Momò ha 9 anni e un futuro nella mafia cinese

gta-chinatown-wars-box-designQuando sono in treno, durante i miei spostamenti casa-lavoro-casa, sono solito avere postura e modi del tutto abitudinari. Anzitutto non do confidenza ad anima viva, e non perchè sia misantropo (figuriamoci, chi, io?), ma perchè non ho tutta sta gran passione per il chiacchiericcio da treno che si instaura tra sconosciuti. Diciamo forse che non ho una gran passione per gli sconosciuti in generale (sulle sconosciute il discorso è più complesso e possibilista).

Quindi sono solito passare quei venti minuti in due modi totalmente diversi: la versione del Paperoga impegnato che si aggiorna sul mondo e che legge Internazionale, e la versione del Paperoga cazzone e perennemente ragazzino che gioca al Nintendo DS. Le due modalità si innestano con fare assolutamente random, così, in base a come mi gira quando salgo sul treno.

Tempo fa ero in modalità “ragazzetto di 14 anni”. Tutto ricurvo sul mio Nintendo, ignoravo chiunque mi si presentasse davanti (faccio eccezione solo per la gnocca). Ad una fermata salgono padre e figlio, palesemente africani. Si siedono davanti a me, ma non sono belle gnocche, quindi ricevono lo stesso destino di indifferenza. Però passano due minuti e mi sento osservato. Ma proprio osservato in modo costante, invadente, siamo quasi a livelli di stalking. E’ il bambino. Mi guarda adorante.

E’ destino, penso, attraggo solo bambini e vecchie carampane.

No, pezzo di idiota, quello lì sta adorando il tuo Nintendo.

Ah, già.

Lo guardo. Lui mi sorride a 56 denti di latte. “Come ti chiami”. “Momò”. “Da dove vieni”. “Sono del Mali”.

Insomma sto bambino è nato a Torino, la mamma ha la carta di soggiorno, il papà si è ricongiunto solo l’anno scorso alla famiglia. Il genitore mi guarda e mi sorride, ma di italiano palesemente non capisce una mazza. Il bambino no, invece, parla gesticola, bello arzillo, pure troppo per un vecchio orso come me. Ma poi arriva al punto che gli prude.

“A che stai giocando? Posso giocare anche io?”

“E’ un gioco violento, è roba per grandi.” (Giù le mani dal mio Nintendo).

In effetti è vero. Mai sentito parlare di Grand Theft Auto – Chinatown Wars? E’ un gioco in cui giri per una città americana investendo pedoni, sparando alla polizia, andando a puttane, gestendo traffici di droga e facendo esplodere negozi ingrassandoti con le estorsioni. Quindi non credo che un bambino di 9 anni dovrebbe giocarci. Lo dico per lui, mica perchè sono un ragazzino che non vuole spartire il suo gioco con un altro ragazzino (sono adulto, io..)

Ma per lui non è un problema. In un attimo mi salta letteralmente in groppa sul sedile, poi si sistema a fianco a me e mi mette una mano attorno al collo. Io sono imbarazzatissimo, guardo il padre, cerco di spiegare che non ho fatto nulla. Il padre continua a sorridermi.

Ora, i contatti fisici improvvisi sono fonte di notevole imbarazzo per me (sempre a meno che non si tratti di gnocca). Poi i bambini sono degli strani giocattoli che non so come muovere e che ho sempre paura di rompere, quando ce li ho davanti. Lui però è bello gasato, riconosce immediatamente il gioco, anzi, sa perfettamente quello che devo fare. In un attimo è bello che prodigo di consigli. Eccovi porto in modo casuale qualche suo suggerimento di gioco:

Spara alla polizia, sennò ti arrestano.

Vendi l’eroina a quello spacciatore, conviene.

Fai saltare in aria quel negozio, poi ruba la macchina a quel vecchio.

Compra gli acidi da quello lì, e rivendili a quello là. Sono almeno 20mila dollari di affare.

Fai sbandare quell’ambulanza per bloccare il traffico.

Maledetti bastardi, non ti fare prendere.

Compra la mitragliatrice automatica per uccidere tutti quei cinesi.

In dieci minuti di sapienti consigli ho ucciso circa 40 inermi civili, 36 tutori dell’ordine,  60 delinquenti di clan rivali, 4 prostitute, 6 spacciatori, dato fuoco a 5 negozi e guadagnato 60mila dollari con la compravendita della droga. Inoltre ho superato 3 missioni che non avrei mai superato se non in 5 settimane. Tutto grazie a Momò.

Che mi guarda, sempre sorridente all’ennesima potenza. E so cosa mi sta per chiedere.

“Posso giocare io, adesso?”

Ma che caro bambino. Come faccio a dirgli di no?

“No. Sono quasi arrivato in stazione. Mi spiace, guarda, ecco la mia città.”

Lui è abbastanza deluso, ma cerca di non darlo a vedere. Cazzo sorride sempre, come suo padre.

“Ho chiesto a mio padre di comprarmelo da un anno, ma adesso ha un lavoro, anche se dice che costa troppo e non me lo vuole comprare”, dice guardando il finestrino con fare contemplativo.

Ora, se fossimo nel libro Cuore, o almeno ci vivessimo in periferia, cosa farebbe un giovane dal cuore d’oro come me? Regalerebbe il Nintendo al bambino, perchè è ingiusto che un 34enne lungo e barboso come me ci giochi e un bambino pieno di vita passi la sua infanzia a guardare giocare gli altri.

Sento la coscienza che prorompe.

Dai, che ti costa, te ne compri un altro, prima o poi, mentre lui lo sai, non lo avrà mai. Fai la tua buona azione quotidiana, vale più di ogni altra cosa. Questi sono i gesti che rendono le persone speciali. Fallo, è la tua occasione.

Tentenno. Un microsecondo.

Ma manco per il cazzo, sai quanto costa un Nintendo Ds, coscienza? 150 euro. E li cago io, mica tu. Il ragazzo si farà, e a guardare come gestisce lo spaccio di droga virtuale, tra 10 anni non avrà certo problemi di soldi.

“Ciao Momò, buona fortuna”, gli dico carezzandogli la testa come il Papa buono.

Con l’altra mano, però, mi tengo ben stretto il Nintendo. Diamine, è mio…

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13 Responses to Momò ha 9 anni e un futuro nella mafia cinese

  1. uic ha detto:

    Sei un mostro senza cuore.

  2. porzione ha detto:

    Avresti dovuto regalare il nintendo al piccolo delinquente per passare alla PSP: ci sono due GTA e molto più belli.

  3. paperogaedintorni ha detto:

    uic: siam tutti generosi coi Nintendo degli altri.
    porzione: sono un nintendaro doc e dunque vade retro tu e quella sola della PSP e le sue batterie dieci-minuti-dieci. Molto meglio il Ds.
    O forse magari è una delle tue battute…

  4. Franciscus ha detto:

    stending ovescion pure qua

  5. punzy ha detto:

    beh gli hai fornito un’importante lezione di vita: le cose non te le regala nessuno
    Un giorno ti ringrazierà
    o molto più probabilmente no

  6. Mic ha detto:

    è una metafora?

  7. prefe ha detto:

    il ds

    non ci posso credere.

  8. Marco ha detto:

    @ Punzy:

    o magari, un giorno, lo andrá a cercare con gli scagnozzi di cui si sará circondato grazie al suo talento e gli spezzerá le ginocchiette con un comando della Wii…

  9. paperogaedintorni ha detto:

    uic (o mic o come preferisci): non è una metafora
    punzy: ha ragione marco
    marco: hai ragione tu
    prefe: hai qualche problema col ds?

  10. fed ha detto:

    Anche io avevo un problema simile con i bambini, poi per motivi di lavoro mi son ovuta abituare e ho scoperto che è vero quello che mi diceva tempo fa una tizia che conosco: “non devi aver paura di relazionarti con i bambini: è come avere a che fare con i cani”
    Ora la domanda è: come te la cavi con gli animali domestici?

  11. paperogaedintorni ha detto:

    fed: mi sa che è lo stesso problema: se non sono miei, parlo dei cani, tendo ad evitarli, che non si sa mai. se sono miei, vado sul sicuro. quindi mi sa che prima di spupazzarmi un marmocchio devo procreare

  12. prefe ha detto:

    nono sia mai
    è una console per donnine e bimbi, ma per il resto va bene…

    Si gioca col pc alla tua età, perlamadonna!

  13. fed ha detto:

    ‘nnaggia… mi sa che è meglio se li tieni a distanza allora 😉

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