Sembra un uovo ma non è

Domenica di primavera. Un borgo toscano in cima ad una collina dove la natura è appena esplosa nei colori e negli odori, tra prati verdi puntellati di fiori e i cipressi “che alti e schietti
van da S. Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti mi balzarono incontro e mi guadar
”. C’è il sole e un fresco venticello che, mentre cammini sul pendio, ti impedisce anche di pezzare di sudore. Ovunque è calma e silenzio. I sapori dalle cucine poco prima di pranzo ti conducono spiritato verso la vicina osteria dove addenterai una fiorentina grande quanto una tavola da surf e berrai a garganella litrate di Chianti. In compagnia di persone care, si discute e si scherza, e i volti rilassati dopo una mattinata di peregrinazioni lente su e giù dai colli si preparano a desinare, complici e in piena sintonia di intenti e di pensiero.

Gli equilibri cosmici, in questo momento, paiono immoti e favorevoli, e la mente leggera quasi permette all’anima stessa di ritornare all’Uno. Mentre cammino sul ciottolato della stradina, con le braccia dietro le spalle e la spalla lievemente incurvata, ogni segno del tempo, ogni stupro del presente, ogni inganno del passato, paiono vendicati. Alzo dunque il viso verso il cielo, come per un attimo ripreso dal dubbio antico e riposto se davvero possa infine esistere un Dio facitore di cotanta bellezza, quando dallo stesso cielo d’improvviso rapidi movimenti, un volteggiare che non ti aspetti, strani esseri che squarciano l’equilibrio degli eventi, un rumore come di spruzzo, un gesto di spregio e di sfregio, e quando capisco che due piccioni mi sono planati ad un metro e uno di loro mi ha cagato sui pantaloni, è troppo tardi.

Rimango immobile, lo sguardo sorpreso, stupito. Mi guardo i pantaloni ed è come se qualcuno mi avesse cucinato un uovo al tegamino e me l’avesse impiattato sulla coscia. Ma il silenzio della sorpresa e l’incasso passivo di questo sfregio durano poco. Da quel momento, un susseguirsi di reazioni che mi sforzerò di catalogare con l’oggettività dell’antropologo.

  1. La rabbia del Senzadio.

Dimentico di ogni dubbio al riguardo, comincio a smitragliare una sequela di bestemmie ognuna delle quali si sgrana ad un ritmo sincopato quasi si trattasse di un rosario imbastito per una messa nera. Le oscure maledizioni si generano da sole, quasi per partenogenesi, l’una da un pezzo dell’altra, e l’altra variante malata dell’altra ancora.

In circa un minuto la mia furia cieca comincia a placarsi. Per accorgermi che accanto a me giocavano felici due bimbi ed ora mi guardano con timore, e che davanti a me c’è una cappella incassata sul muro con una Madonna di gesso, che pare rimproverarmi con le sue dita di gesso. Doc è tentato dal misurarmi la pressione, la moglie di Doc quasi si mette le mani nelle orecchie, in Sunofyork l’imbarazzo si taglia a fettine.

2. La promessa dell’assassino.

Bypasso il problema di chi abbia creato il piccione scacazzone e mi concentro proprio sul volatile. Come se non fosse ormai volato chissà dove, gli inveisco sopra come se fosse davanti a me tra lo sconcerto generale.

“BRUTTO FIGLIO DI GRAN PUTTANA! CAZZO IO TI BECCO, QUANTO E’ VERO DIO IO TI BECCO MALEDETTO FIGLIO DI LURIDA BALDRACCA! AH, CANE MALEDETTO, DOVE CAZZO VAI TORNA QUA SE HAI CORAGGIO!!”

Tutto questo mentre gesticolo verso il cielo, coi pugni minacciosi o con le dita a forma di pistola, facendo Bum e Ka-boom con la bocca, mentre Sunofyork è l’imbarazzo impersonificato e Doc e mugghiera fanno finta di non conoscermi.3. La paranoia del bombardato.

Mentre cerco di tamponare con kleenex e acqua l’uovo alla coque che mi si è stampigliato sui pantaloni freschi di bucato, procediamo verso l’osteria. In alto i piccioni si sono moltiplicati, e ci inseguono. Ogni volta che volteggiano sopra di me mi accuccio con le mani sulla testa, tremante come fossi scampato al bombardamento di Dresda. Ogni singolo sbattere d’ali mi mette i brividi, cerco ripari dietro i vasi, mi incollo al muro come una mosca, corro a perdifiato e senza meta bussando alle porte e alle finestre e chiedendo aiuto. Sunofyork sta chiedendo a degli abitanti del luogo se gli rimane in casa qualche sedativo che magari usano per i cavalli, mentre Doc e mugghiera di sono dileguati.

4. Gli avvertimenti mafiosi trasversali.

In preda alla follia ad un certo punto osservo un piccione in particolare, appollaiato su un muro di pietra. Non so perché, ma sono sicuro di riconoscerlo. Non è quello che mi ha smerdato le braghe, è il suo compagno, quello che è planato insieme al Barone Rosso ma mi ha risparmiato. Gli punto l’indice, immobile, il viso è una maschera di brutale minaccia e di diverse violazioni di copyright:

Ti ho visto, che ti credi, che non so dove abiti? Io ti becco prima o poi, e quando ti becco trovo anche il tuo compare. E vi faccio fuori perdio, me ne fotto di Greenpeace e Amnesty International, vi spiumo vivi e quelle kilate di merda che vi portate in saccoccia in volo ve le faccio cacare a bastonate! Verrà il giorno, e se non becco te beccherò i tuoi figli, o i tuoi nipoti, o i figli dei tuoi figli. Prima o poi un piccione a Parma o a Bologna che abbia i tuoi geni lo becco, ed avrò una cura medievale per il suo culo!”

Sunofyork sta chiedendo un passaggio per il ritorno a degli sconosciuti, Doc e mugghiera stanno già addentando la bistecca in osteria.

5) Ipocondria canaglia.

Do un’occhiata ai pantaloni, c’è un chiazzone bagnato con strature di bianco che pare gesso o calce. Ho decine di fazzoletti in mano tutti zuppi e lerci. Mi sento sporco, anzi no, mi sento già malato. Quel dannato piccione mi ha trasmesso qualcosa, forse la follia di questi minuti è già un sintomo, qualcosa mi ha aggredito il cervello e mi ha fatto sbarellare. Mi ricordo d’improvviso una puntata del dr. House in cui ad uno veniva una tremenda infezione al cervello e questo viveva con un sacco di piccioni in casa, aspetta si chiamava con un nome terribile, listeriosi se non sbaglio. Ora sudo e guardo questo borgo toscano così bello in cui si principia la mia morte. Mi siedo su un cornicione e sono sudato e senza forze, ucciso da un piccione scacazzante, che morte idiota, sento i fumi del guano entrarmi nei seni nasali e nascondersi nei meandri del cervello, che vita inutile e che fine orrenda, mi sento senza risorse e non ho più fame, ho solo guano sulle ginocchia e nelle mani, tutto è guano, di guano sono i muri, le porte, le finestre, e tutto è orribilmente sporco ed evito di appoggiarmi, e in tutto questo mi lamento e mi lamento finchè non mi sento sferrare un calcio nel culo da Sunofyork: “meh, ti dai una mossa che teniamo fame?”

Mi desto dal torpore ipocondriaco. Entro in osteria, mangio e mi riprendo la dignità. E’ che sono stato colto di sorpresa, chiedo venia. Forse ho esagerato, mi dico. Si, ma cosa mi è preso poi… Ma si, ridiamoci su….RIDIAMOCI SU UN CAZZO, IO LO STANO PRIMA O POI QUEL MALEDETTO FIGLIO DI TROIA!

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11 Responses to Sembra un uovo ma non è

  1. fed ha detto:

    Mmmm, se riesci mandami un identikit, sia mai che i due volatili bastardi vengono a rifugiarsi in abruzzo!

  2. Joker lo scherzoso ha detto:

    Successe qualcosa di simile ad un mio amico.
    Che, tra l’altro, era un docente ordinario dell’imprecazione.

    Fece due volte il giro del calendario di Frate Indovino.

    Io non ho ancora capito a cosa servano i piccioni a questo mondo.
    Oltre quella di far moderare la velocità in auto a chi non voglia macchiarsi del delitto di piccionicidio

    (ma sono pochi buoni di cuore)

    (saluti)

  3. punzy ha detto:

    I piccioni sono topi volanti, dovrebbe esistere un veleno apposta per debellarli, così come la pennicillina debella i microbi. Una vaccinazione anti piccione, ecco a cosa dovrebbe lavorare la ricerca scientifica, invece di accellerare particelle a cazzo
    ….Povera amica mia, che vita magra che l’aspetta

  4. sunofyork ha detto:

    @punzy: grazie amica mia, pensa che qui sul blog si è anche contenuto, nella realtà è molto più un pazzo furioso. anche se, a onor del vero, devo dire che quella cagata di piccione era veramente enorme, e per di più è andata a inzaccherare i suoi pantaloni preferiti

    (presenti,com’è ovvio, in quintupla copia nel suo guardaroba)

    sun

  5. LadyLindy ha detto:

    Paperoga sente che la morte lo invade,

    dalla testa al cuore gli discende.

    Sotto un pino se ne va correndo,

    sull’erba verde s’è coricato prono,

    sotto di sé mette la spada e il corno.

    Ha rivolto il capo verso i pagani piccioni:

    l’ha fatto perché in verità desidera

    che Sunofyork dica a tutta la sua gente

    che da vincitore è morto il nobile papero:

    Confessa la sua colpa rapido e sovente,

    per i suoi peccati tende il guanto a Dio.

  6. Paperoga ha detto:

    fed: occhio, sono ubiqui..
    joker e punzy:sono per lo sterminio di quei maledetti, ma che avvenga con dolore
    sunofyork: credo sia una reazione normalissima ad un evento orribile
    ladylindy: carducci, e chi era costui?

  7. LadyLindy ha detto:

    @Paperoga
    naaaah. Chanson de Roland.

  8. Joker lo scherzoso ha detto:

    Paperoga

    Magari.
    Questi s’adattano all’ambiente circostante.

    Un tempo bastava un’occhiataccia e volavano via.

    Adesso no.
    Avanzano pretese.

    A Milano, ad esempio,
    hanno imparato ad attraversare sulle strisce.
    (giuro)

    E se passi mentre loro stanno attraversando
    ti guardano, senza spostarsi di un millimetro,

    come a dire:”investimi e ti querelo”

  9. punzy ha detto:

    concordo con il joker: anche qui a Roma lo fanno. E se mangi qualcosa per strada ti beccano i piedi finchè non gli dai qualcosa. Io in genere gli dò delle gommose, sperando che si attacchino alle pareti intestinali

  10. doc ha detto:

    è stato esilarante, paperoga. anche se non pensavo che un amico potesse soccombere per listeriosi fulminante. mi adopererò dunque con tutti i clisteri di mia conoscenza quando il morbo ti coglierà, veglierò al tuo capezzale e ti porterò su un vassoio d’argento la testa di quel vigliacco pennuto. ma la considerazione più importante da fare ora è che la scagazzata ha colpito te e non noi.

  11. Porzione ha detto:

    Se devi morire come dottor House comanda, soccombimi per lo meno di lupus.

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