Paperoga al Colosseo

tifoso

Credo, almeno in materia calcistica, di avere un curriculum di tutto rispetto che non pone dubbi sul fatto che io e questo sport ci amiamo sin dall’estate del 1982. Ho giocato a calcio a 11, a calcio a 5, su profumati campi d’erba della provincia emiliana come su pericolose strade statali salentine con quattro blocchi di tufo come pali. L’ho allenato, anche se per poco, e infine lo arbitro ogni maledetta domenica. Tanto per chiarire che non sono il classico snob che il calcio è uno sport per idioti. Però tant’è che non amo andare allo stadio. E sì che potrei andarci ogni volta che voglio, con la mia brava tessera federale che mi spalanca gratis le porte di qualsiasi stadio italiano. Ma alla fine allo stadio ci andrò una volta l’anno, a volte due, ma a volte anche zero. E il perchè di questa idiosincrasia è magistralmente spiegata dall’esperienza di ier sera, quando sono andato a vedere Italia – Cipro.

Arrivo alle porte della tribuna una ventina di minuti prima dell’inizio. C’è un assembramento inusitato, e la causa è che per entrare nel fottuto stadio devi passare tre controlli da parte di tre diversi addetti: uno ti guarda il biglietto, poi passi all’altro che ti guarda la carta d’identità, poi passi al terzo, che è quello diffidente, che te li riguarda tutti e due. Uno alla volta, manco fossimo a Ellis Island e lo stadio fosse l’agognata America. Manca in effetti solo un’ispezione corporale alla ricerca di pulci e zecche, per il resto pare proprio che per entrare in uno stadio ci si debba armare di santa pazienza come allo sportello per l’immigrazione.

Vabè, arrivo a sedermi che mancano cinque minuti all’inizio. L’altoparlante alterna una musica gracchiante un po’ fuori moda, tipo le Notti Magiche , che mi riporta alla mente i rigori di Italia Argentina, ovvero la notte che finì la mia ingenua giocosità puberale per iniziare una tormentata adolescenza trasudante sofferenza. Lo stadio è ancora pieno a metà, le formazioni vengono annunciate, per l’Italia giocano autentici carneadi che non conosco, tipo Bocchetti, o per quel che ho capito anche Fagiolari, Zigomini, Cazzilli e Fragomeni.

Il mio settore di tribuna è pieno di arbitri come me, provenienti da tutta l’Emilia e non solo. Una compagnia piacevole come un grappolo di emorroidi interne. Avete presente l’umorismo di una combriccola di preti o frati? Beh, sono Luttazzi o Guzzanti al confronto di questi portatori di chili e chili di sfiga addosso. Capirete meglio dopo.

Ma adesso l’inno, diamine, un po’ di rispetto. Prima l’inno cipriota, che dura si e no dieci secondi, manco il tempo di cominciare a fischiarlo. Che cazzo, non si fa così, infatti la gente la vedo infastidita per questa mancata occasione. Ma poi il nostro. Tutti in piedi, eretti come peni, a cantare l’inno accompagnati dalla solita banda militare, sostituendo le frasi che non si sanno con un sano po-po-po di mondialesca memoria. In tutto questo, io non mi sono alzato nè all’uno nè all’altro inno, ma non perchè sia un ottuso cosmopolita che non si riconosce nei valori della patria, ma solo perchè fa un freddo cane ed io ho passato gli ultimi quindici minuti a scaldare il mio seggiolino come una chioccia, e ritengo che una estemporanea e barocca esibizione di patriottismo non valga il mio culo nuovamente gelato.

Ma esiste un dio del rispetto patrio, pare, e decide di punirmi. Perchè dopo l’inno è il momento del minuto di silenzio in memoria delle vittime di alluvioni, e là bisogna alzarsi per forza, dai, non facciamo gli originaloni contestatori a tutti i costi. E devo dire che invece dei soliti applausi tipicamente italiani nei minuti di raccoglimento (per i quali ci vorrebbe la pena di morte a suon di calci nel culo) stavolta il silenzio è tenuto in modo molto composto. A romperlo, però, ci pensa il mio vicino di posto, un cinquantenne tenuto malissimo a cui cade il pesantissimo cellulare per terra. Il P O R C A M A D O * * * che viene eruttato tonante dalla sua bocca viene sentito da un centinaio di persone in pieno raccoglimento. Io non ce la faccio proprio a nascondere il riso, ma una ragazza che è lì vicino mi nota ed esprime gelida disapprovazione, salvo essere richiamata dal padre che la invita a guardare davanti, salvo poi essere lo stesso padre richiamato dalla moglie che le dice di lasciare in pace la figlia, e così via, nel giro di dieci secondi tutti stanno parlando commentando glossando criticando approvando il madonnone partito dalla bocca del devoto mariano che mi è accanto, e il minuto di silenzio va rapidamente a farsi benedire.

Ma la partita è già iniziata. Giusto il tempo di prendere una rete dai ciprioti e di guardare i 45 minuti di calcio più noioso che io ricordi da quando sono stato vomitato sulla faccia della terra. Posso dunque distrarmi dall’orrido spettacolo sul campo e dedicarmi ai piccoli particolari umani e folkloristici che mi attorniano.

Il pubblico, ad esempio. Quando vado allo stadio rimango sempre sconvolto dal grado di sfacciata volubilità degli umori della massa. In base a come gira la palla lo vedi incitare la squadra, glorificarla, esaltarla, venerarla, ma poi dopo un secondo maledirla, criticarla, insultarla, fischiarla, ma poi ancora osannarla, canonizzarla, e poi ancora svilirla, sputarla. Tutto questo senza soluzione di continuità, e senza alcun freno inibitorio. Senti vomitare insulti a chi sta in campo che sono in primis del tutto sproporzionati rispetto a quello che accade. L’arbitro non fischia qualcosa? Deve morire di aids. Il guardalinee sbandiera male? Sua moglie è una troia da trofeo e suo figlio un paraplegico del cazzo. Il calciatore sbaglia un tiro? E’ un povero coglione che non merita di vivere e sua moglie intanto si sta facendo ingroppare da un cane. L’avversario si fa male? Ma morisse adesso di herpes zoster quel lurido finocchio. Il tutto urlato o biascicato in modo illogico, irragionevole, incurante di bambini venuti allo stadio solo per vedere le gesta dei calciatori che collezionano come figurine, e che invece sono lì ad imparare quanto male faccia alle persone rinchiudersi in un circo a guardare uno spettacolo, oggi come ai tempi dell’impero romano, sfogando rabbia ira frustrazione ed ignoranza manifesta il tutto compresso in un’ora e mezza di puro orrore conradiano.

Ma non c’è mica solo questo aspetto, non esageriamo. Ci sono anche elementi di contorno abbastanza folkroristici:

1) quello che tifa contro l’Italia. Accanto a me c’è uno scemo che è lì per tifare contro l’Italia. Perchè bisogna tifare per le squadre povere, perchè i giocatori del cipro guadagnano nulla rispetto a quei miliardari, perchè noi siamo una delle sette potenze mondiali e ci meritiamo di perdere, perchè bisogna stare sempre coi più deboli, insomma tutta la partita a menarla co ste stronzate che manco più nelle case okkupate le puoi andare a dire che ti ridono in faccia.

2) quelli che sono umoristi dentro e che nello stadio trovano il loro pubblico. Parlavo dell’umorismo arbitrale. Iddio li fulmini. Per 90 minuti mi sorbisco sto umorismo manco da sagrestia, del tipo: hai visto che i le divise dei guardalinee si confondono con gli addetti della Croce rossa? E tutti giù a ridere. Sostituzione per l’Italia, entra Camoranesi. Ma noo, vogliamo Baggio, fai entrare Roberto Baggio. E tutti a ridere. Tiro di Pepe, alto. Certo che sto Pepe avrebbe bisogno di un po’ di Sale nella zucca. E giù risatone e sbellicamenti vari. Ne citerei altri ma ho pietà di voi.

3) quelli che sanno la geografia. “Oh certo che mica sono male sti israeliani!” “Guarda che sono ciprioti” “E, appunto, Cipro non è in Israele?” “No, Cipro è un’isola”. “Ma sta sopra Israele, no?” “Mah, si, ma mica è vicino”. “Allora visto che avevo ragione?”.

4) quelle che sono venute a vedere ben altro da un pallone: “Gilardino sei un figooo!” “Gila sei un figo de l’ostiaaaa!” “Gila bono, Gila ficooooo!” E questo ad ogni pallone toccato dal calciatore.

Insomma dopo 75 minuti sei lì mica a tifare Italia, mica a tifar Cipro, ma a tifare che un fulmine globulare faccia secche ventimila persone inutili e dannose come le blatte. E se devo essere compreso nella scarica, va bene, mi sacrifico in nome di un avvenire meno idiota.

Poi succede che stiamo perdendo due a zero a dieci minuti dal termine, e che invece pareggiamo, e all’ultimo secondo vinciamo. Succede il finimondo. Quello che non tifava Italia saltella e applaude intonando un po-po-po, gli arbitri umoristi che gridano a squarciagola e senza motivo “ro-ber-to ba-ggiooo!!”, e giù ancora risate. Quello che sa la geografia urla che gli israeliani se ne possono tornare in Israele, la ragazza allupata, dopo una tripletta di Gilardino, vorrebbe entrare in campo e farselo senza preservativo e senza pillola, ma viene trattenuta. C’è gente che ancora insulta il guardalinee, che manco sta più in campo. Cori confusi per il Parma, altri contro la Juve, altri contro i carabinieri.

Io vado via in fretta, confuso. Ho visto dieci minuti di partita divertenti, un risultato ribaltato, una vittoria all’ultimo secondo. Ma sono sicuro che se non fossi stato allo stadio, ne avrei goduto certo di più.

Perchè il patto non scritto tra me e il calcio è sempre più chiaro. E’ come amare una donna (o un uomo) che però non vuoi che apra la bocca, perchè dice solo stupidaggini magari con un accento dialettale imbarazzante. Il patto è dunque questo: stiamo insieme, ma tu non devi aprire bocca, perchè altrimenti mi cala il desiderio.

Stessa cosa per il calcio. Mi piace, lo amo, ma solo se lo lo guardo in televisione. Il Colosseo, e soprattutto chi lo popola, non mi piacerà mai.

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4 Responses to Paperoga al Colosseo

  1. Sunofyork ha detto:

    l’ultima volta che sono andata allo stadio il momento clou è stato quando mi hanno controllato la borsa e mi hanno trovato due scatole di durex da 12. credo di aver scorto uno sguardo di rispetto negli occhi di chi controllava.

    Comunque ci sono uomini che sanno usare le loro stupidaggini come arma di seduzione, e quelli sono decisamente il mio target.
    Dovrò cercare meglio negli stadi

    P.S. ma erano fighi i ciprioti?
    Sun

  2. porzione ha detto:

    Uff, potevo venire io a fare l’animatore del gruppo degli arbitri.

  3. Sunofyork ha detto:

    @porzione: e vabbè che hanno un pessimo senso dell’umorismo, però non _così_ pessimo ;P

  4. prefe ha detto:

    Non che siamo messi meglio con gli altri sport.
    Ho visto una coppa Davis dalle parti di Venezia, quando il Belgio ci ha rispedito in serie Z perchè sanguinetti ha passato 5 set a tirare rovesci a rete mentre la gente gli urlava “piega le gambe!” (come a un bambino al campo scuola)…
    Beh, non ho mai sentito tanta gente festeggiare i doppi falli di qualcuno. Davvero allucinante: il belga sbagliava un servizio, o uno smash… e giù trombette.
    Questo quando non faceva i cori per Bisteccone Galeazzi.

    E intanto questi dovevano giocare a tennis…

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