Trattato breve sull’ipocondria (tomo I)

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La metà della gente che entra casualmente in questo blog cerca di placare le sue ansie da ipocondriaco, è un dato statistico. Che si tratti della rottura del coccige, prima sovrana chiave di ricerca in assoluto di questi meandri paperopoleschi (e questo per un blogger con un minimo senso di autostima dovrebbe essere così triste da provocare propositi di chiusura immediata) o delle conseguenze funeste del fumo, qua passa un sacco di gente in preda ad ansie per la propria salute. E siccome io ci sono passato, e in parte posso dire di esserne uscito, ecco qui di seguito un agevole bignamino (si, il titolo è “trattato breve”, ma il titolo mi riesce sempre inappropriato per una mia strana incapacità di liofilizzare i pensieri), un bignamino si diceva sull’ipocondria, dove, più che indicare cause o rimedi, mi limito a distinguere antropologicamente alcune categorie, anzi veri e propri “cerchi” di ipocondriaci. E lo farò con  ovviamente con l’accetta maschile. Se volete classificazioni argute e specifiche, sapete su quali blog femminili cliccare.

A) Primo cerchio degli ipocondriaci: quelli che non vanno dal medico.

La prima categoria è senz’altro quella che sta più frecata, proprio per usare un idioma nord-pugliese che calza meglio di qualsiasi vocabolo italiano. In altre parole, il disturbo mentale che falsa totalmente la percezione di sè e del proprio corpo, alimentando paure di morte atroce e/o dolorosa e/o prematura e/o  imminente, è tale da portare non al solo velato timore, ma alla pressochè  matematica certezza dell’evento funesto. Cioè, non si tratta solo di paura. Nemmeno di convinzione. Ma di “esattezza sicurezza”, come diceva quel gran genio del presidente del Monopoli calcio Bellomo (min. 1.30 del filmato).

Cioè il ragionamento è questo: io ho quella malattia. Non, si badi, “credo” o “temo”: “Ho”. E siccome ce l’ho, ed è una malattia mortale (noi ipocondriaci non perdiamo tempo e sudore per qualcosa che sia meno grave di un tumore) io non voglio vivere quello che mi resta con una dichiarazione di morte emessa dal medico. Vivrò i miei ultimi giorni in maniera libera e disperata, come i gigli dei campi, e quando la morte mi chiamerà sarà abbastanza improvvisa da essere anche meno crudele.

Il risultato ovviamente è che per quella settimana o mese in cui crede di avere una malattia mortale, l’ipocondriaco A si consumerà nel bolo del proprio sudore, con due occhiaie scavate con la vanga, inappetenza, diarrea ad intermittenza, disinteresse per il proprio presente, data la sua inutilità in vista dello schiattamento prossimo venturo.

Finita quella settimana o quel mese, l’ipocondriaco A  si sente Lazzaro che si rialza e cammina, e si tromba pure mezza Galilea. Sprizza energia da tutti i pori, tenta di recuperare le cose non fatte, si prefigge di vivere veramente la vita in ogni suo prezioso secondo, di succhiare il solito fottuto midollo della vita. Questo finchè non si risiede in poltrona davanti a Un posto al sole, ogni cazzo di sera, e non spunta uno strano dolorino sotto l’addome. Sarà l’inizio di un altro personalissimo inferno.

B) Secondo cerchio degli ipocondriaci: quelli che vanno dal medico

Risalendo i cerchi degli ipocondriaci, occorre soffermarsi su chi invece, preso dal terrore, corre dal medico. Qui mi permetto di distinguere due sottocategorie, che evidenziano due tipologie di ipocondriaci del tutto opposte tra loro:

B1) Primo sottocerchio: Quelli che vanno dal medico per sentirsi confermare l’autodiagnosi infausta.

Anche loro stanno abbastanza messi male con la capoccia. Sono quelli che prima di andare dal medico hanno scartabellato qualsiasi enciclopedia medica, cliccato su qualsiasi sito medico o paramedico su internet, in lingua italiana, inglese o bulgara, importunato diversi medici dediti a responsi via internet, ed hanno concluso di avere quella malattia. Anche loro sanno di averla, ma a differenza degli ipocondriaci A, hanno maturato questa convinzione scientificamente, sulla base di una accurata interpretazione dei sintomi. Questo, ovviamente, anche se nella vita vera fanno gli addetti allo smistamento dei rifiuti speciali o le maschere nei cinema porno.

Immaginate l’impatto con il proprio medico quando l’ipocondriaco B1 riferisce il tutto, magari leggendo da personalissimi appunti, e si aspetta la conferma della diagnosi. E qui la scelta del medico è fondamentale. Se, come la maggior parte dei medici di famiglia fa, questi coraggiosoni eredi di Ippocrate si limitano a prescrivere qualsiasi stronzata possa mettere a tacere le ansie del proprio assistito, nulla quaestio: il malato immaginario in questione si sentirà convalidato, e paradossalmente il fatto che gli si stiano prescrivendo orribili esami lo fa stare bene. L’ipocondriaco di questo cerchio è infatti convinto di non esserlo affatto, ma di essere solo un ottimo diagnosta. Non potrebbe accettare di essere scambiato per matto. Se invece becca un medico di famiglia che lo manda a cagare, e che gli dice che non gli  prescrive proprio un bel cazzo a spese dello collettività solo per fare contento uno svalvolato come lui, la soluzione è d’obbligo: l’ipocondriaco B1 cambia medico, finchè non trova un altro firmacarte remissivo che lo accondiscenderà in toto.

Esemplificazione di dialogo tra medico e ipocondriaco b1:

Ipocondriaco: “Sa dottore, ho queste fascicolazioni ai polpacci, un po’ di parestesia agli arti superiori, e qualche miclono in varie parti del corpo. Io farei anzitutto una elettromiografia per escludere una possibile SLA”.

Dottore: “Ma sa che ha ragione, potrebbe essere una diagnosi azzeccata, potrebbe proprio avere quella terribile malattia che la invaliderà totalmente nel giro di 6 anni. Le prescrivo subito l’esame”.

Ipocondriaco (trionfante, che si piega su un ginocchio agitando avanti e indietro il braccio a pugno chiuso): ” MA VIENIII! MA CHI SONO IO?! UN DRAGO DELLA MEDICINA!! “

(continua…)

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8 Responses to Trattato breve sull’ipocondria (tomo I)

  1. Punzy ha detto:

    ok, faccio parte del primo cerchio.
    Per me il medico e’ di malo augurio
    pero’ non vivo male con le occhiaie e la diarrea, il 98% del tempo non ci penso
    e’ quel 2% che mi frega

  2. Porzione ha detto:

    Riporto una freddura di Groucho da Dylan Dog: “Sulla tomba dell’ipocondriaco: Avete visto che avevo ragione?”

  3. paperogaedintorni ha detto:

    punzy: dovesse esserci una sottocategoria al primo cerchio, non saresti messa poi così male. io parlo di gente che praticamente già si mette nella tomba e comincia ad inchiodare…
    porzione: citazione azzeccatissima

  4. CMT ha detto:

    Il mio medico (che non conosco, peraltro) farebbe fuggire qualunque B1, visto che non prescrive analisi nemmeno se vai lì puntandogli una pistola (e questo assolutamente a prescindere dal fatto che ti servano o meno).

  5. prefe ha detto:

    hai cercato “sbalordito” per trovare il disegno di homer eh? io mi ci sono imbattuto ieri.

    Comunque il mio babbo che in ospedale ci lavorava mi raccontava cose tremende a riguardo di voi ipocondriaci.

  6. paperogaedintorni ha detto:

    cmt: è il mio medico, allora, quello di cui parlerò nel tomo 2.
    prefe: cercavo semplicemente l’urlo di munch, e mi sono imbattuto in questo capolavoro.

  7. […] Ricapitoliamo: se vogliamo segnare una summa divisio tra gli ipocondriaci, dobbiamo distinguere quel… […]

  8. CMT ha detto:

    @Paperoga: visto il tomo II, è il tuo medico dopo una massiccia dose di Valium ^__^
    Il mio non ti liquida con un “non hai niente” ma con un “è lo stress, prenditi una camomilla”

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