La ballata dell’immortale (o dell’ipocondria)

allegrochirurgo3

Non morirò. Sono sopravvissuto troppe volte per poterlo credere. Il mio corpo è stato invaso da decine di malattie mortali e sono guarito, senza che mi rimanesse alcun segno. Ne ho le prove, sono vivo. Le mie forze, indebolite dal morbo, hanno ripreso ogni volta il solito vigore, e le diagnosi infauste sono rimaste profezie di sventura clamorosamente smentite.

Ho avuto decine di tumori, in ogni parte del corpo. Malattie degenerative che mi avrebbero ridotto invalido e muto in pochi anni. Malattie infettive che avrebbero aggredito e spazzato via il sistema immunitario. Molto di ciò che viene ritenuto incurabile e nefasto, io l’ho vinto, e sono ancora una volta sano e qui. Ho sconfitto il tumore con qualche supposta, la malattia infettiva con una pillola e un bicchiere d’acqua, la malattia progressivamente invalidante con qualche arancia. Nessun ospedale, nessuna cura invasiva, ho fatto spesso tutto da solo, senza medici o medicamenti. Il mio corpo è spesso guarito spontaneamente, le cellule rigenerate. La vita, all’improvviso messasi sulla via del tramonto, risorta ancora e poi ancora.

Su di me si abbattono le sventure e si concentrano i miracoli, si accaniscono i dolori e si moltiplicano le salvazioni. Sono un trait d’union tra il non senso della malattia improvvisa e il senso gonfio e ineffabile di un intervento misterioso ed esterno, che sposta di peso il destino. Dopo ogni malattia vinta, ho donato il mantello a chi quel male lo combatteva, iscrivendomi ad associazioni su associazioni. Nessun ente che combatta le malattie che ho avuto può lamentarsi di non aver ricevuto il mio contributo.

Seppure la gente, nel sentirmi raccontare della mia prodigiosa vita, scuota la testa dubbiosa o sorrida di compassione, seppure questa condizione irripetibile di sacertà corporea mi abbia estraniato dagli altri, il guarire ogni volta, lo svegliarmi al mattino vivo e intonso, dopo che la notte prometteva una morte imminente, mi hanno infuso la potenza sovraumana del sopravvissuto, una sensazione di sempiterna immanenza che mi rende oggi cosciente di poter vivere in eterno.

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8 Responses to La ballata dell’immortale (o dell’ipocondria)

  1. a me dissero che era ansia…. passata quella sono finite le malattie. mica lo so se è un bene… 🙂

  2. Ilaria ha detto:

    la mia indole da psicologa inizia a scalpitare 😀

  3. sunofyork ha detto:

    hai provato tutto fuorché la psicanalisi?
    🙂
    s.

  4. Amaracchia ha detto:

    Sono sinceramente commossa da questo post. Io son Highlander fin dal giorno in cui mi convinsi che, dopo un prelievo,avessero dimenticato l’ago nella vena.
    Avevo solo 12 anni.

    • paperogaedintorni ha detto:

      essere ipocondriaci significa sentirsi highlander sempre il giorno dopo la sudata fredda…..è però una bella sensazione di immortalità

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