Outside the museums (§1)

“Inside the museums infinity goes up on trial”, canta il menestrello. Molto meglio guardare l’arte da fuori.

Come ogni blog medio che si rispetti, partorito da una mente media come la mia, dopo la posta del cuore, anzi della frustrazione, ecco la scontata rubrichetta sui libri e forse anche altro. Il mio obiettivo è di tediare i manzoniani 25 lettori con roba astrusa che piace solo a me. Così, tanto per millantare picchi di alta cultura su di una base che rimane strepitosamente pop.

Figlio di Dio

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“Sulla porta del granaio, un uomo guarda tutto ciò scaturire da un mattino bucolico e per il resto completamente muto. E’ piccolo, sporco, con la barba lunga. Si muove con impacciata ferocia tra la paglia secca, in mezzo alla polvere e alle strisce di luce. Sangue di sassoni e celti nelle sue vene. Nient’altro che un figlio di Dio come voi, forse.”

A volte gli incipit dei libri sono importanti. Altrettanto dimenticati, impegnati come si è ad approcciarsi a luoghi, personaggi e situazioni ancora sconosciuti. Ci si concentra sulla trama, dimenticandosi il resto. Mccarthy scolpisce immediatamente, dopo qualche riga, il protagonista assoluto di questo romanzo breve. Questo sbandato outcast del Tennessee, finito ai margini della società, sta per sprofondare nel buio della sua mente già messa a dura prova da una infanzia traumatica e da un ambiente sociale in cui incesto, violenze, aberrazioni, si cementano rapprendendosi ad una natura selvaggia, scostante, invincibile come in tutti i romanzi dello scrittore. Il racconto, lento e scandito da brevissimi capitoli, di come Lester Ballard compia, da un giorno all’altro, senza alcuna apparente ragione, il salto definitivo verso la follia omicida, non lascia alcuna spiegazione sensata dietro la scia di morti, stupri, occultamento di cadaveri, necrofilia. Nondimeno, nessuna condanna. Come capita di solito, lo sguardo di Mccarthy verso il male è troppo rassegnato, per non essere anche involontariamente (?) pacificato. Il male è qualcosa di talmente penetrato nell’animo umano, di talmente connaturato, che non deve essere necessariamente condannato moralmente, in una sorta di postilla aggiuntiva. Lester Ballard è uno stupratore, necrofilo, assassino di bambini. Non importa perchè. Non importa se ci sarà punizione. Sicuramente non c’è rimedio, e non c’è mai espiazione. Come altri mali personificati dei romanzi di Mccarthy, il male non viene nemmeno sfiorato da tentativi di redenzione, o da meccanismi di contrappasso.

Apparentemente un romanzo minore dello scrittore americano, per la sua brevità, forse anche per la mancanza di quegli intermezzi verbosi, a metà tra il sogno e la filosofia che irrobustiscono la trilogia della frontiera, Figlio di Dio è in realtà un tassello coerente e necessario della sua narrativa. La natura, ancora una volta, spadroneggia su tutto. Foreste intricate sopra strani sprofondi di caverne, fiumi in piena che si portano via scrofe morte, boschi fitti in cui si nascondono subumani che figliano tra di loro. Più che naturale che un giorno, da quegli anfratti di boschi e caverne, fuoriesca un essere vestito da donna, truccato in volto con un rossetto, e con in capo uno scalpo femminile, armato di fucile carico a pallettoni.

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6 Responses to Outside the museums (§1)

  1. prefe ha detto:

    non conosco ma sembra interessante. mi sa che abbiamo gusti simili… è che l’immensa biblioteca dei miei non contiene mai queste cose. mi tocca andare a comprarmelo?
    mi permetto di consigliarti joe lansdale
    se non lo conosci ti cambierà la vita
    prendine uno della saga di hap e leonard , quindi:
    una stagione selvaggia
    mucho mojo
    il mambo degli orsi
    bad chili
    rumble thumble
    capitani oltraggiosi

    quando ho scoperto il primo gli altri li ho letti in tipo un mese. è come una droga. fidati.
    ti dico solo che per scrivere “sei inutile” dice “sei più inutile di un cazzo di riserva su un maiale morto”…

    • paperogaedintorni ha detto:

      conosco lansdale solo di fama, ma è uno dei pochi narratori americani che mi sia perso. Approfondirò. Nel frattempo io ti consiglio Pete Dexter, che in Italia ha pubblicato tradotti solo Train e Il cuore nero di Paris Trout.

  2. se il genere noir ti piace allora Don Winslow l’inverno di frankie machine, di tradotto c’è questo, ma in inglese altri capolavori 🙂

  3. prefe ha detto:

    mi consigli piu’ questo dexter o quello del post qui sopra?
    non ho tempo di leggere molti libri, devo selezionare!

  4. titus ha detto:

    grazie per il consiglio.
    già che ci sono anche io ne sparo uno:

    J.B. Pouy – Spinoza incula Hegel

  5. paperogaedintorni ha detto:

    prefe: io ti consiglio mccarthy tutta la vita. per me, e non solo per me, perchp la critica universale lo associa solo a p. roth, è il miglior scrittore vivente. sono altri i libri di mccarthy di cui parlerò, ma certo quello che più mi ha impressionato è stato meridiano di sangue.
    farlocca: gracias per il consiglio..

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