DiscoPaperoga (ieri)

disco

(Ante scriptum: volevo fare un post su una mia recente serata in una discoteca emiliana, ma il prologo è andato troppo in là: alla prossima.)

Non sono mai stato un amante delle discoteche.

Anzitutto, perchè ho un rapporto un po’ strano con il ballo.

Mi piace molto ballare da solo, quando sono in casa, improvvisando, incompreso, estemporanei balli a due lontano da sguardi indiscreti. Non credo di essere molto adatto al ballo, sia per il mio fisico magro e dinoccolato, sia per una certa ritrosia a farmi trasportare dal ritmo. Però ci do dentro, provocando reazioni il più delle volte di sommo disgusto visivo.

Ma sono sempre rimasto bloccato quando il ballo diventa sociale, pubblico, alla luce del sole. Quando sulla pista o nella piazza  si lanciano decine di persone, io rimango immancabilmente al palo. Mi siedo, mi metto in un angolo, e comincio a guardarli. A parte le tamarrate da discoteca, a parte ritmi insulsi tecnopop, mi piace molto vedere ballare la gente. Dai balli più complessi, come il tango, passando per le pizziche e le tarantate fino ai balli latini, io mi metto a guardare sti corpi così liberi da timidezze, così armoniosi nel muovere braccia, bacini e gambe, e dentro di me provo ad imitarli, sapendo che mai, nella vita, mi alzerò dalla sedia e mi unirò a loro. Non è una sensazione così strana, anzi, è un pensiero piuttosto banale, pensate a Moretti in Caro Diario (min. 0.40).

Il disprezzo per la discoteca è invece nato in adolescenza, assieme al disprezzo per tutto ciò che massifica una intera generazione di ragazzi all’improvviso, catapultati senza scelta a fare cose o a frequentare luoghi sol perchè lo fanno tutti, senza che sia importante seguire il proprio gusto personale, assecondare le proprie idiosincrasie (ed io sono il re delle medesime), insomma sempre al seguito di quei pochi capopopolo che decidono cosa devi fare a 16 anni. Io odiavo la musica pompata in quelle piste che vomitavano fasci di luci su luci, dove sui divanetti lerci non ci si poteva nemmeno parlare, mi sembrava di poter cogliere momenti di giovanile disperazione vissuti da gente infelice, confusi e perciò annullati nella musica, nell’alcool e nelle aderenze esagerate delle ragazze o nel sudore smanioso dei ragazzi. Non mi piaceva, e non ci andavo. Ovviamente risultando il “solito vecchio stronzo misantropo” che snobbava i suoi coetanei. Ed era vero, alla fine della fiera.

Avevo un gruppo di amici con le pezze al culo con i quali si faceva tutt’altro, in quei sabati interminabili. Ma ogni tanto capitava che il rischio discoteca si palesasse, sopratutto perchè la discoteca era il luogo deputato a quelle agghiaccianti “feste dei 18 anni” che i miei compagni di scuola ricchi organizzavano spendendo un pozzo di soldi, e che richiedevano rigorosamente l’abito scuro. Discoteca e abito scuro erano un mix di sicuro gradimento per me, infatti credo di aver dato buca a circa una decina di feste durante l’ultimo anno di liceo, capitolando solo a quella del mio migliore amico. Dove, per l’occasione, dovetti acquistare il primo abito scuro della mia vita, indossarlo con tanto di merdosa cravatta e fare la faccia sorridente mentre mi sorbivo, affossato su un divanetto di  quell’obbrobrio di discoteca di provincia, i miei coetanei che si dimenavano al suono di Haddaway, What is love, o di Living On My Own del peggior Freddy Mercury, costretto a fare i complimenti alle compagne di classe che si sedevano accanto, per come erano vestite (da sgualdrine) o per come erano truccate (da Pierrot), guardando continuamente l’orologio e bevendo compulsivamente succo d’arancia e sperando che un black out spegnesse tutta quella spiacevolezza che avevo davanti agli occhi e mi potesse far scappare come un ladro nella notte. Lo so, ero un palo nel culo. Dovreste vedere oggi.

Alle gite di liceo, poi, andava anche peggio. Si andava in gita a Rimini (ma perchè cazzo si va in gita a Rimini?) e ovviamente ogni sera tutti volevano andare a sta Baia Imperiale o non ricordo cosa, la regina delle discoteche. Potevo solo immaginare quale regno del cattivo gusto potesse essere quel posto. Anche quelli a cui non sbatteva veramente un cazzo della discoteca, cedevano a malincuore per non rimanere soli in albergo. Io, va da sè, ci rimanevo, solo tra ottanta persone, odiato e vilipeso, perchè ritenuto uno snobbone che schifava tutti, e non era ammesso che potessi snobbare la crema dei figli di papà della mia città, laddove tutti invece non facevano altro che imitarne ogni postura. Quindi me ne andavo in giro per enormi sale giochi sul lungomare, oppure tornavo in stanza a leggere Stephen King, o a parlare con il portiere della prossima finale di coppa Uefa della Juve, per poi addormentarmi ed aspettare il rientro molesto dei compagni di stanza strafatti di fumo che si vantavano tra di loro di essersi trombati in bagno, con tanto di mutande strappate, la sconosciuta romagnola di turno.

Il ballo per me quindi è sempre stato un misto di massificazione stupida ed invidia allo stato puro di corpi perfetti e sensuali. Non ce la farò mai a lasciarmi andare, se non nel salotto di casa mia, e so per esperienza che chiunque ci prova a farmi fare anche un trenino “brigittebardò” per capodanno si becca un cartone sul muso.

Certo, dovessi rinascere, farei il ballerino di merengue.

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11 Responses to DiscoPaperoga (ieri)

  1. Porzione ha detto:

    Per dirla col Morrissey: “Burn down the disco, hang the blessed dj, because the music that they constantly play, it says nothing to me about my life”

  2. francesco ha detto:

    l’ultima frase la uso spesso anch’io… ma con il cha cha cha… comunque ti capisco tantissimo =D

  3. Punzy ha detto:

    senti ma per caso siamo parenti?
    counque, io mi sono sbloccata quando ho iniziato a fare cosri di teatro, adesso ballo da schifo ma mi sento una meraviglia quando lo faccio, anche in pubblico

  4. CMT ha detto:

    Io neanche in privato! !___!

  5. prefe ha detto:

    machecazz..?
    abito nero per andare a feste degli amici?
    Ma dove vivevi, a beverly hills?
    E perchè bevevi succo d’arancia?

    Io comunque ho frequentato le discoteche (anche se non troppo) sino all’università.. poi nel mio cervello si è , fortunatamente , accesa una luce.
    Però una cosa è sicura: mai una goccia di fottuto succo d’arancia mi ha sfiorato in discoteca.
    Oddio,
    forse in qualche cocktail.

  6. conosco due docenti universitari, seri professionisti, fiori all’occhiello della scienza italiana, uno balla rumba e chacha come un cubano, l’altro si è dato al tango argentino (ed è bravissimo). anni fa giuravano entrambi sul fatto che mai passo di danza li avrebbe sfiorati… mai dire mai 🙂

  7. Ilaria ha detto:

    cosa essere ballare?

  8. paperogaedintorni ha detto:

    porzione: citare gli smiths non basta ancora a rivalutarti ai miei occhi
    francesco: vidi una volta un ballerino di merengue all’opera e nei fui così affascinato che mi chiesi per caso se ero bisessuale
    punzy: io ho fatto corsi di improvvisazione teatrale, facevo il buffone animando fuochi di bivacco con centinaia di scout, insomma, non sono un timido tout court. ma cacchio sul ballo mi scatta il blocco totale ed eterno.
    prefe: al sud, non solo dalle mie parti, c’è questa usanza ridicola dell’abito scuro alle feste dei diciottanni. succo d’arancia? devi sapere che prima di arrivare in questa terra di beoni, io ero astemio..
    farlocca: mai dire mai, certo. in un’altra vita, ad esempio, ballerò come nessuno
    ilaria: non lo chiedere certo a me

  9. Mah ha detto:

    Io ricordo un me sedicenne privo di motorino e grana (sono sempre stato un poraccio e lo saro ancora per molto..) che piangeva invidioso del fatto che gli “amichetti” fighi potessero andare in discoteca con i soldi di papà e divertirsi tutta la notte “trasgredendo” e dandosi “alla pazza gioia” con chissà che “figoni”..
    Avevo persino cominciato ad evitare i VERI AMICI pensando fossero dei “veri sfigati”, dato che non andavano quasi mai in disco..

    La prima volta che ci sono entrato, a 18 anni, credo di essermi incazzato di brutto con me stesso e poi di aver cominciato a ridere istericamente per qualche giorno per la “condizione umana” di quelli che reputavo “fighi”..

    Una pseudo-orgia dove l’ipocrisia e la sfiga regnano sovrane, dove anche l’ultimo degli ultimi pensa di essere un semidio..
    Ogni tanto rifaccio l’esperienza solo per ridermela sotto i baffi di tutti gli atavismi umani che posso ritrovare in quei luoghi..

  10. Porzione ha detto:

    Mmmh, e se la cantassi?

  11. […] trascina al centro delle danze e senza un perchè mi trasformo in DiscoPaperoga. Ho già descritto in altri lidi il mio rapporto con il ballo, riassumibile con un “mi piace ma non ci riesco” non […]

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