El Tío Paperoga (Allo stadio di Barcelona)

Com’è che diverrò zio e com’è che diverrò zio di un bimbo spagnolo lo spiegai tempo fa qui. Fateci un salto, dunque, se volete comprendere appieno la nuova disavventura del Tío Paperoga.

Pennino ha 12 anni. Suo padre mi ha detto che è un grande tifoso del Barcelona.

“Gli piace andare allo stadio?”

“Si, un sacco, ma non ci va spesso, perchè non ce lo porti, così ce lo togli dalle balle una sera?”, mi dice mio fratello padre modello.

Io ne approfitto alla grande, anche perchè la prossima partita sarà Barcelona-Juventus, semifinale di Coppa Campioni (è un racconto di fantasia, passatemela..e non sparate sulla Croce Rossa).

“Ok”, gli rispondo, “prendi due biglietti che intanto io mi organizzo per il volo in Catalunya”.

Il giorno della grande partita siamo tutti elettrizzati. Pennino è vestito con la maglia n. 10 del grande asso serbo-pakistano del Barcelona degli anni ’10, Mercenariovic (ne sentirete parlare tra qualche anno, qui anticipo il futuro, Mercenariovic adesso è un tenero bambino che smercia granate alla stazione di Belgrado). Io sfoggio la mia sciarpa juventina di sempre, di finta lana, mai lavata, comprata nel maggio 1990 in un Lecce-Juventus 2-3, quando il grande Schillaci segnò una doppietta che preludeva, di lì a poco, alle notte magiche e purtroppo infine amare. L’asso della Juventus è tal Moggi, nipote di un dimenticato dirigente Juve. E’ smilzo e veloce e furbo, ed è un grande rapinatore d’aria di rigore, e forse non solo di quella.

Siamo in metropolitana, in direzione Camp Nou.

“Allora Pennino, sei emozionato eh? Pensa che non ho mai visto la Juve in Coppa Campioni dal vivo, devo dirti che sono un po’ emozionato anche io..”

“Nosotros las Copas de los Campeones las ganamos un año sí y el otro también, ahora ya se usan como floreras en las Ramblas y no sabemos donde meterlas. Pero bueno puedo intender que para un pobre aficionado de un equipo que lleva siglos sin ganar nada, una mierda de semifinal sea emocionante”*

*Trad.Noi le Coppe dei Campioni le vinciamo un anno sì e l’altro pure, ormai le usiamo come fioriere lungo la Rambla, che non sappiamo più dove metterle. Però posso capire che per una squadra che non vince niente da secoli, una schifosa semifinale sia emozionante“.

“Ammazza quanto sei bravo con lo spagnolo, Pennino, l’hai imparato proprio bene! Pensa te che io alla tua età sapevo solo due stupidaggini di francese…”

“Mira que eres tonto de remate! El castellano es mi lengua madre, no la estudio en la escuela como lengua extranjera!”

” Certo che sei un grande idiota! Lo spagnolo è la mia lingua madre, mica la imparo a scuola come lingua straniera!”

“Parli proprio fluente, ammazza, io non capisco proprio un accidente ma sono sicuro che stai dicendo un sacco di cose interessanti.”

“Caca, polla, mierda y gilipollas que te parecen?”

“Cacca, cazzo, merda e vaffanculo, come ti sembrano?”

“Che sublime accento hanno gli spagnoli….”

Arrivati allo stadio, ci sistemiamo in un settore di tifosi del Barcelona. Ora io ho esperienze da juventini in stadi avversi, e so che un ospite non deve stare tanto a mostrare di tifare per la squadra avversaria, perchè lo stadio è un microcosmo spesso popolato da individui irragionevoli. Prima di entrare, dunque, metto la sciarpa dentro le mutande, così posso passare inosservato, a parte l’enorme pacco simil John Holmes nel frattempo lievitatomi. Decido anche di fare una lezione di etica sportiva al buon Pennino, convinto che la apprezzerà.

“Dunque Pennino, godiamoci la partita e speriamo di divertirci. Poi, chi vince vince, non importa. L’importante è essere qui, a goderci uno spettacolo unico. Sei d’accordo?”

“Estoy de acuerdo que os vamos a romper el culo, jorobados de mierda. He venido para beber vuestra sangre blanconegra y para verte sufrir como un perro.La afición anula cualquier vinculo familiar recuérdalo.”

“Sono d’accordo che vi spacchiamo il culo, gobbi di merda. Sono venuto per bere il vostro sangue bianconero e per vederti soffrire come un cane. Il tifo annulla qualsiasi parentela, ricordatelo.”

“Ecco, non so che hai detto, ma dal sorriso mi pare che tu sia d’accordo. Ehi, stanno per iniziare.”

Al terzo minuto siamo già 2-0 per il Barcelona. Io trattengo a stento la rabbia e l’umiliazione, ma per fortuna Pennino mi sorride e mi fa dei gesti che mi sembrano consolatori con la mano.

“Toma dos tortazos, juventino de mierda, os vamos hacer un culo así de grande”

“Due belle pere, tiè, juventino di merda, vi facciamo un culo grosso quanto una casa”.

“Eh, lo so, grazie per le belle parole, Pennino, il calcio è così, vediamo un po’ come si mette..”

“Va que os la vamos a meter en el sitio que ya sabes, querido tío…”

“Si mette che ve la mettiamo in quel posto, caro zio..”

Il primo tempo finisce 2-0 per il Barcelona. I catalani attaccano molto, ma il nostro portiere, Buffon, riesce a fare la sua bella figura anche a 43 anni.

Il secondo tempo continua così, loro in attacco e noi in difesa. A dieci minuti dal termine, però, un contropiede di Moggi ci consegna l’1-2. Pennino non è contento, e cerco di consolarlo.

“Cosa vuoi che sia, avete in mano la partita, è vero che i gol in trasferta valgono doppio, ma siete sempre in vantaggio…”

“Ahórrate tus pobres consolaciones para otro gilipollas, vaya suerte de mierda, jorobados asquerosos…”

“Dispensa le tue mediocri consolazioni a qualche altro coglione, avete avuto una fortuna schifosa, maledetti gobbi…”

“Ecco, questo è lo spirito giusto, almeno credo..”

Ad un minuto dal termine dei tempi supplementari, Buffon rinvia lungo con i piedi. La palla finisce sulla spalla dell’arbitro che la devia verso un difensore del Barcelona che preso alla sprovvista svirgola il pallone all’indietro e la fa carabolare su Moggi che prova a tirare all’interno dell’area di rigore ma esce un tiro sbilenco ad effetto che si avvia verso il fondo se non colpisse lo stinco di Mercenariovic arretrato in difesa. La palla cambia direzione e finisce in rete. Fine della partita. 2-2 al Camp Nou, è quanto di meglio potessi sperare. Faccio implodere la gioia dentro di me senza darlo molto a vedere, per non ferire i sentimenti del nipote deluso.

Mentre usciamo dallo stadio mi sento in dovere di consolare il mio distrutto nipote. “E’ stato un gol fortunoso, che vuoi farci, bisogna prendere questo sport come viene, è un insieme di gesti casuali e senza senso. Dai, adesso ti offro una bella pizza e coca, e ti passa questa delusione, alla prossima andrà meglio…”

Pennino mi guarda in modo intenso, non so se è gratitudine o odio allo stato puro. Ma che vado a pensare, è gratitudine…Lui si scuote dal torpore che lo ha raggelato dopo il gol  e torna quello di sempre, irrequieto e pieno di iniziativa. Vedo che si guarda attorno, e lo sento chiamare qualcuno, un gruppetto di tifosi che torna a casa.

“Oye chavales, aquí hay un maldito aficionado de la Juve que se está cachondeando después de robarnos un partido. Pegadle una paliza a este cabrón!! “

“Ehi, ragazzi, c’è qua un maledetto tifoso della Juve che se la sta ridendo dopo che ci hanno rubato una partita. Fategli un culo quanto una campana a questo bastardo!!”

Vedo questa folla accellerare il passo verso di me, ma sono tranquillo, non possono sapere che sono juventino. Però questi arrivano proprio davanti a me e si mettono a spintonare e dopo un secondo mi stanno letteralmente battendo come un tappeto persiano. Dopo due minuti, se ne vanno, ed io rimango esanime per terra. Solo Pennino, il mio amato Pennino, si china verso di me per dirmi due parole di aiuto e conforto, almeno mi sembra.

“Te lo había dicho che la afición anula cualquier vinculo familiar. Mira a tus espaldas la próxima vez, y abre los ojos, jorobadarro!

“Te l’avevo detto che il tifo annulla qualsiasi rapporto di parentela. Guardati le spalle la prossima volta e apri gli occhi, gobbaccio.”

“Si, lo so che mi vuoi bene, ma adesso chiama un’ambulanza..”

Ps. Si ringrazia mio fratello Pfaff per la traduzione. Egli mi fa notare che è un racconto di fantasia non solo per il fatto che è presente un suo fantomatico figlio, ma sopratutto perchè solo in un racconto di fantasia un catalano potrebbe affermare che lo spagnolo è la sua lingua madre, senza venire stroppiato di botte nella pubblica piazza.

PS. 2 Qualsiasi commento che faccia riferimento alla attuale situazione della Juve verrà bannato (capito Prefe?)

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6 Responses to El Tío Paperoga (Allo stadio di Barcelona)

  1. punzy ha detto:

    Tuo nipote e’ uno stronzo
    o lo sara’
    E la mia bellissima Punzyna non gliela dara’ mai ma fara’ sempre finta che gliela da’perche’ cosi’ lui rapinera’ vecchiette per comprarle le borsette di Hallo Kitty che io e suo padre comunisti non le compriamo

  2. prefe ha detto:

    porca puttana, fino all’ultima frase sapevo cosa scrivere.

  3. Sunofyork ha detto:

    io sulla juve non posso dire niente, perché di calcio non ne capisco granché, dirò solo una cosa, e cioè che quella bandiera che spunta dal posteriore di paperoga mi sembra una scelta non casuale.

    sun

  4. Paolo ha detto:

    Paperoga,
    Ti Auguro
    Buon Natale,
    Simpaticissimo.

  5. ghebuz ha detto:

    Oddio, Pennino! Avevo rimosso la sua esistenza…

    bene, gli dedicherò un prossimo episodio di Paperopoli Decadence!

  6. paperogaedintorni ha detto:

    punzy: però con quello spagnolo così fluente mi ammalierà, lo so.
    prefe: bravo bambino
    sun: non sei simpatica
    paolo: merci bocù, sopratutto per l’issimo.
    ghebuz: io non l’avevo mai rimossa, invece, tra i personaggi minori è quello che mi è sempre rimasto più impresso

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