Kabir risveglia l’ipocondriaco che è in me

mycobacterium-tuberculosis

Premetto che, avendo constatato come le chiavi di ricerca del mio blog facciano accorrere da ogni dove gente piena di nei, fratturati al coccige, e persone in preda ad ansia da fascicolazioni, è il caso di sfruttare questo filone continuando a raccontare della mia perenne lotta contro l’ipocondria. In assenza di ghiotte rivelazioni sulla mia attività sessuale, e in mancanza di tags di carattere pornografico, per far campare il blog devo usare questi mezzucci.

Nella storia della mia ipocondria la paura di beccare una malattia infettiva ha sempre pesato in modo preponderante. A parte qualche isolata paura di avere un tumore, era anzitutto l’idea di prendermi un virus di quelli indistruttibili che ti spediscono a suonare il liuto davanti al Creatore, a nutrire la mia macerante paura di non essere sano.

E in effetti, il mio primo attacco di ipocondria risale a quando avevo 21 anni. A quei tempi, a metà anni ’90, l’AIDS esisteva ancora, e giustamente c’erano fior di iniziative e pubblicità per informare i cittadini sulla malattia, sui rischi e sulla prevenzione. I preservativi in tv andavano a qualsiasi ora, e se ricordate il tormentone “di chi è questo?” pronunziato in una classe scolastica da un professore che aveva trovato un goldone per terra, beh, avete capito a cosa alludo. Oggi per fortuna l’AIDS non c’è più, e quindi i preservativi sono tornati ad essere un oggetto sconosciuto e giustamente condannato da intelligentissimi uomini con lunghe gonnelle bianche come inutile ed informe sacca di lattice empia e per nulla casta.

Beh, io a quei tempi, guardando un depliant informativo sulla malattia, mi accorsi che si poteva prendere l’HIV anche tagliandosi con lame o lamette usate da altri. Non so da quale lontano tugurio del mio cervello venne l’idea, ma un mese prima mi ero tagliato con un coltellino di ignota provenienza. Facendo due più due, il mio cervello bacato aveva contratto l’HIV. Quindi telefonai al numero verde, chiedendo informazioni. Mi risero in faccia, ovviamente, ma questo non mi placò. Dovevo fare il test, e lo feci, pagando di tasca mia perchè di chiedere al mio dottore una impegnativa in tal senso non mi andava proprio. Ovviamente, il test era negativo e, se avesse potuto parlare, quel foglio di carta avrebbe anche scritto, dopo la dicitura “negativo”, anche la dicitura “sei un povero demente”.

Un’altra crisi ipocondriaca di carattere infettivo avvenne qualche anno fa, quando mi convinsi che avevo la scabbia. Ora non vi dico, per motivi di ovvia privacy, da chi potevo averla presa, nè chi, ancora più ipocondriaco di me, mi mise la pulce nel cervello, fatto sta che cominciai ad avvertire un fottuto prurito in ogni parte del corpo e che infine corsi in farmacia a chiedere un farmaco contro questa simpatica malattia. La farmacista mi guardò tradendo un lievo senso di disprezzo, infine mi diede queste potentissime fialette da spalmare sul corpo solo dopo essersi fatti una doccia. Allor dunque corsi a casa, feci una doccia, mi asciugai e cominciai a spalmare l’unguento miracoloso che avrebbe fatto razzia del maledetto parassita che, secondo il mio cervello in salmì, si nutriva in sottopelle di me. Arrivato a spalmare la lozione anche nelle parti intime, mi accorsi che il bagno schiuma non era del tutto andato via nel risciacquo, come accade a noi uomini talvolta nella zona – come chiamarla – sottotesticolare o scrotale. Sulle prime non ci feci caso, ma nel giro di dieci secondi sentii che i miei sacri pendenti stavano andando in fiamme. Una reazione tra farmaco e bagno schiuma mi stava evidentemente letteralmente arrostendo i coglioni, e le urla di dolore e le lacrime di sangue testimoniarono, in quel grigio giorno di ottobre, che la mia idiota paura di avere una malattia che non potevo assolutamente aver contratto, era giustamente punita dal dio della ragione con un brasato di testicoli, i miei, di cui ancora ricordo l’acceso colore rosso-peperone con venature verdastre.

Con gli anni l’ipocondria cosiddetta “infettiva” è migliorata, ad esempio non ho assolutamente dato peso alle varie isterie sulla mucca pazza o l’aviaria, anzi, invoco sempre una bella fobia collettiva del genere che faccia crollare il prezzo di mucche e polli per poterne mangiare in quantità insperate. L’altro giorno però, e siamo al punto, nello studio legale Cavaturaccioli l’ipocondria si è ripresentata alla porta, anzi, al telefono.

Collega: Ehi Paperoga, c’è qui Kabir, sai, quello del ricorso che hai curato tu. Te lo posso far salire un attimo così ti spiega gli ultimi risvolti della faccenda, così puoi chiudere l’atto anche stasera?

Paperoga: Certo, fallo salire.

Collega: Si però c’è una questione che forse devi sapere prima…

Paperoga: Quale questione?

Collega (lievemente imbarazzato) : Riguarda Kabir, è un po’ particolare…

Paperoga (tranquillo) : E vabbè, fammela spiegare da lui, sale su apposta…

Collega (sempre più imbarazzato) : No, non hai capito, riguarda lui, dovresti saperla visto che sale su da te.

Paperoga (incuriosito ma ancora tranquillo): E vabbè, non farla tanto lunga, che sarà mai, dimmelo….

Collega: Kabir ha la tubercolosi.

Paperoga (a cui viene un colpo): ALLA FACCIA DEL CAZZO! E me lo fai pure salire qui nella stanza?

Collega: Ma no, è una forma lieve, praticamente è impossibile che infetti nessuno, io lo vedo da mesi..

Paperoga (ormai tarantolato, impossessato dal demone della fobia) : E tu chi sei, un cazzo di dottore? Una forma lieve? Ma che ne sai? Fatti dire da Kabir quello che deve dirmi e non ti ci provare nemmeno a farlo salire sopra che mi barrico nella stanza accatastando i mobili…

Collega: guarda che noi italiani siamo vaccinati contro la TBC, non c’è nessun problema…

Paperoga (ormai fuori dalla grazia di Dio): Non me ne fotte un cazzo, me lo deve dire un medico che non c’è nessun problema, tu chiama un medico e fallo salire. Lui mi rassicura ed io faccio entrare Kabir, e comunque solo se mi procuri uno scafandro da indossare. I patti sono questi…

Collega: Paperoga, guarda che stai sbarellando alla grande, la stai facendo una questione più grande di quello che è, tranquillizzati, non è per caso che sei un po’ ipocondriaco?

Paperoga (che si placa,dopo qualche secondo di umiliante silenzio): Si, no, insomma, credevo di averla sconfitta, credevo di essere guarito. Anzi no, sono guarito, diosanto. Ormai affronto queste paure razionalmente, non mi faccio prendere dal panico, so gestire queste fobie irrazionali, perchè…

Collega: Allora lo faccio salire?

Paperoga: MA MANCO PER IL CAZZO!


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13 Responses to Kabir risveglia l’ipocondriaco che è in me

  1. CMT ha detto:

    Be’, oddio, anche se io sono apparenemente vulnerabile a un solo virus, e sempre e solo a quello, non sarei stato troppo convinto nemmeno io in una situazione del genere… @____@

  2. porzione ha detto:

    Ahah! Che risa le tue palle sbollentate. Per completezza di informazione dovresti aggiungere un sunto delle migliori bestemmie che hai potuto dire nell’occasione.
    Un giorno ti racconterò invece come son guarito dalla leucemia in 3 ore.
    P.S.
    Kabir è affetto anche da gotta infettiva.

  3. punzy ha detto:

    la differenza tra il tuo tipo di ipocondria ed il mio sparisce completamente di fronte ad episodi del genere, in quanto all’ipocondria si unisce, da parte mia, il sacro terrore della legge di murphy: se il tizio può infettare una persona su un milione, IO sono quella persona

  4. Sally Cinnamon ha detto:

    La tubercolosi è il mio spauracchio da quando ho visto la morte di Lady Oscar… Però prima s’è trombata André il che era un bel vedere (Andrè, non la trombata…).

  5. paperogaedintorni ha detto:

    cmt: effettivamente, per un ipocondriaco incontrare un malato di tubercolosi è una prova un tantino eccessiva. insomma, diamine, non da zero a 100 in quattro secondi….
    porzione: manco le bestemmie mi uscivano di bocca per il dolore. per un attimo ho creduto che mi si liquefacessero nelle mutande.
    punzy: eh si, la legge di murphy per l’ipocondriaco è un complemento essenziale. io sapevo che se l’avessi incontrato l’avrei presa. lo sapevo.
    sally: io ho visto morire di tisi a decine i personaggi di dostoevskji ed effettivamente non fanno una bella fine. riguardo a lady oscar, molto meglio come muore anthony in candy candy, una bella caduta da cavallo e via..

  6. Valentina ha detto:

    sei troppo forte

  7. prefe ha detto:

    beh oddio
    se mi dicono di colloquiare con un tubercoloso anch’io mi preoccupo, pur senza ipocondria.
    Io farei un esame se fossi in te.
    Subito, pape, ti vedo un po’ sciupato.

    E sta attento perchè gira una brutta epidemia di peste.

  8. Amaracchia ha detto:

    Ti chiedo umilmente di mettere da qualche parte del tuo blog un punto d’ascolto, per ogni volta che mi piglia l’attacco di ipocondria acuta e ho bisogno che siano interpretati i sintomi.

    • paperogaedintorni ha detto:

      amaracchia: c’è una rubrica in alto, la posta di paperoga. accomodati sul lettino quando ti pare. il dotto ipocondria saprà sanare la tua ansia

  9. porzione ha detto:

    Protesto: il pubblico deve sapere quale malattia tu e Amaracchia pensate di aver contratto.

  10. paperogaedintorni ha detto:

    porzione: io credo di aver contratto praticamente qualsiasi malattia o morbo o sindrome presente in occidente e forse anche in oriente, anche se non ci sono stato. amaracchia non so.

  11. porzione ha detto:

    E ma allora è più ipocondriaco mio cugino: pensa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha scoperto alcune malattie perchè lui pensava di averle ancorchè non fossero ancora state individuate.

  12. Amaracchia ha detto:

    Amaracchia idem con patate, e tutto ha avuto inizio quando da bambina sfogliavo l’enciclopedia medica di mio nonno.

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