In viaggio con i Langolieri (dal decollo all’atterraggio)

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(continua da qui…)

Ho le mani che già mi sudano copiose, sono incollato rigido allo schienale, mi asciugo il sudore dei palmi sul maglione di tanto in tanto, e aspetto che il razzo parta. Si, perchè si sente distintamente il rombo di un motore assurdo, ti immagini il fuoco e il fumo sprigionato come quando decolla uno Shuttle.

Ci sono un mucchio di marmocchi che hanno la mia stessa sensazione di imminente disastro, e infatti cominciano a piangere all’unisono, facendomi il solito effetto di trapano da dentista. Cazzo i bimbi sull’aereo andrebbero messi in coma farmacologico per legge, neanche sedati, una bella iniezione e tenuti a bada per due ore dalle loro amorevoli mamme, altro che appesantire la mia angoscia con interminabili latrati cagneschi.

Ad ogni modo l’aereo parte sparato, le ruote si beccano tutte le buche della pista (adesso fora), l’aereo continua, infine pare timidamente decollare (adesso cade) sale ancora (mò cade, mò cade) e pare rimanere per miracolo in aria, contro ogni legge fisica. Ho perso i soliti due litri di sudore dalle mani, il collo è rigido e pulsante come quello di un toro, però sono ancora vivo. Sospeso senza apparente spiegazione scientifica a diecimilametri d’altezza, ma vivo. Provo dunque a rilassarmi leggendo un po’. Ma il vecchio accanto a me, da urbano vegliardo timido e inoffensivo, diventa uno spaccacazzi da antologia non appena sollevato il culo da terra per effetto del decollo.  Anzitutto, allarga i gomiti sul poggiabraccia come se fosse sulla sua poltrona di casa. Cerco di trovare uno spazio minimo, mi accontenterei di poco, ma manco per il cazzo, il vecchiaccio pare spaparanzato manco fosse Luigi sedici. Rinuncio alla lettura, e provo a dormire un poco rannicchiato su quel poco di posto che sua Maestà lo stronzo  mi concede di occupare. Ma i bambini continuano a piangere, le hostess si affannano a distribuire costosissime cibarie e bevande ai gonzi che non sanno stare un’ora e mezza senza strafogare nulla  a 5 euro il pezzo. E il vecchio, ça va sans dire, è il primo a comprare ogni sorta di schifezza, dal thè caldo alla brioche, tutto rigorosamente chimico, i crackers, l’acqua, il succo di frutta, e ci fa pure un pensierino sull’orologio in vendita sul catalogo, pacchiano come poche cose al mondo. In tutto questo, agita le mani, porge senza soluzione di continuità ogni sorta di rifiuto alle hostess che ormai svernano vicino al mio posto, e a 5 centimetri da me passa ogni cosa che al vecchio venga in mente di buttare. Io tradisco un po’ di insofferenza, ma questo proprio manco mi pensa, e allora prendo a guardarlo con compassione cristiana, armandomi di santa pazienza, mentre il mio volto assume esattamente lo stato d’animo delle parole che vorrei sussurrare soave: Ti ammazzo con le mie mani nude vecchio di merda.

E poi cominciano le turbolenze. Si saltella un po’, per circa un minuto, e a me basta per fare la conta dei miei beni e farne testamento muto e virtuale: dunque, 25 euro in banca, circa 500 in un libretto postale, una vespa che giace da inutilizzata da 10 anni in un garage, una collezione completa di dylandog, un centinaio di tex spaiati comprati senza un criterio, due plantari per la tallonite freschi di pressa. Minchia che tristezza.

La turbolenza passa, io risorgo a nuova vita ancora una volta, ma è già tempo di prepararsi alla discesa. Dai calcoli testamentari passo alla confessione mistica dei miei peccati, sopratutto mi pento di non averne commessi alcuni che sarebbe stato molto ganzo commettere, maledico i miei nemici, spero che lo schianto trituri i gomiti a questo stronzone che ancora me li sta puntellando nel costato, mi dico che cazzo, mancava solo un giorno a Juventus- Chelsea, il destino poteva pure farsi una passeggiata nei dintorni prima di privarmi della Champions league, e mentre penso a tutte queste stronzate l’aereo pare andare ancora più veloce, senza controllo, precipitare senza freni, io urlo di disperazione dentro il mio esile corpo che sta andando a centrifugarsi sul terrone suolo natìo, e invece arriva l’atterraggio più mordibo della storia, che la pilota donna regala sprezzante, con tanto di gesto dell’ombrello simbolico, agli uomini neozoici dell’era quaternaria presenti nel velivolo. I quali, orrore degli orrori, zarrata delle zarrate, cominciano ad applaudire al riuscito atterraggio. Io rimpiango di non essere stato frullato qualche secondo prima.

Comunque,  manco finisco di ringraziare santi, qualche dio greco, manitu e zoroastro, che vengo sommerso dalla gente che vuole alzarsi, con l’aereo ancora in manovra, per svuotare gli scomparti e scendere giù con la fretta di chi si è scordato il gas aperto a casa. Molti hanno già acceso il cellulare, figuriamoci, anzi sento distintamente il lamento di una donna davanti a me: “Madò, Antonietta, 50 euro di volo e le bevande erano pure a pagamento!”, dice scandalizzata. Già, poverina. Io l’avrei scaricata dal portellone a metà volo per fare da concime ai tonni, e l’avrei fatto gratis, signora, pensi che ingiustizia..

Nel giro di un minuto il portellone non è ancora aperto e tutti sono in piedi a fare cadere valigie in testa ad altri che nel frattempo parlano ai cellulari e cercano di estrarre altre valigie da far cadere in testa ad altri che stanno leggendo sms. Quando il portellone si apre, sento il risucchio dell’ingorgo che si dipana orizzontalmente nella fila pressata di gente che si spintona per uscire. Sceso dall’aereo salgo nel bus che mi porta al terminal, ed accendo il cellulare. Sono passati 4 minuti dall’atterraggio, e sono l’ultimo a farlo.

Arrivati al terminal, mi ricordo di una frase detta da Homer Simpson a proposito degli anni ’80 americani, nei quali  “la mania dei viaggi a basso costo aveva abituato una nuova generazione di zoticoni al viaggio aereo“. Beh, Homer, noi ci siamo arrivati con ventanni di ritardo, ma dovresti vedere con quali cazzo di interessi.

Un cane della finanza ci attende all’entrata con gli occhi infoiati e le narici inarcate alla ricerca di spacciatori.  Ed io spero, in una sorta di coerenza letteraria ultima, che il buon cane lupo impazzisca come Cujo e li faccia a brandelli tutti, questi maledetti Langolieri.

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7 Responses to In viaggio con i Langolieri (dal decollo all’atterraggio)

  1. ebbene sì lo ammetto, condivido totalmente il tuo stato d’animo all’atterraggio! sì sì, la scenetta del tiro-giù-la-valigia-sulla-testa-del-vicino mi provoca, in genere, l’intenso desiderio di trasformarmi in hulk….

  2. Porzione ha detto:

    Attendo la terza parte: la raccolta dei bagagli dal nastro.

  3. fed ha detto:

    Mmmmmh mi hai ricordato un orrendo viaggio di ritorno da Dublino: volo Stansted-Pescara stavo per strangolare un’intera famiglia italo-inglese, fra l’altro almeno il 50% dei bambini presenti ha strillato e pianto per l’intero volo.

  4. punzy ha detto:

    gli zotici, per motivi che ignoro, quando viaggiano sono ancora più zotici

  5. CMT ha detto:

    C’è da dire che la fauna è più o meno simile anche sui treni, non serve salire su un aereo per quello -__-

  6. paperogaedintorni ha detto:

    porzione: ero solo a prendere i bagagli, gli altri se li erano tutti portati direttamente a bordo..
    fed: mi è andata bene che non ne avessi uno a fianco, una volta mi stava per rigurgitare sopra
    punzy: legge di murphy verissima e inquietante
    cmt: li trovi ovunque vai, anche in bici o a cavallo. ne è infestata la stessa aria che respiriamo.

  7. Sara ha detto:

    Ti capisco, uh come ti capisco. Viaggio sovente per lavoro (tratta Italia – USA) e da anni ho ormai imparato alcuni trucchi modello base per evitare i Langolieri.
    Ho un tremendo ricordo di un Miami-Milano dove per otto cavolo di ore ho viaggiato con il sedile del passeggero davanti conficcato nello stomaco e quando dopo varie rimostranze da parte mia e del personale di volo, ho appoggiato il vassoio della colazione sul poggiatesta della vecchia mi sono pure presa della maleducata.

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