Traslochi tra paperi

locandina

L’ultima settimana agostana è stato tempo di ritorni al nord, di afa che faceva sbrodare di sudore, di  lenta assuefazione ai già lenti ritmi lavorativi, e poi di traslochi.

Già, di traslochi. Tutte le persone che mi potevano aiutare, tra fratelli e amici e amici di amici,  erano ancora belle che svaccate in vacanza, e la prospettiva di dover fare da solo era a dir poco agghiacciante. Ma per fortuna, come un gancio in mezzo al cielo di baglioniana memoria, i miei genitori si sono offerti eroicamente per una  traversata di 14 ore  lungo l’autostrada Adriatica in pieno controesodo, lasciando le maldive salentine per approdare nella collosa ed umidiccia emilia ed aiutarmi a trasbordare la mia vita in un altro appartamento della medesima città.

Benediciamo tutti lu signore per il loro amore materno e paterno, mio figlio un giorno se lo potrà scordare un sacrificio così folle. Io rimarrò spaparanzato a mare, mentre lui si farà il mazzo a 34 gradi e 80 per cento di umidità, e gli telefonerò dalla spiaggia sorseggiando la mia cedrata e chiedendogli al massimo “come va” . Poco ma sicuro.

Dicevo dunque che benediciamo lu signore per questa coppietta di generosi procreatori. Però, c’è un però, altrimenti non potrei scrivere alcun post. Affrontare un trasloco con il fiato dei genitori al collo significa ammucchiare in potenza una serie di problematiche, certo compensate dal loro gratuito lavoro di gomito.

Riguardo mio padre, c’erano due tipi di problemi. Anzitutto mio padre è una persona maldestra. Non so quando lo sia diventato, effettivamente non ricordo nulla del genere durante la mia infanzia, epperò ad un certo punto ha cominciato a dare craniate sugli spigoli della credenza o su altre superfici appuntite per errata valutazione di altezze e distanze. Lo fa per troppa foga di fare e strafare, lui è una persona attiva e fattiva (devo richiedere urgentemente un test del DNA), non sa stare senza far niente e quando lo fa cerca di compiere le sue azioni con la migliore efficienza ed efficacia. Ma per troppa foga, dicevo, tende a compiere a volte errori marchiani, tipo farsi cadere le cose di mano. Le rompe, le fracassa. Per carità, succede qualche volta all’anno, mica sto facendo il ritratto di un idiota, però sapete, durante un trasloco le cose da portare e da spostare si moltiplicano per un milione, e dunque avevo timore che, durante il medesimo, diverse cose a me care divenissero cocci o cenere grazie alla maldestrìa pre-senile del genitore maschio. Ma alla fine sono stato troppo prevenuto, devo dire. Una bilancia pesa-persone e un piatto fondo sono un prezzo che può essere pagato per un trasloco gratis et amore. Per il resto, come previsto, lui in un trasloco si esalta, moltiplica le forze, un facchino-geometra-magazziniere in un solluomo. Si carica pesi inauditi sulle spalle, come quella volta che, durante un trasloco estivo di mio fratello, si portò a spalla, in pantaloncini e petto nudo, una intera lavatrice da una rampa di scale minuscola, e me lo vidi arrivare a terra grondante sudore e con la schiena ricurva a 60 gradi, sommerso da una lavatrice più grande di lui, come uno schiavo ai tempi delle piramidi egizie. Una scena che avevo rimosso dal mio subconscio.

Il secondo problema con mio padre è che durante il trasloco capisci che devi gettare un sacco di cose. E non tutte vanno nella spazzatura normale, anzi, in un trasloco in cui ti accorgi che metà delle cose della tua casa non le mai mai usate, sono i rifiuti speciali ed ingombranti a prevalere nella conta. Con mio padre però c’è il problema che lui odia la raccolta differenziata. E non perchè non la sappia fare, o non sappia quanto preziosa sia. La questione è che secondo lui qualsiasi raccolta differenziata è una truffa, come l’agricoltura biologica, dove secondo lui i pesticidi te li mettono comunque ma non te lo fanno sapere. Con la differenziata è uguale: tu differenzi, ma poi alla fine tutto va nello stesso posto, non serve a niente, se non a dare soldi ai bastardi che ci mangiano. Insomma, quattro giorni di polemica antiecologista, ziocane.

E dunque scatta la lotta. Io salvo la ferraglia, la plastica dura, le medicine scadute, l’olio da gettare, il legno, insomma metà dei materiali presenti in natura erano dentro casa mia. Lui avrebbe schiaffato tutto in un enorme sacco nero, e tanti saluti alla madre Terra. Ho sottratto all’inceneritore o alla discarica chilogrammi e chilogrammi di cose, strappandogliele letteralmente di mano. Pur sapendo che tanto pago la stessa tassa rifiuti del merdoso cittadino che dentro il cassonetto ci scarica i mattoni (anche questo alla fine mi faceva notare il novello Al Gore del Salento..) Alla fine ho vinto io, almeno credo, perchè durante il giorno, quando io ero a lavoro e loro due scorrazzavano per casa, credo che mio padre abbia avuto la possibilità di gettare nella spazzatura anche lastroni di eternit o cancerogenissimi solventi chimici, se avesse avuto la ventura di trovarli sotto al letto. E in effetti la conta non mi torna, intere lastre di acciaio e pentole vecchie e lampade rotte sono sparite nel nulla. Tanto il riscaldamento globale è una menzogna, che mi preoccupo a fare….

Con mia madre all’apparenza problemi non ce n’erano. All’apparenza. La vedevo silenziosa e premurosa, come al solito, eseguire in parte i compiti suggeritigli dal marito, in parte prendendo iniziative.  Ma in realtà, giorno dopo giorno, vedevo allargarsi in lei un misterioso sorriso di soddisfazione. Ed ho capito solo dopo: zitta zitta, mia madre si è tolta la soddisfazione di arredarmi la casa nuova. Puntando sul fatto che di giorno non c’ero e che di sera ero troppo stanco per obiettare sulla disposizione degli interni del mio monolocale, e comunque sul fatto che sono un pigro e che le cose, una volta sistemate in un posto, là rimangono, la cara madre ha disposto mobili e scelto spazi, messo lì le lampade e qua le robe invernali, qui le tazzine e là i detersivi, e ogni sera mi accoglieva spiegandomi cose che immediatamente dimenticavo, tant’è che oggi ancora non so dove sono le mie stramaledette mutande e tra un po’ uscirò di casa con una busta della spesa annodata ai fianchi a nascondere le pendenze.

Con molti meno sforzi di suo marito, la madre è riuscita quatta quatta nel suo intento: aiutare suo figlio, va da sè, ma anche arredargli la casa  alla bellezza di 34 anni suonati, ed è soddisfazione che solo le madri possono cogliere fino in fondo. Mentre suo marito bofonchiava e sudava trasportando cose e maledicendo gli ambientalisti, e l’ecosostenibilità e pure i vegetariani anche se non c’entra un cazzo, lei ha preso possesso della mia casa e messo il suo marchio a fuoco sulla stessa.

Ma pure mio padre, alla fine, è rimasto soddisfatto. Duro lavoro di giorno, tipica trattoria emiliana di sera, a trangugiare carne di cavallo e lambrusco, gnocco fritto e spalla cotta, gutturnio e  spiedini. Lì, in quei momenti per lui magici (è un emiliano mancato, riguardo alla cucina, lui i grassi saturi se li berrebbe da una bottiglia di gatorade tutte le mattine) ha abbassato la guardia ed ha persino ammesso che forse differenziare è necessario. Anche se non ha cambiato idea sul presidente del consiglio.

Ma su quel punto non basta manco una bottiglia intera di whisky versatagli direttamente nell’esofago con un imbuto, maledizione.

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12 Responses to Traslochi tra paperi

  1. porzione ha detto:

    Dio stramaledica i vegetariani!

  2. mich ha detto:

    eh, lo so, bisognerebbe essere grati agli amici generosi che vengono, gratis et amore dei, a darmi passate di rullo alle pareti di una casa nuova, lo so e sono stata grata, davvero. Ma, per favore, vogliamo parlare un momento di quegli amici che, presi dal fuoco sacro dell’altruismo, dimenticano -ohibò- di schermare finestre e batticoscopa col risultato che ci vorrà il triplo del tempo per pulire tutto?
    E dire che all’epoca ero attrezzata: chilometri di nastri adesivi di carta, metri quadri di giornali vecchi e alcuni ettari di meravigliosi teloni in plastica.
    Di questi ultimi, in particolare, non sospettavo nemmeno l’esistenza. C’è voluta la saggezza degli antenati (= mio padre) per tirarli fuori da non so quale corsia del BricoCenter. Mi vidi porgere, da mano paterna, quattro pacchi di teloni. Ogni pacco ne contiene tre. Ogni telone misura 20 metri quadri. Faccio rapidamente il calcolo.
    “Papà, ci devo coprire tre stanzette. Non ci devo imballare tutto l’edificio come Christo”
    “Che c’entra Cristo?”.
    “Lasciamo perdere” non mi addentro nella questione. Sarebbe stato troppo per il suo povero cuore scoprire che esiste un tizio che di mestiere impacchetta case, monumenti e, di tanto in tanto, persino isole. E non potrei nemmeno spiegargli che c’è chi si azzarda a chiamarla arte.
    “Guarda che ti sembra tanto. In realtà basterà appena”
    Ovviamente aveva ragione. Anzi, mi pentii di non avrne un altro paio di ettari. Perché alla parete c’era lui, l’amico sbrodolante per eccellenza. Il rullo non è il suo mestiere. Dopo un quarto d’ora a dipingere il soffitto era già ricoperto di bianco, ne aveva ovunque, anche sotto i vestiti. E ovviamente è riuscito a spargene una quantità considerevole SOTTO i teli. Ho scoperto delle macchie persino in balcone.

  3. punzy ha detto:

    solidarietà
    io ho traslocato l’anno scorso, proprio di questi periodi
    sempre aiutata dai miei genitori in codesto modo: erogazione di denari che mi hanno consentito di chiamare una ditta di traslochi che ha trasportato a piedi su per otto piani (io abito in una mansarda e nell’ascensore più di un paralume non c’entra) lavatrice, armadio, librerie ecc che IO o sistemato secondo mio gusto di nascosto dal mio Perfido fidanzato, che ho reso schiavo nascondendogli le mutande le camicie e i piatti così lui deve sempre chiedere a me
    E’ in mio potere

  4. Amaracchia ha detto:

    Mio padre non mi viene a prendere manco dalla stazione, tant’è che l’unico muscolo rilevabile nel mio corpo è il bicipite da trolley, figuriamoci un trasloco! Dimmi la verità Paperoga, hai cambiato la disposizione dei mobili appena i tuoi sn andati via?

  5. mich ha detto:

    @ punzy: geniale!

  6. men_CHI ha detto:

    EH! IO CREDO DI ESSERE L’UNICA MINCHIA AD AIUTARE AMICI E PARENTI IN TRASLOCHI AL TERZO PIANO SENZA ASCENSORE. Addirittura sono andata a finire a Pisa per aiutare il mio fratello a traslocare per il rientro in terra natia. Quel giorno, l’ascensore si è rotto e mio fratello abitava al 5 piano. Nel 2009 ho effettuato n. 5 traslochi altrui!

  7. paperogaedintorni ha detto:

    porzione: tu riconduci sempre tutto al consumo di carne, nevvero?
    mich: benvenuta e grazie dell’aneddoto, che mi rincuora sulla mia scelta di non tinteggiare casa mia da solo nemmeno quando l’intonaco si scrosterà via a pezzi lasciando inquietanti macchie di leopardo sul muro.
    punzy: è una questione di potere, hai ragione. devo chiedere a lei adesso, è una questione di controllo, mi diceva qualcuno ieri.
    amaracchia: figurati, sono troppo impegnato a capire dove stanno le scarpe da calcio, o i sughi per la pasta, o persino la scopa, per potermi addentrare in soluzioni d’arredo alternative. Per me ormai la casa è questa, ed è come se tutto fosse inscalfibile, inspostabile. Un mausoleo.
    men_CHI: maledetta altruista del cacchio, pensare un poco ai fattacci tuoi no?

  8. CMT ha detto:

    Mio padre aveva una ricetta infallibile per i traslochi:
    1 – Porta dentro per primi gli scatoloni
    2 – Porta i mobili e bestemmia perché ci sono gli scatoloni in mezzo
    3 – Fai di tutto per portarti dietro tutto quello che, una volta a destinazione, dovrai riportare fuori e buttare nel cassonetto
    4 – Fai in modo di lasciare indietro qualcosa che invece era di importanza capitale
    5 – last but not least: riempi uno scatolone grosso quanto la cuccia di un sanbernardo di sole PAGINE GIALLE, aggiungendogi una bambola rotta tanto per, e piazzalo in mezzo al soggiorno come se fosse davvero necessario averlo lì.

    (Per la cronaca, sto ancora adesso chiedendomi da dove arrivassero tutti quei volumi di Pagine Gialle…)

  9. porzione ha detto:

    Allo smodato consumo di carne, invero.

  10. Val Tidone ha detto:

    Con una buona mangiata si risolve sempre tutto, soprattutto se accompagnata da del buon gutturnio

    • paperogaedintorni ha detto:

      ehi ma questa è pubblicità bella e buona! ti perdono solo perchè il gutturnio, quello buono, è uno dei pochi vini emiliani decenti…

  11. Marco ha detto:

    Ti c’ho nel cuore…
    Io ho traslocato a Novembre scorso, da solo e senza ascensore, con mia moglie incinta, quindi impossibilitata a aiutarmi e completamente abbandonata al ruolo di caporalmaggiore del Genio Traslochi…

    Ho giurato che vivró in eterno in questa casa e mi faró seppellire nello sgabuzzino, o incenerire nel forno, o omogeneizzare nella Thermomix…

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