Lettera annichilente ai maturandi (1)

Ordunque è il caso di un cappello iniziale alla mia lettera agli studenti che in questi giorni affrontano la Maturità. Qualche ex-blogger mi ha affibbiato il nomignolo di “Grinch della maturità”, dunque è il caso di precisare qualcosa.

Malgrado faccia fatica a nascondere per i giovani un disprezzo per lo più di carattere estetico ed acustico, sono sempre stato un curioso osservatore nonchè sostenitore sincero. Per quanto possano essere insopportabilmente stupidi e sgraziati, sono pur sempre un gioiello in confronto alle pallide, nevrotiche ed incattivite creature carveriane che diventeranno da adulti.  Dovendo osservare nel quotidiano qualche mio simile, preferisco comunque la zotica ed ingenua dabbenaggine di un adolescente, piuttosto che le grigie stanze di vita quotidiana dei trenta-quarantenni. E poi si sa, è tutta invidia della gioventù che se n’è andata. Se un dio cattivo e capriccioso mi proponesse questo patto: “strappa il cuore di un adolescente e porgimelo come sacrificio, ed avrai un anno di vita indietro”, io avrei già rotto diverse casse toraciche e divelto sterni alla ricerca di muscoli cardiaci pulsanti di vita. Niente di personale, è che cerco qualunque strada, lecita o illecita che sia, per mantenere la mia personale immortalità. Ma sto divagando, passiamo alla lettera.

Caro maturando, sono sicuro che in questi giorni per la prima volta in cinque anni un po’ ti stai cacando addosso. Dopo molli anni in cui sei stato abituato a fare il cazzo che ti pareva, fuori e dentro dall’aula, ti sei ritrovato a dover affrontare una vera prova, e forse ti sarai sentito un po’ disorientato. Ma non è colpa tua, assolutamente. E ti spiego perchè. Per cinque anni ti sei trovato ad affrontare un’esperienza spesso inconsistente. E questo per due motivi: perchè è scomparsa nella scuola di oggi una vera e propria trasmissione del sapere; perchè non ti è stata offerta una struttura nè l’occasione di apprendere e personalizzare un metodo.

Partiamo dal primo punto: la trasmissione del sapere. Ci vogliono dei docenti, per trasmettere il sapere. E parlo di una vera e propria “tradizione” in senso etimologico. Sui docenti non generalizzo, ma quello che ho l’occasione di vedere, e nemmeno tanto da lontano, è la demotivazione di massa di chi non si sente più nemmeno tanto sicuro di essere utile a qualcosa. Altro che tradizione, altro che passaggio. Al massimo una dettatura di dati, una estrapolazione di cifre, un elenco di nozioni, quando c’è. Voi forse credete che la trasmissione del sapere sia inutile, o forse non esista, sia un’astrazione prodotta dalla mia mente romantica. E invece senza quel sapere ne uscirete nudi e inetti, del tutto inadeguati, perchè le cifre e le nozioni vanno via il giorno dopo l’interrogazione. Quel che non avrete sarà l’auto-apprendimento di un metodo. E’ come dire che cinque anni non vi saranno serviti ad un cazzo.

Il secondo punto: non vi hanno dato un struttura dove crescere. Per struttura intendo qualcosa di solido, di scomodo, a volte di difficile, ma che abbia dei limiti evidenti, che seppur non rispettati siano lì a farvi capire che esistono. La scuola invece è un puttanaio dove potete fare quello che volete, inutile girarci attorno. Andarci, non andarci, entrare ed uscire dalla classe, essere interrogati o meno. Tanto alla fine pochi di voi pagano il dazio. Non si boccia, e se vi si boccia i vostri genitori, altra catastrofe per la vostra crescita, faranno ricorso al TAR, o vanno a menare direttamente il professore o il preside. La scuola e ciò che la circonda vi danno il pasto gratis, e vi regalano un edificio di cemento molle e inerte, profondamente disinteressato alla vostra crescita. Dietro l’apparente comprensione della vostra irrequietezza, c’è solo disinteresse, credetemi. Dietro il loro chiudere un occhio di fronte al vostro disimpegno, c’è solo una lavata di mani. Fate il cazzo che vi pare, sembrano dire, tanto siete destinati ad essere dei perdenti.E’ un prezzo che non vi rendete conto di pagare, quello di non sopportare mai le conseguenze per le stronzate che fate, per l’impegno che ci mettete. Pensate di essere furbi, e che nessuno si accorga di quanto gliela state facendo sotto il naso. Invece è solo la dimostrazione che nessuno si cura di voi.

E voi altri, dico a voi, quelli bravi, quelli che si impegnano, quelli che cercano di trovare un senso in questi anni di studio, posso capire quanto possa essere frustrante questo livellamento al ribasso, questo cercare di crescere nel disinteresse di fondo. Lisa Simpson che si dispera imprigionata nella seconda elementare di Springfield, terrorizzata dal rischio di sprecarsi, ecco quello che mi viene in mente.

Eccovi dunque che dopo 5 anni di cui non riuscite a capire il senso e l’utilità, arrivate alla fine. E dall’esame uscirete ignoranti e impreparati, bellamente deresponsabilizzati. Ma tanto c’è l’università, si dirà. Beh, vi faccio un’anticipazione: l’università di oggi fa più ridere della scuola. E’ una fabbrica di laureati farlocchi, una gara di marketing tra atenei a chi si accaparra più matricole, tra programmi di studio liofilizzati ad arte e commissioni d’esame quasi francescane nella loro bontà. Forse avrete avuto strani racconti sul passato, ma posso tranquillizzarvi, si fa per dire: l’università non boccia più, vuole produrre un manico di laureati ignoranti per poi rifilargli uno o due master a pagamento. Anche a loro, come alle scuole, non gliene frega nulla di voi.

Tra lauree triennali a magistrali e inutili master arriverete a 27-29 anni, e sarete dati in pasto al mercato del lavoro. E tra dieci anni vi troverete di fronte la mia generazione, nel frattempo a fatica incuneatasi ai vertici delle strutture lavorative. E mi spiace dirlo, e non sapete quanto poca soddisfazione ci sia per me nel dirlo, ma vi faremo a pezzi. Conosco la mia generazione, e so perfettamente cosa vi farà passare e quello che vi farà patire.

Il perchè ve lo spiego magari nel prossimo post.

Annunci

8 Responses to Lettera annichilente ai maturandi (1)

  1. Mar ha detto:

    Concordo pienamente caro paperoga. Dal Liceo sono uscito con ignoranza spaventosa, ho fatto l’università dove avrò rifatto al massimo un paio di esami più volte, tra una settimana e mezza mi laureerò e, sinceramente, non ho imparato un cazzo. Non riuscirei a fare un riassunto di una paginetta su quello che ho fatto in questi 3 anni di università, sui 30 (TRENTA) esami che ho dato. Nonostante abbia fatto un università abbastanza vendibile (economia) non ho alcuna competenza che mi differenzi con un laureato in lettere, con un diplomato o con un pastore con la terza elementare. Forse quest’ultimo sa qualcosa di più riguardo alle capre almeno. Sia superiori che università sono una sorta di parcheggio dove ti iscrivi con l’illusione di uscire minimamente formato e invece purtroppo esci ignorante come prima, solo un po’ più pigro.

  2. LadyLindy ha detto:

    @ Mar
    a riprova di quello che dici c’è che hai scritto “un’università” senza apostrofo, ad esempio. Ma non è colpa tua, dopo tutto.

    @ Paperoga
    Effettivamente, parlando della scuola italiana in generale, non si può che essere d’accordo – te lo dice una che ci è totalmente immersa, alle porte del terzo anno di superiori – l’unica speranza è trovare uno o due (al massimo, perché di più è impossibile) docenti che siano seri e “severi”, ma giusti, e riescano a trasmettere la loro passione per la materia, la bellezza dell’imparare.

  3. sunofyork ha detto:

    io non lo so com’è che fai, caro paperoga, però ti riconosco del talento: riesci sempre a farmi venir voglia di prendere le difese anche dell’indifendibile, anche se l’indifendibile ha le forme ectoplasmatiche e brufolose dell’adolescente emo che sull’autobus mi getta lo zaino sui piedi incurante del fatto di aver dentro il Rocci, e di avermi fratturato l’alluce.

  4. Mar ha detto:

    @ ladylindy. Ops, non me n’ero accorto. Sappi che il problema non è solo italiano, ho fatto anche un anno in Francia durante i miei studi, sappi che lì il livello è ancora più basso, sempre se possibile.

  5. LadyLindy ha detto:

    @ mar
    nel senso che gli studenti francesi sono scarsi in grammatica francese o tu sai poco di francese?

  6. Mar ha detto:

    nel senso che sono sinceramente scarsi in più o meno tutto, dalla grammatica, alla storia. Ho conosciuto una ragazza laureata in storia moderna che non sapeva che Napoleone fosse nato in Corsica e non voleva crederci, cosa che impari alle elementari. Ho amici con una laurea specialistica che facevano tra di loro gare di dettato, (ok che in francese se non conosci una parola è quasi impossibile azzeccare come si scrive, il suono italiano O ad esempio si può scrivere in 6 modi diversi in francese, però rimane gente con una laurea specialistica). Il problema, a parte il tuo sarcasmo, non è solo italiano.

  7. LadyLindy ha detto:

    @ Mar
    no no, l’ultima domanda che ho fatto non era sarcastica, era un dubbio vero… grazie per averlo chiarito 🙂
    Hai ragione, anche i francesi fanno i loro errori… comunque c’erano ragazzi italiani che sono stati rimandati all’esame per l’abilitazione alla magistratura perché non sapevano dove mettere apostrofi e accenti, anche se avevano studiato come matti. Quello avrebbero dovuto studiarlo alle elementari. Ecco, solo per fare un esempio.

  8. LorenZo ha detto:

    A me tutto questo sfacelo non risulta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: