In viaggio con i Langolieri (dall’imbarco a prima del decollo)

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Sono seduto sulla poltroncina davanti al gate. Non riesco a leggere, un bimbo che c’avrà manco un anno è lì alla mia destra che mi fissa sorridente, il che capirete mi imbarazza da sempre, in generale reggo poco gli sguardi, soprattutto quando sono così inspiegabilmente ammiranti.  La mia autostima in realtà sa che ha poco da gongolare. IL marmocchio guarda la mia barba nera da muezzin, incolta, quasi vaporosa, destinata ancora a crescere finchè non mi si annideranno le zecche. Il gioco di sguardi col bimbo riesce a distrarmi dalla tensione che pian piano monta.

Hanno aperto l’imbarco, ed io mi chiedo come ogni volta chi cazzo me l’ha fatta fare a prendere un aereo al posto del treno, visto che puntualmente ho come la premonizione nitida del momento esatto in cui mi schianterò al suolo polverizzandomi. Ormai prendo l’aereo più volte all’anno, eppure è sempre come se fosse la prima volta. Non mi capaciterò mai del come  quella bestia pesantissima faccia a sollevarsi in aria, riesca allegramente a rimanerci per poi atterrare senza grattuggiarsi sulla pista. Però intanto lo prendo, e mi sorbisco un paio d’ore di gratuita angoscia esistenziale, dato sì che non è mica il dottore a prescrivermelo, che il volo mi è costato uguale al treno, e che alla fine, tra spostamenti vari per arrivare all’aeroporto, ci metterò solo una schifosa ora e mezza in meno per arrivare in Terronia.

Questo cappello vi serva perchè capiate che il post snob e spocchioso e anche consapevolmente razzista che sto per scrivere è anche frutto delle mie percezioni distorte raccolte durante quell’autentica passione di cristo vissuta ben al di sopra del livello del mare.

Appena aprono l’imbarco, ecco la solita scena di cui non capirò mai il significato. La gente, quelli che ormai ho scolpito nella mia mente come i veri Langolieri,  si accalca, alcuni sono in piedi già da un quarto d’ora. Tutti rimarranno lì, inutilmente per minuti e minuti, anche se ognuno ha il posto già assegnato. Io, assieme a pochi altri, ho il tempo di poltrire ancora comodamente per un sacco di tempo, prima di alzarmi e mettermi in coda alla fila che si sta esaurendo. Mi chiedo se si vinca qualcosa, a salire per primi sull’aereo, se magari si abbia l’illusione di partire prima degli altri, o che ne so.

Di solito la gente si alza e fa la fila al gate, ordinatamente, davanti alla hostess di terra. Ma oggi l’aereo è stato prenotato da una allegra congrega di terronazzi che gravitano nella mia regione, che la fila non sanno manco come si scrive, dunque osservo come la procace hostess  venga letteralmente circondata, quasi come avvolta, da una coperta informe di Langolieri che si accalcano davanti a lei agitando carta di imbarco e documento.

Dopo un quarto d’ora di mercato del pesce mi alzo ed arriva agevolmente il mio turno, essendo la marmaglia già felicemente a bordo. Percorro il corridoio, scendo le scale, arrivo alla scaletta, do un ultimo bacio all’amata terra ferma che non rivedrò più da vivo, e salgo. Arrivo al mio posto, mi tolgo la giacca e sistemo il portatile nello scompartimento. O almeno cerco. E’ tutto assolutamente pieno. Non di zainetti o di piccole borse. Di valigie e di trolley, enormi, più grandi di quella che io ho fatto stivare, spacciati e millantati come bagagli a mano, pur contenendo probabilmente cadaveri di orsi o mufloni. Pur di non pagare qualche euro di deposito bagagli e perdere dieci minuti a ritirarli, questa gente è disposta a perdere piccoli scampoli di dignità, assieme alle tonnellate probabilmente già perse nei loro miseri anni passati. Nulla di nuovo, sia chiaro. Uno steward si accorge della mia difficoltà a posizionare un microscopico portatile, e decide di fare la voce grossa:

“Ma qui è pieno di valigie enormi, ma chi ve le ha fatte passare? No, mi spiace, questa va giù, è troppo grande, occupa un intero scomparto”.

Non l’avesse mai detto. Il terrone di turno proprietario di quella specie di cassapanca, invece di arrossire e chiedere venia a sè stesso a ai suoi figli e ai figli dei suoi figli, gioca allo sport preferito di questi furbastri che ben conosco: farla ancora più sporca senza avere manco un minimo di pudore:

“Ma che c’è che non va, che fastidio dà, le misure sono da bagaglio a mano, cos’è questa ingiustizia” e poi un climax ascendente di bestemmie a denti stretti quando lo steward decide di stivare davvero quell’abuso edilizio. Io ne approfitto per posizionare il mio portatile, e il signore mi guarda in cagnesco come se fossi la causa di tutto. Io non spreco tutti sti muscoli facciali per guardarlo, ma dentro di me gli auguro un immediato e fulminante herpes zoster.

Mi siedo. Al mio fianco c’è un settantenne che pare a modo, viaggia assieme alla moglie minuta e timida. Parlano piano, si guardano curiosi. Lui legge le informazioni di sicurezza. All’altoparlante gracchia all’improvviso una voce femminile che parla uno stentato italiano. Non è la hostess, è il comandante di questo volo che ci avverte che ci saranno turbolenze ma arriveremo in orario.

Nell’ambiente all’improvviso si sprecano le battute e il sarcasmo da caserma: un comandante donna? La radicata apertura mentale, oserei dire quasi scandinava, dei miei compaesani, ha digerito a malapena da un paio d’anni che una donna lavori, figuriamoci se le si può chiedere di tacere di fronte alla notizia che una donna pilota un aereo. Risatine, battute sulla figa, sulle donne al volante aleggiano nell’aria saettate dai Langolieri, e per poco non sento distintamente il verso di un orango che si batte il petto e poi mangia una banana senza sbucciarla.

Nel frattempo gli assistenti di volo spiegano le solite inutili cose nel caso impossibile che il velivolo ammari invece di sfracellarsi sull’appennino. Io mi limito a grattarmi le palle ogni tanto, mentre il vecchio accanto a me è impegnatissimo a raffrontare indicazioni vocali con il i disegni sul volantino. Si guarda attorno, individua l’uscita più vicina, vede dove si trova il salvagente, capisce da dove uscirà la maschera di ossigeno, addirittura cazzo tira fuori un block notes, vi giuro, un block notes, dove si segna alcune cose a matita! Io ho il tempo di scuotere la testa divertito, quando ormai si avvicina il decollo.

(continua…)

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11 Responses to In viaggio con i Langolieri (dall’imbarco a prima del decollo)

  1. Punzy ha detto:

    ok, ti capisco.
    Non solo perche’ mi cago sotto dell’areo ma perche’ sono molto razizsta nei confronti dei miei ex concittadini terroni che hanno lo scopo di far fare figure di merda a tutti i meridionali d’italia, a cui e’ permesso guidare, fare figli e votare senza previo controllo che il cervello si sia perfettamente sviluppato. In treno (da roma a napoli preferisco ancora quello) inevitabilmente vedi gente che non prenota il posto per il pupo e poi pretende di farlo sedere al tuo, di posto; e’ na’ creatura (si ma e’ la tua creatura, non la mia) e se fai la faccia sTorta fanno illazioni sulle donne che non tengono figli che non possono capire quanto siano affascinanti i loro mostri ignoranti che non dicono una parola d’italiano:”mamma’ mamma’ pozz scriver ‘ncopp o sediolin do’ tren?” e poi posizionano valigie enormi contententi il loro basso abusivo dappertutto e tu le scavalchi oppure le pesti e loro urlano:”a valig non l’hai vist? si l’ho vista e l’ho scamazzata apposta. passa il controllore per verifica biglietti e inevitabilmente dovevano prendere un altro treno, partire ad un’altra ora, pagare un sovrapprezzo a apriti cielo..quando scendo il venerdi e il treno e’ pieno di tifosi della roma o della lazio che vanno a vedere la partita con il napoli e si arrissano tutto il tempo?

    ah, paese mio, che bello che sei ma che figli mostruosi che hai

  2. fed ha detto:

    Sono senza parole, da terrona verace a volte mi vergogno dei mei conterranei. -_-

    Quanto alla faccenda dell’aereo, ultimamente mi sono trovata a prenderlo stesso e penso che rimanga il mio mezzo di trasporto preferito (sì sì anche i voli della ryanair con i sedili appiccicati e gli atterraggi non propriamente delicatissimi), immagino che parlarti di statistiche e ricordarti che l’aereo è il mezzo di trasporto più sicuro non serva a molto eh?

  3. paperogaedintorni ha detto:

    punzy e fed: meno male che sono in compagnia. Io sono critico con la mia gente da quando ero ragazzo e ci vivevo,e non sono cambiato. Per gli altri, sono il classico emigrato che ha rinnegato le radici e critica là dove un giorno mangiava. Invece un bel niente, per me essere terroni non ti dà alcuna immunità dall’essere oggetto di critiche, anche pesantissime, perchè siamo degli insopportabili finti furbi troppo spesso.
    fede: è il mezzo più sicuro, sono certo. Ma per me rimane il più innaturale ed inverosimile….

  4. CMT ha detto:

    Sui conterranei non posso che unirmi alla vergogna pubblica -__-

    In quanto all’aereo… l’unico su cui io sia mai salito (due volte, peraltro) era un aereo militare, credo di quelli usati dai para’: niente sedili, solo reti in plastica appese al soffitto a cui appoggiare la schiena (rigorosamente zaino in spalla) e l’aspetto complessivo di un autobus a cui qualcuno avesse malamente appiccicato un paio di ali.
    Sopravvissuto a quello, potrei mai preoccuparmi per un aereo di linea? ^__^;

  5. sunofyork ha detto:

    vabbé, abbiamo capito che sei semianalfabeta, ma pensare che un post sia snob solo perché citi King…

    (scherzi a parte, da terrona posso garantire che ho visto gruppetti di adolescenti bergamaschi essere altrettanto incivili in treno, il che, se volete da una parte rassicura sul fatto che non siamo solo noi meridionali a comportarci così, dall’altra bè, allora vuol dire che non si salva nessuno).

  6. Alessandro Arcuri ha detto:

    Fidati che qui a Padova con le prime donne che guidavano gli autobus (ripeto, autobus, non lo space shuttle) le scolaresche di stronzetti che scendevano alla fermata successiva, ridacchiando fra loro del “pericolo scampato” non erano poche.
    Questo succedeva vent’anni fa – e oltre.
    Per cui adesso quei medesimi coglioni, votano.
    Vedi te.

  7. Porzione ha detto:

    Quei coglioni adesso votano: ce ne siamo amaramente accorti.

  8. paperogaedintorni ha detto:

    cmt: piuttosto che andare su un aereo militare preferisco emorroidi croniche e quotidiane
    sun: non distinguo geograficamente gli idioti. semplicemente, conosco i miei polli molto meglio dei polli degli altri.
    alessandro arcuri: anch’io dubito delle donne al volante, eh.. in aereo mi sembrano molto più a loro agio.

  9. sull’aereo mi ci misero la prima volta che avevo credo un anno, così non ho mai avuto paura. però qualche viaggetto da incubo me lo sono sciroppato, tipo roma-singapore (13 ore dicasi 13) in compagnia di un team di motociclisti lombarod-veneti assortiti che andavano a fare una gara in malesia… i tuoi conterranei erano dei principi al confronto 🙂

  10. […] e non arriva in tempo. E tu capisci che i Langolieri non ti si appostano alle calcagna solo durante un volo aereo. Dovunque vi sia convivenza forzata anche se temporanea con la gente, mischiata a caso senza […]

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