Lezioni di federalismo stradale

Terminata la precedente insopportabile parentesi zuccherosa, e dopo aver firmato diverse carte obbligandomi a che ciò mai più si ripeta in questo blog, è ora di tornare al mio consueto sarcasmo. E, a proposito, mica crederete che quello nella foto del post precedente sia io, no? Che scherziamo, io sono incommensurabilmente più bello. Quello è solo un barbone a cui ho estorto una foto in cambio di un big mac. E poi, stando ad una accurata analisi psicologica arrivatami via mail da un lettore di questo blog, l’esegesi incrociata dei miei post ha fatto affermare con sicurezza a questo novello Freud che io sono una donna.

Questo post è in realtà una disperata ammissione di colpa, una inequivocabile dichiarazione di scuse. Sono emigrato ormai da 12 anni, e ogni volta che ritorno in Salento ammetto di avere forti problemi di jet lag mentale. Che non sono legati magari al cambiamento di clima, o all’apparizione di un fenomeno meteorologico sconosciuto in Emilia (il vento), oppure alla sensazione di straniamento del ritrovarmi in un luogo in cui non conosco più nessuno. No, niente di così complesso. I problemi di riadattamento ai luoghi di origine sono sempre stati legati al rituffarmi nel traffico pugliese.

Ebbene, io ho sempre creduto che i miei conterranei fossero in percentuale preoccupante automobilisti indisciplinati e sprezzanti del codice della strada, capaci di decine di violazioni delle regole nello spazio di cento metri di carreggiata. Mi sbagliavo,  e dio sa quanto. La soluzione era davanti a me, ed era molto semplice: non si trattava di migliaia di teste calde e fumantine che contravvenivano al codice della strada, bensì dell’esistenza di un altro testo di legge, il Codice stradale del Levante. Detto codice non si trova scritto in nessun inutile libercolo, ma è tramandato oralmente da generazioni. Dopo averlo finalmente decrittato, sono in grado di darvene sommariamente conto.

1) E’ la legge della giungla, bellezza.

Diamine, era così semplice. Altro che intricati calcoli su chi proviene da destra, o a noiose occhiate ai segnali di stop. Nel Levante vige la regola del “Passo prima io“. Tutto qua. Quando arrivi ad un incrocio dalle mie parti, senti a me, ignora i segnali, sono indicazioni sovversive propinateci dagli invasori piemontesi. Semplicemente, aggredisci il crocicchio ed imponi la forza bruta alle altre macchine. Invadi il cemento, stupra la carreggiata. E passa per primo. Poi toccherà al prossimo, e poi all’altro ancora, sempre secondo la regola della viulenza. Va da sè che una guida prudente, timorosa, che ancora si ostina ad attribuire un significato alla gigantesca scritta S T O P su sfondo rosso, è destinato a passarci le feste comandate su quei maledetti incroci. Se siete forestieri e capitate in un incrocio in cui non avete la precedenza, non confidate nella proverbiale accoglienza ed ospitalità meridionale che si interrompe, fatalmente, ogni volta che sopraggiunge un bivio.

2) Le rotatorie sono un’invenzione del demonio

La sfida più diabolica lanciata finora alle ferree regole della giungla vigenti in tema di precedenze, è sicuramente costituita dall’arrivo in terra levantina delle famose rotatorie. Quando anche da noi i classici incroci sono stati sostituiti da piccole e grandi rotonde, la legge del Passo prima io ha tremato, scossa da questa rivoluzione. Tutti immaginiamo il primo uomo che si è trovato davanti un fuoco acceso, la sua meraviglia e il suo timore di fronte a questo spettacolo misterioso. Beh, io immagino il primo pugliese che, nel suo tragitto quotidiano, si sia improvvisamente trovato davanti una rotatoria. Me lo immagino che frena, poi arresta il veicolo, allunga il collo e appoggia le braccia al volante per vedere meglio. Sta per una mezz’oretta ad osservare stranito, come vedesse un UFO. “Io dovevo girare a sinistra“, pensa, “com’è che mi fa andare a destra e mi costringe ad un giro inutile?” Poi però il Codice del Levante gli ricorda gli imperativi categorici, e lui risolutamente si immette nella rotonda noncurante delle precedenze, e prende la sua uscita sbattendosene di mantenere la destra.  E dopo di lui, tutti gli altri pugliesi. Il risultato? Solo nelle mie terre ho visto tamponamenti a catena persino nelle rotatorie. Perchè la legge del Passo prima io e il suo corollario alla velocità che voglio hanno infine trionfato, disinnescando la pericolosa finalità delle rotatorie di farti ridurre la velocità in prossimità degli incroci e di evitare i classici incidenti in presenza di semafori. Fieri e liberi, i levantini, possono gridare al mondo di aver sconfitto le rotatorie, tant’è che appaiono talvolta all’entrata di alcuni paesi scritte tipo “Comune de-rotatorizzato”.

3) Benvenuti in Pugliashire

Il Codice stradale in uso nel territorio italiano prevede che le macchine procedano e si tengano sulla destra. Se vi sono più corsie, quella a sinistra è utilizzabile solo per il sorpasso, e solo per il tempo necessario a compierlo. Il Codice stradale del Levante invece, invita gli automobilisti ad impegnare la corsia più a sinistra, sempre, in un unico e infinito sorpasso. La corsia a destra è sempre deserta, l’asfalto è nuovo nuovo, immacolato, senza una buca. Quando esco dall’autostrada per imboccare la tangenziale di Bari, mi ritrovo proiettato in un nuovo e inesplorato territorio del Commonwealth. Tutti a sinistra, sulla terza corsia, salvo poi tagliarti la strada all’improvviso per prendere l’uscita desiderata sulla destra. E non ti venga in mente di fare lo stesso. Per una misteriosa regola sussidiaria alla prima, impegnare la corsia di sorpasso è consentito solo agli altri. Se lo farai tu, in un attimo ti ritroverai una macchina incollata al culo che ti sfanala in linguaggio morse, con l’abilità di un marconista, alcuni moderati inviti quali  T-O-G-L-I-T-I – D-A-L-L-E – P-A-L-L-E – C-O-G-L-I-O-N-E.

4) Obblighi inattesi

Il Codice stradale del Levante non è mica però la fiera del faccio il cazzo che mi pare, che avete capito. Ci sono obblighi aggiuntivi che mettono noi automobilisti pugliesi in grave difficoltà. Ad esempio, io prima credevo che incrociare due, tre, cinque, sette macchine consecutive in cui il conducente è chiaramente impegnato, mentre guida, in una conversazione al cellulare, fosse indice di mala educaccion tutta pugliese. Ero Il solito prevenuto: il Codice della Strada del Levante prescrive chiaramente che quando ci si mette alla guida, bisogna immediatamente telefonare a qualcuno e parlarci per il resto della traversata su quattro ruote. Ci sono pattuglie della stradale che vedono da lontano se hai imprudentemente tutte e due le mani sul volante, invece di tenere la nota andatura barcollante da ubriachi, col collo incriccato in cui la recchia rimane adesa al cellulare. Se durante il tragitto ti squilla il cellulare devi rispondere immediatamente, e per farlo devi cercare il cell nella borsetta, invadere la corsia opposta, sterzare malamente, frenare senza motivo, accellerare alla cazzo. Tutto, ma non fare squillare a vuoto quel cellulare, chè è peccato mortale.

5) Non accellerare: sgomma. Non frenare: inchioda.

Queste due regolette testimoniano qualcosa che bisogna mettersi bene in testa quando si arriva nel Levante. E’ richiesta una guida sportiva, energica, inventiva. La macchina non si usa per andare semplicemente per andare da un punto A ad un punto B. Un viaggio in macchina è anzitutto un momento di esternazione della propria personalità. E la nostra personalità, parlo di noi pugliesi si fa notare. Uno pensa che mandare sms dal cellulare davanti ad un semaforo  quando c’è verde da dieci secondi, salvo poi suonare il clacson come un trombettista nero al semaforo successivo quando è un altro automobilista a fare la stessa cosa, sia un comportamento incoerente. O non curarsi dei pedoni sulle strisce pedonali (inutile vernice bianca sprecata) quando si guida salvo poi sfilare lemme lemme come una modella di Dior quando ad attraversarle a piedi siamo noi, sia un modo di fare irragionevole. Si tratta di marcata personalità, non capite un accidenti.

Quando lascio la Puglia e mi ritrovo sull’autostrada a percorrerla verso nord, e vedo che tutto torna noiosamente più ordinato e tranquillo, un moto di commozione mi spinge alla lacrima. La quale lacrima, però, è sempre meglio del travaso di bile che mi prendo ogni volta che guido nella mia scoppiettante terra levantina, creatrice vulcanica di leggi ad personam lungo la lunga strada della Puglia.

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20 Responses to Lezioni di federalismo stradale

  1. Sunofyork ha detto:

    Paperoga, tirati fuori dalla bambagia emiliana in cui sei vissuto troppo a lungo: l’unico modo sensato di guidare è quello che vedi esemplificato sulla 16 bis tra Mola di bari e Cozze. Se uno si mette in corsia di sorpasso, mi fa da gregario e mi tira come nell’ascesa ciclistica al mont ventoux, perciò gli sto incollata dietro. Le rotonde sono contronatura, soprattutto se sfornite di aiutole e fontanelle. I pedoni dovrebbero spicciarsi quando passano sulle strisce, perché io rallento ma non mi fermo mica, sennò quando riparto la macchina non so perché, si ferma.
    E a quei rintronati dai riflessi lenti(che secondo me sono tutti emigrati nelle province emiliane che tornano per le feste alla loro terra) che quando scatta il verde, non scattano, foro i timpani con lo squillante clacson della mia micra.
    tsk

    Se vuoi ti dò lezioni io di guida, no problem.

  2. fed ha detto:

    la guida pugliese non è diversissima da quella abruzzese, solo che noi ci distinguiamo lievemente da provincia a provincia: in provincia de L’Aquila il concetto di precedenza è analogo al pugliese ‘passo prima io’, in provincia di Pescara non si usano gli indicatori di direzione (le frecce) e se si usano si usano a caso, in provincia di Chieti non esiste il conceto di senso unico e in provincia di Teramo… boh, ma Teramo fa provincia?

  3. LorenZo ha detto:

    Io invece vivo in un posto dove le precedenze sono rispettate da tutti. I pedoni hanno ragione e precedenza anche fuori dalle strisce pedonali. Nessuno, dico nessuno strombazza. Nes.su.no. Il traffico è scorrevole e non ho mai incrociato esagitati/ansiosi al volante. Mai visto un’auto parcheggiata in doppia fila. Ed ora che ci penso non ho mai visto un incidente. Non ho mai sentito neanche mezza volta marmitte rumorose o rumore di scooter truccati. Nè mai sentito/visto tamarri con autoradio ad alto volume e finestrino aperto. Ad essere onesto c’è una grande rotatoria che io chiamo “Il triangolo delle Bermuda” per via dello smarrimento che si prova una volta risucchiati dal vortice e dove tutti sembrano non sapere dove puntare. Però anche lì, il tutto non dura che pochi istanti. Vi assicuro che non è ironia. È tutto vero. E ci sono milioni di auto qui. Sapreste indovinare dove vivo?
    🙂

    P.S. Cmq Paperoga, sento che stai riprendendo fiato e scaldando i muscoli. Secondo me tra poco ti viene fuori uno di quei post da oscar, tipo “The missing book of the Murphy’s law”.
    🙂

  4. Sunofyork ha detto:

    @Lorenzo: “Sapreste indovinare dove vivo?”

    Io la sparo: in un posto molto noioso?
    Che ho vinto?

    Sun

  5. punzy ha detto:

    Carissimo, noto similitudini impressionanti tra pugliesi e napoletani alla guida, si vede che sono diretta emanazione del popolo più civile dell’antichità, i greci.

    Lorenzo: se io abitassi dove abiti tu probabilmente soffrirei di perdita di ispirazione subitanea ed irreversibile..

  6. LorenZo ha detto:

    @ Sunofyork non hai vinto. È il posto meno noioso del mondo.
    @ punzy
    A detta di tutti, è il posto che suscita più ispirazioni di tutti gli altri. Eheheh 🙂
    Mica l’ispirazione nasce solo dallo stress, dall’inciviltà o dal pericolo. Anzi.
    :-b
    Poi più che dalla Grecia, la cultura napoletana, la più recente, quella in vigore, viene da quella spagnola… “me cala la palpebra = nun teng vogli e fatigà”, “pass primm iiie, uaglio'”, uappo = guapo”…

  7. punzy ha detto:

    Lorenzo
    la mia si

  8. LorenZo ha detto:

    @punzy Ma tu sei un artista? Scrivi anche tu un blog? Non capisco perché ti preoccupi dell’ispirazione. Dici in generale? E poi, veramente la tua ispirazione nasce da condizioni limite? Secondo me dovrebbe essere il contrario. Se le condizioni del contesto consentono il relax, quindi stai bene, produci bene, ed hai tutta la libertà di esprimerti positivamente. O no?

  9. porzione ha detto:

    Manca la descrizione di quei cartelli tondi, bianchi, cerchiati di rosso, che riportano all’interno un numero da andare a giocare al lotto, una volta che se ne incrociano tre diversi.

  10. LorenZo ha detto:

    @porzione
    Io una volta ho provato a giocare 130, ma non l’hanno accettato. Why?

  11. punzy ha detto:

    lorenzo, si ho un blog. E poichè sono un’esaurita, la mia ispirazione deriva da condizioni limite
    è una malattia, ne sono consapevole 🙂

  12. LorenZo ha detto:

    @punzy
    ok. Poi se vuoi dimmi dov’è il tuo blog.
    E, non sono del tutto d’accordo. Se uno ha l’ispirazione, in condizioni di stress produce arte stressata (e.g. l’urlo di Monk), in condizioni ideali produce arte ideale (Botticelli). Prova. Prova a cambiare contesto e poi mi dici che arte produci. In fondo noi artisti 🙂 siamo come le mucche. Dove il pascolo è più alto…

  13. porzione ha detto:

    Avresti dovuto giocare il 13 ed il 30: quello è il raro segnale che ti invita a giocare l’ambo secco sulla ruota di Venezia.

  14. LorenZo ha detto:

    @przione, ora dai i numeri? Ok 13 e 30, ma sulla ruota del Pavone e su quella di scorta. Cmq, noto che vengo su questo blog ogni giorno, come un’appassionato di fumetti che va dal giornalaio a chiedere se è uscito l’ultimo numero di… Ma anche oggi, non è uscito. Dai Paperoga! Usci!

  15. paperogaedintorni ha detto:

    sunofyork: tu sei emiliana acquisita come me, non sentirti tirata in causa
    lorenZo: la tua è una filosofia interessante, detto questo io me ne tiro fuori perchè non sono un artista
    punzy: il tuo blog (http://punzy.blogspot.com/ ) non vivrebbe senza quel covo di matti che è la capitale. cronache cittadine ambientato a ciano d’enza non sarebbe la stessa cosa.
    porzione: il tuo morente blog va aggiornato, stesso discorso per la twitterica amaracchia.

  16. dieghermaister ha detto:

    allora:
    -gli incroci sono indice di civiltà. il loro problema sono i semafori che fanno perdere tempo
    -parlare al cellulare alla guida è sempre meno pericoloso di collegare l’auricolare con la testa nel cruscotto: sei un imprudente.
    – suonare il clacson esprime volontà di socializzare e buon umore (come la radio a palla con il finestrino abbassato).

    …non a caso, paperoga, tu hai preso la patente sulla lecce-S. Cataldo…

  17. LorenZo ha detto:

    @dieghermaister
    Gli incroci fanno perdere tempo alla fila di macchine davanti al rosso. Però lo fanno guadagnare alla fila di macchine davanti al verde. Quindi, visto che le fasi si alternano, non si chiama perdita di tempo ma “smistamento del traffico” (ora passi tu, adesso passo io… così evitiamo gli incidenti)
    😀

    Suonare il clacson non esprime volontà di socializzare. Anzi. Esprime la volontà di sbarazzarsi delle altre macchine per farsi largo e dominare la strada. È dunque il contrario di quel che dici. Inoltre provoca inquinamento acustico. Fai un’indagine per scoprire l’indice di gradimento di un clacson. Chiedilo anche ai degenti di un’ospedale o di una casa di riposo, ai lavoratori notturni (che di giorno riposano), agli alunni di una scuola, ai partecipanti di una conferenza, ai semplici cittadini… Un clacson si suona, però non è un’arpa, né una chitarra. Il guaio è che in Italia si sentono tutti “musicisti”. Suonare, suonare…
    :-O

    Radio a palla: idem come sopra. In questo caso, il tamarro marca il territorio con la sua musica (di solito di cattivo gusto) esattamente come i cani quando all’angolo… Lo definirei “inquinamento ambientale provocato da animali senza guinzaglio”. Se voglio sentire musica, quella che piace a me, vado ad un concerto.
    :-b

  18. LorenZo ha detto:

    Dai Paperoga, lo so che + te lo chiedo e meno lo farai, ma non puoi una volta invertire i fili e fare + te lo chiedo e più lo farai? Poi, leggi bene, non te lo sto chiedendo!

    Ma lo sai che a dispetto delle mie critiche sul tuo video Raggio Di Sole, ho quella musica in testa tutti i giorni? Ma dov’è il tappo per farla uscire?
    Che poi è anche una musica triste. Non era meglio, che so, “Isn’t she lovely” di Stevie Wonder? Si meglio Isn’t HE lovely” ma non c’è. Che importa? È allegra.

  19. paperogaedintorni ha detto:

    ehi lorenZo, grazie per gli stimoli a scrivere. prima o poi lo rifaccio. al momento il massimo sforzo che riesco a fare è giocare alla xbox. muy obrigado comunque.

  20. mar ha detto:

    chinaski ha appena trattato dello stesso argomento del tuo post dicendo in pratica le stesse cose. Vai a vedere!

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