Io e Dio (storia di un cattolico eretico infiltrato) parte prima

Avvertenze: questo è un post blasfemo e irriverente, che mescola satira religiosa a considerazioni empie. Astenersi suore, preti, frati, cattolici praticanti, fans di Padre Pio, flagellanti, ciellini, portatori sani di cilicio, Legrottaglie e soprattutto mia madre.

Devo ammettere che, guardando indietro fino al cuore della mia infanzia, non ho mai avuto un rapporto pacificato con la religione cattolica. Benintenso, ho un pedigree che qualunque chierico mi aprirebbe le porte di qualsiasi sacrestia in piena notte al solo schioccare dell’acquasantiera. Ho fatto incetta di sacramenti, posso vantare ben 4 bollini su 7, mi mancano solo il matrimonio, l’ordine sacro e l’estrema unzione (tiè) per portare a casa il set di pentole. Ho fatto asilo e scuole elementari dalle suore, catechismo ogni giovedì pomeriggio fino ai 14 anni, una frequentazione domenicale della messa protrattasi sino ai 20, una fede più o meno decente nella nebulosa del trascendente rimasta salda fino ai 22. Insomma mi metto dietro una buona fetta di umanità e non escludo che, per quando ci sarà il Grande ballo finale, io possa ritrovarmi in una buona posizione per salvare le chiappe, mostrando sto popò di curriculum vitae.

Però poi, se analizzo bene alcuni dati, capisco che sono sempre stato un miscredente sin da quando ero piccino. Anzi, ben più che un miscredente. Un infiltrato dell’eresia. Un agente provocatore dell’eterodossia.

Per cominciare dall’ABC del cristianesimo, tanto per dire io a 8 anni credevo fermamente in Dio, ma a me il Disegno Divino già a quei tempi sapeva di grande sola. Cioè, mi veniva insegnato che Dio aveva creato la Terra/Paradiso Terrestre, e ci aveva messo dentro l’uomo perchè lo amava e voleva che ci vivesse in eterno. Tralascio l’affaire “mela-Eva-serpente” perchè capivo già allora che era una innocua favoletta allegorica (il Creazionismo mi provocava risa ilari già dai 5 anni, mentre per l’Intelligent Design ho aspettato i 20). Ma fatto sta che Dio mise alla prova l’uomo che ovviamente cannò clamorosamente, e Lui trasformò la Terra in un luogo di sofferenze, sangue e dolore. L’incazzatura non gli passò per tutto l’Antico Testamento, infatti è un susseguirsi di tremila anni di diluvi, pestilenze, intere città distrutte, esodi nel deserto, guerre sanguinose, piaghe carestie e sacrifici di unigeniti. Poi però accade che Dio dà una seconda possibilità all’uomo. Manda suo figlio e cerca di stemperare i rapporti, ok dice, ho fatto un po’ il bullo di quartiere, ma l’ho fatto per il vostro bene, voi mi fate davvero incazzare. Adesso provo a prendervi con le buone, vi mando mio figlio che ha un look più giovanile e rassicurante, vi parlerà di amore privo di vendette e sacrifici umani, persino di giustizia sociale, vi semplificherà i 10 comandamenti (chè avete fatto un casino) con due regolette omnicomprensive, “ama il Dio tuo” e “ama il prossimo tuo”. Ovviamente perchè il messaggio sia chiaro e rimanga impresso nei secoli dei secoli mio figlio ve lo offro in sacrificio, lo faccio anche ammazzare da voi nel peggiore dei modi, (crocefisso da vivo, tsè, manco nei film di Tarantino) per poi resuscitarlo con un coup de teatre che faccia notizia in tutto il mondo, in modo che nulla possa sfuggire nemmeno al più distratto degli idioti. La prossima volta che vengo, però, faccio il giudizio universale, sia chiaro,  quindi adesso rigate dritto…

Ecco, a me non convinceva proprio sta cosa che Dio ci aveva voluto mettere alla prova. Ci spedisce in terra e dice, hai una vita per dimostrare di essere degno del regno dei cieli, non importa che duri 2 mesi o 107 anni, vedi di farla fruttare mescolando sapientemente libero arbitrio e la rigida dottrina cattolica sviluppata da questi bravi uomini di chiesa che mio figlio non l’hanno conosciuto manco di sguincio, e poi ti riprendo con me. Già allora, per me non aveva senso. Perchè metterci alla prova? Cos’era, un gioco a premi? Una gara di abilità? La madre di tutti i reality? Una forma di divertimento voyeuristico? Un gioco di ruolo dal vivo in cui Lui era il master? Ci ha creato perchè ci ama o per metterci alla prova? Nel secondo caso, siamo sicuri che si tratti di un Dio buono e misericordioso, o abbiamo preso il più grande granchio di tutti i tempi e siamo pedine in mano ad un sadico?

Tutte queste domande io le tenevo in serbo, in fondo non mi turbavano troppo. Dio mi aveva creato perchè mi divertissi alla stragrande, per amarlo e rispettarlo ma sopratutto per godermi il mini-boom di quegli anni, insomma, ero un bambino degli anni ’80, ero immune ai timori esistenziali e paure del futuro. Solo che questa cosa del Disegno Divino, del Grande Progetto Salvifico non me la bevevo. Perchè avremmo dovuto salvarci? Salvarci da cosa? Prima ci mette al mondo e poi ci tenta per tutta la vita facendoci rischiare l’inferno ad ogni passo, solo per vedere come ci comportiamo e se scegliamo la sua via? No, non era l’idea del Dio buono che avevo. Eravamo lì per vivere la nostra vita, avendo fede in Lui. Stop.

Se questo era il nucleo della mia miscredenza, non erano meno importanti alcuni fatti più marginali. Ad esempio le preghiere. Ora, anche io pregavo, dicevo le mie preghiere ogni sera prima di addormentarmi. Come tutti, il fine delle mie preghiere è sempre stato esporre delle richieste meschine o comunque profondamente egoistiche, piene di tornaconti personali, in cambio di generiche promesse destinate a rimanere tali. Ora, quando i cattolici pregano hanno una vasta scelta di destinatari. Io non ce l’avevo. Io pregavo solo Dio. Ero l’unico, vero duro e puro monoteista.

Alcuni ad esempio pregano Gesù. Io ho avuto sempre un rapporto particolare con Gesù. Ehi, era il Salvatore, quindi tutto il mio rispetto ed amore, tant’è che per molti anni ebbi persino nei confronti di mio cugino Salvatore un misto di muta ammirazione e timore reverenziale. Insomma, però, anzitutto dicevano che pur essendo Dio stesso, era nostro fratello, ed io di fratelli ne avevo già due e mi avanzavano, al massimo avrei gradito una sorellina, ma un nuovo fratello no. Gesù poi me lo ritraevano sempre in tre pose iconografiche: 1)nudo e bimbo e riccio in braccio alla madre, ed io non andavo certo a chiedere favori a bimbi più piccoli di me, figuriamoci, come avrebbe potuto aiutarmi uno che manco sapeva parlare? 2) Poi c’era Cristo adulto in primo piano con lo sguardo lievemente inquietante e con il suo stesso cuore coronato di spine in evidenza, ed è una scena che ancora turba i miei sogni assieme agli episodi di Bem il Mostro Umano o all’immagine di Bob di Twin Peaks. 3) Oppure me lo raffiguravano bello che crocefisso, e francamente se pensavo ad uno cui avrei dovuto chiedere di agire con i suoi superpoteri perchè mi risolvesse una situazione, pensare di chiedere favori ad uno che è crocefisso sanguinante e sopratutto morto, benchè temporaneamente, non mi veniva proprio. Non sia per mancanza di fiducia, eh, solo che insomma, pensavo, al momento ha guai peggiori dei miei, è proprio crudele disturbarlo, aspettiamo che si liberi dall’impiccio.

(continua domani, aspettate la fine prima di lapidarmi)

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One Response to Io e Dio (storia di un cattolico eretico infiltrato) parte prima

  1. […] Riassunto della puntata precedente: narrasi della mia concezione del rapporto con Dio e con la relig… […]

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