Da Vlad, a lezione di sopravvivenza metropolitana

metro-madrid22

Segue un ciclo di post ispirati al mio recente soggiorno madrileno.

Io e Vlad siamo cresciuti assieme, belli stretti attorno alle poche parole che ci siamo scambiati in ventidue anni di amicizia.  Abbiamo fatto tante di quelle stronzate assieme che me ne sono scordate la maggior parte, eppure ne ho in mente comunque a centinaia. Non abbiamo mai parlato di nulla di più serio del come elaborare un motorino o come farsi una bomba carta coi botti di capodanno. Abbiamo stuprato il Salento in lungo e in largo con le vespe, d’inverno avvolti da pesanti giubbotti e cappelli di lana sotto i caschi. Decine di chilometri per fermarci, congelati in faccia, e non dirci niente, salvo qualche gioco di parole talmente stupido da poter far ridere solo due coglioni come noi.

Vlad è stato per tanto tempo l’unico che non se n’è andato. Emigrati per studio o lavoro, ce ne siamo scappati praticamente tutti, sparpagliati e atterrati a caso come un plotone di paracadutisti dilettanti lungo tutto il centro-nord. Lui è rimasto. Per pigrizia o amore di patria, non saprei. Ma è rimasto, e si è ingoiato sano un decennio di lavoro nero e sfruttamento alla luce del sole che solo il nostro caro meridione sa regalare ai suoi figli con tutta l’attenzione amorevole di cui è capace. Per noi emigrati, tornare e vederlo identico a se stesso era una consolazione. Qualcosa delle nostre vite non era cambiato, ed era lui. Il suo essere lì, fermo immobile, ci carezzava l’animo viceversa inquieto per i cambiamenti che provocavano i continui smottamenti di visuale delle nostre vite. Tornavamo in una città sempre più cambiata,  letteralmente gonfia di nuovi locali e nuovi palazzi,  altre vie e altri volti che ci avevano sostituiti, persino due tangenziali nuove di pacca a farci perdere come turisti,  ma poi bastava andare a casa sua, in quel quartiere infestato da immortali cani randagi a far da padroni delle strade. Un panino al galbanino e una birra ridavano vigore ai sorrisi, come la sua collezione di dvd in perfetto ordine, i suoi interessi, i suoi tic, le smorfie da clown, tutto sempre identico, come identici erano la sua voce ed il volto, il meglio conservato tra noi, come se rimanere  dove sei nato ti lasciasse intatto, ed andarsene ti strappasse via anni di vita e moltiplicando ragnatele di rughe.

Poi è successo che Vlad se n’è andato via anche lui. E non nell’italietta che viviamo noi altri, delusi e a disagio. Altro che cazzi, se n’è andato a Madrid. Vive a Malasaña, uno splendore architettonico popolato da giovani che emana energia e vitalismo (pure troppo, ma questo è argomento di un altro post a venire). Vive in una bella casa a piano terra, con una ragazza coi controcazzi (che bella immagine..) che lo ha sollevato di peso dalle sabbie mobili salentine e lo ha portato qui, davanti a me, agli Arrivi dell’aeroporto di Barajas, a fare gli onori di casa a Paperoga in trasferta spagnola.

Un abbraccio e qualche cazzata subito per gradire. E’ sempre identico, perdio, dice sempre un sacco di stronzate, intervallate da minuti di silenzio. Però qualcosa è cambiato. Si, si muove a suo agio in un mondo gigantesco, lui che ha calcato per secoli le stesse quattro vie in croce. Parla spagnolo alle persone che gli si rivolgono per un’informazione, anche se nelle sue risposte ci vedo qualche parola italiana di straforo e di troppo. Però cazzo, è qui da qualche mese, io avrei già imparato l’alfabeto dei sordomuti per manifesta incapacità di imparare una lingua che non sia l’italiano. Detto questo, però, io ho girato abbastanza, e da anni, per le grandi città italiane ed europee, da conoscere gli enormi spazi e le pecuriarità tipiche delle metropoli. Cioè, non sono proprio un coglione patentato da non sapere com’è fatta una metro e come orientarmici quando sono dentro, ad esempio. Ma Vlad è come in trance da metropoli, dopo secoli di provincia ai confini con il mondo civilizzato, e quindi decide che lui è Virgilio ed io sono Dante, ovvero lui è la guida ed io il deficiente che non è mai stato all’Inferno, e decide di impartirmi qualche agevole lezione for dummies per abituarmi alla vita metropolitana.

Lesson namber uan: la metropolitana scorre sotto la città.

Vlad: “Pensa, ci sono 13 linee, sono dei veri e propri treni, e scorrono tutti sotto la città collegando le varie zone senza mai emergere in superficie”.

Paperoga (sorride a cotanto ingenuo ragionamento lapalissiano) : “…”

Lesson namber ciù: ogni linea di metro ha due direzioni opposte.

Vlad: “devi stare attento quando prendi una linea della metro, vedere in che direzione va, potresti ritrovarti all’altro capo altrimenti”.

Paperoga (che comincia a temere che Vlad lo consideri un cercopiteco che ha vissuto finora nelle fitte foreste del Chiapas mangiando foglie di coca): “…”

Lesson namber tri:  le singole fermate sono segnalate da un annuncio al microfono

Vlad: “tu pensa, ti avvertono qual’è la prossima fermata con un annuncio, e fanno così ad ogni stazione”.

Paperoga (che comincia a riprendersi dalla botta alla propria autostima che il suo caro amico gli sta infliggendo): “ehm, si, anche alcuni autobus nel mio schifoso buco di città hanno questi annunci”

Lesson namber for: occhio al portafogli

Vlad: “attento alle tasche, che nelle metropolitane rubano molto quando si è in piedi tutti schiacciati”.

Paperoga (che potrebbe dare lezioni di prudenza visto che in 34 anni di onorata carriera da paranoico non gli hanno rubato manco gli avanzi del cibo dai piatti): “grazie del consiglio Vlad (che dio ti maledica brutto stronzone ma ti credi proprio che sono come Pozzetto nel ragazzo di campagna?).

Lesson namber faiv: come usare la mappa della città.

Vlad: “ecco la mappa di Madrid, vedi, queste sono le vie, qui in verde ci sono i parchi, le “M” rosse sono le fermate della Metro, questa striscia blu è il fiume Manzanares, mentre qui dov’è c’è scritto Museo Prado, c’è il Museo Prado.”

Paperoga (che sente l’impellente bisogno di prendere immediatamente l’aereo di ritorno per l’Italia o di uccidere a calci il suo quasi ex-amico): “grazie, Vlad, ma in venti anni di scout magari una cristo di cartina riesco anche a leggerla da solo”.

Vlad (che comincia a sospettare un lieve fastidio paperoghiano): “no, sai, è che qui siamo in una città grande, le distanze sono immense, praticamente vivi in un solo quartiere, dove c’è tutto, mentre tu abituato alla città piccola magari sei un po’ spaesato..”

Paperoga (che gli strappa la cartina di mano e gli passa davanti senza guardarlo): “Mavaffanculova!”

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7 Responses to Da Vlad, a lezione di sopravvivenza metropolitana

  1. sunofyork ha detto:

    scusami ma l’amico Vlad non sa che Paperopoli è una grande città?
    Basta guardare Wikipedia alla voce Paperopoli, caspiterina:

    “Oggi la città è una metropoli all’avanguardia, industrialmente avanzata proprio grazie all’arrivo del denaro di Paperone. Dopo un periodo di crisi, causato dal momentaneo ritiro del magnate, lo sviluppo della città ha ripreso a pieno ritmo, diventando, per un certo periodo, anche una delle città più all’avanguardia nell’esplorazione spaziale. Appare spesso caotica e molto trafficata; nonostante ciò è composta per la maggior parte da villette monofamiliari ed ha ampi spazi verdi”.

    sun

  2. punzy ha detto:

    he he he he io quando sono venuta a vivere nell’Urbe sembravo la cobntidinotta spaesata che viene dal paese; facevo proprio come Vlad, uuuuuhhhh che strade grandiiiiii uuuuhhh com’e’ veloce la metroooooo ecc ecc..bisogna capirlo, poi passa

  3. prefe ha detto:

    beh
    io di quella cartina non capisco una fava!

  4. paperogaedintorni ha detto:

    sun: vaglielo a dire, ma quello leggeva solo fumetti porno
    prefe: quella è una cartina della metro, non della città. e poi è piccola, se la ingrandisco si capisce eccome.
    punzy: rompevi il cazzo a chi ti veniva a trovare, pure?

  5. CMT ha detto:

    “qui dov’è c’è scritto Museo Prado, c’è il Museo Prado.”

    Be’, dai, questa senza assistenza non sarebbe stato proprio possibile concepirla!

  6. Lei ha detto:

    Sai caro Paperoga ..credo che Vlad abbia scoperto più che “la metropoli Madrid” .. certo c’è voluto un piccolo aiutino .. però, un giorno, spero che i suoi ricchi silenzi sappiano raccontarlo ..

  7. […] Quindi probabilmente faticherà, inizialmente, a riconoscersi in questo post. A differenza di Vlad, del dottor Kildare e del Merda, lui è sempre stato chiamato con altri soprannomi, notevolmente […]

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