Un misantropo al cinema: guida pratica di sopravvivenza

Diciamo che sono mediamente intollerante, inutile nasconderlo. E siccome sono anche mediamente misantropo, e le due cose sono fatalmente legate a vicenda in un rapporto di simmetrica causa-effetto, capirete facilmente che la mia intolleranza misantropa risulta pacificata e sotto controllo solo quando mi trovo indisturbato nei miei spazi, a condurre la mia vita solitaria. Per farvi capire quanto ci tenga, vi basti pensare che ogni mese spendo una quintalata di euri in più rispetto a chi, ben più furbamente, divide casa con due-tre persone e risparmia per i giorni a venire. Io invece finisco il mese a secco, ho un conto corrente concavo, carte prepagate caricate coi gettoni dell’autolavaggio, e tutto questo lo faccio per poter la sera tornare a casa, prepararmi la cena, sedere in poltrona a guardare una serie tv, senza che ci sia nessun estraneo tra le balle ad innervosirmi con la sua semplice alterità.

I problemi iniziano sempre oltre la soglia di casa. Quegli stoccafissi dei vicini che non salutano manco morti (io sono un misantropo cordiale ed educato, tsè), i bigliettai trenitalia cinquantenni baffuti e pugliesi che lentamente vagano sul loro schermo usando il mouse come fossero ipovedenti per rinnovarti uno straccio di abbonamento, e ti si rivolgono sgarbatamente forti dei loro doppi vetri di protezione, gli edicolanti che sbuffano se non gli dai 2 euro e settanta precisi per il Dylan Dog, i mendicanti che ti chiedono sorridendo i soldi e quando non glieli dai ti sfanculano tra mille orribili maledizioni in lingue slave ormai estinte.

Insomma, una vitaccia verso chi nella vita ha un solo obiettivo e una sola granitica convinzione: l’obiettivo è che la gente non mi rompa i coglioni, e la convinzione è che il mondo è costellato, che dico, invaso, che dico, suppurato di stupidità e di stupidi, e tutto quello che ci è dato fare è tentare di resistere mantenendo una qualche speciale dignità silenziosa, anche a costo di apparire tali e quali a stronzi cotti e mangiati.

Capirete anche però che, per uno come me, il momento di massimo conflitto tra dignità e stupidità, tra tensione verso la decenza e la suburbia della mediocrità compiaciuta, è infilarmi in quei luoghi chiusi dove la gente è tanta e con la quale, per qualche ora, sei obbligato a convivere in una sorta di Grande Fratello senza telecamere, ma per questo nondimeno orribile.

Ad esempio è dura per me andare al cinema. E’ dura perchè mi piace, amo molto l’atto stesso di andarci, di entrarci e di sedermi, amo le sale, le poltrone, i colori le luci e il buio, amo lo schermo grande e il suono definito, ne amo i ritmi affusolati e i caldi silenzi. Amo sopratutto i silenzi. Ma la gente no. La gente al cinema viene per parlare. Ed io mi trasformo in una belva assetata di sangue.

Ora voglio apparire quanto più brutale possibile e perdermi buona parte dei pochi lettori che ho: AL CINEMA NON SI PARLA. AL CINEMA SI STA ZITTI, PORCACCIA LA PUTTANA. Non ci sono “se” e non ci sono “ma”, scuse, giustificazioni, alibi. Non venite a dirmi: pago il biglietto e faccio che mi pare, perchè il biglietto ve lo infilo senza piegarlo dove non batte il sole. Il cinema è magia fintanto che gli unici rumori sono quelli ovattati di un ambiente che ti mette a tuo agio nel goderti una mise en scene: il contatto diretto con la storia che si dipana, con i personaggi con cui ci si confronta, la sensazione di percepire gli odori di una stanza, di interpretare i silenzi della pellicola, il tutto inondato da quello schermo grande quanto il mondo, è il motivo per cui pago il biglietto anzichè noleggiarlo in dvd e vederlo a casa.

E tu, testa di cippirimerlo che parli al cinema, non mi rovinerai questa magia senza sentirti mandare a cagare dal sottoscritto, te lo garantisco fino a che campo. Ecco dunque che, se siete degli stronzi intolleranti come me, vi offro dei brevi consigli maturati nel corso di anni e anni di litigate furibonde con teste su teste di beneamata minchia. Dedicato a coloro che amano il cinema ma non tollerano l’idiozia.

1) La scelta del posto.

Fondamentale. Occhio che vi giocate la serata. Il mio consiglio è di arrivare non molto prima, in modo da poter vedere già la disposizione della sala che si sta rimpiendo, ma nemmeno troppo tardi, quando sarete costretti ad infilarvi negli unici posti rimanenti. Sempre che non optiate per il multisala, là siete fregati. Nel caso scegliate un cinema a posto libero, potete ridurre il danno o prevenire sicure catastrofi andandovi a sedere lontano da crocicchi di gente che lo capite subito che sono venuti lì per romper le balle. Ve ne fornisco una descrizione fugace:

identikit n.1: la serata di sole donne (o di sole vecchie): due tre quattro signore dai quarantanni in su fino all’età che permette ancora di andare al cinema deambulando. Sono le peggiori, ciarlano dall’inizio alla fine del film, commentando su qualsiasi inezia (oddio che stupido lui) , anticipando la scena successiva (oddio non è che adesso succede questo?) o immedesimandosi con quello che accade (oddio capita sempre anche a me….). C’è il lato positivo però: sono comari che se le zittisci in modo brutale, si spaventano e non emettono più un suono manco se gli pesti un piede.

identikit n. 2: le coppiette di fidanzati/coniugi: diosanto che palle. Se non parla lei, parla lui, quando non parlano assieme. A volte proprio si mettono a discutere sulla scena, sulla pettinatura di lei, sugli abiti di lui, sulla casa e sui cambiamenti che ci farebbero. Il maschio fa più fatica solitamente a controllare il tono della voce, e parla come se fosse al mercato. La donna tende più a squittire. Se gli zittisci, lui inevitabilmente, per fare la figura del maschio dominante, magari qualcosa replicherà, gonfiando i bicipiti, quindi il mio consiglio è intervenire quando la loro maleducazione è evidente, e la loro stupidità sesquipedale, in modo che ben poco possa eccepire persino il maschio più palestrato.

identikit n. 3: le orde di giovinastri: difficile trovarseli se vai a vedere un film d’autore, o anche una commedia adulta. Se però ti piacciono i cartoni o il film di Tarantino, te li ritroverai lì, in carne ossa e lobotomia. Commenti a voce alta e a bocca larga, spesso si tratta di bulli ancora vergini, non abbiate paura di fare la voce grossa. Se si tratta di gang di periferia, non vi consiglio altrettanto ardore.

2) Il momento del rimprovero

Rimproverare il maledetto tanghero che parla al cinema è una carta che va giocata al momento opportuno. E’ un momento da assaporare e scegliere con tempismo perfetto, in modo che nessuno possa avere da obiettare che state esagerando, che siete dei vecchi rompicazzo o delle suocere inacidite. L’idiozia e la maleducazione devono essere eclatanti, dovete pazientemente attendere qualche minuto, più interruzioni, accumulare la rabbia, in modo tale da poter dire: beh, sono stato paziente, hai avuto la tua occasione di correggerti da solo, ma l’hai sprecata. Muori, verme. Se lo fate al momento giusto, vi odieranno, vi arrostiranno con lo sguardo, commenteranno tra di loro pissi pissi bau bau che siete degli stronzi, ma state sicuri che da quel momento abbasseranno la voce, se non si ammutoliranno del tutto.

3) Come rimproverare il chiacchierone.

Quando avete stabilito che è il momento adatto, dovete essere brutali, indietro non si torna. Io vi consiglio di dare un preallarme, tipo “shhh” oppure un educato e compito “per favore”. Ma credetemi, se conosco i miei polli l’educazione non sortirà alcun effetto. Dunque dovrete alzare la voce, possibilmente guardarli in faccia dovunque vi troviate, ed essere irrimediabilmente antipatici. Io vi consiglio di essere volgari. Una bella parolaccia, del tipo “Basta, eccheccazzo” o “La volete piantare, porcatroia” vi conferisce un alone di brutalità che condurrà i ciarlatori a più ben miti consigli. Se beccate il vostro capoufficio, o il vostro relatore della tesi, suppongo che verrete a stanarmi sotto casa.

4) I titoli di coda

Se avete lottato per due ore e mezzo con la stupidità umana e la maleducazione connessa, godetevi i titoli di coda. La gente schizza dalle poltrone un secondo dopo la parola Fine. I titoli di coda non interessano, la magia del cinema, se per loro è mai esistita, si chiude con l’ultimo fotogramma. Io vi consiglio di rimanere seduti. Non so se vi piacciano i titoli di coda, a me molto, sono una manciata di minuti in cui il film comincia a prendere posto nelle mie sensazioni, nelle mie reazioni. Ma anche se questo momento non vi dice nulla, rimaneteci. Vedrete la gente scappare via per le uscite, e sentirete a pelle il distacco tra loro e voi. Vi dico di più, avete presente quando tirate lo scarico? L’acqua sporca defluisce nei mulinelli del water e torna pulita? Beh, vedere la sala vuota, con la gente che defluisce fuori, mi dà la stessa sensazione. Rimango solo, accanto a poche persone degne, a godermi la vera fine del film, rigenerato, di nuovo intonso.

Lo so che lo state pensando. E’ dura andare al cinema, per chi ha un conto in sospeso con gli esseri umani. Ma ce la si fa.

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16 Responses to Un misantropo al cinema: guida pratica di sopravvivenza

  1. Sunofyork ha detto:

    Secondo me stanno pensando che è dura andare al cinema _con_ chi ha un conto in sospeso con gli esseri umani, ma è solo un’impressione…

    sun

  2. Arcureo ha detto:

    Ha ha, ingenuo!
    Tu dici di “intervenire quando la loro maleducazione è evidente, e la loro stupidità sesquipedale, in modo che ben poco possa eccepire persino il maschio più palestrato.”.
    Mi spiace ma è proprio quando la maleducazione è evidente e la stupidità sesquipedale, che di fronte ad una figura di merda plateale, i maschi palestrati menano.
    E menano “perché si”.

  3. mich ha detto:

    scusa eh paperoga, fermo restando che approvo tutto, mi potresti esattamente descrivere una testa di cippirimerlo?

  4. uic ha detto:

    minchia sono una donna di quarant’anni e non lo so.
    e i titoli di coda li guardo solo per narcisismo.

  5. fed ha detto:

    se non fosse che so che io schiatterò a 77 anni mentre il tu decesso è previsto per i 75 penserei che siamo dei gemelli astrali

  6. mich ha detto:

    Ieri sera sono stata al cinema e ti ho pensato, hai dimenticato una categoria: quelli che non possono fare a meno di tenere il cellulare acceso, di norma in mano illuminandone di tanto in tanto il display (per controllare cosa? mh? l’ora? l’arrivo di messaggi? la foto di belen in costume?)

  7. paperogaedintorni ha detto:

    sunofyork: è dura andare al cinema con un misantropo brutale, ma si assiste gratis ad un sacco di sketch carucci
    arcureo: probabilmente hai ragione, ma posso garantirti che sono 15 anni almeno che rimprovero la gente che parla al cinema e non si è mai passati alle vie di fatto, nemmeno alla minacce, al massimo qualche vaffanculo di rimando. la maggiorparte delle volte la gente si tace, segno un po’ di coda di paglia ce l’ha sempre.
    mich: sulla testa di cippirimerlo chiedi alla gialappa’s da cui ho plagiato. sulla categoria che aggiungi, ti faccio una controaggiunta: la gente che al cinema viene per ridere anche se il film è un pianto greco dall’inizio alla fine. sentire la gente ridere della grossa all’interno di un film drammatico, solo perchè ad uno gli è caduta la forchetta al funerale di suo figlio, è la conferma che siamo circondati da idioti.
    fed: un misantropo che va al cinema con una misantropa è un mix micidiale di sicuro divertimento
    uic: non avevo dubbi che fossi una quarantenne già da prima

  8. porzione ha detto:

    Se ti pago il biglietto, mi accompagni al cinema e mi difendi dalle orde di cafoni?
    P.S.
    Vogliamo parlare di quelli che al multisala si siedono in posti diversi dai loro?

  9. uic ha detto:

    è che sono un’istintiva.
    per esempio l’altra sera davanti ad Accorsi ho detto ad alta voce: eh, ma sei proprio un figlio di puttana, cazzo.

  10. paperogaedintorni ha detto:

    porzione: non sono uno snob, mi piacciono molto i multisala, tranne per questa storia del posto già assegnato. è una violenza fisica
    uic: ci fossi stato io saresti volata giù dalla poltrona a suon di improperi

  11. fed ha detto:

    dobbiamo provare prima o poi, ma secondo me ci arrestano!

  12. guru2012 ha detto:

    oh, a paperoga, m’hai fatto ridere di gusto

  13. CMT ha detto:

    E la menzione d’onore per coloro che di parlare magari non parlano ma appoggiano i piedi allo schienale della fila davanti facendoti oscillare per tutto il film?

  14. Dylan ha detto:

    Sottoscrivo in toto. Ma non capisco, davvero, come si possano dimenticare le mascelle ruminanti e le mani che ravanano i pop corn cementati nel cellophane per TUTTA la durata del film. Quanto a istinti omicici, sono al primo posto (ok, a pari merito con il cicaleggio idiota).

  15. paperogaedintorni ha detto:

    guru: che le mie sventure con la gente servano almeno a questo..
    CMT: sei sicuro che ti facciano oscillare per quel motivo? Ti sei mai girato a vedere che genere di zozzerie magari stanno facendo?
    Dylan: ho fatto una selezione accurata delle mie paturnie, altrimenti il post durava dieci pagine. Mettiamola così: io quando entro in sala e vedo che ci sono altre persone oltre me, già mi girano le palle…

  16. LorenZo ha detto:

    Come se l’avessi scritta io. Bellissima.

    «l’obiettivo è che la gente non mi rompa i coglioni, e la convinzione è che il mondo è costellato, che dico, invaso, che dico, suppurato di stupidità e di stupidi, e tutto quello che ci è dato fare è tentare di resistere mantenendo una qualche speciale dignità silenziosa, anche a costo di apparire tali e quali a stronzi cotti e mangiati.»

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