Il giorno in cui morirono gli anni ’80

Io so quando sono finiti gli anni ’80. O almeno, ho una mia teoria, credo convincente: gli anni ’80 sono terminati di botto il 5 giugno 1989.

Certo, verranno sollevate delle obiezioni a questa mia tesi. E siccome qua siamo abbastanza voltairiani (maledetto tu sia ignobile illuminista padre della tolleranza che ci fai perdere un sacco di tempo) vediamo di analizzarle.

1) Teoria del calendario gregoriano. I più precisi (e morti dentro) tra voi mi risponderanno che gli anni ’80 sono terminati alla mezzanotte del 1 gennaio 1990, nè un minuto più nè uno meno, e che qualsiasi altra risposta sconfina nel simbolico e nella metafora, dunque nell’irreale. Ma è una risposta talmente loffia e incartapecorita che merita solo uno sbadiglio e una querela per tentata noia aggravata.

2) Teoria dei cocci del Muro di Berlino. Altri mi risponderanno che la mia è una cazzata di ipotesi  perchè lo sanno tutti che gli anni ’80 sono finiti qualche mese dopo, ad ottobre, quando centinaia di migliaia di berlinesi si ritrovarono a spaccare pezzi di muro come tante piccole termiti fino a riabbracciarsi e festeggiare ubriachi per decine di giorni davanti alla Porta di Brandeburgo. Molti di loro si sono portati a casa un bel pezzetto di cemento armato che, ogni tanto, gira su ebay con tanto di certificato di originalità a prezzi mostruosi.

Beh, si, è un altro bel momento, in effetti, ricordo che ho comprato per la prima volta un giornale per adulti in quell’occasione (dove per adulti non intendo Le Ore o Blitz, ma un giornale non sportivo). Sarebbe inutile negarlo, qualunque storico o sociologo astrologo o finanche grafologo oppure ornitologo mi riderebbe in faccia, però visto che è inutile lo nego lo stesso. Qualcuno vi ha anticipato di qualche mese, cari berlinesi, fatevene una ragione.

3) Teoria delle banane di Michael Chang. Qualcun altro, forse più fatuo e meno avvezzo alla politica internazionale, mi dirà che ho ragione, che sì, gli anni ’80 sono finiti il 5 giugno 1989, ma per un altro motivo ed un altro avvenimento.  In un afoso pomeriggio parigino di quel lunedì lo sconosciuto cino-americano Michael Chang umiliò, mangiando banane e servendo da sotto, l’incontrastato re del tennis del decennio che andava a finire, Ivan Lendl, un marcantonio dalle movenze di un Robocop costruito nell’ex Cecoslovacchia, noto per il suo sfiancante tennis da fondocampo, la paresi facciale che lo restituiva sempre serio ed incazzato, ed una strana nevrosi durante i cambi di campo, ovvero il furibondo strapparsi le sopracciglia per dominare l’ansia repressa. Il cinesino, allora 17enne, gli fece crollare i nervi e infine lo sconfisse dopo 5 set, per poi a prendersi il Roland Garros la settimana dopo. C’è chi dice che Lendl non si riprese più dopo quella mazzolata.

E’ una risposta più che sensata, per noi amanti del tennis perchè, per chi c’era quel pomeriggio in televisione a sorbirsi l’insopportabile Galeazzi commentare uno sport che palesemente non conosceva e non conosce, quel giorno è stato davvero un piccolo momento di rivoluzione. Se si aggiunge poi che la piccola Arantxa Sanchez (per la quale provavo una inspiegabile cotta) nello stesso torneo ebbe l’ardire di battere l’allora indistruttibile tedesca dalle gambe da gazzella e dal naso adunco meglio nota come Steffi Graff, effettivamente quei giorni di giugno segnarono la fine di un decennio.

Ma non mi riferisco a quel 5 giugno, dannati superficialoni.

4) Teoria della nuca di Claudio Caniggia. E non vengano i tifosi del buon vecchio football, quelli per cui i mesi gli anni e le decadi si misurano in avvenimenti calcistici, a dirmi che in realtà gli anni ’80 sono terminati oltre un anno dopo, il 6 luglio 1990, dopo che al termine di un mese di notti magiche ci prendemmo una ancor più magica inchiappettata, la  più dolorosa che le mie natiche ossute ricordino, a causa di quella sciagurata uscita a farfalle del portiere dell’Inter e delle mani calamitate di quel dannato portiere argentino dal cognome basco che parò qualunque cosa,  punizione di Baggio all’incrociom dei pali e due rigori compresi.

Vabbè, quanto siete melodrammatici, c’ero anche io, ma quella non è la fine degli anni ’80: quando la realtà dura stupra i tuoi sogni mai smentiti di un lieto fine necessario, quella è la fine di una intera infanzia, altro che cazzi,  e nel mio caso terminò dunque alla bellezza di 15 anni e 4 mesi. E ciò spiega molte cose allo psichiatra che è eventualmente in ascolto.

5) Teoria del “gancio-cielo” di Kareem Abdul Jabbar. Ma poi potrebbero saltar fuori i tifosi del basket, a dire che sono tutte minchiate rispetto al grande crollo dei Los Angeles Lakers nella finale NBA del giugno 1989, quando furono piallati dai Detroit Pistons per 4-0. Vedere il mitico quintetto dominatore degli anni ’80 composto da Magic Johnson, A.C. Green, J. Worthy, Byron Scott e Kareem Abdul Jabbar ormai prossimo al ritiro scomparire di fronte alla giovane squadra dei vari Isiah Thomas, Joe Dumars e Dennis Rodman, segnò per alcuni la fine di una intera era geologica.

Vabbè, sportivi, avete rotto il cazzo.

6) Teoria Paperoghiana. Gli anni ’80 sono finiti il 5 giugno 1989, quando sui nostri schermi comparvero, un po’ annebbiate dalle incerte trasmissioni satellitari del tempo, le immagini di un pazzo magrolino in camicia bianca e pantaloni scuri che si agitava con due buste di plastica davanti ad una fila di carri armati. Finirono di un botto quegli anni schifosamente conformisti, annoiati, disimpegnati nella maniera più arrogante e stupida, talmente insopportabili che viverli dai 5 ai 15 anni e non oltre fu la mia unica salvezza (andate a chiedere agli orridi 40enni di oggi, i danni che gli anni ’80 hanno fatto ai cervelli di chi se li è bevuti tutti di un sorso come il Ramazzotti).

Quella sagoma di cui mai sapremo il nome, forse involontariamente, e sicuramente oltre qualsiasi sua iniziale intenzione bruciò un intero decennio, o forse un intero secolo di immagini emblematiche. Altro che la foto del Che, o le icone warholiane, o effigi di uomini sulla luna o concerti sui tetti. La potenza di quelle immagini, la sfida suicida  lanciata ad un potere inscalfibile con gesti semplici quasi quanto lo spezzare il pane, fu l’inizio, e forse la fine stessa, immediata e muta, di un’altra era, di un altro decennio. Un decennio di speranze andate in fumo, certo. Ma meglio di quel niente a forma di caleidoscopio che furono gli anni ’80.

Beh, che dire. Grazie, Tank man.

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16 Responses to Il giorno in cui morirono gli anni ’80

  1. concordo in pieno. dato che sono ben più vecchia di te mi ricordo bene la scena. ogni tanto mi chiedo chi fosse e se è ancora vivo….

  2. porzione ha detto:

    Gli anni ’80 son finiti a San Remo con Raf.
    P.S.
    Post meraviglioso.

  3. punzy ha detto:

    stavolta mi hai fatto venire i brividi..

  4. Nemo ha detto:

    Caro Paperoga, bellissimo post… ma mi lasci un dubbio amletico: hai saputo di Tank Man in differita un anno dopo (ovvero il 5 Giugno 1990, come dici nel finale) o no (come dici all’inizio)?
    Ne approfitto per segnalarti questa foto pubblicata per la prima volta in questi giorni in cui si vede Tank Man incamminarsi verso il suo duello con i carriarmati:
    http://lens.blogs.nytimes.com/2009/06/04/behind-the-scenes-a-new-angle-on-history/

  5. paperogaedintorni ha detto:

    nemo: grazie per la segnalazione, è un lapsus calami abbastanza idiota che ho corretto. Del ragazzo ho saputo quel giorno stesso, guardando i telegiornali. e grazie per il link, davvero suggestiva la foto.
    punzy e porzione: troppo buoni. Ma vi pago profumatamente per questo.
    farlocca: ho dei dubbi sul fatto che fosse ancora vivo dopo 5 minuti da quello schiaffo in mondovisione…

  6. Gambero ha detto:

    Ganzo. M’ha messo una carica ‘sto video. Quasi, quasi vado a votare.. anch’io eroe. anch’io.

  7. sì l’ho pensai anch’io e mi ci vennero le lacrime, ma una puntina di speranza…

  8. prefe ha detto:

    l’importante è che siano finiti.

    E secondo me sono finiti quando mcgyver ha cambiato taglio di capelli

  9. WebmasterMascherato ha detto:

    la cotta per la sanchez è preoccupante… sono con te , ti riprenderai da questo trauma…

  10. paperogaedintorni ha detto:

    webmaster: a 14 anni uno è come i cani che si agitano sulle gambe del padrone se non trovano di meglio. chiedo venia.

  11. WebmasterMascherato ha detto:

    per il resto, post meraviglioso… un piacere leggerti (ti ho linkato e consigliato anche ai lettori del mio blogghino)

  12. settantasette ha detto:

    Fantastico.
    Gran post, e gran blog.
    Complimenti.

  13. zamira.. ha detto:

    Grazie.. è stato importante..

  14. francesca ha detto:

    grazie da un’orrida 40enne… oddio, in realtà ne ho qualcuno in più, sarà per questo (o forse perchè a 12 anni mi capitò di vedere “Fragole e sangue”) che il cervello non me lo sono bevuto proprio del tutto.
    Comunque rido moltissimo leggendoti, grazie.

  15. paperogaedintorni ha detto:

    o cacchio. e che credevo che mi leggessero dai 30 in giù….

  16. francesca ha detto:

    rassegnati, è una dura realtà, noi anziani siamo la maggioranza del Paese eh eh eh

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