Outside the museums (§ 6)

“Da qualche parte nell’oscurità giunse il suono di un banjo, qualche accordo esitante…un messaggio…quali nuove? Vecchi amori riconsumati, malattia, il pianto di un bambino. Ora c’è silenzio nelle case. Riposo. Anche per coloro ai quali la fine della notte non ne portava mai abbastanza. E silenzio, la musica scomparve nel tepore ambrato trasudante da innumerevoli sogni messi a morire sopra il focolare, immobili e spettrali…Il mattino è ancora nell’altro emisfero, e lui è stanco. Piegando l’erba in un inchino pieno di tristezza, la rugiada lo seguì fino a casa e sigillò la porta”

Il soggetto che percorre la notte immerso in misteriose peregrinazioni è il guardiano del frutteto. Un vecchio eclissatosi dalla società, che vive in una baracca isolata assieme al suo vecchio cane, tra i monti del Tennessee. Muto testimone di quanto avviene in quelle terre inospitali, osservatore non osservato di contrabbando di alcool, violenze ed occultamenti di cadaveri, il vecchio Ather conserva dentro di sè la fiera autarchia e la piena simbiosi con la natura della generazione di chi colonizzò quei luoghi. Il suo destino si incrocerà con quello di Marion Sylder, spericolato contrabbandiere di whisky, e di John Wesley Rattner, giovane orfano di padre, che cresce piazzando trappole per animali selvatici nel ricordo di un padre perso troppo presto. Un omicidio, un cadavere nascosto in un cassone d’acqua nel frutteto, è quanto unirà inconsapevolmente i tre protagonisti, fino allo scontro definitivo con la società ormai organizzata, nata dalle ceneri della precedente, che non tollera gli stessi cani sciolti che fecero l’America appena trentanni prima.

Il primo romanzo di Mccarthy non è per questo un romanzo acerbo. L’immersione nella natura è mirabilmente descritta al punto che si ha la sensazione di osservare una carta topografica, un tratto plasticamente geografico della scrittura di Mccarthy che non lo abbandonerà più. La trama è sfuggente, a volte, pare divincolarsi dal racconto piano, vive di impressioni, di presagi. Solo alla fine il lettore capirà cosa avvince i tre protagonisti. Protagonista del romanzo è la notte inquieta dei monti, gli ululati dei cani, la comparsa paralizzante di gatti tra un fulmine ed un tuono, il sinistro peregrinare di macchine cariche di alcool illegale, il sottobosco di umanità degradata che di notte farfuglia frasi incomprensibili, che di giorno si dà una parvenza di civiltà, dentro a cittadine che assomigliano a future ghost town del tempo addietro. L’ennesimo racconto roccioso e squadrato di storie disseminate nell’America profonda del dopo Depressione, di espedienti e di orrori, e di squarci di perfezione e commozione racchiusi in pochi tratti di penna.

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