Day of the locusts

Affanculo questa serietà questa lealtà
tutta questa impresa
poi il sabato all’iper a far la spesa

Scordatevi l’elegia caposseliana per il rimpianto dei tempi andati, la rabbia e la rassegnazione del non esser più eroi, e l’ultimo grande sforzo per una uscita in grande stile.

Qui si parla solo di un sabato all’iper a far la spesa, e la citazione iniziale è una cialtronata da schiaffi.

Confesso che so programmare abbastanza bene i miei tempi. Essendo un ansioso precursore di ogni possibile imprevisto, cerco di evitarli  e comunque elaboro ottimi piani di ripiego. Lo spesone bisettimanale nell’ipermercato, ad esempio,  richiede la stessa meticolosa preparazione di una battaglia ottocentesca.

Anzitutto c’è la fase della scelta sul “dove”. Qui mi aiutano gli zelanti distributori di pubblicità che, profittando della cassetta della posta esterna alla casa di marzapane, mi ci infilano qualunque volantino, iper, discount, mobilifici, idraulici a domicilio, offerta di finanziamento strozzinesche, quintali e quintali di carta straccia. Ad ogni modo, il giovedì sera, ogni due settimane, stendo questi enormi fazzolettoni pieni di offerte per terra, e con compasso e matita, come un tattico da battaglia, enumero le offerte speciali, i 3×2, i 2×1, i punti spesa, i punti fragola, i punti soci, i sottocosto, gli infracosto, gli affaroni e i prezzi stracciati, e decido quale ipermercato merita la mia scelta per il giorno successivo.

Il venerdì sera, dopo l’uscita dal lavoro, mi reco direttamente al supermercato scelto, profittando dell’orario ormai prossimo alla chiusura, ed in effetti riesco a comprare quel che devo senza eccessivo stress e code. Succede però a volte che non faccio in tempo, e in quel caso scatta il piano B, ovvero il sabato mattina presto, all’apertura. Rinuncio al sonno e al cazzeggio del sabato mattina, però ne guadagno in salute.

Il piano C però non c’è, e lì sono cazzi. Perchè se ti ritrovi in un ipermercato al sabato in un orario qualsiasi, beh, signori, quello è il giorno delle locuste.

Verso le 15 arrivo al parcheggio dell’ipermercato. So già cosa mi aspetta. Anzitutto trovare parcheggio è impresa pura. Dieci minuti per un posticino in mezzo divieto di sosta lontano dai carrelli circa 4 minuti a piedi è il meglio che potessi fare. Arrivo all’entrata, riesco ad intrufolarmi davanti al distributore di quegli aggeggi che ti consentono di prezzare da solo la spesa, per poi pagarla senza controllo alla cassa, ed arrivo nel reparto ortofrutta. Un ingorgo di carrelli come se fossimo alle macchine da scontro. Metà di questi carrelli è apparentemente abbandonata. I loro proprietari vagano ameni a tastare pere, kiwi e zucchine. La gente conduce il suo carrello ben peggio di come farebbe con la propria macchina, i vaghi ricordi del codice della strada scompaiono. Rinuncio alla frutta, sceglierla impacchettarla e arrivare a pesarla cercando di ricordarsi nel frattempo il numero della pesatura è un’impresa. Passo l’ingorgo fruttifero ed arrivo al reparto offerte nel banco frigo: su 7 offerte del volantino ne è rimasta una, una confezione di mozzarella di marca ignota ed inquietante. Passo nel banco frigo salumi e formaggi: spazi vuoti si alternano a spazi pieni di ogni ben di dio, ovviamente non scontato. Il banco pesce, coi suoi brevi pescetti già incartati, è desolatamente vuoto. Qualche seppia, una manciata di gamberi, qualche trancia di costosissimo e rossissimo tonno, una rete di cozze. Tutto già depredato dalle locuste. Il banco carne pare essere stato aggredito da branchi di iene, sciacalli ed isolati licaoni. Cosce di qua, fettine di là, ossa, piume, il resto è sangue  fresco sui bancali, pezzetti di polistirolo probabilmente rotto a morsi. Il mio carrello è vuoto, il mio programma di acquisto sta andando a farsi fottere.

Nell’impermercato c’è un brusio fastidioso interrotto dagli annunci dello speaker, i movimenti della gente sono lenti ma predatori, ogni possibile occasione di sconto è stata già ripulita, lo shampoo, il gongorzola agognato, scommetto che se vendessero acqua di cesso non scaricata in boccioni da 5 litri scontati del 50% la gente farebbe a gara a caricarla sul carrello. Oppure fusti di merda secca sotto vuoto, o graziose bottiglie di shampoo al catarro, o anche una selezione di croste di formaggio variamente morsicate. Date uno sconto alle locuste e svaligeranno qualsiasi porcata.

Nel frattempo sto comprando senza un senso, metto cose a caso nel carrello, il mio solito giro è impedito da crocicchi, famiglie allargate con bimbi urlanti che fanno volare cartoni del latte, scontri frontali di carrelli e mezzi insulti sussurrati e sguardi d’odio. Procedo con fatica, arrivo al reparto vini, questo sì sgombro, e sarei tentato di stappare una bottiglia di ribolla e stonarmi per proseguire in questo folle calvario. Avverto gli echi di litigi nel banco salumi per il proprio turno, ho io il 96, no io ho il 95, eh ma l’hanno chiamata e non c’era, ma si faccia gli affari suoi. Nel corridoio dell’olio una inserviente extracomunitaria pulisce con sguardo sfiduciato un’enorme macchia d’olio versata da una bottiglia rotta da qualche sbadato comunitario. Lo speaker continua a richiamare i dipendenti, offre bambini smarriti, ricorda di offerte ormai scomparse, e il brusio delle locuste che si affannano tra i corridoi non accenna a scemare.

Le casse sono ovviamente invase da code che arrivano fin oltre i singoli corridoi, io vado nella cassa destinata a chi ha già prezzato la merce, ma ovviamente me la controllano lo stesso, a campione, perchè ho sempre culo in queste cose. Ed ho pure scordato di prezzare il lievito di birra, 25 schifosi centesimi di lievito di birra. Pago, un sacco di soldi per due cagate, non era questo il programma, ma sono troppo stordito per opporre resistenza a me stesso.

Torno alla macchina, scarico il carrello, rimetterlo a posto è un casino, sono tentato dal lasciare l’euro dentro e che vadano tutti a farsi fottere. Ma poi il mio braccino corto mi richiama, scherzi gli regali pure un euro, e allora via al giro tortuoso per trovare uno scranno vuoto, e anche qui la gente si affanna a cercarlo, come impazzita e impaziente di andar via trascina il carrello nelle vie dei parcheggi rischiando ciocchi comici con le macchine che arrivano o vanno via, tutti  vittime e carnefici della follia del giorno delle locuste.

Sono finalmente in macchina. La testa quasi accasciata sul volante. Accendo lo stereo, e cerco una canzone che mi rimetta in sesto i nervi. Ne cerco una un particolare, ma non la trovo. E’ quella che trovate qui sotto, un’allegra canzone sulla collettiva follia che mi ritrovo a canticchiare a cappella mentre sono sulla strada di casa.

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19 Responses to Day of the locusts

  1. mich ha detto:

    … e poi arrivi a pagare e scopri che hai speso 280 € e non hai preso niente da mangiare.

  2. Cetty ha detto:

    senti…xkè non provi ad ora di pranzo c’è meno casino!

  3. uic ha detto:

    e tutta la tragedia ti è franata addosso solo perché venerdì sera non sei andato a fare la spesa ma sei uscito a cena con me!

    mioddio!

  4. porzione ha detto:

    Insomma era meglio quando non avevi una lira.

  5. LorenZo ha detto:

    Mi ricordo di quando all’Esselunga facevano il 3×1 sul pesce al sabato sera, e mettevano il bollino del prezzo proprio sopra l’occhio (viola-nero) del branzino incellophanato – per non far vedere quanto marcio fosse, ma tanto si vedeva e si sentiva lo stesso da 3 metri. In altre parole, invece di buttare il pesce nella pattumiera, lo “offrivano” alla “gentile” clientela. Inutile dire: mai comprato.

    Una volta durante un trasloco, ho chiesto un paio di cartoni (ovviamente in regalo – presi dal deposito) per mettere i libri, e la capetta dell’Esselunga mi ha indicato i cartoni in vendita nella sezione cartoleria! L’avrei piantata a terra col martello, quella capetta ignorante e tarchiata. Sembrava di parlare ad un distributore della Coca-Cola. «Inserire la moneta!»

    Per non parlare del prosciutto marca “cavallo”, il pane di gomma, la mozzarella di bufala di plastica, e i prodotti civetta abilmente rimpiazzati al sabato con quelli dell’Esselunga (con confezioni quasi identiche). E tutti i Fantozzi in fila. E tutte le casse che facevano blip, blip, blip, blip. Ha la Fidaty-Card? No! E non l’avrò MAI!

    Per fortuna quei tempi sono finiti. Per sempre! 🙂
    Cavoli? O Merenda? 😀

  6. punzy ha detto:

    solidarietà, amico
    solidarietà
    Inutile negarlo, a tuti noi è accaduto di andare al supermercato il sabato pomeriggio e tutti noi ci siamo sentiti così.
    Daallora, io ho cambiato quartiere; credo di essere nell’unico posto dell’Urbe dove non c’è un ipermercato..

  7. metropoleggendo ha detto:

    Io ci casco sempre di sabato all’ora di punta,e quando faccio la furba e lascio in fila il carrello e corro avanti e indietro per riempirlo, mi ricacciano in coda con ignominia.Devo cambiare supermercato, alla GS e alla Standa sono ormai carta conosciuta. E siccome da oggi so di essere intollerante al lattosio,dovrò portarmi occhiali e lente di ingrandimento per leggere tutte le etichette dei cibi. Troveranno i miei resti fossili nel cassonetto degli Irriciclabili.

  8. fed ha detto:

    voto anche io per l’ora di pranzo! diventa quasi fattibile, ma soprattutto evita, evita il sabato!!!!

  9. dieghermaister ha detto:

    i risultati dei miei studi indicano chiaramente la domenica mattina poco prima di pranzo come orario ideale, laddove gli iper sono aperti in tale occasione…se c’è una cosa che le locuste antepongono alla spesa per il pranzo è il pranzo stesso. domenicale, poi!

  10. paperogaedintorni ha detto:

    dieghermaister, fed e cetty: diamine, non sono mica un idiota, io non faccio mai la spesa al sabato. E’ capitato solo una volta, e per colpa non certo mia. La domenica mattina io dormo oppure arbitro, quindi nada. Fare la spesa durante l’ora di pranzo mi fa acquistare il doppio del cibo. Quindi rimango al mio strategico venerdì sera, ore 19,30.
    metropoleggendo: io invece sono intollerante alle locuste. ne sono uscito quasi coi vestiti a brandelli.
    punzy: fare la spesa all’iper rimane una necessità dovuta alla mancanza di lira. E se non c’è troppa ressa, non posso negare che a quest’uomo medio piace assai.
    uic: spero tu ti sente sufficientemente in colpa, l’ho scritto apposta.
    porzione: bei tempi quelli
    lorenZo: non appartengo a nessun supermercato per definizione, sono un’amabile prostituta degli sconti, il miglior offerente mi si piglia.
    mich: se spendo 280 euro il lettore del mio scarno bancomat segnala immediatamente alle competenti autorità di venirmi a pignorare la nuova tv. il problema non si pone direi..

  11. lettrice ha detto:

    lettrice invidia uic per aver condiviso cena con paperoga

  12. uic ha detto:

    ah, guarda. fossi in te sarei invidiosissimissima!
    e poi è stato molto molto meglio vederlo tuffarsi impavido dagli scogli a metri e metri d’altezza.

    durante la cena avresti dovuto osservare la sua faccia mentre dal tavolo accanto provenivano urletti orgasmici a profusione.

  13. paperogaedintorni ha detto:

    lettrice: non saprei, quando bevo il brodo tendo a risucchiare facendo rumore, non so se dovresti invidiarla.

  14. lettrice ha detto:

    paperoga, uic: Lettrice ha smesso di provare invidia per circostanza appresa mediante dettagliata descrizione di uic, ciò nonostante lettrice rimane convinta di invidiare potenziale invitata al privato desco di paperoga, che sia nutrito di cibo discount che sia ricercato in costosa bottega macrobiotica, purché il pranzo sia servito all’una e trentacinque circa.

  15. uic ha detto:

    Se dici qui http://www.allunaetrentacinquecirca.com/ hai ragione. E’ uno dei miei locali preferiti.

  16. lettrice ha detto:

    uic: non esattamente, sebbene il filo conduttore dell’allusione sia il medesimo

  17. paperogaedintorni ha detto:

    lettrice: io ho solo pensato alla citazione caposseliana. qualcuno, maniaco dell’alcool, ad un locale. c’est la vie.

  18. uic ha detto:

    ….
    ovviamente il locale si chiama così perché è una citazione.

  19. lettrice ha detto:

    “Un’altra volta bionda” l’hai “centrato e abbattuto, centrato e sparato”.
    “Se dicessi una parola o i pensieri che ho da sola ” sarebbe che “tutto il mio pensiero
    è solo un motivetto per farfisa…Viel spass!” a voi
    e alle voste cene “Da Cicillo ristorante” sulle quali, mio malgrado, non mi è dato prender parte!

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