L’atollo di tutte le borse scomparse

Dalla mia esperienza ravvicinata con il mondo femminile posso mettere alcuni paletti fermi riguardo all’oscuro rapporto tra le donne e le borse:

1) Una donna, mediamente, compra tra le 5 e le 10 borse all’anno.

2) Una donna, mediamente, utilizza l’ultima borsa comprata per qualche mese, non di più.

3) Raramente, e dico “raramente” per dire “mai”, ho visto donne ripescare borse comprate qualche anno prima, e riutilizzarle.

Tenuti fermi i suddetti paletti, mi sono sempre chiesto: dove vanno a finire le centinaia di borse che le donne accumulano negli anni? Le scarpe, di solito, sono in bella mostra in qualche scarpiera,  ma le borse? Se io vado nel guardaroba di Lei, che di borse ne compra circa 7 all’anno, perchè ne vedo costantemente si e no 5? Ce ne dovrebbero essere almeno un centinaio. Le altre decine dove vanno a finire? Se glielo chiedo, lei glissa, come se si trattasse di un segreto gelosamente conservato dalle femmine di tutto il mondo.

Allora sono arrivato all’unica soluzione possibile, e ci sono arrivato leggendo questa notizia, ovvero che nei decenni si è formato in aperto oceano un enorme atollo fatto di tutta la spazzatura di plastica dispersa dall’uomo, formatosi grazie a misteriose correnti che hanno convogliato da ogni parte dell’oceano tutte le confezioni e i contenitori di plastica dispersi nel mare, fino a creare un vero e proprio isolotto.

Appena letta la notizia, ho avuto l’illuminazione: esiste un altro atollo, ovviamente ben più grande, disperso in qualche oceano, boh, nella micronesia, ed è fatto tutto di borse da donne, milioni di borse che milioni di malate di ment…ehm, donne mature comprano, prezzo intero o in saldo, usano un paio di mesi, e poi scompaiono da loro gusti e dalle loro tendenze, per essere sostituite da altre borse. Le borse che scompaiono, in qualche misterioso modo arrivano qui, a formare ed ingigantire questo enorme atollo di pelle, cuoio, plastica e materiali vari, che in un caleidoscopio di colori folli drogano lo sguardo di chi la avvista da lontano, boh magari qualche nave mercantile, e che loro consiglia di cambiare rotta, perchè chiunque, trovandoselo di fronte, perderebbe la ragione. Sopratutto se è donna.

E’ vero. Non so come le borse abbandonate da ciascuna donna finiscano in quell’atollo. Teletrasporto, intercapedini spazio temporali, misteriose forze degne della penna di Lovecraft. Non lo so, mi mancano molti pezzi del puzzle, ci devo lavorare.

Ma so che quell’atollo esiste. Non potrebbe esservi altra spiegazione. Sarebbe ancor meno credibile la spiegazione, apparentemente semplice, che le borse vengano gettate nella spazzatura. Impossibile. Passerebbero poi per l’inceneritore, e ce ne accorgeremmo per il fumo denso dei materiali lunari di cui sono sovente composte le borse femminili, un fumo così nero e avvolgente che  si alzerebbe ad oscurare la terra per decenni, causando glaciazioni e la scomparsa di numerose specie animali, tra cui l’uomo, tanto per dirne una.

Non credo neppure alla donazione ad enti tipo Caritas: che cazzo mai potrebbe farsene un ente benefico di quegli assurdi e futuribili contenitori, che sono irrimediabilmente o tanto piccoli da non poter contenere una penna, o così grandi da poterci infilare la testa di un cinghiale? Che se ne fa, in ultima analisi, un povero, di una borsetta da donna? “Mi state prendendo per il culo?”, direbbe al prete che gliela consegna. E la povera direbbe: “Dsi vabbè, ma dentro c’è almeno pane e salame?”

Quindi è certo, esiste un atollo di tutte le borse scomparse. Da qualche parte, nell’oceano, attende e si ingrandisce come un deforme blob multistrato. Mentre le donne si affannano a comprarne altre, ogni giorno, per ogni stagione, per ogni cambio d’umore, per ogni ciclo mestruale, per ogni amore finito, per ogni scopata con o senza orgasmi, per ogni matrimonio scampato, per il prossimo ballo sociale, per un probabile funerale, per la prossima  improvvisa crisi di autostima, o ad un semplice calo di zuccheri. Mentre accade tutto questo, ogni giorno, centinaia di migliaia di borse spariscono dagli armadi, e vanno a compattare l’atollo.

Cazzo ci metto la mano sul fuoco.

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3 Responses to L’atollo di tutte le borse scomparse

  1. ottima allucinazione! devo dirlo alle borse di casa mia, sono terribilmente stanziali, forse perché ne compro una ogni secolo, o forse sono le borse di mia madre che le istigano, sono ancora tutte qui…. e lei non c’è da un pezzo… ora gliene parlo, vediamo che dicono

  2. paperogaedintorni ha detto:

    molto pigre, le tue borse. e poi, tra un armadio buio e un atollo micronesiano, la scelta mi parrebbe obbligata.

  3. anno detto che sono troppo vecchie per certe avventure…

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