Milano ogni volta che mi tocca di venire

Milano Milano è una bella città, si mangia si beve l’amore si fa“… dice la filastrocca che, con un ingenuo ardore, si utilizzava da piccoli per fare la conta nei giochi.

Solo una filastrocca per marmocchi, appunto, poteva contenere l’oscena falsità che quell’agglomerato di cemento armato su cui aleggia ogni giorno una inscalfibile cappa di veleno gassoso possa dirsi “una bella città”. Io devo dire che, sin dai primi mesi dell’emigrazione emiliana, ho sempre cercato di evitare il contatto con quella città, nonostante  Gastone abbia avuto la brillante idea di trasferirsi, e la sua compagna abbia avuto in sorte il destino di viverci sin dall’infanzia. La provincia emiliana mi è sempre apparsa come l’Eden perduto, ogni volta che superata Piacenza si arrivava nelle brume cementate di Metanopoli e Rogoredo, e poi l’angoscia che, continuando a citare Dalla, mi prendeva e mi prende allo stomaco e mi fa morire quando mi vedo fatalmente ingurgitato fin dentro alle enormi fauci ferrose della stazione Centrale.

Ma ahimè il dovere mi chiama, tra due settimane Gastone e La Milanese diverranno genitori, e non potevo perdermi l’occasione per vedere la solita e perfetta linea della futura madre scomporsi in modo gelatinoso nelle forme di Jabba the Hutt, e discorrere col futuro padre sull’impatto economico che la futura bocca da sfamare avrà sul bilancio familiare, di solito improntato ad una prudente e rabbinica gestione.

Il treno da Parmaperopoli parte alle 9 di mattina ed è una domenica assolata di sole un tantino lattiginoso. Nel treno c’è poca gente, ed io mi appresto a passare quell’ora e tre quarti coi miei multiformi interessi. Davanti ad una ragazza che mi osserva dapprima incurante, poi incuriosita, poi ancora sorpresa, infine del tutto ubriacata dal mio eclettismo, passo dalla modalità cittadino impegnato e informato sull’attualità geopolitica (leggendo Internazionale), alla modalità bambino delle elementari (giocando a Super Mario Bros col DS e smoccolando con un turco quando perdo una vita a causa delle maledette tartarughe), poi mi risollevo in modalità giovane noioso intellettuale barbuto (leggendo un romanzo tosto e vibrante di Cormac Mccarthy), infine ricadendo in modalità nerd del cazzo (sfogliando una rivista di videogiochi per la Xbox).

Il sole verso Piacenza diventa nebbia, ma poi torna sole prima di Lambrate, punto d’arrivo. Percorro a memoria direzioni e colori della metro, e mi ritrovo in men che non si dica nel terribile e temutissimo quartiere di Via Padova. Avete presente accoltellamenti tra immigrati, rivolte tumultuose, il Bronx d’oltreoceano ed altre iperboli del caso? Io trovo un quartiere brutto come qualsiasi altro quartiere milanese, dove spiccano in bellezza solo alcuni graffiti sui muri che rivendicano una casa per tutti, o i colori sgargianti degli striscioni di case perennemente e orgogliosamente okkupate. Ogni persona che incrocio è straniera, asiatica o sudamericana o nordafricana, ma come ogni volta non ho mai alcuna sensazione di imminente pericolo. A parte quella volta in cui un ecuadoriano ubriaco pisciava impazzito sul marciapiede e quasi quasi quel coglione mi schizzava sui pantaloni, non ho avuto altri sentori di drammi imminenti. Il sole pallido illumina i negozi di alimentari dei pakistani da dove spunta fuori della frutta lucidissima e fuori stagione, i kebab da dove fuoriescono odori che mettono fame e nausea allo stesso tempo, e dove la gente passa davanti il suo tempo a contare le gocce di grasso che colano dallo spiedo verticale, le incomprensibili scritte sulle botteghe di abbigliamento cinese, infine i baretti dove i nordafricani si assiepano assetati di luppolo violando i precetti islamici con un l’incoerenza tipica di noi cattolici.

Arrivo al campanello della coppia in dolce attesa, e me li ritrovo indaffarati a cucinare per il pranzo. Gastone ormai è diventato un cuoco coi controcazzi, lontani sono i tempi in cui ingurgitava il cibo come le oche senza manco masticarlo, e giudicava un buon pranzo dalla quantità della sbobba propinata come un cane col pastone nella ciotola. Adesso prepara torte deliziose, cucina la carne di cavallo come nessuno, passa il suo tempo ai fornelli a dosare il sale, a rompere i coglioni perchè le polpette vanno impastate col pane grattugiato già bagnato e non secco, insomma è proprio passato il tempo in cui mangiava i Mars ingoiandoli direttamente senza morderli.

La Milanese aiuta come può, anzi, considerando l’enorme pancione da Homer Simpson si muove abbastanza bene, non è proprio così grassa come desideravo, però non mi esimo dal farle notare i chili di troppo come farebbe qualunque ospite che si rispetti. Lei però mi perdona, anche perchè dal mio zaino fuoriesce il Nintendo Ds, e da quel momento la perdiamo in una partita a Super Mario Bros che durerà 4 ore, durante le quali La Milanese scorda di essere lì, di essere stata in gioventù una fervente autonoma intellettualoide di sinistra con la passione per la fotografia, e scorda forse  anche di essere incinta.

Nel frattempo discuto amenamente con Gastone dei figlio in arrivo. Dopo aver maledetto ancora una volta la loro anacronistica decisione di non voler sapere il sesso del nascituro, mi guardo attorno e non trovo una casa pronta ad accogliere la criatura. Dov’è la culla, anzitutto?

Stiamo trattando…”, farfuglia Gastone col tono del piccolo commerciante.

Trattando cosa, cazzo, una culla costerà cento euro, sgancia i soldi dannato e….. (e qui scatta un insulto becero che tende ad assimilare la stirpe abramitica ad una certa tendenza al risparmio e alla gestione parsimoniosa del denaro)”.

Mah, tutti sti aggeggi per i bambini, a che servono“, fa mostrandomi con fare interrogativo il fasciatoio gonfiabile appena portato dalla suocera. “Fosse per me basterebbe anche una cassetta della frutta per farlo dormire, ho anche pensato di costruirla io la culla. Ma in realtà forse la soluzione giusta è una bella cesta di legno, così quando non serve più la uso per metterci la legna del caminetto“. Poi mi mostra tutto orgoglioso il piccolo sedile per l’auto trovato vicino alla spazzatura e da lui smontato e lavato col napisan…

Cristodiddio, perchè allora quando nasce non lo metti direttamente in giardino e lasci che la natura faccia il suo corso, magari diventa un piccolo Mowgli?”

Sono tentato di chiedergli anche se comprerà i pannolini o gli metterà già direttamente le mutande, o se imbottiglierà il latte materno per propinarlo al bimbo sino ai 5 anni di età, ma la risposta potrebbe turbarmi. Nel frattempo arriva l’ora di pranzo, e ci raggiunge il Merda in trasferta milanese non certo dovuta ad istinti amicali, ma a ben altri istinti ben più orizzontali.

Il pranzo è ottimo e abbondante, orecchiette al sugo con polpette di cavallo, polpettine fritte di cavallo, involtini del medesimo, salice salentino ad innaffiare il tutto. Anche la puerpera apprezza, anche se con una mano impugna la forchetta e con l’altra schiaccia a caso i tasti del nintendo muovendo Super Mario.

A pranzo finito Il Merda si volatilizza immagino con quali intenzioni e programmi per il pomeriggio, mentre noi quattro, incluso il piccolo scalciante erede della coppia salento-ambrosiana, passiamo ancora un po’ di tempo assieme, chè fuori Milano, nonostante il sole, è sempre la stessa orrenda città.

Quando qualche ora dopo sono dentro l’antro della Stazione centrale, e il treno infine si allontana sino a farmi rivedere il cielo, provo sempre lo stesso sospiro di sollievo di chi, per fortuna del cielo, a Milano non ci abita, ma è solo di fugace e goduto passaggio. E spero solo che l’arrivo dell’atteso nipote non faccia cambiare troppo il mio profondo disprezzo per questo gigante e ingrigito dormitorio, e la mia abitudine si solcare i suoi lerci marciapiedi al massimo 3 volte all’anno.

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11 Responses to Milano ogni volta che mi tocca di venire

  1. porzione ha detto:

    Dovrebbero fare una legge per vietare agli esseri umani di abitare a Milano.

  2. Gastone ha detto:

    Mi aspettavo parole taglienti sulla inutile gita in auto e i km di metropolitana in più a gratis per vedere mandrie di persone medie che tentano di salvarsi l’anima con l’orto sul balcone e il commercio equo e solidale… sei stato buono o forse pigro…
    un abbraccio
    Gastone Paperone

    p.s. abbiamo trovato chi ci regala la culla (eh eh eh eh)

  3. punzy ha detto:

    l’Urb, con tutti i suuoi difetti è piuù blla e affascinante. napoli, poi, è spettacolare. NOn per viverci, ovviamente ma per visitarla 🙂

    comunque scordatelo
    sarai l’ ogni domenica a giocare con qui quo e qua 🙂

  4. paperogaedintorni ha detto:

    porzione: può essere riconvertito in carcere con ben pochi tocchi, in effetti
    gastone: diciamo che già scrivo post molto lunghi per la media dei blog. se mi metto a fare un resoconto stenografico la gente fuggirà urlando da questo blog
    punzy: vedremo, la mia pigrizia ha vinto sfide ben più insidiose.

  5. uic ha detto:

    Tu davvero esageri.
    Milano ha dei quartieri bellissimi.
    E non mi far venire l’orgoglio milanese, che manco lo sono!

  6. dieghermaister ha detto:

    lo vedi che è meglio Roma? quando ti convincerai? quando?!e comunque rivoglio il mio buon vecchio gastone dei tempi andati con lo stanato di insalata di riso sulle ginocchia…

  7. vincenzo007 ha detto:

    Solo io sono esploso a ridere leggendo il fatto del fasciatoio e Mowgli?

  8. superpippa ha detto:

    finalmente!!!! che liberazione leggere paperoga…eh si che è abituato alle brume padane, eppure….
    spinta da movimenti centrifughi ormai da almeno 5 dei 9 anni da cui sono nel bigio mostro, giro link alla mia ristretta cerchia di amici che apprezzerano tuoi commenti

  9. IlMerda ha detto:

    Caro Papero, ben più importante faccenda dimenticasti. E mi riferisco all’ormai tramontata leggenda dello stomaco di Gastone, che non può più tollerare le sue mistiche colazioni. Ben ricordo che accogliesti la notizia come un flagellante difronte la rottura del primo sigillo dell’apocalisse… mi deludi, e per ciò non posso che appoggiare la tesi del dieghermaister…
    ps: se scendi per pasqua, becchiamoci sabato sera.. ti devo raccontare il pesce d’aprile fatto a Gastone.. (bhwhhuhahahah)

  10. Paperoga ha detto:

    ABC: spammato, come tutti gli anonimi insultisti. ci si becca fratello!

  11. Cristiana Curioni ha detto:

    Capitata su questo blog per caso, cercando un’immagine sulla Milano da bere per il mio prossimo post (forse)…amatissima odiatissima Milano, vorrei fuggirne alla prima occasione, ma poi no, non potrei fare proprio fare a meno di lei…comunque complimenti per il blog, credo che non riuscirò a leggerlo tutto ma cercherò di tenermi al passo 🙂

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