Summer on a solitary beach

kitesurf_warning

E’ ancora possibile passare le vacanze nella salentina terra natia senza perdersi dentro ad un verminaio di persone in costume da bagno che si contendono un metro quadrato di mare? Anzi, di più, è ancora possibile trovare un pezzo di spiaggia sostanzialmente deserta onde poter coccolare la propria natura misantropa lontano da grida sguaiate, sentori di coppertone e musica disco che ormai ottundono i sensi che più non  colgono l’odore e il rumore del mare medesimo?

E’ possibile, ma occorre fare una scelta di campo, anzi, diverse scelte di campo.

Anzitutto, scordatevi le spiagge alla moda, quelle che, a ragione o a torto, sono diventate i must dell’estate salentina. Dovete cercarvi spiaggette appartate, semi nascoste, che presentano qualche imperfezione (tipo un fondo misto scoglio/sabbia, che scoraggia le famiglie e le comitive di giovani). Oppure andate sulla litoranea che da Brindisi scende verso sud. E’ il Salento non ancora scalfito dall’invasione turistica, quello di marine in cui a stento c’è l’illuminazione. Niente locali, pochissimi lidi, solo kilometri di spiaggia e dune ed un mare che, se la tramontana non lo fa incazzare come di solito fa, non ha nulla da invidiare alle perle dello Ionio. Ma anche quando lo fa incazzare, a me piace lo stesso.

Dunque, se volete andare sul sicuro, fate come me, ed andate nelle spiaggie estromesse da quella ininterrotta “vasca” che da Torre dell’Orso scorre verso Otranto e poi scende verso Leuca e poi risale verso Gallipoli e infine Porto Cesareo. Ed andateci quando soffia come un matto il vento da nord-est e non trova ostacoli di sorta per vomitarti sulla riva onde su onde che rendono la spiaggia un enorme bagnasciuga. Io ci sono andato l’altro giorno, ed è stato un pomeriggio di rara bellezza.

Ci arrivo che sono le tre di pomeriggio. Ho tutto quel che mi occorre: slip neri per il bagno, crema solare per la mia pelle delicata quasi come quella del culo di un bambino, una sediolina pieghevole, occhiali da sole, un libro. In spiaggia il vento insiste a non so quanti nodi, e superata la duna mi accorgo ci saranno una decina di persone in cento metri di costa sabbiosa. Il resto è il paradiso dei kite-surfers. Decine di questi aquiloni giganti gonfi di tramontana che trasportano a velocità folli dei giovani che piroettano sulle loro tavole, a volte alzandosi in volo che pare siano destinati a rimanerci, in aria, a volte planando sulle onde come se stesse pattinando sul ghiaccio.

Posiziono la mia sedia, mi spoglio, metto la crema, prendo il libro ed affondo nella mia solita posizione da anziano, che in realtà è la posizione di chi osserva. Io non sono capace di fare molte cose, mi pare di dire un’ovvietà, e quelle poche che faccio le faccio con abbastanza goffagine. Ma osservare mi riesce benissimo, e quando sono in spiaggia seduto davanti al mare, mi metto a guardare come un’idiota quello che accade intorno, e siccome non c’era molta figa da mirare, mi sono innamorato dei kite-surfers. A me piace osservare sopratutto quello che non so fare e che nemmeno tenterò mai di fare nella mia vita. Fare surf trainato da un enorme specie di paracadute dimezzato non farà mai parte delle mie esperienze. Uno perchè data la deprecabile forza dei miei muscoli le braccia si separerebbero dalle spalle nel giro di 10 secondi, volando in cielo assieme al paracadute, mentre io rimarrei a terra come una venere di milo in versione maschile e di parecchio dimagrita, oltrechè urlante. Due perchè a me le cose belle piace più osservarle che viverle. E su questa frase terribile è bene stendere un velo pietoso e chiamare lo psichiatra di turno per farmi spiegare come ho potuto sprecare la mia vita fino a questo punto.

Dicevo, questo delirio di artisti del vento mi cattura, ripongo al momento la Versione di Barney nello zaino e mi godo come spettatore in prima fila uno spettacolo di cui non sarò mai protagonista. Nello stesso modo in cui sulle scogliere dell’Atlantico mi mettevo per ore a guardare i gabbiani volteggiare, e con lo stesso sguardo sorridente ed idiota.

Poi è il turno dei cani sulla spiaggia. Non c’è nessuno, e loro possono correre sul bagnasciuga, abbaiare alle onde, scatenare i muscoli delle zampe posteriori in folli corse avanti e indietro. Mi fa ricordare quando portai il mio cane, anni fa, per la prima volta in spiaggia. Un pastore alsaziano grande e grosso, che a casa non faceva che immergere la testa in qualsiasi fioriera alla ricerca di un po’ d’acqua con cui giocare, alla visione di quella massa che avanzava e retrocedeva si bloccò di schianto, quasi guaendo. Poi riusci pian piano ad entrare in acqua, timoroso, ma la sua solita baldanza da cane-guappo si era sciolta in una paura misteriosa e atavica. Infine, dopo qualche corsa sulla spiaggia, non ebbe miglior idea che berla, quell’acqua, scambiandola per acqua dolce. E il bello è che continuò a berla, come se non avvertisse la lievissima percentuale di cloruro di sodio ivi disciolto. Giocava, prendeva il pezzetto di legno, correva, e poi beveva. E hai voglia a prenderlo a sberle, quello continuava a ciucciare il canale d’Otranto come se fosse la sorgente levissima. Il risultato fu che, appena tornati a casa, saltò fuori dalla macchina come un leone e si precipitò per le scale e poi in cucina, come una furia. Dove lo ritrovai con la testa immersa nella ciotola d’acqua, quella buona, mentre beveva litri e litri al minuto, per circa cinque in totale, visto che era arrivato a casa quasi disidratato.

E mentre mi sfiorano i pensieri di quell’esilarante pomeriggio di agosto di millanta anni fa, il vento non accenna a diminuire, sferza da sinistra senza pausa, io mi avvolgo un asciugamano alle spalle e mi metto al riparo dal vento, e comincio a leggere per un paio d’ore. Accanto a me, questi supereroi del miei sogni impossibili continuano a volteggiare in aria come ginnasti preterintenzionali. Poi mi alzo, sfido il loro regno per un attimo, e mi tuffo in acqua, fredda e torbida, piena di correnti che in superficie portano a terra e sotto invece ti prenderebbero per portarti in acque albanesi. Solo un rinfresco, qualche bracciata, per osservare ancora più da vicino i surfisti. Poi torno a sedermi, mentre la gente pian piano comincia a sfollare.

Rimaniamo solo io e i kite-surfers, mentre il sole scompare dietro l’orizzonte delle dune, alle  mie spalle, e comincia a far fresco. Sistemo tutto, bagno ancora una volta i piedi davanti al mare e mi metto nella mia consueta posizione con la braccia sui fianchi, alla beiuotch, come direbbe qualcuno, a guardare ancora questo mare che per i prossimi dieci mesi è destinato a scomparirmi dalla vista, e a perpetrarsi nelle padane lande come una rumorosissima assenza.

Vabè, bando ai pensieri malinconici. Volevo dimostrare che in Salento si può ancora vivere l’estate in una spiaggia solitaria. Sta alla pazienza e (e al tasso di misantropia) di ognuno, trovare la propria.

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7 Responses to Summer on a solitary beach

  1. punzy ha detto:

    io parto il 23, proprio per quel tratto di costa (la base e’ a Sannicola)
    ti pensero’

  2. paperogaedintorni ha detto:

    ciao punzy, se sei a Sannicola il tuo tratto di mare sarà lo Ionio gallipolino, con facoltà di sganciarsi verso le marine di Ugento a sud e di Nardò-Copertino a nord. Ce n’è tra spiaggia e scoglio per trovare posti appartati e molto belli, ma il mio tratto di costa è invece opposto, trattasi infatti di Adriatico tra San Cataldo e Casalabate. Lì dove vai è senz’altro più bello, comunque.

  3. punzy ha detto:

    SI POI HO CONTROLLATO SULLA CARTINA E HO VISTO CHE HO 0 IN GEOGRAFIA!!!

    spero comunque di isolarmi il piu’ possibile

    baci

  4. prefe ha detto:

    ottimo tutto il post
    tranne la canzone di battiato.

    Il mio cane ( pace all’anima sua) aveva la bella abitudine di venirmi a salvare se mi buttavo in acqua. Temeva per me e mi raggiungeva a costo di arrivare nell’acqua alta 3 metri. Solo che poi iniziava a martoriarmi con le unghie convinto di avere delle cazzo di zampe prensili, con cui prendermi e riportarmi a riva per salvarmi.
    E hai voglia a cercare di fermarlo, perchè l’imbecille non nuotava bene e annegava lui.
    Bei ricordi.

  5. tachipirina500 ha detto:

    Io, con La versione di Barney per le mani, credo che dei kite-surfers non mi sarei neanche accorta…

  6. Men_CHI ha detto:

    caro paperoga,
    la mia estate all’insegna dell’alienazione procede alla grande. sono addirittura riuscita ad isolarmi durante un cazzutissimo aperitivo sulla spiaggia completo di schiumaparty e struscia-dance.
    questo mi piace…studiare la fauna dei lidi super affollati. mi piace l’odore della gente…da lontano.
    alla prossima cartolina.

  7. Paolo ha detto:

    Buon Ferragosto
    a te Paperoga:-))

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