La lunga strada verso Parmaperopoli (Da BO Marconi fino alla casa di marzapane)

(continua da qui)

Dunque sono arrivato a Bologna. Le 23,10, un’ora di viaggio e sono dall’altra parte dell’Italia, che magia. Fuori ci sono 10 gradi in meno di quelli che ho lasciato. Nebbia, umido rappreso di aria sporca, nient’altro da segnalare. Mi avvicino alla fermata del bus per la stazione, il bus più costoso del mondo: 5 euro per un quarto d’ora di tragitto in un anonimo pulmino urbano ridotto tra l’altro male. Pensi a Lisbona, Madrid e chissà quante altre città europee, e poi ti ritrovi qui nella provincia del nord a spendere il doppio o il triplo, maledizione, triplo accidenti. Ad ogni modo attendo una decina di minuti prima che arrivi l’autobus. Accanto a me nel frattempo due piccioncini tubano che è un piacere (per loro). Arguisco dai pochi dialoghi non troncati da un limonare che annoda le lingue come fossero due anguille di foce, che lei ha accompagnato lui all’aeroporto in autobus e adesso tornerà in autobus a casa. Già in sè è il trionfo della follia, ma dico, capisco avessi una macchina, ma che senso ha accompagnare uno in bus alle 11 di sera e poi tornare a casa sempre in bus? Mi sorbisco promesse assurde di felicità condite da zuccherevoli raccomandazioni e bambineschi timori, il tutto ben lubrificato da sane passate di lingua. Arriva l’autobus, entro, mi sistemo dietro, ci sarà da attendere venti minuti prima che parta. La coppietta si saluta a strappi, no aspetta solo un minuto, lei sale, poi scende, un altro bacio ancora, infine lui capisce che sta perdendo l’aereo e va via. Lei sale e si sistema davanti a me. Tempo tre minuti e squilla il cellulare. No, non sono partita, che fai, quanto mi manchi, e via ad altri dieci minuti di rottura di palle, e tu pensi che quando l’amore sconfina nell’idiozia è un sollievo non essere uno dei due idioti.

Il bus parte, finalmente, sono le 23.40. Io do un’occhiata assente alla periferia della città, poi prendo il portafoglio e, come quando sono veramente annoiato, comincio a spulciarlo e a togliere scontrini, biglietti e roba varia. Ma mi fermo di botto. Nel mio portafoglio ci sono un sacco di soldi in contanti, prelevati in giorno prima. Molti, credetemi. In un attimo mi balena l’ipotesi che me li possano fottere da qui all’uscio di casa. E’ un rischio minimo, ma se accade posso anche andarmi a sparare o a lavorare in miniera per ripagare i miei debiti. Quindi il lampo di genio. Come facevano gli emigranti o a volte fanno ancora i pensionati, arrotolo quei pezzi da 50, mi tolgo una scarpa, e li infilo sotto il piede. Annodo la scarpa e voilà, mi sento uno stratega della furbizia e un povero mentecatto al tempo stesso.

Ore 24, si arriva in stazione. Il mio treno è tra 45 minuti. La sala d’aspetto è piena di persone, entro e sento un fetore di corpi mezzi addormentati conchiusi in un luogo in cui il ricambio d’aria è una chimera. Rimango fuori sul primo binario. E’ tutto chiuso, edicole, bar. Passa un senzatetto, mi ferma e mi chiede se ho 5 euro. Cazzo, 5 euro? Ma non ti chiedevano una sigaretta o qualche spicciolo una volta? Lui me li chiede con la tranquillità di chi “non costa nulla provarci”, evidentemente ha calcolato l’inflazione meglio del sottoscritto. Comunque tutti i soldi che ho li ho dentro la scarpa destra, quindi nulla quaestio. Faccio due passi e arriva un altro, questo si accontenterebbe di due euro. Nella sala di ingresso tantissima gente in sacco a pelo sotto le biglietterie chiuse, giovani se non giovanissimi che mangiano dentro scatolette di tonno e sgranocchiano patatine mcdonalds. Arriva il mio treno, ci salgo e mi sistemo imbacuccato senza riscaldamento, in attesa che parta, mangiando un duplo e giocando a Puzzle Bobble al Nintendo. Nel mio vagone c’è il capotreno che si lamenta al telefono di essere da solo con ben otto carrozze da controllare. Per tutto il viaggio non lo vedrò mai schiodarsi dal suo posto, bontà sua.

Ore 00.46, il treno parte e si fa lemme lemme tutte le stazioni della Via Emilia, frazioni comprese. Salgono viaggiatori che hanno perso la coincidenza, pendolari notturni, libere professioniste agghindate con poca grazia e molto profumo, strani crocicchi di campani che parlano un linguaggio oscuro e sedizioso, donne sole e visibilmente tese col cellulare in una mano e nell’altra forse dello spray al pepe. Io accumulo record su record a Puzzle bobble mentre le stazioni si succedono tutte uguali e fuori è solo un nebuloso grigiume tra le campagne. Una ragazza africana incuriosita mi guarda mentre mi affanno a far esplodere bolle colorate, e un signore in cappotto e cappello a falda larga guarda incuriosito la ragazza. Prova un approccio ma lei lo sfancula in un italiano comprensibile. Allora il signore guarda incuriosito me. Mi sento inquieto.

Ore 02.09, il treno arriva. La stazione di Parmaperopoli è deserta, si sentono solo i rumori dei tacchi della ragazza africana e il mulinare fastidioso delle ruote del mio trolley. Evito accuratamente la zona dello spaccio, faccio il giro largo oltre la zona del secondo spaccio, liquido un tassista mezzo addormentato in piedi appoggiato alla macchina che quando mi vede col trolley mi chiede, poi insiste, infine supplica di prendere un taxi, e sempre come se trasportassi un vagone merci mi incammino verso casa, che dista una decina di minuti. La casa di marzapane si palesa davanti ai miei occhi, illuminata a giorno com’è grazie ai tanti soldi che pago al condominio, siano stramaledetti tutti quanti. Ormai mi trascino, prendo persino l’ascensore. Apro la porta di casa e la magione mi accoglie con un tanfo infernale: ho dimenticato di buttare la spazzatura prima di partire. Apro le finestre, lascio entrare il freddo porco, poi mi spoglio. Sotto la scarpa destra riconosco una poltiglia arancione bagnata di sudore. Sono i miei soldi. Li sistemo sul tavolo perchè asciughino, sperando che un domani il cassiere della posta contandoli non si faccia troppe domande sullo strano olezzo rappreso su di essi.

Sono le 2,40. Sono uscito di casa 6 ore fa. Il mito del viaggio aereo continua a non raccontarmela giusta.

Annunci

6 Responses to La lunga strada verso Parmaperopoli (Da BO Marconi fino alla casa di marzapane)

  1. punzy ha detto:

    una curiosità: quant’è la differenza di prezzo tra treno e aereo? urbe-napoli quasi vince l’areo..

  2. mich ha detto:

    Sono anni, anni!, che non vedo un Puzzle Bobble. C’è da invidiarti per tutto il tempo che ti è stato concesso per giocarci.

  3. fed ha detto:

    Puzzle bobble!!!!

  4. paperogaedintorni ha detto:

    punzy: la differenza di prezzo in totale,calcolando anche altri spostamentie se si prenota l’aereo con un discreto anticipo, è di circa una ventina di euro a favore dell’aereo, cui aggiungi anche le 4 ore di anticipo rispetto al treno. non c’è storia, obiettivamente.
    mich e fed: ho ripreso in mano puzzle bobble col mio fidato ds ed è stata una gran ficata. Volendo fare una mezza citazione Il lato nerd scorre vigoroso in me

  5. Sunofyork ha detto:

    lo sanno tutti che per te il limonare ininterrotto dei due giovani è un motivo in più per prendere l’aereo, e su!

    sun

  6. LorenZo ha detto:

    E io rido… 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: