Paperoga professore per qualche minuto

Nella mia vita ho avuto ben pochi sogni. Intendo sogni, non stronzate. Cioè, non quelle boiate tipo avere una barca a vela e farci il giro del mondo, o vivere in Nuova Zelanda facendo l’ovicoltore, o prendere un casale ereditato ricostruirlo e farci un’azienda biologica, insomma tutte quelle balle che capitano negli orribili romanzi di De Carlo. No, parlo di sogni veri, io preferisco chiamarli obiettivi, cose che ci si può provare, insomma, al massimo ti va male.

Bene, pigro e irrisolto come sono, manco quei sogni ho avuto. O forse no, uno ce l’ho avuto: fare il professore di liceo. Storia e filosofia, possibilmente. Ecco quella sarebbe stata una bella vita da vivere. Insegnare ad un branco di capre la bellezza del Basso Medioevo, spiegare quale mente bacata avesse partorito quell’invenzione chiamata cintura di castità, insomma cose del genere. Quando alla fine del liceo i miei mi chiesero cosa intendessi fare della mia vita inutile, io timidamente risposi: vorrei insegnare alle scuole superiori. Mi avvolse una tale nuvola rigonfia di perplessità, unita ad una muta derisione, che un mese dopo mi iscrivevo in fretta a giurisprudenza, condannando la mia vita al peggio che possa capitare ad uno che decide di fare l’università. I vagheggiamenti del “voglio fare il professore ” non mi hanno mai abbandonato, anche se, una volta scelto il diritto, insegnarlo in un istituto per geometri dopo una trafila di venti anni di precariato non mi è sembrato un gioco che valesse la candela.  E poi, ai miei studenti avrei al massimo potuto scrivere sulla lavagna “Il diritto fa cagare”, e poi via, tutti in piedi sul banco come all’Attimo Fuggente, a fare non si sa bene cosa poi.

Ieri ero in una scuola a fare un concorso. Quando entro in una scuola un po’ mi emoziono sempre, sopratutto perchè mi ricorda il fatto che è finita da quindici anni, ed io non perdo un giorno a ringraziare Manitù del fatto che non sono più tra quei banchi, a studiare male roba abbozzata con professori strappati alla coltivazione di porri, a cagarmi addosso per l’interrogazione prossima ventura, a sudare freddo in attesa che il prof. chiami la vittima di turno, a distogliere in miei compagni bulli dal menare un povero quartino (chi ha fatto il classico sa chi è) capitato sbadatamente nel bagno sbagliato. Alleluja, dunque.

Durante il concorso, come capita sempre, mi scappa la popò. Sono un tipo che si emoziona. Chiedo all’esaminatore di uscire dall’aula, e mi ritrovo nel corridoio. Cerco a tentoni un bagno, poi un’impiegata mi dice: “Cerca un bagno? Lei è del concorso? Vada in quello là.”

E mi indica il bagno dei docenti. Il bagno dei docenti. Ora, nella mia scuola il bagno dei docenti era chiuso a chiave con una serratura a prova di scasso, la chiave pesava due kili e la teneva al collo la segretaria del preside (tutto vero tranne questa ultima cazzata). Mai visto, ma so che emanava aromi di violetta, doveva essere lindo da far schifo, con i bidelli che lo lustravano mane e sera, incatenati ad un giogo, lavandini laccati in oro e copritazza del cesso in pelle umana. Almeno così me lo immaginavo.

Torno alla realtà, e per entrare in questo basta aprire la maniglia. Banali, ma pratici come al solito, sti settentrionali. Un bagno moderno, pulitissimo, senza finestra, con due cessi uno per sesso, tutto in ordine. Entro nel gabinetto uomini, e tutto risplende. Si vede che lo usano i docenti e non quei cazzoni degli studenti che, scusate la zozzeria, sono capaci di cacare anche sulle pareti.

Ad ogni modo mi siedo (non vi preoccupate, il racconto si ferma qui..) beato, mi guardo intorno, e mi sento leggero, tranquillo, sereno, soddisfatto. Sono nel posto in cui avrei voluto e dovuto essere se il mio sogno si fosse realizzato. Certo, non ho fatto il professore, non ci sono andato manco vicino, però adesso sono seduto sulla loro tazza del cesso. Sono uno di loro.

E’ da tempo che ho scoperto che nella vita, se non ti accontenti, muori di ulcera.

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7 Responses to Paperoga professore per qualche minuto

  1. francesco ha detto:

    non l’avevi già uno straccio di lavoro? 🙂
    comunque quello del professore è ancora un mio mezzo sogno…
    Boh… vabbè non ci voglio pensare… torno da Voltaire e Diderot…

  2. prefe ha detto:

    beh
    sai accontentarti

    comunque dev’essere figo fare il professore. L’ho sempre pensato .

  3. Ilaria ha detto:

    non ci avevo mai pensato. A fare la professoressa intendo. Ma ho fatto tirocinio in una scuola elementare. E mi è bastato.

  4. Punzy ha detto:

    io sono pure diplomata maestra, poi ho capito che non sopporto i bambini e allora..

    benvenuto nella blogosfera!1

  5. Faina ha detto:

    io usavo il bagno dei professori anche quand’ero studente.
    ti assicuro che c’è MOLTA più soddisfazione.

  6. paperogaedintorni ha detto:

    faina: avrei voluto farlo anche io, cazzo se avrei voluto farlo. ma era murato per gli studenti…
    punzy e ilaria: io avrei voluto fare il professore dei 14-18enni, se vedo come si è ridotta mia madre con i bambini di 3 anni sarei stato proprio un fesso a ripetere l’errore
    prefe: accontentarmi è una delle mie poche grandi capacità. e questo è talmente deprimente che vado a bere adesso. e parecchio..

  7. paperogaedintorni ha detto:

    francesco: non sai quanti avvocati oggi facciano concorsi per diventare assistenti amministrativi

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