuno ci toglierà mai dai ricordi la partita con la Nigeria, con la Spagna, con la Bulgaria. Sono patentato da un anno, ho una vecchia 500 decappottabile e con quella si fanno i caroselli, si srotolano le bandiere, si arriva al mare per mirabolanti bagni notturni. Io e 4 amici ci facciamo crescere la barba come portafortuna, barba che devo giustificare all’esame orale quando uno dei commissari mi guarda come si guarda un clochard.
Non basta. Si perde ai rigori, dopo una finale orrenda. La delusione è tanta, ma non è paragonabile a 4 anni prima. Siamo cresciuti, ci accontentiamo di quel mese di follie, di festeggiamenti, di pizze, di bandiere sventolate e bruciate (quella della Spagna, rubata in un villaggio turistico, fu incendiata in un bidone in un gesto di barbara insensatezza nazional-socialista). Fu una bella estate, probabilmente l’ultima estate spensierata della mia vita. C’erano buoni amici accanto. Ed io ero abbastanza felice da poter reggere la tristezza di quel rigore di Baggio volato in alto.

Coinvolgimento emotivo: 9
Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 50%
Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: The Rhythm is magic – Marie Claire D’Ubaldo
Numero di pizze con acciughe e capperi mal digerite in quel mese: 9

6) Mondiali 1998. Poco da segnalare.
Il 1998, per motivi che vi tedierebbe scoprire, fu uno degli anni peggiori della mia vita. Io stesso ero la controfigura di una persona decente, e questa mia crisi personale si riversò anche su un mondiale che non seguii con particolare attenzione. Si badi, guardai comunque un fracco di partite, urlai come un matto e feci quei pochi caroselli che si potevano fare visto che uscimmo ai quarti di finale, ma ero distratto e in fin dei conti di quel mondiale mi interessava fino ad un certo punto. Ricordo la partita con la Francia vista al mare con gli amici, i soliti cazzo di rigori persi, e una delusione che però nulla aggiunse, e nulla tolse, a quel vuoto pneumatico spinto che la mia tarda adolescenza, protrattasi sino alla veneranda età di 23 anni, stava vivendo.

Coinvolgimento emotivo: 6
Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 70%
Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: Solo una volta di A. Britti (madonna mia che brutti tempi)
Numero di caffè in ghiaccio bevuti nei pomeriggi assolati di Villaggio Adriatico: 45

7) Mondiali 2002. Le mattine a scrivere la tesi e a guardare calcio.
Nel 2002 stavo finalmente per laurearmi dopo ennemila anni fuori corso, a 27 anni. I mondiali si tenevano in corea e giappone, e le partite si giocavano le le 7,30 del mattino e le 3 del pomeriggio.
Passavo intere mattinate in mutande nella casa di Reggio Emilia a guardare kilotoni di partite facendo finta di riguardare una tesi ormai finita. La Nazionale di quei tempi era forte, forse la più forte che avessi mai visto dopo quella del 1982. Le partite le vediamo in massima parte dai miei fratelli a Parma. Tutte a pranzo, tra uno spaghetto al tonno e una ciotola di popcorn (era il menù fisso di mio fratello Pfaff, all’epoca grande gourmet).
Il giorno di Italia Corea ero a Parma, mancavano due ore alla partita ed avevo appena comprato una bandiera dell’Italia da poter sfoggiare al carosello futuro. Passo davanti all’Università per caso e becco il mio prof di tesi, che mi invita a salire in studio per discuterne. Io ero vestito in bermuda e maglia della juve. Credo che la sua stima accademica crollò sino a livelli di guardia, e rischiai seriamente di dovermi trovare un altro prof.
La partita andò come andò, facemmo cagare e uscimmo contro quegli indiavolati ma mediocri giocatori coreani. Ronaldo si vinse il suo mondiale, ed io completai la tesi.

Coinvolgimento emotivo: 7,5
Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 85%
Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: boh, non me lo ricordo.
Numero di pezzi di gnocco fritto trangugiati nelle feste di provincia: 34

8) Mondiali 2006. 24 anni dopo.
Nel 2006 sto scrivendo un’altra tesi, quella di dottorato. Anche qui, manca poco, avrei tutto il tempo di dedicarmi al Mondiale. Ma per la prima volta il Mondiale lo fanno in pay tv. Questo significa che per guardare tutte le partite che vorrei devo trovare un amico con decoder da cui farmi ospitare per un mese, oppure vagare in un locale alla ricerca della partita desiderata. Abito in centro a Parma, e di locali ce ne sono a sufficienza. Ogni pomeriggio, dalle 16,30, mi piazzo in uno di questi, ordino una birra da un litro, mi carico di stuzzichini da happy hour, e mi guardo le mie brave partite. In un mese avrò preso 5 kili e imbarcato colesterolo a cazzuolate, ma l’esperienza merita. Nel locale si ritrovano studenti sfaccendati, appassionati di calcio fancazzisti come me, tifosi della nazionale di turno. Che siano venditori di fazzoletti ghanesi, muratori russi, procaci erasmus tedesche, prostitute nigeriane o ballerini brasiliani, ogni giorno è un incontro e una festa multiculturale. Bestemmie in turco, canti in olandese, litigate tra africani e sudamericani, insulti ai francesi, trenini charlibraun capitanati da discinte tifose brasiliane in tanga. Il calcio lo si guarda, ma l’esperienza è più ampia e divertente.
L’Italia, di suo, avanza. La semifinale con la Germania, a casa di mio fratello Copeland, è un massacro per le coronarie. Ma vinciamo, e passiamo la notte in Piazza Garibaldi a farci tirare secchiate d’acqua dagli inquilini contro quella movida improvvisata.
La finale con la Francia la vedo a Barcellona. Tutta la famiglia è ospite di mio fratello emigrato Pfaff, e alle 6 di sera abbiamo già occupato i posti migliori di un pub enorme. Ci sono una smitragliata di italiani, gli spagnoli fanno il tifo per noi, i pochi francesi provano a farsi sentire ma vengono sepolti dai fischi e dai chitammuort.
La partita che ve la racconto a fare, avrò perso tutti i kili presi in quel mese di gozzoviglie. I rigori li guardo, per la prima volta, e non mi nascondo. E quando vinciamo ci ritroviamo in Piazza Catalunya sudati come zebre a sbevazzare birre calde in lattina comprate da asiatici che quella note si arricchiscono a dismisura. La mattina dopo io e Copeland torniamo in Italia, tronfi, con la bandiera al collo.

Coinvolgimento emotivo: 9
Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 90%
Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: Happy Hour di Ligabue (che mi stracciò le palle dopo una settimana).
Numero di stuzzichini ricoperti di batteri fecali inghiottiti in quel mese: 323

9) Mondiali 2010. Non pervenuti.

Il 2010 è un po’ come il 1998 per la mia vita, ovvero un bell’anno di merda. Anche avessimo avuto una squadra decente, e non ce l’avevamo, non mi sarei guduto il torneo con particolare soddisfazione. Ma il caso vuole che quella sia la peggior Italia si sempre, e tempo dieci giorni ce ne siamo già tornati a casa tra qualche pernacchia e molti andateacagare.
E’ un mondiale di cui ricordo poco, nonostante sia l’ultimo, e di cui ho visto poche partite. Ricordo solo il rumore assordante delle vuvuzuelas, e la canzone di quella gnocca di Shakira.
Poi solo fastidio per me stesso.

Coinvolgimento emotivo: 4
Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale: 40%
Canzone maggiormente ascoltata in quel mese: la canzone di quella bella figliola di Shakira, ve l’ho già detto.
Numero di litri di birra artigianale bevuti con i quali ho polverizzato lo stipendio di giugno: 17

10) Mondiali 2014. Con una figlia in braccio.

Alla vigilia del mio decimo mondiale mi troverei nelle migliori condizioni per vedere il mondiale: ho finalmente un decoder satellitare e vedo tutte le partite, gli orari sono tardo pomeridiani seral-notturni, e dunque non ci sono accavallamenti col lavoro, e le offerte di birra già traboccano nei supermercati
Però succede che nel frattempo ho una figlia di 1 anno e mezzo che fa il diavolo a quattro, morde i muri, rischia ogni giorno di rompersi la testa, urla, si incazza, corre cade e si rialza, e quando torno a casa mi si lancia al collo e non mi si stacca di dosso prima di cena. Appena mi siedo mi smitraglia di protestanti “papàà!” e mi prende le mani per farmi alzare in piedi e seguirla. Dopo di che fino alle 23 è ancora viva e frizzante come Satana in persona.
La domanda è: quante partite riuscirò a vedere? A che punto del mondiale Sunofyork chiederà il divorzio? Tra un rigore per l’Italia e la subitanea richiesta di giocare con le costruzioni di mia figlia, cosa sceglieranno i miei occhi?
Tra un mese potrò darci una risposta esaustiva.
Coinvolgimento emotivo?: al momento 6,5, ma sta salendo di giorno in giorno.
Percentuale di partite viste in tv rispetto al totale?: Io prima che inizi un Mondiale spero sempre nel 100%. Magari stavolta ci riesco. Vero Sunofyork?

 

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9 Responses to Nove mondiali di calcio

  1. R. di K. ha detto:

    Ciao, leggerti mi riempe e mi alleggerisce. Grazie ma … mantieni la promessa di almeno una volta al mese.

  2. fed ha detto:

    Nonostante io non sia un maschio, né una tifosa di calcio, né particolarmente incline al passatismo sono pursempre nata tra il 1970 e il 1985, e devo ammettere che anche io subisco (seppur collateralmente) la scansione temporale fra i mondiali.
    Ben tornato papero, mantenevo l’allerta sui tuoi post con fiducia sapendo che un giorno saresti tornato fra noi!

  3. Paperoga ha detto:

    fed: lietissimo di rileggerti.

  4. LadyLindy ha detto:

    oh, ci sei mancato.

  5. Joker lo scherzoso ha detto:

    Premessa: sono un malato di calcio.
    E, come tale, i Mondiali per me vanno visti, nei limiti del possibile, integralmente.

    Da un po’ mi tengo anche fuori dalla retorica della Nazionale Italiana, preferendo una visione più cosmopolita.
    Insomma, per me, la partita dell’Italia, è quasi una partita come le altre.

    Poi, ok, se vince tanto meglio, ma preferisco focalizzarmi sul calcio e sui Mondiali in quanto tali.

    Certo, non posso fare a meno di notare che comunque è una manifestazione sopravvalutata, visto che è molto meno indicativa di quanto si pensi

    (prendendo in esame i dati dei Mondiali, Grosso è più forte di Messi, tanto per fare un’iperbole).

    Ma vorrei sottolineare un altro punto.
    I Mondiali, purtroppo, portano con sè un problema contingente.

    Fanno risvegliare i neofiti.

    Gente che per 4 anni non ha visto mezza partita, di colpo riscopre il suo interesse per il football.

    Perciò mi permetto di stilare qualche regoletta per tali inesperti,
    che in molti casi (non tutti, per carità. Non voglio generalizzare) disturbano la visione, così da evitare di molestare gli appassionati:

    1) Non mi chiedere perché il CT non ha convocato questo o quel giocatore. Molto spesso, per non dire sempre, la risposta è complessa, strutturata, e se me lo chiedi durante la partita il mio primo impulso è quello di liquidarti.

    Es. Perché Lippi non ha convocato Cassano?
    (Dai, su, a chi non è mai stata fatta questa domanda…)
    Risposta di Joker: Beh, sai ci sono vari motivi, c’è chi li condivide, chi no, praticamente il fatto è che… ufff…vabbè è infortunato, dai.

    2) I giocatori, come tutti gli esseri umani, invecchiano. Perciò, sedetevi, respirate bene e cercate di reagire al colpo:
    Baggio s’è ritirato.
    Fatevene una ragione.

    3) Sì, mi ricordo di Schillaci. Non c’è bisogno di verificare la mia memoria storica a scadenze quadriennali. E no, quell’anno non vincemmo.

    4) Vorrei conoscere l’insegnante di matematica e geografia di molti.
    Gli ultimi mondiali quando sono stati? Nel 2012?
    No, dico, da quando 2014- 4 = 2012?
    Quelli erano gli Europei.

    Ah, già, hai ragione. Li ha vinti il Brasile, no?
    No.
    A meno che tu alle ultime elezioni europee non abbia votato per Lula.

    5) Non sono diventato poliglotta di colpo. Seguo il calcio e imparo le pronunce. Ecco perché so pronunciare Schweinsteiger.
    E, se vado in bagno e segna la Germania, se ti chiedo chi ha fatto gol, non mi rispondere “uno biondo”, non è indicativo.

    6) L’uguaglianza dei popoli non è solo una cosa che torna utile per la filantropia d’accatto su facebook. Io ci credo davvero anche da un punto di vista sportivo. Perciò, evita il sorrisino di sufficienza se ho intenzione di vedere Turchia – Costa d’Avorio.

    7) La regola del fuorigioco. Sei laureato con 110 e lode in ingegneria nucleare, ma quella regola ti incarta tutte le volte.
    Fai una cosa: accettala per fede.

    8) Consiglio esame oculistico e audiometrico. No, perché, plasma da 100 pollici e dolby a palla e poi non senti il fischio dell’arbitro e non distingui l’esterno della rete dall’interno.
    Potrai risparmiarti diverse esultanze “a salve”

    9) Niente manie di persecuzione. L’arbitro non ce l’ha con noi solo perché quella volta contro la Corea blablabla. Sono passati 12 anni. Facciamo intervenire la prescrizione, per carità.

    10) La partita della Nazionale non è un evento mondano. Mi spiego meglio: non è necessario riempirmi il salotto di una vagonata di gente che non conosco. Tre o quattro amici fidati e competenti bastano e avanzano.

    Scusate la (solita) verbosità.

    Saluti.

    P.S. E’ un gran piacere rileggerti, Paperoga.

  6. sunofyork ha detto:

    Puoi contarci!
    (Sul divorzio, intendo)

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