I Langolieri mi inseguono anche in treno

leggi-razziali

Stazione Termini, Roma, mezzogiorno di fuoco. Salgo sull’intercity che mi riporterà in Emilia. Scompartimento unico, l’aria condizionata funziona. Mi accomodo al posto prenotato, ed aspetto che il treno parta di lì ad una decina di minuti.

D’improvviso si fa strada, chiedendo ad alta voce attenzione, un enorme caterpillar in forma di donna, vestito nero e vaporoso a contenere le sue enormi fattezze. Deve parlare a metà scompartimento, dunque imposta un tono baritonale in un italiano invero correttissimo. Chiederà l’elemosina, lo si capisce già da prima che apra bocca.

“Signori cari, signore care, un attimo di attenzione vi prego. Mio figlio deve mangiare, non ho soldi, se potet….”

La richiesta di pecunia viene interrotta ancor più improvvisamente da un urlo da mercato del pesce da parte di una ragazzetta sgraziata, tarchiata e con una di quelle facce che le vedi subito che sono segnate dall’ignoranza più nera.

“Aeeee….ma cosa gridi, non vedi che sto parlando al cellulare? Ma vattene a chiedere i soldi da un’altra parte, sta scassapalle”. Traduco così in italiano sulla scorta della mia lacunosa conoscenza del napoletano.

Il caterpillar straniero rimane interdetta per qualche secondo, si trattiene dal puntare alla gola della giovane napoletana perchè ha una clientela da blandire e deve dimostrarsi superiore.

“Eh, signora, mi scusi, non avevo visto, ma che modi sono..”

“Ancora stai parlando? Vedi di sparire va, che sennò passi i guai”.

Il caterpillar continua la sua questua più avanti, il treno ripartirà presto e lei deve concludere la sua richiesta in tempi brevi.

Dopo due minuti però torna. Sarà che non ha fatto una gran raccolta di grana, sarà il caldo che rende tutti meno pazienti, sarà che gli stanno girando i coglioni vorticosamente, fatto sta che si ripresenta dalla ragazzetta per restituirle un po’ della sua maleducazione.

“Signora, tu sei un’isterica e maleducata. Spero che muori”.

Minchia.

La ragazza, sarà che è di Napoli e magari superstiziosa, sarà che di sentirsi augurare la morte non gli va a nessuno, decide che è il caso di ricorrere al razzismo esplicito.

“Ma vattene, va, zingara, scendi che non hai il biglietto. Controlloreeee (e si guarda attorno)…Vattene va, e vatti a lavare che puzzi, questa chiede i soldi e puzza, ma vattene va che ti faccio passare un guaio.”

Il controllore, attirato da tutta quella piazza vociante, interviene e chiede alla signora di uscire, se non ha il biglietto. La donna se ne va, lenta e pesante masticando inaudite maledizioni in idiomi lovecraftiani, irrisa dalla ragazzetta che invece saltella e si agita muovendo le braccia come un burattinaio.

Il treno parte. Gli occhi della gente sono ovviamente tutti sulla ragazza. Compiacenti, indignati, o semplicemente incuriositi, tutti guardano lei. La quale decide di giustificare la sua condotta dilettandoci con un improvvisato saggio orale sul multiculturalismo e l’integrazione degli stranieri, d’appresso riassunto con in corsivo alcune mie sparute glosse.

“Ma l’avete sentito quello che mi ha detto? Speriamo che muori, ma che sono cose queste? (Beh, tu certo non le hai augurato buona giornata). Si mette a gridare per chiedere l’elemosina in un treno e manco c’ha il biglietto (mi sfugge la consecutio logica). E poi questi qui sono cattivi, aggressivi, ma non li vedete? Madò, ti chiedono l’elemosina tutti con quest’aria di chi pretende qualcosa. Signori miei, i veri poveri non fanno mica l’elemosina (no, in effetti, solitamente pasteggiano a champagne ed ostriche in Rue de Saint Honorè). Questi sono sfondati di soldi, un’amica di un amico mio mi ha detto che negli accampamenti degli zingari i cani a volte morivano perchè si strozzavano con le perle e i gioielli che ingerivano mischiate al cibo per cani (gesucristodiddio, questa le batte tutte come cazzata dell’anno).”

Un signore, anch’egli napoletano, si permette di osservare che il suo discorso è generico e offensivo. E qui scatta la fase due. Dopo lo scempio di parole il chiarimento politicamente corretto.

“Eh no signore, non mi faccia dire cose che non ho detto, qua abbiamo visto tutti che è successo (si, abbiamo visto che sei una subumana che non merita nemmeno l’ossigeno che si ritrova nei polmoni). Io, signore mio, (no, adesso dice che non è razzista, ti prego, fa che non…) non sono assolutamente razzista, non lo pensi manco per scherzo (speriamo che almeno non dica che ha molti amici stranieri…) Io ho un sacco di amici stranieri, che non si comportano come loro, come gli zingari.”

Piccola pausa. La donna entrata per chiedere l’elemosina non era di chiara nazionalità o etnia. Parlava un italiano molto più corretto della ragazzetta napoletana, non aveva indumenti particolari, o figli in braccio, e nemmeno puzzava. E ciò ammesso che vestiti, carnagione, bimbi  o puzza possano far capire con esattezza da dove provenga uno straniero. Ma sapete, la nuova super progenie di italiano che sta emergendo in questi anni, è una espertona di etnie e razze. Li riconosce subito. Peccato che faccia una classificazione un po’ rudimentale, tipo quella degli antropologi inglesi della fine dell’800, mediata da strane teorie lombrosiane con qualche ammiccamento alla frenologia. Secondo la classificazione dell’italiano nuovo, gli stranieri si dividono suppergiù  in questi gruppi etnico/razziali/nazionali:

1) il marocchino. Comprende tutto il Maghreb, e fa nulla se tra tunisini marocchini e algerini si odiano e si accoltellano tra loro. Segni particolari: carnagione scura ma non negra, specializzati nello spaccio di sostanze stupefacenti dopo aver abbandonato la poco redditizia vendita di roba griffata falsa, ex primatisti di stupri prima che arrivassero i romeni. Dunque se vedete uno di pelle scura che mentre spaccia coca sta violentando un’italiana, ma poi arriva un romeno e gliela soffia, potete dargli del marocchino.

2) il pakistano. Comprende praticamente tutto il medio oriente. Egiziani, libanesi, siriani, palestinesi, afghani, iracheni, cingalesi, praticamente mezzo mondo è pakistano. Anche gli indiani, a parte quelli che hanno quello strano turbante in testa, ecco li riconosci che  sono indiani. Ma gli indiani senza turbante, beh, sono pakistani. Li riconosci perchè lavorano tutti nelle pizzerie e nei kebab, vendono rose asfittiche nei locali, pregano verso La Mecca in un imprecisato momento della giornata, magari riunendosi assieme, i sovversivi, come se la nostra  Costituzione permettesse di esercitare un culto pubblico che non sia rigorosamente cristiano. Infatti li trovi nelle zone artigianali o industriali, unici luoghi in cui può sorgere una moschea senza che qualche viso pallido vi faccia pascolare i suoi maiali.

3) il cinese. Tutto l’estremo oriente racchiuso in questa denominazione. Vietmamiti, filippini, laotiani, cambogiani, mongoli, persino uzbechi, tagiki e turkmeni, se hanno mantenuto gli occhi a mandorla. Li riconosci perchè si comprano silenziosamente metà esercizi commerciali della città, perchè si scambiano le carte di identità tanto sono tutti uguali, che non seppelliscono i loro morti ma ne fanno un uso imprecisato, misterioso, forse chissà, abominevole. Sputano come lama, non capicono una sola parola di italiano, se possono non ti si filano, se ti si filano ti sorridono come bambole di pezza.

4)  lo zingaro/ il rom/ il romeno. Qui l’italiano medio ha fatto fatica, perchè se prima erano tutti zingari, poi i soliti professoroni hanno cominciato a distinguere gli zingari dai rom, e poi sono arrivati i romeni, che non si capisce se sono tutti zingari e quelli non zingari sono rom, oppure sono una terza specie. L’italiano medio non fa distinzioni sottili, usa tutti e tre le dizioni intercambiabilmente, così non si fa fatica. Li riconosci dal fatto che stuprano italiani  a merenda, che chiedono l’elemosina ma poi c’hanno la mercedes, e scopri pure che i loro cani mangiano gioielli.

5) il negro. Di questi tempi, vogliamo fare distinzioni tra ghanesi e senegalesi? Tra togolesi e liberiani? Tra nigeriani e sudanesi? O tra brasiliani e haitiani? Il negro è negro, lo riconosci per quello. Può vendere paccottiglia finto-firmata o quei libercoli di poesie africane di cui non sbatte un cazzo a nessuno, può consegnare pacchi per la DHL o fare l’operatore ecologico, il negro è un negro. Che faccia qualcosa di bene o qualcosa di male, rimane un negro.

Bene, chiarito come il nuovo italiano super razzista classifica “loro”, torniamo alla nostra ragazza. Che sta continuando a giustificare il suo contegno da lord inglese e descrivendo la sua idea di multiculturalismo.

“Questi vengono da noi che dicono che c’hanno fame. Beh, se devono venire da noi devono comportarsi come noi (quindi da perfette merde imbarbarite) non devono fare i padroni a casa nostra (bossi fa proseliti in campania, perdio).”

Mentre continua a ciarlare la gente comincia a disinteressarsi, e lei cerca sguardi compiacenti. Punta il mio. Che potrei dirle quel che penso, e farle il sedere rosso rosso, fino ad insultarla nel mondo più impercettibile e merdoso, trattarla da ignorante qual’è e da meridionale che sputa sulla propria storia di razzismo subito per decenni e decenni. Ma una delle poche cose che ho capito ed ho fatto mie, nel rapporto con la gente, è che non bisogna mai perdere tempo con gli stupidi. Bisogna ignorarli, isolarli, anche se è impossibile ignorare ed isolare la maggioranza delle persone. Quindi prendo il mio lettore musicale, ed attacco la mia solita compilation arcaica da vecchio dentro.

Tocca al Dylan cristiano della fine anni 70. Slow train coming, curiosamente. E mai come questa volta, mentre il langoliere di turno continua a ciarlare di maleducazione straniera e di italia agli italiani, questa merda di treno sta andando lento, appesantito, svogliato e non arriva in tempo. E tu capisci che i Langolieri non ti si appostano alle calcagna solo durante un volo aereo. Dovunque vi sia convivenza forzata anche se temporanea con la gente, mischiata a caso senza criterio, c’è sempre almeno un Langoliere che cerca di prenderti ed attirarti nel nulla della sua vischiosa e immeritevole esistenza.

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7 Responses to I Langolieri mi inseguono anche in treno

  1. Diemme ha detto:

    Bellissimo. Un giusto mix di realismo e ironia (e spesso azzeccatissimo sarcasmo).

    Uno dei pochi post lunghissimi che sono riuscita a leggere, trattenendo il fiato (ma non il riso amaro) fino all’ultima riga.

  2. porzione ha detto:

    Attendo con impazienza i Langolieri all’autogrill e i Langolieri in crociera.

  3. punzy ha detto:

    concordo:gli stupidi vanno isolati. io non parlo con nessuno da anni

  4. fed ha detto:

    hai dimenticato i turchi fra i pakistani, e anche che i cinesi nei loro negozi rapiscono le giovani clienti che poi vengono ritrovate con i capelli rasati, legate in qualche camerino in disuso, pronte ad essere spedite hissà dove.

    Cioò detto, non ho parole: gli stupidi vanno isolati, ok, ma davvero siamo circondati

  5. l’hai visto la 25esima ora di spike lee? mi viene in mente sempre più spesso un pezzo del film, quello con le invettive verso tutte le nazionalità… però non è solo con gli stranieri che se la prendono ieri quasi faccio a botte per strada con uno che ha spintonato una mendicante solo perché gli aveva allungato la mano davanti. che tristezza però!

  6. paperogaedintorni ha detto:

    diemme: il mio “io” prolisso ringrazia il tuo “io” paziente.
    porzione: ci devo fare un cinepanettone, in effetti
    punzy: ah si. sui treni e in aereo, ad esempio, io sono una sfinge con la bocca cucita.
    fed: la mia classificazione è effettivamente monca. ci sarebbero i polacchi, ad esempio, che inglobano l’intero est europa, spesso romeni e russi compresi. e non dimentichiamoci dei peruviani o ecuadoregni, che rappresentano l’intero sudamerica brasile escluso. che faticaccia.
    farlocca: siamo fortunati, però. ancora nessuno ha proposto di fare scompartimenti della metro riservati ai soli lombardi. in che paese viviamo…

  7. Dimitri ha detto:

    Nel treno regionale che spesso prendo gli zingari viaggiano gratis.

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