Teoria e pratica di consumismo

consumo
Siccome cambio cellulare più o meno con la stessa frequenza con cui una cometa visibile compie il suo passaggio sopra il pianeta Terra, l’arrivo di Ison e la contemporanea andata in vacca dell’audio del mio vecchio cellulare hanno fatto sì che mi decidessi allo storico change-over.

E siccome avete capito che per me gli smartphone sono il Male assoluto, fautori di un disastro sociale che crea rincoglioniti a ripetizione, e siccome che a me di navigare su internet in autobus non me ne frega niente, di scaricare inutili app men che meno, di postare in diretta su twitter quanti km sto percorrendo nel parco cittadino figuriamoci, ho cercato su internet un cellulare nuovo, “with a the least amount of stronzate”, tanto per parafrasare American Beauty. Un telefono per telefonare, punto e basta, mandare messaggi, segnarmi qualche appuntamento in agenda, programmare la sveglia. Un telefono leggero, che entri in tasca, la cui batteria duri qualche giorno.

Me la sono cavata con 70 euro e un cellulare da 900 grammi. Avrei potuto far meglio, spendere meno, lo so, ma mi accontento.

Scarto dunque il cellulare ( per molti l’unboxing di un cellulare e la successiva sua accensione sono momenti orgasmatici, per me è una rottura di palle dovermi abituare ad un nuovo strumento che non funziona come quello usato negli ultimi 4 anni), carico la batteria, e vado ad inserire la mia SIM.

Sorpresa: la mia SIM è grande il doppio dell’alloggiamento. Come cazzo è possibile? Eppure la mia SIM è solo di 15 anni fa, possibile che la tecnologia nel frattempo si sia evoluta?

Carico di questi dubbi mi rivolgo ad un negozio della mia compagnia telefonica, in cui entro per la prima volta nella mia vita. Il che risulta evidente dal dialogo che vi trascrivo (in corsivo sbarrato ciò che potrebbe aver pensato la commessa e non mi ha detto):

– Salve, ho comprato un telefono nuovo, ma ho visto che la SIM non ci entra, è grande il doppio, come è possibile?
– ….. (ma guarda te sto babbeo)
– Si?
– Ehm, immagino che debba cambiare la SIM, penso sia quella di vecchia generazione.
– Boh, che ne so, non l’ho mai cambiata da quando l’ho presa.
– E in che anno l’ha presa?
– 1999.
– (Cosa, non cambi la SIM dal 1999?? Tanto valeva metterci al suo posto un quadrettino di compensato colorato, avrebbe avuto le stesse funzioni)... Mi spiace, ma al momento non abbiamo nuove SIM in negozio, dovrebbe provare qua oppure là.
– Ah, grazie, visto che ci sono, potrei sapere qual’è la mia tariffa per telefonare?
– ….(ma da dove arriva sto scemo?)
–  Diceva?
– Ehm,  mi sta dicendo che praticamente è dal 1999 che non sa quanto spende per chiamare?
– Esatto.
– ….(stramaledetto idiota) dunque vediamo..
Smanetta un po’ sul computer e poi strabuzza gli occhi.
– Ma lo sa che lei telefona con una tariffa di 32 centesimi al minuto con tanto di scatto alla risposta? E’ la tariffa più cara che abbia mai visto.
– Lo sospettavo, ma sa, io non…
– Ma scusi, ma ogni quanto ricarica il cellulare?
– Boh, ogni 2-3 mesi.
– E di quanto?
– Dieci euro, di solito, a volte cinque.
– (Ammazza sto pidocchio, se tutti fossero come lui io starei a spazzare le scale nei condomini e forse manco)
-Ha detto qualcosa?
– Ehm, diciamo che non lo usa molto il cellulare, a quanto vedo…
– Usare lo uso, ma mi faccio chiamare facendo gli squilli, io telefono pochissimo. E poi non ci navigo.
– (Pidocchio e pure scroccone, sto pezzalculo)….vediamo che tariffa posso proporle in alternativa…ci sarebbe la “Noi tutti insieme appassionatamente all inclusive”, al costo di 9 euro al mese, poi la ” Con noi in mutande” che offre ennemila sms al mese e chiamate gratis per tutti i cellulari dell’univers, a 15 euro al mese, oppure a 5 euro al mese uno sconto del 25% per i successivi 2 minuti di chiamata per le telefonate verso la provincia di Matera e lo stato dello Sri Lanka, più un pacchetto di 10 sms al giorno gratuiti da utilizzare obbligatoriamente altrimenti te li scaliamo dal credito, e poi..
– Mi scusi, ma non avete tariffe a consumo?
– Tariffe a che?
– Tariffe a consumo, pago quanto consumo senza voci fisse.
– (tariffe a consumo??? ma questo è andato in coma nel 2000 e si è risvegliato venendo a rompere i coglioni proprio a me???) Ah, forse qualcosa è rimasto, sono tariffe di qualche anno fa che (non se le incula più nessuno) ehm, non sono più molto richieste….vediamo un po’…
Scartabella sul computer 3 minuti e poi mi fa:
– No, credo che la sua sia la più conveniente tra quelle a consumo che abbiamo.
– Ammazza, ma come, prima mi ha detto che è la tariffa più cara che ha mai visto.
– Lo so, ma rimane ugualmente la migliore, deve capire che ormai tariffe a consumo sono roba vecchia, non convengono, le offerte flat a costo fisso abbattono le spese.
– Si ma le abbattono se il telefono lo usi, ma io che lo uso poco sono costretto ad usare una tariffa da telefono satellitare degli anni ’90?
– A quanto pare sì.
– Una bella trappola, eh?
Si lascia scappare un sorriso di ammissione.
Morale della favola: Quando non sei drogato dal bisogno di qualcosa, ti rendi conto come tutto quello che il mercato ti propina sia un gigantesco imbroglio. La fiumana di gente che ogni mese sciama in questi negozi alla ricerca di nuove offerte per il suo nuovo cellulare cambiato dopo un anno, non si rende conto che non fa che stringersi al collo la corda un poco alla volta sempre di più. O forse se ne rende conto, ma lo fa con un piacere masochista che ricorda il bondage.
Ed ora scusate, ma corro a mettermi in fila per comprare la nuova spettacolare Playstation 4!!
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5 Responses to Teoria e pratica di consumismo

  1. joshuathekid ha detto:

    Gastone consiglia una tariffa postemobile da pensionato, 4.50 euro al mese un sacco di minuti e di messaggi (così mi puoi chiamare!). Perfetto per il mio smart telefono messo insieme in ricicleria.

  2. Joker lo scherzoso ha detto:

    Io,
    fino all’anno scorso,
    avevo una tariffa stupenda:

    195 sesterzi ogni giro di clessidra
    verso tutti i telefoni fissi dell’Impero Ottomano

    e 300 pergamene (max 160 ideogrammi) al mese gratis

    (sì ok, era un po’ vecchia, lo ammetto).

    Poi m’hanno costretto a cambiarla
    (alla faccia dei vincoli contrattuali).

    Saluti.

  3. Lucrezia ha detto:

    Beh, una cosa devo dirla, io non richiamo mai quelli che per abitudine fanno lo squillo: in questo concordo con la commessa, perché quelli che ti richiamano, mica non le pagano le telefonate!
    La spilorceria è una delle cose che non mi piacciono in generale. Un mio amico è stato ribattezzato Scrooge per questo.
    Se cerchi un po’, trovi compagnie che per 3 euro mensili ti danno una marea di minuti. Se spendi in media 10 euro ogni 2-3 mesi, rientri nel budget abituale.

    • Paperoga ha detto:

      a mia parzialissima discolpa devo dire che squillo per essere richiamato solo con persone con cui c’è un accordo in tal senso. non è che mi metto a far squilli a tutta la popolazione come uno stalker braccinecorte!

      • Lucrezia ha detto:

        Purtroppo per me, conosco persone che agiscono così con tutti per abitudine. Un paio bombardano di squilli, finché, stufa, li chiamo, perché penso ci sia qualcosa di vitale e loro stiano per morire schiacciati da un caterpillar e vogliano aiuto… invece no, se ne escono con cretinate allucinanti. Ergo, chi fa così non sarà mai richiamata.

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