Le dimensioni contano (e da subito, pare)

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Avvertenza: questo è un post pecoreccio, greve, che attirerà un nugolo di onanisti sul mio blog, se non di peggio. Se siete abituati alle bucoliche e ingenue lande paperopoliane, tappatevi le orecchie e aspettate il prossimo.

Le dimensioni del proprio pene sono per il maschio in piena crescita un cruccio che assume a volte proporzioni preoccupanti. Incarnando il primitivo metro di adeguatezza sociale, le dimensioni del proprio birillo sono oggetto di attenzione maniacale in età pubere, laddove il maschio, reduce da una infanzia solitaria e fino ad un certo punto asessuata, scopre quel branco di porci che sono i suoi coetanei,  e che cominciano subito a parlare di sesso spinto, di prestazioni sessuali, di scopate cagnesche, di godimenti femminili.

Incrocio dei venti di questo dialogo è la dimensione della cepparda, inutile girarci attorno. Chi ce l’ha più lungo e più grosso è l’indiscutibile re del branco, circondato da una sorta di ammirata presunzione iuris et de iure di grande amatore, di trombatore megagalattico, di stendifemmine spietato. Ecco dunque spiegato il rituale, compiuto da molti maschi verso i 13-15 anni, di misurarsi lo smargiale assieme al branco, in una sorta di torneo ad eliminazione compiuto nella segretezza delle tende da campeggio, o delle case assolate del pomeriggio invece di far compiti. Non tutti, è ovvio, si prestano a questa competizione, e per la legge di Murphy di solito sono quelli che avrebbero più vantaggio a mostrare il loro pizzardone, dato sì che già a 13 anni hanno tutto ciò che gli servirà per sopravvivere e anzi trionfare nei rituali di accoppiamento della vita. Alti, ossa grandi, silenziosi, dal sorriso timido, guardano i loro amichetti duellare a colpi di inguardabili matite spacciate per pennelli cinghiale, e nascondono dentro i pantaloni un segreto che farà felice solo le donne, o magari solo gli uomini, qualche anno dopo.

Durante l’adolescenza, i più fortunati passano alle vie di fatto. E capiscono che le dimensioni contano solo nella suddetta e scimmiesca gara tra banderlog, ma non sono risolutive quando ti trovi di fronte ad una femmina vera. Ed apprendono, alcuni con sollievo altri con angoscia, che anche il re del branco che trionfava anni prima nelle abborracciate misurazioni catastali, può essere totalmente incapace di soddisfare una ragazza a causa di una certa insipienza nella tecnica. Ai miei tempi, poi, le informazioni esterne erano talmente poche e confuse che di fronte ad una donna si sapeva a stento cosa fare. I coraggiosi che compravano Le Ore erano pochi, e comunque quelle fotografie ripiegate ed umidicce di patonze immani al contatto con prodigiosi megatron maschili, non davano molte istruzioni per l’uso dell’intero comparto periscrotale. I detentori di film porno si contavano sulle dita della mano in tutta la scuola, e l’unica speranza era beccare qualche lasciva produzione americana di serie C anni 70 nelle tarde serate delle tv provinciali. Tutta questa mancanza di esempi, paradossalmente, lasciava più tranquilli dato che si era tutti nella stessa barca, tutti dilettanti allo sbaraglio curiosi e incapaci, vogliosi ma del tutto acerbi. Oggi i ragazzini a 13 anni hanno davanti a sè milioni di pagine internet a portata di click, in cui hanno la possibilità di vedere cose che noi umani un tempo non potevamo neanche immaginare. E questo, sono sicuro, crea desideri impossibili di emulazione, e ansie da prestazione aggiuntive che hanno probabilmente moltiplicato le cilecche adolescenziali rispetto alla mia generazione. Oltre che a tentativi di molestie sessuali ben più precoci e decise e filmate di tutto punto.

Passata l’adolescenza, le dimensioni del proprio pene contano ormai sempre meno. Il corpo si è stabilizzato, compresa la ceppa, e ci si accetta per quello che si è (anche se il fortunato spam del penis enlargement parrebbe smentirlo) ovvero, se va bene, per dei normodotati che cercano al massimo di migliorare tecniche e modalità che pareggino il conto dei centimetri quadrati di carne e muscoli che mancano là sotto. Tra maschi si gioca a calcetto, si va in piscina, poi si fa la doccia insieme. Ogni tanto lo sguardo scappa, ma è uno sguardo disattento, i tornei nelle tende sono finiti, e ormai si è talmente preoccupati da altro, come il mutuo da pagare o l’eliminazione dalla Champions, per potersi ricordare che le dimensioni magari contano ancora. Gli ormoni impazziti di quindicianni prima sono un ricordo fuggevole che si preferisce obliare, raccontandosi la storia che si è cresciuti e che sono altre le cose importanti nella vita. Il pubere che è ancora incastonato in noi ovviamente ridacchia, ed è ancora lì che se lo misura, cercando ogni volta di aggiungersi qualche millimetro.

Io posso giurare sul dio Priapo che in vita mia non ho mai ceduto all’umiliazione di scalarmi le mutande di fronte ai miei coetanei per misurarmi la mazza con un metro di legno da falegname. Ero troppo timido ed odiavo a prescindere qualsiasi stronzata proposta dai miei coetanei, questa compresa, per potermi iscrivere a queste  boccaccesche alternative ai tornei di subbuteo. Devo ammettere però che una volta ho ceduto, ma nella solitudine della mia stanza. Mi piaceva troppo una, insomma ci smaniavo proprio, poi girava voce che ci tenesse ad un minimo di attrezzatura là sotto, e in un dubbio atavico di mascolinità mi concedetti una precisa ricognizione da geometra per capire se il piano regolatore fosse adeguato. Non vi svelerò ovviamente base altezza cateti e sopratutto l’ipotenusa, ma certo il fatto che anche il tranquillo Paperoga abbia un tempo ceduto a questi singulti ormonali, rende l’idea che noi maschi siamo condannati ad essere inesorabilmente fallocentrici.

In tutto questo, però, fino a ieri salvavo l’infanzia. Il più bel momento della vita, liberi da preoccupazioni e da pruriti sessuali, non dovrebbe assolutamente contemplare uno sguardo dentro le proprie mutande. Lo credevo. Invece alla stazione dei treni giorni fa mi si è presentata una scena che mi ha fatto capire che ormai le dimensioni contano, e da subito, sin dai primissimi equilibri sociali che si stabiliscono durante l’infanzia.

Nel binario successivo a quello in cui aspetto il mio treno c’è una comitiva di bambini delle scuole elementari. Divisi come al solito in gruppetti di maschietti e gruppetti di femminucce che si odiano a vicenda, li vedo come al solito agitati e ciarlanti. In realtà, sia maschietti che femminucce puntano l’attenzione verso un cartellone pubblicitario dove un’enorme gigantografia immortala il sex simbol David Beckham in mutande firmate rigorosamente Armani. La sua posa è inequivocabile. Lo sguardo di chiunque è immediatamente attirato verso l’enorme imbottitura – pare totalmente naturale – che rende il suo pacco rigonfio e florido.

Anche i bambini hanno immediatamente individuato il baricentro della fotografia. Lo puntano divertiti, e con gesti delle mani che si allungano e si accorciano provano ad indovinare le dimensioni della randa del calciatore senza quelle mutande addosso. Poi si indicano a vicenda, deridendo preventivamente le dimensioni del reciproco pistolino di fronte a cotanta abbondanza. In realtà la faccio troppo aulica. Le vere frasi di vita in diretta, ovvero “guarda che cazzo enorme ha Beckham, tu non ce l’hai manco la metà di lui“, dette da bambini di otto anni, atterriscono la mia ingenuità paperoghiana. Ma il peggio sono le bambine. Osservano mute ed ammiranti non il viso angelico o gli zigomi da paura del bel David, ma puntano dirette al conquibus, lasciandosi andare in apprezzamenti da osteria di paese, da tangenziale urbana. E qui le frasi vere non riesco a davvero a sbobinarvele, perchè dopo averle sentite pronunciare da teneri virgulti di otto anni, ho sperato in quel momento che il treno passasse ed io potessi concludere la mia vita, ormai inesorabilmente sporcata nell’udire quelle cose, in molto molto letterario e indolore. Non so che fine abbia fatto l’infanzia, e chi se la sia mangiata a pezzi fino a farla terminare alla miseranda età di sei, sette anni appena. So solo che ne verranno fuori delle persone necessariamente tristi, prive di fantasia, tumefatte dentro.

E mentre mastico queste minima moralia da due soldi, arriva veramente il mio treno e decido di salirci sopra, lasciandomi alle spalle quei bambini che ancora ammirano come un totem precolombiano la sacra nerchia di David Beckham.

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13 Responses to Le dimensioni contano (e da subito, pare)

  1. Alessandro Arcuri ha detto:

    Beh io posso solo citare Luttazzi che sostiene: “Quando una donna ti dice «le dimensioni del pene, per me, non sono importanti», in realtà intende dire: «lo sono per la mia vagina»!”
    Però questa delle bambine ottenni che discettano sul batacchio di Beckham mi lascia alquanto basito! :-S

  2. Punzy ha detto:

    mi chiedo se le mamme di queste dolci ottenni, che probabilmente copriranno loro pudicamente gli occhi di fronte ad una coppia gay che si bacia in strada, abbiano la minima idea che le loro figliole si apprestano a diventare delle troiette assurde

  3. Porzione ha detto:

    Pare che Ronaldo però fosse assai meglio dotato del buon David. Non ricordo quale comico ha giocato con lui una partita di beneficenza, e sotto la doccia ha capito perchè lo chiamassero “il Fenomeno”.

  4. fed ha detto:

    Almeno era Beckham. Durante le ludoteche al museo io sorprendo bimbi e bimbe di otto anni comportarsi esattamente in quel modo di fronte alla ricostruzione dell’Homo Habilis -_-

  5. Alessandro Arcuri ha detto:

    …e che non lo fanno di fronte all’Homo Erectus! 😉

  6. fed ha detto:

    @Alessandro: ahahahah! è solo che dell’Erectus abbiamo solo la ricostruzione della testa 😉

  7. paperogaedintorni ha detto:

    fed: beh immaginare i sacri pendenti di uno scheletro è una prova di immaginazione quanto meno degna di rispetto. immaginare le dimensioni del coso di beckham quando te li sbatte praticamente in faccia, ce vo davvero poco.
    alessandro: ed io che credevo che il nome riguardasse tutta un’altra storia. non si finisce mai di imparare
    punzy: questo anticipo di almeno 3 anni rispetto alla fissa del sesso per le donne mi inquieta non poco. ma qualcuno dice sia solo un moralista.
    porzione: il vero fenomeno ce l’avevo nella mia squadra di calcio qualche anni fa. altro che ronny o beckham. e non lo descrivo solo per autocensura.

  8. fed ha detto:

    lo sarebbe, ma i pupi tralasciano gli scheletri e si concentrano sulle parti basse della ricostruzione in gesso, che è perfettamente attrezzata 😦

  9. fabrax ha detto:

    bello il post, bravo Paperoga

  10. gatta ha detto:

    un bel post.
    bello da leggere per una donna che i vs. problemi non ha mai avuti e mai avra.

    ma perchè ultimamente sempre di piu scrivono sulle dimensioni del pene. Anche Oscar, qui: http://oscarferrari.wordpress.com/2006/12/11/apologia-del-cazzo-piccolo/

  11. kristalia ha detto:

    Credevo di aver visto molto… ma questa mi sfuggiva.
    E pensare che c’è chi canta che “i bambini fanno oh”.
    E’ un bellissimo articolo, complimenti.

  12. paperogaedintorni ha detto:

    gatta: grazie. ho letto il tuo link, ma francamente io e oscar ferrari abbiamo stili diversi, lui è palesemente più a suo agio con la questione, diciamo.
    kristalia: grazie. non esageriamo coi complimenti, sono 4 righe scritte pensando al pene di david beckham, nulla più..

  13. Giuseppe... ha detto:

    Eh…non avete visto ancora un bel niente…!

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