Moses era il principe del suo villaggio

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Nello studio Cavaturaccioli ove mi pregio di lavorare è arrivato nientepopodimeno che un principe. Nessuno mi aveva avvisato di cotanto sangue blu, e nemmeno che sarei stato addirittura io a riceverlo. Altrimenti mi sarei attrezzato se non con un tappeto rosso, quanto meno con una giacca e una cravatta, una volta tanto.

Ad ogni modo, il principe fa ingresso nella mia stanza. Non che esista una fisiognomica della nobiltà, certo, però me lo sarei aspettato più principesco, elegante nella postura e nelle movenze. E invece mi trotterella davanti un ragazzino nero e basso e magro, sgusciante di movimenti, con un sorriso un po’ stordito. Sembra un elfo, anzi, se il Signore degli Anelli fosse stato ambientato in Gambia anzichè nella Terra di Mezzo, il principe avrebbe potuto interpretare degnamente il ruolo di Legolas.

Cosa induce a bussare a sto convento addirittura un principe? Questioni successorie? Noie diplomatiche? Casini fiscali? No signori, qui è un problema di esilio. Il principe Moses, così si chiama, viene da me perchè è stato costretto alla fuga e all’esilio dal suo villaggio, ed ora pretende giustizia. Arrivato in Italia con mezzi di fortuna, mescolandosi alla profanità di altri volgari immigrati comuni, il principe ha subito chiesto di essere dichiarato rifugiato politico. Ma scandalosamente, una commissione territoriale lo ha impunemente offeso negandogli qualsiasi protezione, anzi dicendogli che se ne può tornare allegramente dove è venuto e che la sua storia risulta poco o per niente credibile. Una vergogna, un affronto. Scopriamo qual’è la storia di Moses, e da soli potrete rendervi conto dell’ingiustizia subita dal nostro principesco cliente.

Davanti a me ho il fascicolo sull’asilo politico richiesto dal principe. Quello che c’è scritto è francamente incredibile, l’ho riletto più volte perchè non posso credere che ci sia scritto proprio quella roba lì. Quindi chiedo a Moses di spiegarmi la sua storia con parole sue, che pare facile, perchè l’angloafricano è una lingua misteriosa che farebbe ammattire il più colto dei linguisti. Purtroppo, nonostante sia un principe, sono costretto a dargli del “tu”, perchè credetemi, se si da del “lei” o del “voi” ad immigrati anglofoni che parlano male l’italiano, il risultato è la totale incomunicabilità.

“Dunque Moses, qui c’è scritto che eri il principe del tuo villaggio? Du iu rilli vuas de Prinz of de villag? Uot mins iu vuas the prinz of de villag?

Lui non si scompone: “Mai fader uas prins of mai village antil i dai. After is det, ai bicheim de prinz.”

Lo guardo come si guarda il più spudorato dei cazzari. “Bat iour villag is not a kingdom, Moses, Gambia is a repablic, INSOMMA DI CHE CAZZO STAI PARLANDO? (l’ultima domanda l’ho solo pensata).

Lui ripete la stessa solfa, sdegnosamente ignorando i miei dubbi sull’autenticità di quella versione ufficiale.

“Ok, ok – continuo io paziente –after iu bicheim de prinz, uot appened?”

Mai broder uas gelus, and i trai to chidnap or chill mi meni taims. Fainalli i escheip to Itali vuit a bot.”

Pure il fratello geloso, il tentato omicidio e la frettolosa fuga in barca. Manca solo la strega cattiva e il cacciatore buono. Oltre ai sette nani, ovviamente.

“Ok, ok, bat du iu av ani evidens, prove cazzo, of dis stori, evidens of iour taitl of prins, insomma una prova che sei principe? Non so, una banconota con sopra la tua faccia, un pezzo di scettro, un anello, una corona? (quest’ultima l’ho solo pensata, altrimenti sarebbe stato oltraggio ad un capo di Stato).

No, no, ai vuas prins“.

“E l’ho capito che eri principe. Ma almeno du iu av ani evidens of the attempted marder bai iour broder?”

No, no, mai broder trai to kill mi!

“Ho capito, ma non è che è perchè sei principe qua tutti sono obbligati a crederti sulla parola eh, sopratutto quei signori con la toga e tanto di martelletto. Cioè  fammi capire Moses, tutto quello che abbiamo in mano è una storia irreale priva di alcun riscontro? A very unrial stori vuitaut ani evidens?

Lui mi fa di si con la testa. E sorride pure. La sua principitudine è davvero convinta di ottenere l’asilo politico con così poco. Di fronte a cotanta ingenua paraculaggine, sono tentato di dirgli:

Parliamoci chiaro Moses, qua che hai sparato un mucchio di cazzate lo si vede lontano un miglio, ma che scherziamo? Ma secondo te un giudice che non sia un perfetto imbecille si beve davvero che il tuo villaggio era un cazzo di principato dove tu regnavi e dove tuo fratello cattivo ha tentato di farti la pelle per prendere il tuo preziosissimo posto di cazzaro del villaggio? Santo dio, ho visto gente rispedita al suo paese dopo aver sparato metà delle stronzate che hai detto. Meriteresti un premio come sceneggiatore, ma anche un premio al fegato che hai dimostrato per andare davanti ad una commissione ed affermare che sei un monarca che chiede esilio. Ma secondo te io dovrei pure fare ricorso? Che poi, detto tra noi, sarai principe ma ci scommetto la cotenna che non hai il becco di un quattrino e non puoi pagare.”

Invece, in un sussulto di fedeltà alla corona, magari lunsingato dal poter rendere un servigio al principe e magari ricevere un titolo nobiliare, che ne so, Gran Marchese del Principato di Cazzaroland, mi alzo, eretto e solenne porgo la mano al prinz e gli dico:

“Farò il possibile, ai vuill du evriting possibol, mai prinz.”

Ed accenno ad un breve, discreto e commosso inchino.

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9 Responses to Moses era il principe del suo villaggio

  1. Sunofyork ha detto:

    Du iu rilli vuas de Prinz of de villag?

    Solo una mente criminale poteva partorire una simile oscenità sintattica.

    Sun

  2. paperogaedintorni ha detto:

    in anglo-gambiano si dice così. Che cacchio ne puoi sapere tu? Uno studia l’anglo-gambiano come seconda lingua al liceo, e viene pure spernacchiato

  3. Amaracchia ha detto:

    Credo di poter affermare, con una certa sicurezza, che lui tentava di dirti che è si prins, ma più precisamente questo prins http://img2.timeinc.net/people/i/2005/specials/grammys05/nomineefashions/prince.jpg

    e lo dimostra chiaramente il fatto che il broder uonts tu chill him e che nn ci sn evidens come scettri o quant’altro. Dovevi chiedergli di cantare purple rain.

    Un’altro caso risolto dalla mirabolante Amaracchia.

  4. porzione ha detto:

    Prince, Jonnideep: l’ufficio di Paperoga è un ritrovo del jetset internazionale.

  5. punzy ha detto:

    madonna io non ho mai palato con un principe, nemmeno con uno che fingeva di esserlo; io lavoro con feccia criminale e una volta un tizio ha detto di essere il principe dei truffatori ma non voleva dire di avere sangue nobile, insomma, un principe echecazzo paperoga; non male per un terrone, no?

  6. paperogaedintorni ha detto:

    Amaracchia: mi è passato prince davanti e non me ne sono accorto, oppure non ci ho creduto. Mi sento tanto San Tommaso.
    porzione: sapessi che kermesse ogni giorno. Altro che premiere di Cannes.
    punzy: ma certo punzy, alla fine ho ceduto al fascino principesco e mi sono messo a sua disposizione. E quando mi ricapita sennò?

  7. fed ha detto:

    mettiamola così: la storia è talmente surreale che solo un perfetto imbecille la saccerebbe per vera, il che forse vuol dire che è vera, oppure hai di fronte una mente così contorta che ha fatto proprio questo ragionamento e ha pensato “se racconto una balla così incredibile nessuno potrà dubitare della mia buona fede” oppure… aaaargh!! mi sono incartata su me stessa! Ora passerò il resto della mia giornata in un angolino buio a meditare e cercare di snodare il mio cervello!

  8. Franciscus ha detto:

    la prima domanda doveva essere: dove sono le 15 mogli che il principe ha di diritto… XD

  9. veneredejanira ha detto:

    e d’altronde chi si somiglia si piglia: un principe del foro per il prinz è la morte sua.

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