Outside the museums (§5)

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“Alejandra si fermò a mezz’acqua e si voltò indietro. Tremava, ma non per il freddo perchè freddo non faceva. Non dirle niente. Non chiamarla. Quando lo raggiunse lui le porse la mano e lei la strinse. Era così bianca nell’oscurità che sembrava ardere. Come un fuoco fatuo in una foresta buia. Che ardeva freddo. Ardeva freddo come la luna. I fluenti capelli neri le galleggiavano intorno nell’acqua. Lei gli mise l’altra mano sulla spalla, guardò la luna a ponente, non dirle niente, non chiamarla, e infine si voltò a fissarlo. Ancor più dolce per quel piccolo furto di tempo e di carne, ancor più dolce a causa dell’inganno. Le gru appollaiate su una zampa sola fra le canne della riva alzarono la testa sfilando il lungo becco nascosto sotto l’ala e li guardarono. Me quieres? disse lei. Si, disse lui. Poi la chiamò per nome. Dio, sì, disse lui.”

John Grady Cole è un ragazzo silenzioso. Pratico, ottimo lavoratore, a momenti affabile, più spesso chiuso in un mondo che non è difficile penetrare, a patto di essere uomini semplici come lui. E come tutti gli uomini semplici, vive di questioni di principio, di atti diretti e inequivocabili. Di quelli che lasciano tracce,  e provocano valanghe di conseguenze.

John Grady Cole è quello degli amori impossibili, delle responsabilità immani che si assume in silenzio dopo aver ceduto all’amore che non doveva essere. L’irretrattabilità dei suoi sentimenti, la forza d’animo granitica dei suoi progetti, va a scontrarsi con l’esterno giorno messicano, e il ragazzo ne esce sconfitto. Totalmente. Eppure non si ha mai l’impressione che quel giovane silenzioso  dal sorriso leggero – capace di amare come nessun altro personaggio scolpito da Mccarthy riesce a fare – pensi o accetti la resa del suo amore assurdo per una ereditiera intoccabile. L’amore esploderà a pezzi, il viaggio avventuroso si concluderà con un ritorno che si lascerà dietro strisce di sangue fresco, ma l’immagine finale di questo ragazzo tranquillo, incapace di piegarsi alle forze dell’uomo pur subendone le angherie, prepara un’altra pagina della sua breve storia, in quel terzo capitolo della Trilogia della frontiera, Città della Pianura, in cui John Grady Cole ripercorrerà gli stessi passi suicidi, andando anche molto oltre, nel suo tentativo di amare e salvare allo stesso tempo una giovane prostituta epilettica.

Cavalli selvaggi è il primo e forse il più riuscito capitolo della formidabile trilogia della frontiera. Per il racconto palpitante dell’avventura di due ragazzi che viaggiano verso il Messico alla ricerca della fortuna, per la sconvolgente breve e scandalosa storia d’amore tra John  Grady Cole e Alejandra, per gli orrori della prigione messicana e la tragica figura di Blevin. Un viaggio perfettamente circolare, di tentativo e fallimento, di crescita e consapevolezza, con intorno la solita natura violenta che lascia senza fiato e che tutto domina, la cattiveria e l’ingiustizia che trovano sempre il modo di trionfare, anche se John Grady Cole è forse l’unico personaggio mccarthiano ad uscirne, in qualche modo misterioso, sostanzialmente indenne.

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4 Responses to Outside the museums (§5)

  1. fai venir voglia di leggerlo questo 🙂
    ps the road è devastante … ma molto bello

  2. paperogaedintorni ha detto:

    farlocca, la tua recensione di the road è molto sintetica ma efficace. anche se pochi libri di mccarthy non sono devastanti. se ci pensi, forse the road ha in sè un briciolo di lieto fine, pur nella distruzione di tutto. se leggi meridiano di sangue, per me in assoluto il suo capolavoro, ma anche la trilogia della frontiera, capirai che la speranza non alberga nelle pagine di mccarthy.

  3. brunello ha detto:

    amo (letteralmente) cormac mc carthy…

    ho letto i libri della trilogia in rapida successione, uno via l’altro.

    e mi sono commosso nel momento in cui john muore, dopo il duello.

    riguardo “the road”, concordo sull’ossimoro: devastante e molto bello.

    la figura del padre che sopravvive nei pensieri e nei ricordi del figlio è straordinaria.

  4. paperogaedintorni ha detto:

    brunello: sono contento di leggere un estimatore di mccarthy. sono alle prese adesso con il guardiano del frutteto, certo forse il suo romanzo più strano.

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