Sul Texas Hold’em ci scatarro su

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Ho sempre avuto una incomprensibile passione per il poker, sin dall’adolescenza. Incomprensibile a me stesso, intendo, perchè sono solito appassionarmi a cose in cui dimostro una minima capacità. Nel caso del poker, invece, ho fatto un’eccezione, ovvero mi sono appassionato a qualcosa nel quale dimostro una incapacità sesquipedale. Per fortuna però non ho il dostoevskjano demone del gioco incorporato, perchè altrimenti sarei perseguitato da strozzini in cerca di parti del mio corpo da prendersi come pegno per i debiti accumulati.

Ora, non è che sia proprio scarso. E’ che non ho l’istinto del killer. Sono un giocatore prudente, un conservativo, si direbbe in gergo, uno che conta le fiches ogni due minuti, che sa gestirsi la posta come un ragioniere provetto, e che tende a non rischiare quasi mai. Il risultato è che durante la serata quasi mai sono io quello che perde di brutto. Solitamente riesco a conservarmi in parità, o a perdere o vincere di pochissimo. Difficilmente mi si coinvolge in un gioco di rilanci, altrettanto difficilmente mi si pela. Se il gioco si fa pesante, io mollo. Così facendo, limito le perdite, ma così facendo, so che non vincerò mai. Non so bluffare, non mi piace farlo, e questo limita il mio gioco e lo rende prevedibile. Gioco poche mani,  e solo quando ho ragionevoli carte in mano. Questo fa sì che nessuno veda le mie puntate quando metto nel piatto qualche fiche in più. Direte voi, sei noioso anche quando giochi a poker. Probabile. Ma se qualcuno di voi di poker ne capisce qualcosa, sa perfettamente che la mia filosofia di gioco è una filosofia perdente, adatta per la scopa o la canasta, ma non certo per un gioco come il poker.

Per quel che ne ho capito in anni di sparute partite serali, il poker non è nè questione di strategia nè questione di intelligenza. Come dicono tutti, è questione di psicologia, di conoscenza dell’animo umano, per dirla con paroloni grossi. E’ un gioco che inevitabilmente disvela in pochi minuti l’atteggiamento del giocatore, e chi è bravo ad interpretare il suo comportamento, in poche mani capisce le carte dei suoi avversari, e si comporta di conseguenza. Il vero giocatore di poker stana il bluff, costringe alle corde i pavidi, lavora i fianchi di chi cercando di variare la tattica alla fine si rivela. Al termine della serata solitamente vince chi ha capito tutto degli altri. La fortuna aiuta, spesso è decisiva, ma raramente ho visto vincere i fortunati. Alla lunga, solitamente escono i pescecani, e la fortuna non dura mai troppo a lungo per non esserne fatti preda.

Io gioco solo a poker tradizionale, quello con cinque carte in mano, per intendersi, quello che prevede l’apertura e cambio delle carte fino ad un massimo di 4. E’ un gioco più rilassante, dai tempi più dipanati e che consente di godersi la serata in santa pace. E’ anche la modalità che dà la possibilità a quelli come me di giocare meglio, di variare il gioco cambiando le carte, di valutare meglio il punteggio dell’altro. Mi fa invece letteralmente cagare il Texas Hold’em, la grande passione di questi tempi, la moda che ha portato il poker alla ribalta mondiale e mediatica. Non starò ad annoiarvi con le regole. Vi dico solo, per chi non lo sapesse, che è un poker brutale, elettrico e veloce, in cui vincono sistematicamente i giocatori aggressivi. Decine di mani giocate in pochi minuti a ritmo vorticoso, rilanci molto più frequenti e drastici. Ancor più che nel poker tradizionale, la tattica vincente è quella di cannibalizzare l’avversario, spingerlo a puntare quanto più possibile per farglielo perdere, fino a mangiargli tutte le fiches. E’ un gioco a buttar fuori, a spintonare a colpi di “all-in”, ovvero la puntata di tutti i propri averi, per mettere paura all’avversario o per spingerlo a fare altrettanto e suicidarsi. Se non hai pelo sullo stomaco, ti ritrovi fuori nel giro di dieci minuti senza sapere come hai fatto, e a perdere quello che normalmente perdi nel corso di una serata intera. Ho giocato a Natale per la prima volta con un branco di fanatici. Essendo una variante che ti permette di giocare anche in dieci, è ideale per le tavolate natalizie, al posto del settario tavolino da quattro. Risultato? Divertimento zero, soldi persi parecchi, socializzazione assente, tutto talmente veloce che ad un certo punto passavo le mani per recuperare il fiato, una guerra tra galli alla ricerca del piatto grosso, rilanci sparati, spacconerie varie, una lucida cattiveria negli occhi di chi, alla fine, si è portato a casa i soldi di tutti. Perchè questa è la naturale fine di una partita di poker texano. E’ eliminazione della specie allo stato puro, è un “ne rimarrà soltanto uno”. In confronto, le tensioni omicide ingenerate dal Risiko rasentano quelle di una veglia natalizia. Nulla di meno rilassante, nulla di meno, almeno per me, coinvolgente.

Per me il poker è essenzialmente il giorno di Santo Stefano, al pomeriggio, quando la mia famiglia è incredibilmente riunita, cinque su cinque, a godersi i pochi giorni natalizi. Dopo il lauto pranzo che raccoglie riscaldati gli avanzi del giorno prima, dopo una pennichella di un paio d’ore, ci si ritrova nel tavolino del salotto, panno verde tirato a lucido, fiches usate una volta l’anno, mazzo consunto dal tempo, 32 carte d’ordinanza. Mio padre raccoglie le poste e cambia le fiches. Copeland e Pfaff si posizionano uno davanti all’altro, per ordire trame alle mie spalle. Mia madre fa capolino dalla cucina, con il vassoio del caffè che arriva e se ne va un paio di volte. Per il perdente frustrato, c’è anche della crema di limone casalinga. La partita ha un suo copione di massima. Mio padre, vecchio biscazziere di gioventù, potrebbe ripulirci in 10 minuti ma cincischia, fa il buffone, bluffa troppo, dopo mezz’ora si innervosisce perchè vuole fumare e non può. Il risultato è che solitamente o vince di brutto o perde tutto. Pfaff e Copeland sono interessati a che esca un full visto, in modo da accedere ad un giro di odiosissimi giochetti varianti del poker appresi dai loro fumatissimi amici nel corso delle bische natalizie notturne, dalle regole talmente astruse che mio padre gioca senza capirci niente, mentre per me sono giochi troppo brutali che disturbano la mia pacifica indole,  Solitamente, uno dei due fratelli alla fine vince, l’altro irrimediabilmente perde. Io sono il solito prudente, noioso, calcolatore, lento, in fondo prevedibile. Alla fine della fiera solitamente sono in pari, nessuno mi riesce a spennare, anzi, la figura del cioccolataio la fanno gli altri, che al cambio delle fiches mugugnano recriminazioni e si lamentano del fatto che è una noia mortale giocare con me.

Ma alla fine per me conta l’atmosfera, conta il raro contatto di quei momenti, quella familiarità che un tempo era la regola del nostro quotidiano, e che all’improvviso il tempo fa diventare avvenimento, eccezione alle distanze ricamate della emigrazioni a scacchiera. Mia madre ci spia dalla cucina, anche solo sentendoci parlare, lamentare, imprecare. Vedere e sentire tutta la sua scalcinata truppa riunita, lì, a due passi dalle braccia, nel cuore di quella casa sempre troppo vuota, è un miscuglio di sensazioni attese per un anno intero, come fosse una strana Penelope insonne. Alla fine dello strano incanto sospeso di quelle due ore passate sotto le luci calde delle appliques del salotto, quando ci rialziamo, non importa chi abbia vinto o perso: è chi non ha giocato, ovvero lei, a rimanerci ogni volta peggio di tutti. Raccoglie le carte sparse sul tavolo, riordina le fiches, mette a posto il panno verde, e vede quasi tutti i suoi scalcinati giocatori di poker scivolare già via, di lì a pochi giorni, in fuga di nuovo verso i rispettivi luoghi d’esilio.

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15 Responses to Sul Texas Hold’em ci scatarro su

  1. sunofyork ha detto:

    arriverà un editore e ti porterà via

  2. CMT ha detto:

    A me piace il poker e mi piace anche il Texas Hold’em, ma sono semplicemente due mondi diversi (il secondo peraltro assomiglia molto più alla telesina che al poker, ed è più strategico e calcolato).
    Pure io comunque ci gioco essenzialmente solo a Natale, anzi per meglio dire a Capodanno ^__^

  3. porzione ha detto:

    Tresette tutta la vita!

  4. sunofyork ha detto:

    @porzione: ma quanto sei prosaico.
    e comunque, domani ho l’aereo alle 6.30 di mattina, il che vuol dire che sarò operativa dalle 8 in poi per farti un c*** tanto a tresette. porta le peroni, ci vediamo in piazza garibaldi, in mezzo agli ottantenni.
    sun

  5. Porzione ha detto:

    @sun: prendi e torna dopo tutti i tuoi tre.

  6. paperogaedintorni ha detto:

    cmt: il texas hold’em in effetti è una telesina, hai ragione. non lo trovo più ragionato, lo trovo semplicemente più d’azzardo, più per stomaci forti. se trovassi 3 chiunque per una serata a settimana di poker, ci metto la casa e una bottiglia di porto.

    porzione e sun: esiste il telefono per comunicarvi orari e modalità delle vostre bische da paesone.

  7. Porzione ha detto:

    @paperoga: sono piombo al tuo palo. Vado a loro.

  8. sunofyork ha detto:

    @paperoga: ma che puoi saperne tu di questa metropoli polimorfica e tentacolare che è bari.
    e comunque ci accordavamo qui nel tentativo di coinvolgerti in una cosa a tre col morto

    sun

  9. sunofyork ha detto:

    mi accorgo solo ora che l’espressione “una cosa a tre col morto” può suonare piuttosto infelice per chi non gioca a tressette. ci tengo a sottolineare che è una formula prevista dal gioco e che, ad ogni modo, il pallino delle cose a tre appartiene a porzione e non a me. e in quel caso lì, il morto ci scappa di sicuro.

    sun

  10. paperogaedintorni ha detto:

    sun: necrofilia allo stato puro.
    porzione: che cacchio dici?

  11. Porzione ha detto:

    @ paperoga: il problema è che giocare a tresette alla leccese, vuol dire giocare muti, quindi non conosci il gergo.
    @ sun: mi chiedo come mai quando ci sono in mezzo io, si parla sì di cose a tre, ma cose a tre con due uomini! A me piacciono le cose a tre con due o più donne.

  12. paperogaedintorni ha detto:

    porzione: esatto, non so giocare tresette, e manco a briscola. ma so giocare a canasta, che è la madre molto più complessa e affascinante dell’indecente burraco

  13. CMT ha detto:

    @paperoga: è più ragionato perché hai dei dati su cui basarti, contrariamente al poker in cui al massimo devi ragionare sulle carte scartate (e io sono famoso per fare punti assurdi, tipo un full entrato scartando QUATTRO carte, per cui se si gioca con me è meglio non ragionarci su quelle ^__^)

    @porzione: come funziona una cosa a TRE con più di DUE donne ?__?

  14. Porzione ha detto:

    @ cmt: ti rispondo quando i bambini vanno a nanna ora siamo in fascia protetta.

  15. sunofyork ha detto:

    @porzione: si dava per scontato che due donne per te fossero _un_ po’_ troppo

    @cmt: funziona che per rispettare i numeri, porzione si toglie dalle scatole e si rimane in tre donne, te lo dico io che non mi faccio scrupoli di fasce protette

    Sun

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