Le sole, lu mare, lu ientu

Il Salento, si sa, d’estate vive di giorno delle sue spiagge e dei suoi due mari. Di sera e di notte, il tacco d’Italia offre un proteiforme calendario di decine e decine di sagre paesane, feste contadine, fiere e spettacoli organizzati praticamente da ognuno del centinaio di comuni sparsi a caso nel territorio.

Ora, il turista che arriva in Salento e vede tutte queste feste di paese ogni sacrosanta sera, sparse nella vastità della piana salentina, pensa: “Minchia che posto pieno di tradizioni, che gente ancorata alla propria cultura, che popò di radici che affondano nella storia, che immensità di scelte culinarie  legate alla tradizione, che posto magico e isolato nel tempo…

E qui arriva Paperoga il rinnegato e polemista, a sfatare in parte anche questo mito salentino.

Perchè trattasi di cazzate. In larga parte, sono tutte cazzate. Il 95% delle sagre in cartellone sono nate magicamente come funghi qualche manciata di anni fa. Dieci anni fa ce n’erano si e no una trentina, anzichè a milioni come oggi. Le sagre più antiche, chiamiamole c0sì,  hanno una trentina d’anni, e comunque ne vedrete ben poche, perchè quelle più genuine si tengono tutte in settembre-ottobre.

Quelle che propinano d’estate sono delle improvvisate reti da pesca per accalappiare turisti meridionali orgoglioni delle proprie ormai sconosciute radici umili e contadine, e turisti settentrionali stregati dal mito del buon selvaggio. Ogni comune ne sforna mediamente tra le due e le tre, ed è chiaro che ormai si è creato un ingorgo di iniziative tra le quali occorre districarsi.

Qual’è la ricetta della perfetta sola, ehm, della perfetta sagra tipica a denominazione di origine controllata? Eccovela qua.

1) Trovare un piatto più o meno tipico su cui impostare la serata. La gente vuole mangiare a scassapanza, anzitutto, quindi bisogna prenderla per la gola. Cultura e intrattenimento vengono dopo. Possiamo distinguere in tal senso tre categorie:

a) Le sagre che ti prendono per curiosità e che puntano alla specializzazione. Cosa sarà mai la sceblasti? O la piscialetta? O la scapece? Niente di che, potrei rispondervi io, ma io sono il dissacratore del Salento e non faccio testo. I turisti ci vanno a frotte per scoprire cosa si nasconda dietro questi nomi esotici, e spesso non si accorgono che si tratta di piatti di risulta, accozzaglie di avanzi che i nostri trisavoli mettevano insieme il giorno dopo. Roba che al supermercato non degneremmo di uno sguardo. Ma nella temperie sognante della riscoperta delle radici, va bene mangiare anche le radici vere e proprie, se qualcuno si mette a cucinarle.

b) Le sagre che rimangono sul vago, o per mancanza di impegno o perchè si sono fatte fregare il piatto tipico dal comune a fianco. La dicitura è quasi misteriosa, ampia e vaporosa: sagra dei sapori locali,  sagra delle quattro stagioni, sagra dei piatti nostri, festa del contadino, sagra del mare e della terra.

c) Le sagre che sfidano il comune senso del pudore e sfacciatamente ti si propinano in tutta la loro assurdità: c’era bisogno di una sagra degli spaghetti al pomodoro? C’è anche quella. E della pizza? E della birra? E potreste mai immaginare che nel profondo Salento possano concepire una sagra del wurstel? Beh, immaginatelo, perchè c’è anche quella.

2) Accompagnare la cena e la digestione con tanta musica popolare.

Il Salento, si sa, è la terra della pizzica. I salentini l’avevano dimenticata per decenni, poi qualcuno ha ricominciato a suonarla e ballarla una quindicina di anni fa, pare sia piaciuta ai turisti, ed ecco l’ennesima tradizione popolare di cui ci si è riappropriati in fretta e furia per poterci proporre come popolo antico agli stranieri che vengono a trovarci.

La pizzica, chiariamolo subito, è una musica affascinante e guardare chi la sa ballare bene è uno spettacolo per gli occhi. Le atmosfere d’estate delle piazze piene di gente che la balla sono uniche.Ma c’è un solo problema. Da quando la pizzica ha attratto i turisti, decine e decine di zozzoni hanno deciso che volevano mangiare anche loro nella grande torta della taranta, e quindi vai a gruppi improvvisati di musica popolare che si spacciano come tali di fronte agli ignari turisti. Pestando i tamburelli a caso e stonando ogni sacrosanta nota di ogni sacrosanta canzone, si fanno i loro picciuli a serata. E ovviamente trovano nelle sagre il loro palcoscenico preferito. I gruppi di pizzica vera ormai sono pochi e non è facile trovarli. Quindi è probabile che vi ritroverete a digerire le vostre tipicità culinarie accompagnati da musica popolare tarocca.

Se cominciate a girare il Salento e farvi qualche sagra, avvertirete probabilmente, se siete buoni osservatori, un piccolo particolare non di poco conto: queste sagre sono tutte uguali. Possono chiamarsi Pippo o Paperino, ma alla fine le cose che si mangiano sono sempre le stesse e la musica che si ascolta pure. E’ una sorta di involontario marchio in franchising, la sagra, che vende prodotti in franchising, musica e cibo. Se vi abbuffate di sagre, è probabile che a fine vacanza le confondiate  o vi dimentichiate di esserci stati. Non sono un evento, ormai, sono uno stanco e quotidiano refrain che tendenzialmente stufa. Gli orsi polemici come me, intendo.

Quindi, il consiglio del rinnegato è, se dovete proprio andarci, di scegliere la sagra in base al paese dove si trova. Ci sono paesini molto belli e paesini indecentemente piallati dal cemento. Informatevi, e scegliete i primi.

E’ come quando si va al McDonalds: visto che ci si va, è meglio andare in quello in piazza Duomo che in quello della stazione ferroviaria.

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16 Responses to Le sole, lu mare, lu ientu

  1. punzy ha detto:

    bene, terro’ stretto il consiglio che mi dai, poi ti faro’ sapere a sannicola che si organizza
    conoscendo la mia proverbiale prigrizia, ritengo quanto meno improbabile che mi allontani dal mio giaciglio estivo piu’ di 100 metri dall’asciugamano 🙂

  2. Paolo ha detto:

    Grazie per la sincerità…
    ma avete dei posti così unici..per non parlare della cucina…che quasi dispiace che il salento non sia più vasto

  3. Amaracchia ha detto:

    Ora, io di Salento mi intendo poco essendo della Terra di Bari, ma chiedo lumi: come me la spieghi la SAGRA DELLA FICALINDIA con Valentina Persia? Chi curerà il marchio FICALINDIA?

  4. men_CHI ha detto:

    uauauaua! caro Paperoga, notizia di ieri: 18 euro un piatto di orecchiette…e per fortuna che Lindo Ferretti cantava di non vendere la primogenitura per un piatto di lenticchie…il tariffario è altino…

  5. paperogaedintorni ha detto:

    punzy: colpiscono anche distesi al sole d’agosto. Ci sonbo un sacco di venditori di mandorle fresche e cocco, il tutto importato surgelato e decongelato, a prezzi di gioielleria.
    paolo: i posti non si discutono, ci ho vissuto 22 anni e ci mancherebbe. Si discutono le sole che il turismo di massa rifila, e il Salento si è accodato buono buono.
    amaracchia: chi è valentina persia?
    men_CHI: tu hai pagato 18 euro un piatto di orecchiette? io gliele avrei infilate di lato una per una fino al satollamento dello sfintere.

  6. men_CHI ha detto:

    nooooooooooooo..figurati. io le orecchiette le preparo in casa! è notizia del quotidiano di LECCE assieme alla notizia di un carico di carne e pesce surgelati, venduti, per freschi trovati in vari ristoranti di lecce e provincia…ecco come il salento reagisce all’ondata di turisti…tra pizzica-bestia e raver che possono permettersi una vacanza salentina di 18 EURO in 18 euro…uauauauua!

  7. prefe ha detto:

    2 cose non vanno affatto bene:
    1- Un ragno come immagine iniziale è un ottimo modo di perdermi come lettore.
    2- La sagra della birra non è cosa su cui sindacare. E’ birra, si merita una fottuta sagra in ogni fottuto paese del mondo.

  8. paperogaedintorni ha detto:

    prefe: non preoccuparti, l’è tutto figurato, mai vista una tarantola in salento in vita mia.

  9. uic ha detto:

    A me il caffè in ghiaccio con il latte di mandorla piace. Te lo rendo noto.

  10. margherita ha detto:

    sulle bellezze naturali del Salento non si discute(che esistono non per merito dei salentini)ma,il comportamento a dir poco vergognoso dei ristoratori e delle amminastrazioni comunali,fanno veramente preoccupare per la crescita del salento.a porto cesareo hanno giustificato un conto di 480 euro, a 4 turisti dicendo che, avevano mangiato frutti di mare crudi.(pensa se avessero consumato anche il gas)sempre a Porto Cesareo l’amministrazione comunale ha deciso che si paga il pargheggio 24h su 24 da un euro a un euro e cinquanta l’ora.ora mi chiedo:quanto mi costerebbe un gelato a porto cesareo? Quando i salentini avevano la zappa dietro la porta erano persone piu’ vere…..guarda caso le strutture turistiche che nel salento funzionano sono quelle gestite da imprendotori di altre province, quindi i salentini sono ottimi contadini ma pessimi imprenditori.

  11. paperogaedintorni ha detto:

    uic: mi sono informato e pare sia un’antichissima ricetta salentina risalente a quindici anni fa.

    margherita: ah, finalmente mi sento confermato. In Salento stanno facendo la stessa fine di altre località turistiche che prima o poi stuferanno. Organizzazione turistica senza progettualità, tutta legata al fottere il turista medio con iniziative abbozzate e prezzi in aumento. Un giorno la gene si romperà il cazzo del Salento, scoprirà altri posti più belli e più genuini e meno cari, e noi salentini rimarremo con la ceppa in mano a chiederci se si poteva fare di più e di meglio, anzichè fare i furbi da due soldi. Ma finchè si fotte ad ufo, è inutile chiederselo, no? (Campagna Boicottate il Salento 2010, promossa da questo emerito blog)

  12. lorenzo ha detto:

    tra le altre cose,sembra che non é neanche obbligatorio esibire il grattino del parcheggio sul cruscotto e che non é previsto dal codice della strada nessun tipo di contravvenzione riguardante la sosta sopra citata.basta digitare su google (grattino parccheggio)e vi viene fuori una sfilza di sentenze che hanno annullato le multe fatte per i motivi di cui sopra.e ora che questi signori…la finiscano di sciacallare.

  13. miss simpatia ha detto:

    mi associo a chi ha amato il caffè con latte di mandorla e l’ha pagato 3 euri, tipo. comunque, che gioia, che entusiasmo, che positività.

  14. paperogaedintorni ha detto:

    ah ecco l’altra “solata”. e comunque benvenuta nel regno dell’umbratile e dello scetticismo

  15. R0w3nt4 ha detto:

    Io sono Salentina e praticamente vivo qui da sempre ho 25 anni e credo che una delle poche cose che abbiamo è l’attrattiva dell’estate magari la gente che vive nelle grandi città vede la vita ogni sera basta uscire o affacciarsi e può scegliere cosa fare… noi passiamo 10 e dico 10 mesi a girarci i pollici e a guardarci… e sinceramente l’estate l’aspetto anche per questo se per voi significa essere poco rispettosi della tradizione o che ci aggreghiamo al consumismo.. be allora scusate se anche noi vogliamo far parte dell’italia… noi qui non abbiamo niente campiamo di agricoltura e non è un modo di dire… quindi se sfruttiamo l’unica risorsa che abbiamo per vivere un po meglio allora non vedo dove ci sia il problema… non percepiamo ne salari come i nordisti ne abbiamo ferie pagate la maggior parte di noi lavora a nero e scusate se offendiamo l’animo dei tradizionalisti però gira che vi rigira sempre qui venite a godervi le ferie!!! e poi un piatto di orecchiette a 15 euro mi sempre assurdo io sono una volontaria della proloco del mio paese e organizzo la segra paesana e sinceramente i nostri prezzi non lì vedo tanto alti…no rispetto ai ristorante per lo meno… dove ti propinano schifezze!!! noi lavoriamo tutto l’anno a raccogliere, coltivare e cucinare tutto ciò che la terra offre!!! detto questo vorrei dire una cosa a chi ha creato il post, mi faresti il favore di togliere la foto del fuoco e del tamburrello??? lo scattata io e sinceramente essendo che non ho dato nessun tipo di autorizzazione non capisco perchè si trova in giro… soprattutto se viene utilizzata per parlar male di noi!!!

    • paperogaedintorni ha detto:

      cara Row3nt4, la foto verrà rimossa seduta stante, don’t worry. Ti consiglio di rileggere il post, che ti sarà scivolato via per troppa fretta. Il mio è un post sarcastico, non di critica sociale. Inoltre, sono salentino, non nordista o confederato. Lo sviluppo turistico di un luogo può essere oggetto di un progetto rispettoso di coloro che porteranno soldi, offrendo un buon prodotto a prezzi congrui, oppure può essere frutto dell’improvvisazione e della voglia di spennare il turista perchè nei restanti 11 mesi non si lavora. In Salento d’estate è pieno di furbacchioni che offrono stamberghe a prezzo di resort, pesce surgelato e cinese a prezzi da favola (vedi i verbali a raffica a Gallipoli, patria del pesce salentino), finti menù contadini con cibi surgelati, e a questo accompagna la ridicola offerta di trasporti, oltre alla cronica assenza di infrastrutture. Ne ho piene le scatole del sentirvi offesi e fare le vittime alla prima battuta che si fa. Imparate ad essere autocritici, cari sbandieratori della salentinità.

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