Paperoga e il senso pratico di McGyver

Dopo 12 anni di onorata carriera, il mio pesante mivarone coi suoi 26 pollici e il suo enorme culo catodico che lo rendeva pesante quanto una lavatrice a pieno carico, ha cominciato a dare segni di evidente cedimento. Ecco dunque che, con uno sforzo economico immane, mi sono indebitato con 4/3 della famiglia ed ho comprato l’LCD più economico, di quelli che tra un po’ smetteranno di produrli perchè considerati già tecnologia arretrata. Grazie ad una soffiata fraterna ho adocchiato un’offerta in corso, e dopo aver firmato cambiali su cambiali con i miei genitori, sono corso a comprarlo.

So che chiunque di voi compri un nuovo aggeggio per la casa, non vede l’ora di scartarlo, montarlo e posizionarlo. Fa parte dell’emozione dell’acquisto, pare. Per me è diverso. L’emozione dell’acquisto comincio a provarla dopo che qualcun altro me l’ha montato. Fino a quel momento fisso lo scatolone con sguardo scettico, infastidito. Come una decina di anni fa, quando comprai all’ikea la base letto più pezzente che esisteva per sostituire la mia fatiscente branda in eternit. Finchè non venne mio fratello Pfaff a montarla, memore dell’infanzia in cui si trastullava con il Meccano, continuai a dormire in quella trappola per topi.

E’ così anche per quella bara a 32 pollici di cartone che giace sul pavimento della mia cucina. Sono le otto e mezzo di sera, chiunque si industrierebbe affannosamente a comporre il suo LCD nuovo di pacca per guardarsi magari poi un film. Io scanso quel cadavere che mi occupa disteso mezza casa, e cucino la pasta. Mangio guardando la vecchia televisione per l’ultima volta, forse, e ogni tanto fisso con ansia quel tabernacolone, pensando a che smaramba ci sia mai dentro da montare. Perchè tanto so già che non riuscirò a farlo.

Finito di mangiare è il momento di una serie tv, poi una partita alla wii, insomma rimando il più possibile il momento della sicura umiliazione del mio senso pratico e delle mie conoscenze di meccanica basilare (tipo inchiodare o avvitare, mica altro). Si fanno le undici, è il momento. Con la forbice pratico un taglio sicuro sul nastro adesivo che tiene chiusa la bara, e direi che questo l’ho saputo fare bene, posso anche gongolare. Apro la scatola e ci trovo un sacco di roba, e già mi viene da sudare. Quando si tratta di cose che vanno montate, io non vado avanti se non divoro il libretto delle istruzioni. C’è chi improvvisa, oppure sa già quello che deve fare perchè il sangue di McGyver scorre nelle sue vene. Io a stento riesco a capire che cazzo c’è scritto nei libretti, e decifro i disegni come una incomprensibile stele di Rosetta.

Individuo dunque un poderoso tomo incellofanato. Saranno 200 pagine, cazzo, avrò comprato mica un elaboratore della NASA? No, è il solito libretto multilingue. Cerco l’italiano, ma non lo trovo. Sfoglio e risfoglio, e in realtà non c’è manco la traduzione in spagnolo o francese, è tutto un arzigogolo ora in cirillico ora in greco, passando per l’ungherese, l’estone, il romeno, il polacco e il turco. Mentre cerco in quest’ultima lingua la bestemmia adatta per esprimere il mio disappunto, capisco che, ad una fugace occhiata, il romeno è la lingua più simile all’italiano, e decido di improvvisarmi conoscitore dell’idioma dei Carpazi. Mentre prendo cauta padronanza con i vari pezzi da montare, in fondo allo scatolone scorgo un rotolo di carta. Avete presente la carta che avvolge il pesce, o quella che si usa per raccogliere la merda di cane sul marciapiede? O anche quella che mettono dentro le scarpe per mantenerne la forma? Bene, la prendo in mano e scopro che è una fotocopia del manuale in lingua italiana. E manco si apre bene, pare una pergamena tra l’altro male stampata, ziocane, vendete una tv in Italia e ci mettete un deforme involto accartocciato al posto delle istruzioni? Che cazzo me ne faccio di un libro cartonato se poi è in estone?

Vabè, ho trovato il libretto. Capisco subito che la tv consta di tre pezzi: una base, un supporto che andrà avvitato sulla base e che poi andrà avvitato sulla tv. 6 viti in tutto, penso: anch’io posso farcela. Come no. Prendo la base, le viti, e il supporto, e stendo a pancia in su lo schermo sul mio letto. Già che il tutto sia in plastica mi lascia perplesso. Il mivarone monoblocco mi è durato 12 anni, so già che tempo un anno o massimo tre tutta questa plastica cederà sotto il peso dello schermo. Finite le mie paranoie da cassandra, individuo come da figura i buchi dove avvitare le prime due viti, e ci do dentro di cacciavite. Risultato, smadonno per mezz’ora perchè le viti non entrano bene, il supporto e la base fanno giacomo giacomo. Avvito e tolgo, avvito e tolgo 5 volte, niente da fare. E’ mezzanotte, sono ancora al primo step, ho sonno e mi girano le balle. Mando un sms a mio fratello Copeland, lo ingiungo a venire la sera successiva ad aiutarmi. Lascio tutto così com’è, infilo il pigiama, sposto lo schermo dall’altro lato del letto matrimoniale, come una donna che ti rifiuta, e mi addormento, dandogli le spalle.

La mattina successiva noto con piacere che lo schermo non è caduto dal letto (pirla che non sono altro ho rischiato pure quello), degno il supporto e la base di uno sguardo d’odio feroce, e vado a lavorare. Alle otto di sera, arriva mio fratello. In cinque minuti la tv è montata e posizionata. Copeland avvita senza sforzi che pare penetrare il burro. Io tengo fermi i vari pezzi (nella vita ho fatto sempre questo mestiere quando si trattava di montare, ovvero “colui che tiene ferme le cose”, si tratti di pali di tenda, supporti tv, mensole ikea, credo a volte che il mio stesso nome anagrafico in indiano sioux significhi proprio “colui che tiene ferme le cose”). Mio fratello chiude la pratica in pochi movimenti, degnandomi ogni tanto di uno sguardo di pietà.

Messo al suo posto, mio fratello collega i cavi ed accende la tv. Fa per prendere il telecomando, ma in uno scatto di orgoglio lo precedo, prendo le pile, e le infilo dentro. Voglio contribuire alla causa, perdio, voglio sentire di averlo montato un poco anche io. Solo che nella foga dell’orgoglio, inverto i poli e il telecomando non funziona. Ci riprovo, e questa volta va. E’ l’ultimo sfregio. Consegno il telecomando a Copeland, mi accascio sul divano, e penso che è ora di rassegnarsi. Ci sono persone che in quanto a senso pratico non valgono manco l’alluce destro del piede di McGyver. E pare – dico pare – che io rientri tra quelle.

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6 Responses to Paperoga e il senso pratico di McGyver

  1. punzy ha detto:

    è ufficiale: siamo fratelli separati alla nascita. resta da vedere se la zozzona è la tua mamma o la mia.
    Io non concepisco gli aggeggi da montare se non nella loro forma finita, ovvero montata. NOn sìriesco ad avvitare nulla, e ogni volta che ci provo fallisco miseramene ma ad oggi, io son in pace con me stessa. In fondo, sono una semplice FEMMINA.
    Non mi è richiesto dalla socieà di saper fare queste cose, al massimo devo fare addolcire gli occhi in maniera sufficiente a convincere qualcuno a farle per me.
    Volevo essere una donna di quelle che non gi serve niente da nessuno, perchè nella mia testa io sono wonder woman.
    Ma un giorno ho capito che non lo ero
    E da allora ho coniato un detto:”non affannarti a fare qualcosa che un maschio può fare al posto tuo”
    E ora vivo in pace

  2. Sunofyork ha detto:

    a voler fare una generalizzazione, esistono al mondo due insiemi di uomini
    – quelli pieni di guizzi, problematici ma capaci di sorprenderti, un po’ stronzi ma capaci di gesti eclatanti, romantici ma solitamente privi del minimo senso pratico;
    – quelli medi, che non ti danno scossoni ma sono una garanzia per il futuro, che non ti sorprendono ma ci sono sempre, che rifuggono i gesti eclatanti ma solitamente sono dei fac totum in casa.

    Nell’intersezione c’è Paperoga.

    sun

  3. fed ha detto:

    Io ho imparato a industrarmi dato che detesto chiedere aiuto agli altri, così gran parte de mobili di camera mia me li sono montata da sola (o con poco aiuto quando necessitavo della forza bruta di un ‘colui che regge le cose’), con tanto di cane che veniva a curiosare e perdeva mi le viti >_<
    Ma diciamo la verità: noi lontani parenti di McGyver non arriveremmo da nessuna parte senza un buon reggitore di mensole a supportarci!

  4. LorenZo ha detto:

    Ho riso per tutto il tempo. Fino alle lacrime. Che è una cosa rara per me durante una lettura. Ho riso a tal punto che la mia tipa è entrata in camera per chiedermi perché ridessi. Le ho risposto indicando il monitor. Mi sono appena ripreso. Accidenti! Hai una comicità strabiliante. Woody Allen può andare a vendere gelati. Vado a leggere gli altri tuoi post. Ma poi, avrai davvero avuto un letto in eternit? Non ci credo.

  5. paperogaedintorni ha detto:

    punzy: io invece essendo maschio, mi è stata sempre richiesta per contratto un po’ di manualità. Vent’anni da scout poi hanno fatto ritenere a molti un insulto le mie incapacità pratiche. Ma la teoria mi ha sempre affascinato di più, che ci posso fare
    sun: praticamente non sono nè carne nè pesce. consola.
    fed: apprezzo che tu apprezzi il ruolo sociale di noi reggitori di cose.
    lorenZo: anzitutto informo la gentile clientela che questo commento non me lo sono scritto da solo per curare un’improvvisa crisi di autostima. Grazie LorenZo, per questo e altri commenti fin troppo benevoli. La branca forse non era di eternit (ma lo erano le tettoie su cui giocavo da bambino, pensa, mi piaceve persino grattarle con i sassi…)ma si chiudeva a sandwich se ti ci andavi a posare con troppa foga. E tu facevi la parte del wurstel.

  6. vincenzo007 ha detto:

    Devo dire che questo blog mi piace molto. Soprattutto mi piace lo stile con cui scrivi.

    Complimenti.

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