Non siamo noi i cattivi

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Mi sono fuso le meningi per due ore su un fascicolo senza venirne a capo. Quattro codici gettati sulla scrivania, 18 pagine aperte simultaneamente su internet, fotocopie di sentenze, due stralci di dottrina. Due o tre tazzine di caffè sparse. Ma il foglio di scrittura di openoffice rimane bianco. Basta. Vado dal capoccia, lui saprà illuminarmi.

Toc Toc.

Avanti.

Ciao capoccia, volevo chiederti una cosa sul ricorso di Tizio. Per me francamente non ci sono grandi margini di manovra, il provvedimento mi pare ineccepibile.

Si, effettivamente è messo molto male. Vedi che puoi fare.

Ehm, no. Non è questo il punto. E’ che non vedo proprio in che modo possa saltar fuori un ricorso. Cioè, non c’è nulla a cui appigliarsi, nemmeno stronzatine piccole piccole.

Tranquillo, tu scrivi qualcosa, non preoccuparti se non esce una cosa che regge in giudizio.

Mi fermo. Mi secca quando non mi si capisce, io parlo chiaro, parlo poco ma parlo chiaro.

Capoccia, ma non sarebbe più semplice e meno contorto dire al cliente che sto ricorso non lo vince manco per il cazzo, anzichè fammi scrivere inutilmente fogli e fogli di minchiate su cui il giudice al più appunterà le sue caccole?

Il capoccia finalmente mi degna di attenzione. Il suo viso si illumina di un sorriso sornione ma ben disposto.

Ti spiego una cosa. Te la spiego subito perchè stai prendendo un granchio che tutti all’inizio prendono: se credi che noi avvocati cattivoni sforniamo atti e fomentiamo processi inutili raggirando i poveri clienti, sei fuori strada. E credimi, di molto. E’ esattamente il contrario: il cliente, il cliente italiano medio intendo dire, vuole che tu faccia il ricorso. Anche se non ci sono possibilità, anche se sa di avere torto marcio, lui non accetta di rinunciare, di non tentare la sorte. Lui vede la giustizia come una roulette a volte mal funzionante, che magari può dargli ragione. E comunque ha voglia di menare le mani anche quando non ha ragione.

Si ferma. Mi guarda. Continua.

Se tu dici a Tizio che  è inutile fare ricorso perchè è spacciato, Tizio non andrà a casa orgoglioso del proprio onesto avvocato. No. Tizio andrà da un altro avvocato, e poi da un altro, e poi da un altro ancora, finchè non troverà quello che gli scrive quel cazzo di ricorso. Lui vuole il ricorso, non vuole vincerlo. O meglio, lo vuole, ma è secondario, si vedrà dopo. Io ormai ho rinunciato a convincere i clienti che sono degli idioti, quando vogliono spendere soldi e tempo in qualcosa che loro stessi sanno che andrà in vacca al 110%. Ho altro da fare che perdere tempo con gli stupidi.

Si ferma. Mi guarda. Continua.

Il nostro ruolo molto più spesso è quello, non so,  di assistenti sociali. Vengono da noi disperati, frustrati, incazzati, con cazzi in culo grossi quanto una casa, una vita distrutta, debiti e scelte sbagliate, e vogliono che mettiamo su carta la loro voglia di esser soddisfatti, come nei duelli di un tempo. Vogliono soddisfazione, ecco tutto. Non l’avranno, ma il guanto di sfida lo lanciano. E noi siamo lì, a fare loro da testimoni, complici, consiglieri della loro sfida. Possiamo limitarci a timide obiezioni, ma altro non possiamo fare.

Si ferma. Mi guarda. Conclude.

Ecco perchè devi fare il ricorso. Perchè non siamo noi i cattivi, Paperoga.

Io sono letteralmente sulle corde. Credevo di andare là a sfoggiare la mia deontologia, la mia etica, una certa serietà, e mi ritrovo suonato da argomenti che sono perfettamente razionali e allo stesso tempo di una paraculaggine madornale. Sconfitto, cedo su tutta la linea.

Ok. Vado a farlo. Vediamo che posso inventarmi.

Mi giro, apro la porta, ma mi richiama.

Ricordatelo. Non siamo noi i cattivi.

Lo guardo e mi sembra di avere davanti un ipnotista col suo pendolo che cerca di farmi ripetere quella frase, affinchè io la introietti e la ripeta all’infinito. O quelli che si mettono davanti alla gabbia del pappagallo per fargli ripetere “cacca culo figa”.

Non siamo noi i cattivi. Non siamo noi i cattivi. Non siamo noi i cattivi. Non siamo noi i cattivi.

Vabbè, non siamo i cattivi.

Però non ho capito ancora bene chi siamo.

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9 Responses to Non siamo noi i cattivi

  1. CMT ha detto:

    Io invece ho capito che spero sempre più di non dover mai ricorrere a un avvocato. -__-

  2. Alessandro Arcuri ha detto:

    Secondo me il tuo boss è un maestro Jedi.
    Sicuro che quando ti ha detto quelle parole non ha usato un tono di voce suadente ma fermo, facendo nel frattempo un gesto con la mano?

  3. prefe ha detto:

    pape, io ho avuto il disonore, l’onta immane di lavorare nelle assicurazioni (A mia discolpa: per poco, prima esperienza lavorativa appena uscito dall’università, e ho provato a svolgere il lavoto con la poca onestà che quelle inculate che vendevo mi permettevano, etc etc etc), ma l’arte dei capi di convincerti di qualcosa mi sbalordì.
    Poi un po’ alla volta lo ammettono che sì, effettivamente stai stantuffando i clienti…

  4. Arianna ha detto:

    Incredibile a leggersi !!!! un collega dotato di autoironia e di sottile, irresistibile senso dell’umorismo. Ma dove sei , perla rara?

  5. si può vendere tutto a chiunque basta sapere come farlo… guarda un po’ chi ci governa 🙂

  6. paperogaedintorni ha detto:

    cmt: anch’io
    alessandro: potrebbe essere, effettivamente ho sentito uno spostamento d’aria e di flussi in quel momento.
    arianna: mi trovi sulla pagine gialle, alla voce “studio previti” (scherzo, cesarone…)

  7. Valentina ha detto:

    Non sarete cattivi… ma son sempre dell’idea che i *buoni* non possono fare gli avvocati.
    Per anni infatti ho maledetto la mia scelta di fare giurispr. Oggi son diventata più cattiva, ma non potrei cmq fare l’avvocato perchè l’unica giustizia in cui credo è quella che ci si fa da sè.

  8. paperogaedintorni ha detto:

    orcocane valentina: l”’unica giustizia in cui credo è quella che ci si fa da sè”. manco charles bronson!

  9. Alessandro Arcuri ha detto:

    Prossimamente: Valentina contro Chuck Norris!

    Sticazzi…!!!

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