Trattato breve sull’ipocondria (tomo II)

dr-house

Ricapitoliamo: se vogliamo segnare una summa divisio tra gli ipocondriaci, dobbiamo distinguere quelli A) che dal medico manco ci vanno o per paura o perchè porta male (Punzy docet.); B) quelli che dal medico ci vanno. Nella categoria B dividiamo però ulteriormente due sottocategorie: B1) quelli che vanno dal medico per sentirsi confermare la diagnosi da loro sapientemente formulata dopo duemila consultazioni internautiche: della serie, meglio sentirsi dire che stiamo morendo, anzichè sentirsi dire che siamo degli sciroccati…

Oggi ci occuperemo interamente dei B2), perchè in questa categoria rientra il sottoscritto Paperoga.

B2) Secondo sottocerchio: quelli che vanno dal medico per sentirsi smentire l’auto-diagnosi infausta.

E’ inutile dire che questa è la forma di ipocondria più leggera e più comune. Ed è quella che ormai da anni ho stabilmente maturato io. In altre parole, l’ipocondriaco B2 è certamente preda di ansie che lo portano a sviluppare un’attenzione eccessiva ai segni che il proprio corpo trasmette, facendosi trasportare da pensieri un po’ troppo agitati, sopratutto notturni. Detto questo, però, nonostante sia tentato, non va su internet alla ricerca di conferme o smentite: no. Sa che aprire internet quando si teme di avere una malattia è un gigantesco ansiogeno, è  come avere male ai testicoli e darsi poi un calcio nei coglioni con degli stivali da vaquero. Perchè, se si vuole trovare una malattia grave che corrisponda ai propri sintomi, credetemi che in Internet la si trova. Anzi se ne trovano anche sette, a cercar bene.

Una volta, anni fa, cercavo su internet la possibile causa di una faringite ormai cronicizzata. Linkando che ti linkavo, finii in un sito delirante di fanatici tradizionalisti che elencavano i vari possibili sintomi dell’omosessualità, tra cui c’era anche la faringite cronica. Capirete che scoprire di essere gay in quel modo non fu affatto bello. Scoprirlo mentre ti avvicini pian piano a un bel masculo scoprendo per lui una innata attrazione e finendo dopo 5 minuti a pecorona (io però mi prenoto sopra) quello sarebbe un modo piacevole per scoprirlo. Ma lì, in quel momento, da solo, fu piuttosto deprimente.

Ad ogni modo, l’ipocondriaco B2 non va su internet. Si scaraventa immediatamente dal medico.  E per immediatamente voglio dire che molla qualsiasi cosa stia facendo e corre ad accamparsi la sera con canadese e sacco a pelo di fronte allo studio, in attesa dell’apertura.

Anche qui la scelta del medico è fondamentale. Perchè, a differenza di suo cugino B1, il B2 vuole un medico che lo mandi a fare in culo, che lo ridicolizzi, che umilii, ma che perdio gli dica quello che vuole sentirsi dire, ovvero  “lei non ha un amato cazzo”.

Per anni ho avuto un medico che ascoltava annoiato i miei racconti da tregenda sui giorni che mi restavano da vivere, su strani sintomi mai palesatisi in natura nell’intera umanità, e poi le mie tesi, le controtesi, le confutazioni di entrambe. Lui ascoltava con la matita in bocca, sprofondato nella sua poltrona in pelle umana, pensando probabilmente alla cliente bona che se n’era appena andata, e poi cominciava a scrivere decine di ricette con esami, medicine, protocolli, che nei due mesi successivi avrebbero confermato, dopo spiacevoli gastroscopie e inquietanti esami rettali, quello che era ovvio: che ero un malato di mente.

Il mio dottore di adesso invece è un pezzo di merda da antologia, una sorta di Dr. House  che usa il bastone non per camminare, ma per ficcartelo nelle chiappe. E’ uno che non ti prescrive un esame nemmeno se arrivi col culo che ti sanguina. E’ uno che crede che i suoi pazienti siano un mucchio di coglioni che gli facciano perdere un sacco di tempo, che si inventino una marea di stronzate a cui lui non darà mai il benchè minimo seguito. Per il sottoscritto, capirete, è la manna dal cielo. Da lui arrivo inquieto, e me ne torno liberato, anche se con qualche chilo di autostima in meno. Per gli ipocondriaci B1, un consiglio: provate il Dr. House, ovvero un medico cazzuto e non un firmacarte, e potrete entrare anche voi nella grande famiglia dei B2 per poter finalmente dire: “resto comunque un malato di mente, però solo un pochettino”.

Esemplificazione di dialogo tra il Dr. House e Paperoga:

Paperoga fa capolino nello studio.

Dr House: “Avanti, mò che cazzo ti sei inventato stavolta…”

Paperoga: “Salve dottore, avrei un dolore sordo (io uso sempre questa parola, non significa un cazzo ma mi piace) proprio sotto lo sterno, che si fa più intenso quando corro o faccio nuoto. Cosa potrebbe essere?”

Dr. House: “Una sega, ecco quello che potrebbe essere. Non hai un cazzo, vai a casa.”

Paperoga: “Beh, meglio così. Ma sicuri che associando questo sintomo ad una debolezza generale delle gambe….”

Dr. House: “Non hai un cazzo, te l’ho detto, togliti dai coglioni.”

Paperoga: “Grazie dottore, non so come ringraziarla..”

Dr. House: “Vai a casa e fatti una scopata. Sei solo un uomo debole la cui inutile vita si arricchisce di queste briciole di emozioni talmente patetiche che dovresti vedere un bravo strizzacervelli. Non hai niente, vai via.”

Paperoga: “Dottore, lei non sa quanto speravo che lei mi dicesse queste cose.”

Di House: “Ancora qua stai, ma ti vuoi togliere dai coglioni!!!???”

So che qualcuno di voi lo riterrà un po’ duro, il mio dottore. Ma la mia ipocondria B2 è sempre più leggera, e compare sempre più raramente.

Non so, forse sarà l’età, la maturità, forse ci si evolve.

O forse solo perchè, diciamocelo, ho una tale paura di farmi ogni volta destrutturare la dignità da questo abominevole bastardo, che ormai seleziono accuratamente le occasioni in cui farmi umiliare. Sono diventato così selettivo che un giorno potrebbe succedermi questo:

Scena: io sul divano a scoprire improvvisamente il dolore del parto con agghiaccianti crampi allo stomaco. Un parente preoccupato random cerca di rendersi utile:

“Ma stai così male?”

“Minchia sto morendo. Chissà che cosa è, magari un’infezione fulminante che mi sta perforando lo stomaco, oppure..”

” E vai al pronto soccorso.”

“Ma no, e tanto comunque se non ho un braccio mozzato  mi mettono in codice bianco, ci passerei la notte in quella merda di buco, a sto punto me ne sto a casa.”

“Ma scusa, allora chiama il dottore.”

“Eh?…Ma chi, il Dr. House?”

“Certo, ti dirà lui cosa prendere.”

Il dolore nella mia mente scompare.

“Ma lo sai che in fin dei conti mi sento molto meglio? Saranno le mie solite paturnie….”

Peccato che, se il dolore scompare nella mente, non scompare nel corpo. Lo stomaco continua a contorcersi come una maglietta strizzata, le mie lacrime hanno la pastosa consistenza del sangue. Ma penso al bastone del Dr. House, e mi tengo questi dolori da simil-parto.

Certo, mi ha quasi guarito dall’ipocondria, quel figlio di troia.

Ma finisce che prima o poi mi farà morire sul divano di casa come un coglione.

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7 Responses to Trattato breve sull’ipocondria (tomo II)

  1. CMT ha detto:

    Eh… ma lì poi sarebbe innocente, presente la fiaba del bambino che gridava “al lupo”? ^__^;;

  2. a me l’ipocondria la curò una dottoressa molto simpatica e forse più svitata di me, dato che mi presentavo con cose assortite dicendo “be’ magari sarà psicosomatico ma, forse ho il cancro/tbc/morbo-di-zio-peppino…” lei mi disse “psicosomatico o no fa male comunque, magari indaghiamo meglio” mi diede una bibliografia di 10 libri sulla psicosomatica… ora almeno se ho un sintomo me lo leggo e interpreto e se non passa mi prescrive le analisi 🙂

  3. prefe ha detto:

    proprio il finale che ci voleva!

  4. Punzy ha detto:

    Anche io ho il dottor haouse come medico; ma per gli ipocondriaci dekl mio stampo non va bene!!! Io vado dal medico (evento rarissimo) perche’ mi fa male il ginocchio ormai da tre anni (e non posso piu’ ignorarlo, 36 mesi sono il limite massimo che mi sono ipocondiracmante fissata per decidere che si, sto male)e lui fa: ok facciamo una lastra. ma con calma. Poi legge i risultati e fa, ok hai un problema. ma ci conviverai.
    ok

  5. paperogaedintorni ha detto:

    farlocca: avrei preferito leggere quei 10 tomi di psicosomatica anzichè curarmi le pare a colpi di umiliazioni.
    punzy: la mia ipocondria scatta, anzi scattava sopratutto, quando ricollego un sintomo ad una malattia gravissima. nel tuo caso del ginocchio, penserei al massimo a lesioni dello stesso, e per quanto grave non lo è tanto da far scattare l’ansia e il sudore. detto questo, il “hai un problema, ci conviverai” non è la risposta che vorrei sentirmi dire…

  6. CMT ha detto:

    Uhm… credo che pur essendo io solitamente un tipo pacato, a quell’affermazione avrei spaccato il ginocchio al dottore col primo corpo contundente disponibile e gli avrei replicato “Bene, ora anche tu” @__@

  7. Mi offro per essere il tuo prossimo medico di base.

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