Vivere in una frazione dell’isola di Lost

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La mia casa di marzapane è in pieno centro cittadino. Anzi,  tanto per chiarire subito, rispetto alla precedente è ancora più in centro. Sono a due passi da duomi, piazze principali, main street e l’università, uffici comunali e provinciali e chissà quanti altri impicci. Insomma, qua dove mi trovo adesso, tutto dovrebbe essere vicino e a portata di mano. Dovrei scendere da casa e puf, trovarmi supermercati, lavanderie, birrerie, caffè all’aperto e al coperto, tabacchini ed edicole. Insomma tutto quello di cui si può avere bisogno o piacere di trovare a due passi da casa, visto che hai scelto di abitare al centro anche perchè tutto dovrebbe essere lì, bello e compresso.

E invece manco per niente. Non so se la zona dove risiedo è caduta vittima di un risucchio spaziotemporale, ma sta di fatto che pur essendo ad un palmo dal culo da tutto ciò che c’è di importante nella città, il quartiere di marzapane è privo del benchè minimo servizio di pubblica necessità o svago. Dopo aver girovagato l’isolato con fare attento ed un block notes per prendere appunti sugli esercizi commerciali che potevano essermi utili, sono tornato a casa con la consapevolezza lievemente scoraggiante che il negozio della zona che presenta la maggiore utilità pratica è un centro benessere dove si fanno saune e lampade. Al secondo posto un negozio che ripara antenne satellitari. Al terzo un costosissimo ristorante dove servono bistecche grandi come tavole da surf. L’edicola? Ad un kilometro. Una birreria? Devo tornare alla mia vecchia casa, praticamente. Un tabacchino? A 250 metri, gestito da una anziana signora che per servirmi un francobollo di posta prioritaria ci ha messo 5 minuti, e che per ricaricarmi il cellulare ha sbagliato il numero 3 volte, salvo poi bestemmiare in napoletano contro iddio e contro me che non le dicevo bene il numero. Un negozietto di frutta e verdura? All’angolo della via, ma te lo raccomando. Sono entrato dentro e c’era una puzza di sigarette e per terra c’erano pure i mozziconi spenti, e sulla sedia dietro al bancone e alla bilancia un vecchio che fumava in quel momento. E quando ho saggiato la consistenza dei pomodori sammarzano, ho visto fuoriuscirne distintamente della cenere.

Però in compenso ci sono le banche. Minchia tutte le filiali del mondo, tutte qui.  Italiane, straniere, c’è di tutto, una dopo l’altra, coi vetri lavati e le offerte di conti correnti che praticamente non solo non costano una lira, ma quasi ti restituiscono i soldi che spendi, e tassi di interesse amici e convenienti e carte di credito nuove fiammanti che  non solo non costano nulla, ma ti si propongono come succedanei affettivi. Ed io, ingrato, di fronte a questa generosa offerta, che non ho manco una lira scannata da mettere nel libretto postale, figuriamoci per aprire carte di credito quasi come fossi Pretty Woman.

Ma vabbè, si dirà, ci si arrangia, i negozi non sono sotto casa, però comunque hai tutto ciò che di essenziale serve a portata di mano. Lo pensavo anch’io, finchè stamattina non è arrivato il tecnico Telecom. Ordinaria amministrazione , pensavo,  era un semplice trasferimento di linea. Vestito come Super Mario Bros ma senza baffi e neppure i lapilli che getta sui nemici quando si mangia il fungo e poi il fiore, Entra in casa, guarda il telefono, smonta tutto, dice scendo giù per verificare una cosa, e se ne torna con la faccia del tipo “Houston, abbiamo un problema”. Cosa non va, dico io sorridendo e versando il caffè nel frattempo fatto per il mio operoso ospite, mai immaginando quello che quest’uomo mi sta per dire.

“Lei qui non può avere l’ADSL, mi spiace. E’ senza internet e se la Telecom non fa dei lavori di ampliamento della linea, o qualcuno non disdice la sua, lei ci resterà senza per molto tempo.”

E’ il panico. La paura più buia. Sto sudando copiosamente dalle spalle, e la mia mascella è crollata sotto il peso della notizia. Davanti a Mario Bros che, dopo aver rifilato il fendente, beve il suo caffè come se tutto fosse a posto, come se la mia vita non fosse rovinata, io non so spiccicare più una parola, rimango a bocca aperta lasciando intravedere le più anguste delle otturazioni e i più insistenti rimasugli di carne tra le gengive.

Devo sedermi, mi siedo. Mario Bros si gusta il suo caffè, indifferente alla tragedia. In un lampo di lucidità sono tentato dal prendere il caffè rimasto nella moka, e versarglielo caldo caldo all’altezza del suo glande. Ma poi desisto e torno al non pensiero, alla nebulosa che mi accascia. In un attimo mi torna in mente tutto questo decennio passato costantemente connesso. Penso a quanto la rete mi abbia cambiato la vita. Penso alle canzoni e ai cantanti scoperti su Napster, ai forum, alle chat, alle persone conosciute per davvero, a questo mondo illimitato che ha sprovincializzato la casa di chiunque, e penso che non avrò più tutto questo. E’ una sensazione di claustrofobia agghiacciante. Una piccola e furtiva lacrima sta per scendere sulle mie gote barbose mentre Mario Bros è soddisfatto del mio caffè e comincia a guardarmi con l’aria di chi se ne deve andare, perchè il suo l’ha fatto. Ed io che vorrei abbracciarlo, comunicare la mia disperazione a qualcuno.

Poi d’improvviso il mio volto si dipinge di terrore puro, e Mario Bros se ne accorge. Penso ad una cosa che ancora non avevo messo a fuoco. Una domanda si schianta nella mia mente, e mi accascia:

E i siti porno?

Cioè, diamine, si vedono anche senza internet, no?

Cioè, non è che adesso non li posso vedere più, nevvero? Ci sarà un modo per vederli lo stesso, no? Non so, ad esempio proiettati come ologrammi tipo in Guerre Stellari quando la Principessa Leila chiede aiuto ad Obi Wan Kenobi. Lì mica avevano bisogno di internet. C’era R2D2, il robottino tenero e cicciottoso, che apriva la capa e proiettava in eterno quel filmatuccio scadente e peraltro per nulla erotico. Ecco, penso, mi servirebbe R2D2 che mi trasmette gli ologrammi di un bel porno.

Mario Bros mi guarda strano, come se potesse percepire la portata lisergica dei miei pensieri disperati. Ma non li percepisce, mi guarda strano solo perchè vuole sapere se voglio tenere la linea telefonica senza l’adsl, chè lui ha altri impegni e non può stare qua per sempre. Come se me ne fregasse qualcosa della linea telefonica. Mando al diavolo lui e la telecom in una sola imprecazione e mi chiudo la porta alle spalle. Mi sento disperso, tra quelle quattro mura. Sono nel centro del mondo, in piena società occidentale, attorno a me si agitano migliaia di persone e milioni di euro. Ma qualcuno mi ha infilato in un pertugio spazio temporale, dove non ci sono negozi e dove non ci si può connettere ad internet. Non so, forse è il marzapane di cui è rivestita la casa, a fungere da isolante, o da elemento che ha fatto impazzire il tempo. Diamine, ora che ci penso forse l’intera isola di Lost era di marzapane, forse ho svelato l’arcano, doveo comunicarlo su qualche forum di appassionati! Ma non ho internet.

Ma adesso cosa faccio? Tornerò ad accendere la tv? Già la vedo che mi aspetta, ignorata da anni, pronta a vomitarmi in faccia le sue indecenze. O torno a leggere libri? Mi compro una sedia a dondolo e un lume, e passo la serata a leggere Cervantes, finalmente. Mah, la prospettiva è molto letteraria ma diciamoci la verità, che palle. Oppure esco a cercarmi un locale nuovo ogni sera, e mi sbronzo per dimenticare. Questa va già meglio.

Mi immagino che torno barcollante a casa ogni sera, salgo le scale a fatica, entro in casa, apro la finesta esco sul balcone, e attendo l’arrivo di R2D2 da qualche pianeta lontano, col suo proiettore e i suoi ologrammi a luci rosse.

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11 Responses to Vivere in una frazione dell’isola di Lost

  1. suggeritore ha detto:

    Non indichi la città, ma alcune sono servite dal WiMax e poi c’è anche l’alternativa satellitare.
    Non sono più costose di un abbonamento tradizionale.

  2. fed ha detto:

    Ovviamente di queste cose non capisco niente, ma una soluzione tipo le chiavette usb? una mia amica fra l’altro usa un cellulare come modem (con la 3 credo) e non penso ci sia bisogno della linea tlefonica fissa.

    Parlando un po’ più terra terra, sta casa di marzapane mi mette sempre di più i brividi. O.O

  3. punzy ha detto:

    eh no eh? le case in centro hanno i egozi sotto casa compresi nel prezz dell’affitto.
    Rescindi IMMEDIATAMENTE QUEL CONTRATTO!!!

  4. porzione ha detto:

    E’ un grave problema. Magari posso raccogliere delle foto e spedirti delle chiavette periodicamente. Dovresti però dirmi che tipo di pervertito sei (per scegliere il sito porno giusto) e la quantità di ormone che hai in corpo (per la frequenza con cui spedire le foto).

  5. Sunofyork ha detto:

    che disdetta, è pure finito Miss Italia, ora non potrai nemmeno più guardarti le seconde scarse delle aspiranti miss. mi dispiace tanto, paperoga…

    sun

  6. men_CHI ha detto:

    beh…potresti abbandonarti al piacere del fotoromanzo d’autore…non sono pratica ma addirittura gli antichi disegnavano i porno sui muri…riscopriamo l’arte del graffito porno!
    per il resto…useremo i piccioni viaggiatori, lettere, cartoline, pacchi postali…e fax! sempre se abiliti la linea telefonica!
    anche io nel mio nuovo monolocale dovrò trovare una soluzione per l’adsl…ma credo che opterò per la chiavetta…alice è la migliore…dicunt!

  7. mich ha detto:

    no.
    no no. io non mi ricordo più nemmeno com’era la mia vita offline (esiste una vita offline?)

    😉

  8. paperogaedintorni ha detto:

    suggeritore e fed: le vostre soluzioni sono a me sconosciute (a parte la chiavetta). ho sempre considerato l’adsl una cosa normale come la luce elettrica ed il gas, sapete, e non ero preparato alla mazzata.
    punzy: non mi lamento, se ho bisogno di una lampada posso sempre fare due passi di numero
    porzione e sun e men_CHI: era l’argomento porno il nucleo del post e voi l’avete capito. se porzione diventa il mio spacciatore, lo ricompenserò linkando il suo blog. sun, miss italia è una congrega di donne piatte come tavole da surf, quindi non è un succedaneo valido; men_CHI: il fotoromanzo d’autore? non sono così a corto di fantasie.
    mich: io me la ricordo, ma era lontana lontana, c’era la ruota appena inventata e i dinosauri appena estinti.

  9. prefe ha detto:

    quindi questi post li scrivi tramite telegrafo?

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