L’appetito vien guardando The Road

Cerchiamo di capirci, quando si tratta di vedere un film tratto da un libro che ci è piaciuto. Lo vogliamo fedele al romanzo oppure libero di trarne ispirazione e andare per conto suo?

Qualunque scelta faccia il regista, non andrà mai bene. Se è troppo originale, diremo come cazzo si è permesso quel troglodita di videomaker della domenica di umiliare un classico della letteratura?. Se rimane fedele al libro, diremo che cazzo di bisogno c’era di fare il film, abbiamo imparato a leggere in 1 elementare perdio ridatemi i soldi indietro.

Dunque il mio consiglio, che peraltro non seguo mai, è di non andare a vedere il film se prima si è letto il libro. Male che vada, sarà uno strazio, bene che vada saranno due ore quasi inutili. Eccezioni a parte.

Ecco dunque che con il mio solito ottimismo mi sono approcciato ad un film che attendevo da tempo, The Road, per due motivi validissimi.

1) E’ un film tratto dal mio scrittore preferito, Cormac Mccarthy, dunque poche balle, ci si fionda a vederlo. La prima volta, il film addirittura mi piacque più del libro (parlo di “Non è un paese per vecchi”, il romanzo più debole di Mccarthy ma ovviamente il più famoso.)

2) E’ un film dove appare, anche per pochi secondi, quella semidea di Charlize Theron, che da soli valgono almeno 3 dei 7 euro spesi per il biglietto (Charlize, se fossi a L.A., parlassi inglese e fossi bello ricco e famoso e con in tasca un po’ di cloroformio proverei a sposarti bypassando il tuo consenso).

Ciò detto The Road è un film che aderisce al romanzo del vecchio geniaccio misantropo di El Paso in modo fin troppo fedele. Non so se abbiate presente la trama, ma se siete alla ricerca di film rasserenanti ennesima variazione sul tema del sogno americano e delle magnifiche sorti e progressive, correte fuori dal cinema in tempo per farvi rimborsare il biglietto.

The Road è un film che raggela. Raggela a tal punto che ti impedisce persino di emozionarti. Il percorso di un padre e un figlio per le strade di un’America svuotata di persone, post-apocalittica, portando avanti un carrello della spesa contenente vecchi stracci, perennemente al riparo da bande di cannibali alla ricerca dell’unico cibo rimasto: l’uomo.

I colori e i paesaggi sono ben resi, è tutto ciò che immaginavo del libro, e rendere bene un paesaggio descritto da Mccarthy è già un’operazione complessa: boschi di alberi morti che crollano rinsecchiti, un cielo plumbeo di fuliggine che ricoprirà la terra per secoli, il silenzio della flora e della fauna ormai estinti, il mare indistinto dall’orizzonte grigio e scomparso, le cittadine deserte e razziate da bande di predoni, le abitazioni annerite dagli incendi. Su tutto questo padre e figlio passano annichiliti e stanchi ma ancora speranzosi e testardamente dalla parte dei buoni.

Come tutti i libri di Mccarthy, la disperazione di un’esistenza alle prese con l’umana bassezza del prossimo domina, se possibile accentuata dalle circostanze. Anche se il finale del film, e sopratutto del libro, lascia trapelare una fiammella di speranza, l’intero racconto è talmente rappreso di disperazione e di sfiducia verso gli esseri umani da lasciarti privo di risorse, dopo la visione.

Piccola postilla: è un film che ti mette fame, non vedi l’ora di uscire per andare a casa a mettere sotto i denti del cibo, berti una coca e farti una doccia. Inoltre stimola anche i pacifisti a possedere una pistola con qualche proiettile nella fondina. E, cosa non meno importante, ti fa pensare a quanto sarebbe utile allestire una cantina a tenuta stagna piena di scatolame per ogni evenienza. Chenneso, casomai caschi un’asteroide, o scoppi una bella guerra termonucleare globale.

Consigliato a chi ha già perso qualsiasi fiducia negli esseri umani, agli inguaribili ottimisti, alle estimatrici o agli estimatori gay delle chiappe di Viggo Mortensen, agli innamorati persi di Charlize Theron, ai piaciucchiatori del cannibalismo.

Sconsigliato a chi va al cinema senza aver prima mangiato, ai portatori sani di ansia, a chi vuole creare la giusta atmosfera rilassata per mettere le mani tra le cosce della propria ragazza.

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2 Responses to L’appetito vien guardando The Road

  1. LadyLindy ha detto:

    in linea di massima sono d’accordo con te (mai andare a vedere un film tratto da un libro che ci è piaciuto!), infatti l’ho imparato a mie spese rovinandomi un sacco di libri (tra cui “L’eleganza del riccio”). Fra le poche eccezioni “Memorie di una geisha”.

  2. ameliè ha detto:

    sono andata a vederlo domenicca 6 con il mio compagno e 2 amici. loro avevano tutti letto il libro, io no, non ancora ma sono andata ugualmente.
    direi che l’ultimo quarto d’ora l’ho passato tra i singhiozzi a mo’ di fiume. mi è piaciuto tantissimo.
    il giorno dopo ho letto il libro non mi piace fare il contrario (guardare il film e poi leggere il libro) ma questa volta è andata così e mi è andata bene! anche il libro è molto bello in 2 ore l’ho finito.

    ps. se Viggo non fa vedere il sedere in ogni film non sta bene!!

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