Natale in casa dei paperi

A differenza della stragrande maggioranza di sociopatici misantropi che odiano farsi coinvolgere da tradizioni coattive e a tutta evidenza false ed ipocrite, a me il periodo Natale è sempre piaciuto. Anzi, per dirla tutta, è una vera goduria. E non certo per i regali fatti (una rottura, soldi buttati) o ricevuti (datemi una busta con dei soldi e lasciate perdere, non mi piacerà mai nulla), quanto per il fatto che nel periodo natalizio sono solito rintanarmi come un ghiro nelle soffici e avvolgenti atmosfere familiari di una casa che si riempie solo per qualche giorno all’anno, e tendo ad uscire solo ove sia strettamente necessario. Giro in pigiama tutto il giorno, ciondolo tra la tv satellitare e una poltrona, poi passo al letto, e così via. Non faccio nulla di preciso, e cionondimeno produco nulla che non riguardi il sacro rapporto tra me e il cesso.

Al momento, ad esempio, mi ritrovo ad aver passato già quasi 6 giorni di vacanza nella magione salentina, ma non ricordo praticamente nulla. E’ come se un buco nero di accidia avesse travolto ogni ricordo. Di certo ricordo le bevute serali con mio padre e il suo vino quasi liquoroso, le battaglie a Mario Kart Wii con Pfaff con tanto di accenno di rissa fraterna, la lettura in poltrona, con bicchiere di crema di limone in mano, di un saggio sulla pericolosità e la falsità della religione, una fallimentare stagione passata ad allenare la Reggiana in serie C1 giocando a Football Manager, i caffè dolcemente serviti dal babbo sulla poltrona mentre guardo quasi commosso l’Estate di Kikujiro di Kitano. Sono uscito di casa un paio di volte, sempre malvolentieri, saggiando l’aria esterna quasi si trattasse di veleno. I miei fratelli, man mano che sono arrivati, si sono adeguati a questo ludibrioso andazzo, così che la casa si è man mano popolata di individui molli e inerti, viziati e melliflui.

Allo stesso modo, il Natale è il momento della tradizione. Chi non mi conosce può pensare che io sia una testa calda iconoclasta e rivoluzionaria, in realtà sono un borghesuccio moderato anche se mal pensante, e dunque rifugiarmi nel consolidato patrimonio di esperienze immutabili della società non mi fa precisamente schifo.

La Vigilia di Natale, in particolare, è per noi cinque un momento ricco di tradizione e liturgie ormai radicate nella storia della famiglia. Come ogni anno si ripetono gesti consacrati, automatismi rituali che fanno sì che ogni anno sia fatalmente indistinguibile dall’altro, e per noi cinque questo è un bene, non una tortura. E’ il nostro momento fondante l’unità familiare, per il resto dell’anno dispersa tra Salento, Emilia e Catalogna. In realtà, la tradizione della cena della vigilia si è modificata col tempo, in modo così impercettibile che ce ne siamo accorti solo dopo anni. Vi descriverò dunque com’era e com’è diventata la mitologica serata di Natale in casa dei paperi.

Com’eravamo.

La Vigilia di Natale tutti e cinque ci siamo sempre recati a messa prefestiva, verso le 7 di sera nella Cattedrale barocca più bella di Lecce. Anni fa ci arrivavamo con una sola macchina,  in orario per prendere posto nei banchi affollati. Usciti, facevamo un giro per il centro, guardavamo il presepone allestito nella piazza principale  e ci incamminavamo a casa, laddove mia madre aveva preparato la cena, rigorosamente di magro, ovvero brodi e pesce. Alla televisione si guardava il cartone di Natale, o la solita Poltrona per due, e si attendeva la mezzanotte per la Suprema Cerimonia di Posizionamento del Bambinello nel Presepe.

Funziona così: si forma una fila in processione, in ordine di vecchiaia. Prima mio fratello Copeland, il più piccolo, a seguire Pfaff, io, mia madre e mio padre. Partendo all’opposto della casa, si canta Tu Scendi dalla Stelle lentamente avvicinandosi al Presepe, ognuno con una candela in mano. Ora, la casa della mia infanzia era una casa immensa, piena di corridoi kilometrici, e per arrivare fino al presepe si rischiava di far giorno. La processione era lenta e piena di atmosfera, ed arrivati alla mangiatoia Copeland posizionava il buon Gesù, e si dicevano un paio di preghiere. Dopo di che si scartavano i regali, nonostante la mia ferma opposizione (facendo io parte del partito di quelli “che i regali si scartano la mattina del 25”). Ma la foga degli altri 4 impazienti bambini dell’asilo mi ha sempre visto perdente.

Com’è che siamo diventati.

Allora, alla messa prefestiva ormai ci va mia madre, accompagnata al massimo da quei farisei dei miei fratelli, che si fanno una sola messa all’anno, ovvero questa. Mio padre ho mollato la messa una decina di anni fa, ed io l’ho seguito a ruota. Mentre i tre sono in chiesa, mio padre sfumacchia a casa aggirandosi per la cucina, mentre io faccio zapping furioso in tv. Al ritorno dei tre beghini, la cena in realtà si è mantenuta uguale come un tempo, con l’aggiunta di un fracco di vino che da piccoli ci era ovviamente proibito. Al quasi scoccare della mezzanotte, ci si mette in posizione per la processione. Come un tempo, è Copeland a tenere in mano il Bambinello, (anche se ormai diciamolo si è rotto i coglioni di questa storia), e noi dietro con le candele. Senonchè la nostra casa di adesso, pur non essendo piccola, non è certo immensa come quella precedente, dunque Copeland per arrivare al Presepe e completare la lunghissima Tu Scendi dalle Stelle ha inventato percorsi alternativi, facendo giri attorno al tavolo, frapponendo ostacoli sul percorso per farci uno slalom, per poco non ci fa passare tutti sotto il tavolo a carponi. Ppaff, poi, che segue dietro Copeland, ormai è aduso punzecchiare il piccolo fratello con pizzicotti e pugni ai reni, il che comporta una reazione di Copeland che smoccola bestemmie tra un “E tu che sei del mondo” e “o Bambino mio Divino”, rispondendo con calci da mulo alle provocazioni del fratello, le candele ondeggiano spargendo cera per terra. In tutto questo io istigo Pfaff a far ancora più male, mentre mia madre ha perso contatto con la processione e si aggira per la casa cercandoci, e mio padre devi stare attento che non si sieda sul primo divano che trova per fumarsi una sigaretta o a cadere in catalessi direttamente. Alla fine però arriviamo al capolinea, il Bambino viene posizionato e si procede alla preghiera rituale, ormai pronunciata con fervore solo da mia madre, mentre i miei fratelli ancora si azzuffano ed io e mio padre taciamo avvolti dall’ateismo. Infine, i baci di ordinanza per il Natale giunto, e lo scartamento dei regali, nonostante la mia resistenza passiva e le mie proteste formali contro questa barbara incapacità di attendere.

Non sappiamo quando questa tradizione al momento ininterrotta finirà. Probabilmente ognuno di noi, ogni anno, pensa che quest’anno potrebbe essere stata l’ultima volta. Perchè siamo grandi, perchè siamo fuori tempo, perchè forse comincia ad essere posticcio e anacronistico. Probabilmente è stupido e sì, probabilmente finirà tra una manciata di anni. Ma se anche è solo l’illusione di poter eternare il tempo che è stato della nostra famiglia, il tempo dell’infanzia e della giovinezza, dell’incanto e del successivo disincanto, basta guardare ogni anno l’entusiasmo di mia madre, di come vive per questi momenti e questi giorni, per capire che non c’è mai stato nulla di più giusto tra queste mura.

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5 Responses to Natale in casa dei paperi

  1. Marianna ha detto:

    Giuro che a casa mia è uguale.
    Solo che da noi le figlie son femmine e il papà ha smesso di fumare nel 1992.

  2. CMT ha detto:

    La processione si faceva anche a casa mia, secoli fa. Adesso siamo rimasti in due, l’albero non c’è, il presepe neanche, e i regali con buone probabilità sono stati consegnati, senza carte di sorta, in un giorno a caso tra il 18 e il 23…

  3. fed ha detto:

    No ti prego: la processione attuale è bellissima. E visto che si evolve adattandosi al tempo che va, sono fiduciosa che continuerà a ripetersi ancora a lungo.

    Per quanto riguarda il partito dei regali da me si è giunti a un compromesso: quelli fra cugini si scartano a mezzanotte (unico momento in cui siamo presenti contemporaneamente nello stesso luogo) quelli della famiglia più ristretta rigorosamente la mattina del 25 🙂

  4. punzy ha detto:

    questa tradizione è bellissima, va mantenuta nei secoli dei secoli
    Ve la invidio
    Giuro

  5. dieghermaister ha detto:

    tu pensa che io in 10 anni sono passato dal suonare l’organo in chiesa alla messa di mezzanotte a rivedere con mio fratello “il fuggitivo”, sbracato sul divano (l’unico vhs non filo-cattolico presente in casa mia). ma quest’anno il buon fratellino se l’è scoppato da solo (io ho lavorato). la diatriba annosa è se ford sia meglio con o senza barba. la non diatriba è che la moglie, che è già morta all’inizio del film, è un tocco di ragazza sproporzionata. poi arrivano i miei e ci portano la pace del signore proprio nella scena finale dell’inseguimento, festanti come a pasqua. anche se è natale…

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