Stewart odia Obama e non so perché

Stewart non è un mio cliente. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, io non ho clienti. Nel mio ufficio assiso a produrre pseudo-giustificazioni giuridiche per salvare dall’espulsione questo o quell’altro clandestino, io conosco i clienti dello studio Cavaturaccioli solo riflessi nelle carte che li riguardano, nei volti irriconoscibili delle fotocopie dei loro passaporti. La gestione del cliente vis-à-vis, dunque, non è compito mio, hanno capito qua dentro che non sono tipo da pubbliche relazioni, sono un freddo e metodico giuristocrate che analizza sentenze, precedenti, norme di legge, anche perchè ho una innata propensione a mandare a cagare chi mi fa perdere del tempo.

La mia stanza è però contigua allo studio di una avvocatessa che di clienti ne riceve a bizzeffe in ogni momento del giorno. Ci separa solo una improbabile parete di cartongesso, col risultato che lei ascolta tutto il giorno il mio ticchettare, sfogliare, sgranocchiare, ma anche il mio ruttare e il mio petare, mentre io conosco a menadito tutti i suoi clienti e le loro grane, pur non avendoli a volte visti mai manco di striscio.

Stewart è un signore congolese alto e magro, vestito sempre di tutto punto, un completo scuro, una camicia colorata, delle scarpe nere nere e lucide lucide. Quando lo incrocio in sala d’aspetto, mi ricambia il saluto con un grugnito incazzato prima ancora che con un buongiorno. Eh si, perchè Stewart è sempre perennemente incazzato come una bestia. Ha intentato cause civili e penali nei confronti di chiunque. Istituti previdenziali, questure, avvocati, amministratori di condominio, nessuno è sfuggito a qualche sua citazione, denuncia, esposto, querela, segnalazione. In Italia da anni, ha imparato ad abusare delle aule di tribunale come il più litigioso dei meridionali, come il più spaccacazzi dei settentrionali. Quando entra nello studio dell’avvocatessa, pretende che sia fatta giustizia, portando con sè voluminose prove dell’ennesimo torto subito, fogli, brogliacci, analisi radiologiche, fotografie di macchine, articoli di giornale congolesi, sentenze dei tribunali svizzeri.

In realtà io non capto tutto quello che dice. Tende infatti per la maggior parte del tempo a borbottare con un filo di voce, temendo di essere ascoltato in giro. Maniaco dei complotti, ci tiene ad una assoluta privacy, e dunque spiattella i suoi racconti come se fossero confidenze tra comari in chiesa. Poi però non regge la tensione, e lo sprezzo per l’ingiustizia subita ogni tanto esplode con esagitate filippiche contro il sistema, alternate da pugni sbattuti pesantemente sul tavolo. Chiama in causa chiunque, nella ricostruzione dei suoi guai, dal vicino di casa al passante in bicicletta, fino a citare due VIP che hanno segnato ogni sua disavventura giudiziaria, ovvero Bossi ed Obama. Nei suoi discorsi alternati tra soffuse voci e grida intemerate, si evince che la colpa del suo divieto di sosta come della cartella esattoriale è, gira che ti rigira, addebitabile tra gli altri a Bossi e ad Obama. Cerco di captare meglio le sue geremiadi, ricollegando i fatti alle figure dei due politici, ma alla fine ne so come sempre, ovvero nulla. Posso anche capire che un congolese ce l’abbia con un leghista, anche se non so cosa c’entri con il pagamento delle quote condominiali con quei simpaticoni del carroccio, però sta cosa che ce l’ha a morte con Obama mi incuriosisce parecchio. Attacco la recchia al cartongesso e cerco di capire, ma Stewart sragiona per due ore ininterrottamente, e alla fine mi ritrovo solo un gran mal di testa e il torcicollo.

L’avvocatessa, dal canto suo, deve stare molto attenta. Per tutto il tempo dell’appuntamento deve cercare di dimostrare interesse e attenzione di fronte all’oratore, altrimenti viene cazziata pure di sopra. “Lei avvocato mi deve stare a sentire….bla bla…è sempre così….bla bla…..qua a nessun frega niente..bla bla…che poi Bossi….bla bla…..e pure Obama!!” Così l’avvocatessa deve reggere, fingere interesse, domandare, prendere appunti. A volte, terminato l’incontro, lei promette genericamente che le cose si sistemeranno, cercando di essere quanto meno generica e quanto più ottimistica possibile, altrimenti Stewart le attacca un’altra pezza di mezz’ora sugli avvocati la deontologia l’impegno e la professionalità. Quando il ciclone del Congo è andato via, e lei si è assicurata due volte che abbia varcato il portone e l’abbia davvero chiuso, insomma che non si nasconda da qualche parte pronto a riattaccare col le sue salmodie, entra nel mio ufficio con la faccia stremata, accasciandosi sulla sedia.

“Non ce la faccio più. Ho otto cause in ballo di Stewart, tutte assurde, prive di logica. Quell’uomo si sente un perseguitato dovunque, oggi voleva informarsi su come fare causa ad una impiegata delle poste che a suo dire è stata sgarbata.”

“Cavolo, otto cause, Beh, almeno ti fornisce di lavoro”.

“Chiamalo lavoro. Non mi paga da un anno. Sai che dice quando gli ricordo che mi deve pagare?”

“Immagino che si incazza”.

“Si incazza? Diventa una belva. Comincia a dire che voi avvocati siete tutti così, che i neri là, che gli immigrati qua, la giustizia è lenta, non ho mai preso un soldo, e poi ovviamente finisce col dare la colpa a Bossi e ad Obama.”

“Si può sapere perchè Obama gli sta tanto sul culo?”

“Non l’ho mai capito manco io. Dice che le cose sono peggiorate da quando c’è Obama. Che le multe sono colpa di Obama, che lo discriminano per colpa di Obama, che le riunioni di condominio sono delle trappole per colpa di Obama. Sai cosa vorrei fare la prossima volta che parla di Obama? Saltare dalla sedia, piombare giù dal tavolo dal tavolo, prenderlo per la collottola della camicia e gridargli “BASTA-CON-QUESTO-CAZZO-DI-OBAMAAA! COSA-PORCATROIA-MI-C’ENTRA-OBAMAAA!!!!”, e poi tornare a sedermi composta”.

“Forse la prenderebbe bene. Forse non ti ucciderebbe. Forse ci penserebbe su per qualche giorno, almeno”.

“Uccidermi? Figuriamoci. Non hai capito niente di Stewart. Lui semplicemente mi farebbe causa”.

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9 Responses to Stewart odia Obama e non so perché

  1. punzy ha detto:

    se vieni a roma e non mi chiami on è colpa di Obama ma tua
    TUA
    ricorda
    SONO UNA DONNA, POSSO PORTARE RANCORE PER SEMPRE

  2. fed ha detto:

    il signor Steward è mia mamma!! cioè no, quasi, per lei i supernemici sono altri due VIP, però delle analogie ci sono e sono chiarissime

  3. fed ha detto:

    ovviamente volevo scrivere StewarT ma da brava meridionale ho scambiato la T con la D 🙂

  4. Sunofyork ha detto:

    Cioè, tu passi la giornata a scrivere blog e origliare gli altri che lavorano.
    Si vede proprio che sei terun.

    sun

  5. francesca ha detto:

    povera avvocatessa….

  6. Valentina ha detto:

    Paperoga, sei un mito. Premetto che NON sono razzista, ANZI – sono addirittura sposata con uno straniero di colore, però a volte certi immigrati mi irritano… vorrei vedere come vivono e come vengono trattati a casa loro, prima di venire qui a disapprovare tutto e tutti e cercare giustizia…io per prima ho vissuto sulla pelle l’essere immigrata in Paese straniero, ma me ne guardavo bene dal criticare… in fondo nessuno mi tratteneva, ero liberissima di tornarmene a casina! E poi mi domandavo, per avere in ballo 8 cause con un avvocato, Stewart che fa, lavora per pagare l’avvocato nella speranza di vincere una causa? e se non la vince? Per finire…OBAMA, YES WE CAN!!

  7. paperogaedintorni ha detto:

    punzy: fammi capire, qualsiasi mio prossimo post verrà sempre letto alla luce del fatto che quando vengo a roma non ti chiamo?
    fed: consolati, non sei la sola che non distingue stewart da steward
    sun: quello che dici è umiliante e ingiusto: durante la giornata perdo tempo in mille altri modi diversi
    valentina: il mio lavoro ha rafforzato una convinzione di sempre, ovvero che a parte le differenze culturali ecc, le persone sono quello che sono, ovvero persone. lo straniero è molto più simile a noi di quanto pensiamo, in un modo talmente comune e banale che ciò che ci unisce è sensibilmente maggiore di quel che ci divide. anche la furbizia, la sfrontatezza, ma altresì la disperazione e la solitudine.

  8. fed ha detto:

    Beh, comunque il fatto che io scambi le T con le D e viceversa è chiaramente colpa di Obama!

  9. paperogaedintorni ha detto:

    fed: è sempre colpa di obama

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