a F.S.

Credevamo che questa fosse la nostra età dell’oro.

Credevamo che esistesse, forse per malintesi ricordi d’infanzia, una zona franca di una durata imprecisata, una decina d’anni  scarsa, mettiamo, dove sperimentare una serenità compiuta.

Credevamo che questa fosse la cresta dell’onda della nostra vita, in cui creare focolari ed allevare figli, scoprirsi padri e madri a cospetto dei propri padri e delle proprie madri.
Credevamo che ci fosse un momento nella vita in cui il dolore è alle spalle oppure ci attende a distanza. Un momento di pausa, di equilibri accettabili, di momenti da accumulare e trasformare nei ricordi crudeli della vecchiaia.
Credevamo ci fosse un piccolo momento nella vita in cui stiamo tutti bene, e tutto va bene. Un tempo per accumulare giorni e sere, forse anche intere stagioni di serenità, in attesa del dolore futuro, dei primi acciacchi, dei primi imprevisti, dei primi lutti tra i tanti che un domani ci decimeranno.
Credevamo ci fosse un momento, nella vita, questo momento per la precisione, in cui ci sarebbe stato risparmiato tutto questo.
E invece continuiamo a raccogliere i nostri morti, a farci schiaffeggiare a sorpresa dalla vita e a farci sbalordire dal dolore. Non ci sono soste, non ci sono pause. Non c’è alcuna pietà, non c’è alcuna carità. Non c’è alcuna difesa. C’è anzi una crudeltà manifesta, un sadismo della casualità, come se una morte di per sè non bastasse. Con una mano facciamo giocare i nostri figli, e con l’altra seppelliamo i nostri padri. Sorridiamo ai nostri figli e piangiamo per i nostri padri, contemporaneamente.
Tutto quello che possiamo fare è nascondere l’assurdo ai nostri figli, finchè possiamo. Mistificare l’orrore, addolcire quel piccolo inferno di dolore a caso che lastricherà le nostre e le loro vite. Questo e poco altro ci è concesso di fare. Perchè neppure di proteggere i nostri figli possiamo essere capaci. Solo mentire, nasconderci sotto le coperte, sentire scorrere fortissimo il tempo dentro e fuori di noi, e poi rinunciare a capire.
Credevamo che questa fosse la nostra cresta dell’onda, e invece i nostri padri vengono via via mietuti, e le nostre vite ci appaiono giovani ma giovani non sono.
Credevamo che la nostra vita fosse appena iniziata, e invece siamo già i prossimi.
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